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  Il Caso degli Ufo Messicani

A cura del Gruppo STARGATE TOSCANA
Analisi del fenomeno noto come "Messico 05-03-04"
Dr Corrado Malanga
Dipartimento di chimica industriale
Università di Pisa- Italia

Principali fotogrammi in sequenza, del filmato, sul quale abbiamo effettuato le nostre considerazioni.

 

Queste sono in sequenza le immagini dello story board.

Le immagini iniziano con le riprese in modo normale ed a colori normali, di una zona che mostra uno spiazzo di terreno scavato e lavorato: una pista all’interno della vegetazione, forse una pista di atterraggio per aerei leggeri in terra battuta.

Le immagini terminano con due fotogrammi dedicati ad un aereo a reazione in fase di decollo o di atterraggio, ripreso dalla telecamera a infrarossi, a colori falsati.

 

Alcune note di carattere generale:

Come si può notare, i differenti fotogrammi riportano in chiaro i valori di latitudine e longitudine, elevazione ed azimuth, così come l’ora e la data della ripresa.

L’operatore inoltre effettua dei cambiamenti di obbiettivo che, a seconda degli ingrandimenti disponibili, mettono in evidenza delle striature verticali che non fanno parte dell’immagine reale, ma che appaiono sul fondo dello schermo e che rimangono fisse e senza movimento proprio, rispetto all’obbiettivo.

Inoltre l’operatore produce delle operazioni di zoom, nell’evidente tentativo di delineare meglio i contorni degli spot luminosi che compaiono sul suo schermo. Purtroppo, così facendo, defocalizza le immagini ed i reali contorni di alcune immagini in alcune sequenze. Tale operazione di defocusing appare messa in evidenza, dalla contemporanea diminuzione di intensità luminosa dello spot inquadrato, corrispondentemente ad un aumento della sua dimensione apparente.

Quelle che si vedono nel filmato, sono alcune macchie luminose che rappresentano differenti corpi in rapido spostamento orizzontale, caratterizzati da una temperatura differente e lievemente più alta dell’atmosfera che li circonda.

L’operatore alla telecamera infrarossa si esprime in una sequenza del “sonoro” con l’espressione: calidad cinco (calore uguale a cinque). Per poter rilevare il reale calore dello spot inquadrato però si deve  operare praticando una serie di misure di taratura sull’oggetto che poi verrà monitorato e questo ovviamente non è stato fatto. Tutto ciò per dire che mentre si può asserire che gli spot luminosi abbiano sicuramente un calore superiore all’aria che li circonda, non è possibile stabilire un valore preciso per la quantità di calore emesso, misurabile in termini di temperatura.

Non sembra comunque che la temperatura emessa dagli spot luminosi debba essere considerata elevata e “probabilmente” non supera che di poco i cinque gradi centigradi. Va inoltre tenuto presente come in linea ipotetica, un corpo luminoso che sia visibile solo alla scala delle temperature ma invisibile tra i 400 ed i 6000 cm-1 (cioè invisibile ad occhio umano) possa fornire una risposta totalmente sfalsata anche alla scala termica.

Dunque quello che sappiamo è che questi spot si sono resi parzialmente “detectabili” e, da questa parziale visibilità, dobbiamo partire per i nostri elaborati elettronici.

Il target finale della nostra indagine è stabilire se questi spot siano da attribuirsi a fenomeni naturali, conosciuti o sconosciuti, aerei non convenzionali endogeni alla nostra cultura o fenomeni esogeni al pianeta.

Analisi della struttura interna degli spot luminosi.

Abbiamo focalizzato la nostra attenzione su quelle sequenze che mostravano spot grandi e ben evidenziabili, rispetto ad altri puntiformi, che si confondevano con il rumore di fondo dell’immagine ripresa e dove quindi i pixel dell’elaborazione elettronica non avrebbero potuto condurre a conclusioni di alcun tipo.

L’idea di partenza è che un corpo che emette calore è caratterizzato da una superficie che emette tale calore. Dunque tale superficie si rende visibile e la forma della macchia luminosa altro non sarebbe se non la forma della superficie che stiamo analizzando. Più il calore, emesso dalla superficie, è costante in tutte le sue parti, e più avremo una misura precisa della superficie stessa. Se invece il calore, in alcuni punti, è emesso mentre in altri non viene emesso, la superficie non verrà detectata in modo corretto. Inoltre bisogna tenere presente che il calore si comporta, su una superficie, nello stesso modo in cui agisce una serie di fotoni. Se si prendono dei fotoni e si fanno interagire con una superficie riflettente, avremo dei fenomeni di riflessione identici a quelli che avremo se un corpo riflette il calore. Differenze verranno ovviamente registrate nelle quantità di radiazione emessa ed assorbita e dipenderanno

dall’indice di rifrazione e riflessione e dai coefficienti di dissipazione dei materiali colpiti dall’emissione luminosa o calorica.

