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Provate
a immaginare un palazzo con una stanza segreta:
l'ambientazione ideale per un mistero. Adesso immaginate
che la stanza sia molto più grande del palazzo e che
contenga altri palazzi. È l'esempio che più si
avvicina alla nuova teoria sull'Universo postulata da
molti scienziati. I fisici pensano che la natura
potrebbe celare delle dimensioni ulteriori, non visive o
sonore bensì spaziali.
Se così fosse, l'Universo conosciuto potrebbe essere
solo uno dei tanti "palazzi" che si trovano
all'interno della stanza segreta, cioè le dimensioni
nascoste dello spazio. 
"È spaventosamente strano" - afferma
il cosmologo Rocky Kolb, del Fermi National Accelerator
Laboratory di Batavia, Illinois - "è un'idea
che manda in frantumi tutto quello che credevamo fosse
reale".
Oltre
ad evocare fantasie fantascientifiche sull'esistenza di
universi paralleli, questa nuova visione dello spazio
offre possibili soluzioni a diversi problemi cosmici. In
una raffica di pubblicazioni, frutto di recenti
ricerche, i fisici hanno esplorato le dimensioni
nascoste alla ricerca di indizi sulla natura della
gravità, sull'origine dell'Universo e sull'identità di
questa misteriosa "materia oscura", non
rilevabile, che pensano si celi in tutto il cosmo. Le
reazioni all'idea delle dimensioni nascoste vanno dallo
scetticismo all'entusiasmo. Il Dott. Kolb dice: "Quando
ne sentii parlare per la prima volta pensai che fosse
una vera follia, ma la teoria resiste ancora".
Nate da studi concernenti la materia su scala
infinitesimale, le nuove idee implicano che la
rappresentazione tradizionale dello spazio, a tutti i
livelli, sia pronta per una radicale trasformazione.
Le
"membrane", ovvero i limiti della realtà
Il
mistero della dimensione nascosta comprende una varietà
di oggetti noti come branes, che occupano le altre,
invisibili, dimensioni. Il termine, coniato dagli
scienziati, deriva da membranes (membrane), cioè
superfici a due dimensioni. Gli spazi tridimensionali,
come l'Universo conosciuto, si chiamano tri-branes,
pertanto i fisici si riferiscono all'Universo come al
braneworld o "mondo-brane". Tutte le
particelle standard come i fotoni, i quark ed i leptoni,
vivono in un subspazio tridimensionale, una tri-branes o
semplicemente, la nostra brane.Le branes si trovano
all'interno delle dimensioni nascoste, note come the
bulk o "la grande massa". Mentre la materia e
la luce sono confinate dentro le branes, la gravità è
in grado di attraversare sia le branes che la massa, le
dimensioni nascoste risultano quindi invisibili perché
solo la gravità vi può entrare.
La
frenetica discussione sulle altre dimensioni iniziò
circa un anno fa, quando su Internet apparvero i
risultati di uno studio condotto dal Dott. Dimopoulos,
il Dott. Nima Arkani-Hamed e il Dott. Gia Dvali, tutti
dell'Università di Stanford, che proponevano una nuova
spiegazione sul perché l'unità standard della massa,
nella fisica subatomica, sia sorprendentemente grande
(almeno secondo gli standard atomici) - all'incirca la
massa di un granello di polvere. Tale massa sarebbe
decisamente inferiore se alcune dimensioni nascoste
venissero misurate in maniera millimetrica. "Il
quadro che vi stiamo prospettando cambierà il punto di
vista su alcuni argomenti fondamentali nella fisica
delle particelle e nella cosmologia",
scrivevano gli scienziati nella loro ricerca, in seguito
apparsa sulla rivista Physics Letters B. Fin dai primi
anni Ottanta molti fisici hanno iniziato a sospettare
che lo spazio contenesse più delle familiari tre
dimensioni che corrispondono alle direzioni in cui è
possibile il movimento (su-giu, avanti-indietro e
lateralmente).
Le
"superstringhe"
Tre
dimensioni sembrano più che sufficienti per le necessità
della vita quotidiana ma, secondo i fisici, non bastano
a spiegare come la gravità possa coesistere con le
altre energie della natura. La teoria più plausibile
suppone che le particelle basilari della materia e
dell'energia consistano in piccoli anelli vibranti noti
come "superstringhe". Ma la matematica della
teoria delle superstringhe fornisce delle risposte senza
senso, a meno che lo spazio contenga altre dimensioni
oltre alle tre conosciute da tutti. Si pensava che
queste ulteriori dimensioni fossero troppo minuscole per
preoccuparsene, più piccole di un virus, nella misura
in cui, per fare un paragone, una formica è più
piccola dell'Universo.
In una scala così infinitesimale il moto in un'altra
dimensione ritornerebbe quindi al punto di partenza in
un tempo troppo breve per poter essere notato. Gli
esperimenti finora escogitati per scoprire delle
dimensioni così minuscole richiederebbero un'energia
superiore a quella disponibile nei più potenti
disintegratori atomici esistenti.
Tuttavia,
nel 1996, il Dott. Lykken suggerì che le superstringhe
potrebbero avere degli effetti riscontrabili anche a
livelli energetici minori. Altri scienziati hanno
calcolato che, se così fosse, le dimensioni nascoste
delle superstringhe potrebbero essere molto più grandi
di quanto si pensi. Infatti esse avrebbero le dimensioni
di... una piccola formica, approssimativamente un
millimetro di diametro.
Ovviamente ciò non sarebbe assolutamente sufficiente a
contenere un "palazzo" né, tantomeno,
l'intero Universo ma l'Universo visibile risulta enorme
solo nelle nostre familiari tre dimensioni dello spazio.
In ulteriori dimensioni l'Universo potrebbe essere
estremamente sottile, così come un foglio di carta è
grande in due dimensioni ma sottile nella terza: nelle
dimensioni nascoste lo spessore dell'Universo visibile
misurerebbe appena un dieci-milionesimo di un
miliardesimo di millimetro. Pertanto altre dimensioni,
come la "grande massa", potrebbero contenere
infiniti universi.
Altri
mondi, a un passo da noi, e tuttavia irraggiungibili
Tali
universi paralleli tridimensionali, o tri-branes,
potrebbero contenere forme di materia inusuali, che
forse costituiscono stelle, pianeti e strani esseri, a
meno di un millimetro di distanza dalla nostra familiare
brane dove si trovano il Sole, la Terra e i programmi
televisivi del sabato sera! Secondo Lykken: "Le
leggi specifiche della fisica sarebbero differenti in
ognuna di queste 'branes', la loro legge di gravità
corrisponderebbe alla nostra ma tutto il resto sarebbe
diverso… ciònonostante, forse anche loro potrebbero
formare stelle e pianeti".
Non vi è alcun rischio, tuttavia, di capitare per caso
in qualche Universo alieno. Nessuno può sporgersi e
toccare o vedere i braneworlds paralleli, o comunicare
con essi tramite raggi laser, perché la materia e la
luce sono confinate ognuna nella sua brane. "Siamo
fatti di particelle che non possono disgregarsi e
sondare altre dimensioni" dice il Dott. Kaloper
di Stanford. In altre parole la materia, la luce e le
altre energie sono imprigionate in uno dei
"palazzi" e non possono viaggiare verso gli
altri attraverso le dimensioni nascoste nella stanza
segreta. Ma, secondo il Dott. Lykken: "La chiave
di volta è che forse le altre dimensioni risultano
invisibili ai nostri occhi solo perché siamo
intrappolati in questa".
Si
spera, comunque, di riuscire a scoprire la presenza di
braneworlds paralleli. Fra le strategie più accreditate
per individuare le dimensioni ulteriori, i fisici
coinvolgono la forza di gravità perché le particelle
che trasportano la gravità - i gravitoni - hanno libero
accesso a tutto il cosmo e possono volare liberamente
attraverso la grande massa, pertanto una brane parallela
e vicina potrebbe venire scoperta grazie ai suoi effetti
gravitazionali. In tal caso, gli astronomi dovrebbero
notare che alcuni oggetti nel mondo visibile si
comportano stranamente, come trovandosi sotto
l'influenza della gravità sprigionata da una fonte
invisibile. Esattamente quanto gli astronomi hanno
osservato per anni: le galassie ruotano come se
contenessero della materia che supera di gran lunga i
loro limiti visibili; occasionalmente delle stelle
lontane si illuminano come se un enorme oggetto fosse
intervenuto ad aumentare la loro luce accentuandone la
curvatura gravitazionale, ecc.
Gli
astronomi hanno obiettato che tale materia forse non può
essere vista solo perché è meno luminosa delle stelle;
ma, fra le ipotesi per giustificare l'esistenza di
questa "materia oscura" che, secondo il Dott.
Lykken, potrebbe essere "materia trasparente",
situata in vicini braneworlds e dunque invisibile ai
nostri occhi: "Un nuovo tipo di antimateria, che
non riusciremo mai ad individuare se non attraverso la
sua attrazione gravitazionale".
Superare
i confini e creare buchi neri
Altri
indizi tradiscono la presenza di dimensioni nascoste.