Partendo da questa idea abbiamo potuto ricostruire alcune ipotetiche forme a partire dagli spot luminosi del filmato trattando gli spot come superfici particolari, emettenti ed assorbenti fotoni.

Analisi dello spot 15-17-18

Nell’elenco delle immagini interessanti nello story board da noi proposto, abbiamo analizzato le immagini 15, 17 e 18.

In alto a sinistra abbiamo posto il fotogramma originale dove abbiamo operato diverse trasformazioni. In alto a destra, abbiamo posto il primo tassello modificato dopo avere effettuato un passaggio di banda ottenuto con l’algoritmo di Corel Draw(c)

 

Filtro Passaggio banda

Il filtro Passaggio banda consente di regolare l'equilibrio delle aree nitide e morbide dell'immagine. Il grafico Frequenza mostra quali siano le aree nitide e quali quelle morbide, distribuite rispettivamente verso i bordi esterni del grafico e verso il centro. Regolando il raggio ed i pesi delle bande, è possibile scartare gli elementi indesiderati dell'immagine. Un peso basso per il centro del grafico enfatizza il dettaglio dell'immagine; un peso basso per l'esterno del grafico lo riduce. Per eliminare un disturbo non desiderato, ne isoliamo la frequenza entro la banda media e riduciamo il suo peso a zero.

(c) 1992 - 1996 Corel Corporation.

 

Su quest’elaborato abbiamo individuato delle strutture geometriche che delineano alcuni bordi dello spot centrale

che abbiamo evidenziato con linee rosse nei due elaborati successivi.

Per meglio evidenziarne il contorno abbiamo utilizzato l’algoritmo di evidenzia contorno di Corel Draw(c) ed in basso a sinistra ne abbiamo riportato il risultato.

Filtro Individua contorno

Il filtro Individua contorno, come quelli Traccia contorno e Trova bordi, trova i bordi degli elementi nell'immagine e poi li converte in linee su uno sfondo di un solo colore, permettendo di aggiungere molteplici effetti contorno all'immagine. Il dispositivo di scorrimento Sensibilità determina la portata dell'evidenziazione del bordo. È possibile usare il colore di grafica pittorica nero, bianco o corrente per riempire le aree dell'immagine che non fanno parte del contorno. I migliori risultati si ottengono usando il filtro Individua contorno su immagini ad alto contrasto.

 (c) 1992 - 1996 Corel Corporation.

Sempre sul tassello originale, collocato in alto a destra, dove già era stato operato un passaggio di banda, abbiamo operato un effetto di emboss con l’algoritmo di Corel Draw(c)

Filtro Rilievo

Il filtro Rilievo trasforma l'immagine in un altorilievo, perciò i dettagli sembrano creste e fenditure su una superficie piatta. Direzione indica la posizione della sorgente luminosa rispetto all'immagine (al centro del cerchio abbiamo usato 90 gradi). Come colore di rilievo abbiamo impiegato il grigio. Il filtro Rilievo funziona meglio sulle immagini con un contrasto medio-alto.

 (c) 1992 - 1996 Corel Corporation.

I risultati di queste elaborazioni portano a concludere che la zona luminosa sembra provenire da una sorgente che scaturisce da una fenditura rettangolare o quadrata, ben visibile nelle elaborazioni, sopra la quale esisterebbe una superficie semisferica meno calda ma sufficientemente calda da essere in ogni modo visibile. I toni di grigio infatti di questa parte dello spot si rendono comunque visibilmente differenti dal resto del fondo (cielo).

Differenti frame di questo oggetto, mostrano la sua luminosità variabile artificialmente. Si tratta di un effetto dovuto all’“otturatore elettronico” della camera ad infrarossi che cerca di equilibrare automaticamente la quantità di luce entrante sul CCD. Dunque a seconda del chiarore di fondo e della posizione dello spot luminoso, rispetto al centro della inquadratura, si modifica la luminosità ed il contrasto stesso dello spot, che peraltro possiamo immaginare possedere sempre una emissione calorica costante.

Analisi dello spot 19.

Lo spot 19 è il primo di una serie di frame che mostrano molti oggetti in movimento sincrono, paragonabile ad un moto rettilineo uniforme, rapido da sinistra a destra della telecamera.

La nostra attenzione si è soffermata sulle figure luminose centrali (sei luci) che essendo più luminose delle altre ci potevano ottenere da questo tipo di filmato sono legate all’emissione calorica degli spot analizzati avrebbero permesso di ottenere qualche informazione importante. Ricordiamo che le uniche informazioni che si potevano ottenere da questo tipo di filmato sono legate all’emissione calorica degli spot analizzati.

La prima osservazione che si può ottenere guardando il frame originale a sinistra è che le tre luci di destra assomigliano molto a quelle di sinistra ed infatti, creando un tassello sugli spot di destra e sovrapponendolo alle tre luci di sinistra (vedi dopo), se ne ha una conferma certa.