Partiamo dal concetto della loro esistenza. La forza di
gravità differirebbe, a brevi distanze, dalla normale
legge dell'inverso, enunciata da Isaac Newton tre secoli
fa, secondo la quale la forza di gravità aumenta in
maniera inversamente proporzionale al quadrato della
distanza esistente tra due masse. A distanze minori di
un millimetro, la gravità dovrebbe aumentare in
percentuale maggiore di quanto afferma la legge di
Newton. Gli esperimenti precedenti, svolti a
dimostrazione di tale legge, hanno sempre riguardato
misurazioni gravitazionali a distanze maggiori di un
millimetro, mentre ora si cercano variazioni dalla legge
a distanze minori, submillimetriche. Uno dei test
attualmente in corso all'Università del Colorado, a
Boulder, è una moderna variante dell'esperimento svolto
nel 18° secolo dal fisico britannico Henry Cavendish,
che misurò l'attrazione gravitazionale esistente tra
due piccole sfere. A Boulder si sta misurando
l'attrazione tra due minuscole lamine sospese a meno di
un millimetro l'una dall'altra. Secondo Lykken i
risultati sono dietro l'angolo.
Ulteriori
conferme sull'esistenza di altre dimensioni potrebbero
pervenirci nei primi anni del nuovo secolo grazie ad un
nuovo disintegratore atomico europeo. Sebbene le
particelle di materia siano solitamente confinate nelle
tre dimensioni o tri-branes, il grande apparecchio
Hadron Collider in costruzione nel laboratorio CERN di
Ginevra potrà creare delle particelle con energia
sufficiente ad uscire dalla brane e ad entrare nella
grande massa. "Si potrà effettivamente
deformare la brane e produrre particelle che si spostino
nelle altre dimensioni", afferma il Dott.
Lykken. Tali particelle fuggitive dimostrerebbero di
essersi dileguate grazie all'energia mancante rilevabile
dopo che siano stati misurati tutti gli altri frammenti
derivanti dalla collisione delle particelle. È
possibile che i fisici trovino indizi di tale energia
mancante anche nei dati sulle collisioni già registrati
nel disintegratore atomico del laboratorio Fermi.
L'esistenza
di dimensioni nascoste implica l'affascinante eventualità
che il disintegratore atomico CERN possa addirittura
creare dei minuscoli buchi neri, che probabilmente
scomparirebbero in un istante, ma producendo uno scoppio
di radiazioni che gli scienziati identificherebbero
immediatamente come la riuscita creazione di un buco
nero.
Apertura
mentale e nessuna presunzione
Le
implicazioni di tale teoria sulla storia dell'Universo
sono al vaglio dei ricercatori. Ad una riunione del
laboratorio Fermi, Antonio Riotto del CERN ha descritto
il possibile ruolo delle branes e delle altre dimensioni
al tempo del Big Bang, che diede inizio all'espansione
dell'Universo circa 15 miliardi di anni fa. In
particolare, le nuove dimensioni potrebbero contribuire
a spiegare il subitaneo scoppio di espansione che fu,
secondo molti esperti, necessario per dare all'Universo
visibile la sua attuale struttura.
Tuttavia, altri sospettano che l'ipotesi di
millimetriche dimensioni nascoste potrebbe contrastare
con i dati raccolti sull'Universo e sul suo passato. In
uno studio diffuso via Internet, Katherine Freese e
Daniel Chung dell'Università del Michigan obiettano che
molte versioni della teoria delle dimensioni nascoste
crollano a confronto con quanto si sa dell'Universo
primitivo e non coincidono con le attuali stime sull'età
dell'Universo e con le misurazioni delle quantità dei
vari elementi chimici generati dal Big Bang.
Inoltre,
secondo la Freese, è difficile conciliare certe
caratteristiche delle branes con una forza di gravità
oggi costante nell'Universo e si sospetta che difficoltà
di questo tipo potrebbero risultare piuttosto comuni
anche con altre teorie sulle branes. Le obiezioni, però,
non si applicherebbero a tutte le versioni
dell'approccio alle branes. In effetti, il concetto di
braneworld è ancora piuttosto vago e confuso. Nessuno
può affermare con sicurezza quante ulteriori dimensioni
possano essere determinanti, sebbene le attuali teorie
suggeriscano che non potrebbero essercene più di sette.
Anche la grandezza esatta delle dimensioni nascoste
dipenderebbe da quante ve ne siano. Il Dott. Kolb, pur
affascinato, si dichiara scettico: "Siamo
disponibili, ma si tratta di un tiro alla cieca...".
Eppure, secondo Lykken, "Anche se una nuova idea
si rivela errata, il fatto che non siamo stati capaci di
concepirla fino ad ora dimostra che la vera nuova fisica
può rivelarsi estremamente diversa da quel che ci
aspettiamo e per cui stiamo lavorando".
di
Tom Siegfried
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