 

Nella prossima immagine abbiamo cercato di dare un numero da uno a tre alle forme luminose secondo la loro luminosità apparente. Il numero uno corrisponde alla luminosità massima mentre il tre a quella più bassa. Tale operazione è stata condotta tenendo presenti differenti frame dove le luci apparenti cambiano di luminosità per effetto del solito CCD della camera ad infrarossi. In realtà la luminosità anche di questi spot appare sempre la stessa ed in accordo con la numerazione da noi assegnata.

Se ammettessimo per ipotesi che le differenti macchie luminose a forma sferoide fossero tutte della stessa dimensione, dovremmo dedurne che l’emissione di calore potrebbe in linea del tutto ipotetica essere la stessa nell’unità di tempo e conseguentemente, l’unica differenza nell’emissione di calore registrato dalla camera e nella grandezza apparente degli spot, potrebbe essere interpretabile sulla base della distanza delle sfere dall’osservatore. Così le sfere che hanno numerazione tre sarebbero le più distanti al contrario delle sfere con numerazione 1

 

Abbiamo cercato di ricreare tale osservazione in ambiente tridimensionale, simulando con tre sfere con superfici a specchio i tre spot luminosi, come dovessero essere poste in un ipotetico spazio se:

a)  fossero tutte eguali

   b) emettessero la stessa quantità di calore

 

Abbiamo legato le tre sfere tra loro ad un ipotetico cristallo triangolare di vetro per evidenziarne la posizione nello spazio e per renderle “visibilmente” solidali nei movimenti tra loro.

La situazione di destra e quella di sinistra corrispondono ai gruppi di spot rispettivi di destra e sinistra come appaiono nei frame del filmato.

Mettendo insieme le due ricostruzioni in uno spazio unico, per ottenere lo stesso risultato visivo di apprezzamento di dimensioni sulle sei luci, otteniamo il seguente risultato:

Tale risultato se visto dall’alto, è in grado di evidenziare le posizioni relative dei due gruppi di spot come apparirebbero se la scena fosse vista da altra angolazione. Quest’approccio, pur basandosi sulle ipotesi elencate prima, ci permetterebbe di apprezzare alcune caratteristiche delle posizioni di queste luci tra loro.

Il risultato ottenuto è il seguente:

Le formazioni triangolari, effettivamente viste come si sarebbero viste dall’alto, appaiono decisamente quasi perfettamente allineate non solo sull’asse orizzontale (equidistanti dalla telecamera) ma anche poste quasi sullo stesso piano.

In realtà, l’osservatore non è in grado di stabilire se le sfere appartengano ad un’unica struttura solidale, a due o più strutture (fino ad un massimo di sei ovviamente dove, ogni sfera, sarebbe un oggetto a se stante e dove, le sei sfere, si muoverebbero in formazione serrata) ma l’idea che, comunque li si volesse considerare, se le ipotesi di partenza fossero reali, questi oggetti, si rapporterebbero tra loro occupando spazi non casuali.

Inoltre se alle 17:06 gli spot luminosi di destra appaiono in numero di tre, un secondo dopo e cioè alle 17:07 si nota uno sdoppiamento apparente della sfera collocata più a sinistra del gruppo analizzato di destra (come è possibile facilmente analizzare dai frame riportati prima).

Tale oggetto non appare però muoversi in sincronia con il gruppo di tre spot, rendendo improbabile il fatto che possa considerarsi solidale e cioè appartenente ad una stessa ipotetica struttura.

 

Analisi degli spot 11-12.

In un’altra sezione del filmato sono visibili due forti spot luminosi che viaggiano sempre in un apparente moto rettilineo uniforme, appaiati tra loro. Sono gli spot più luminosi e di conseguenza nettamente più definiti.

 

In queste immagini, cui è stato eliminato il rumore di fondo, determinato dalle righe verticali presenti nello schermo dove sono proiettate le immagini e dalle linee orizzontali proprie della risoluzione elettronica della telecamera stessa (prima e successive immagini), sono stati applicati differenti filtri (filtro colore in alto a destra, filtro emboss in basso a sinistra, filtro personalizzato basato sulla matrice nove per nove in cui tutti i valori sono eguali ad 1, in basso a destra).

 

Sono quindi messi in evidenza alcuni importanti particolari.

·      Le luci sono circondate da un alone ellissoidale che in realtà è dato dalla somma di due aloni circolari dovuti
semplicemente a riflessi degli spot luminosi sull’ottica della telecamera stessa (tali effetti sono ben visibili nelle ultime due foto riportate).

·      Le due macchie luminose sono della stessa forma sferoidale e tra loro in posizione perfettamente speculare.

Ogni macchia di forma ovoidale, è collegata ad un riflesso di forma quadrata che appare piatto e collocato sotto le macchie più grandi, come appare applicando il filtro di emboss di Corel Draw (c).

Tali elementi, introdotti in un programma di cad tridimensionale, ci hanno permesso di postulare la forma approssimativa di un unico oggetto cui questi spot luminosi potrebbero appartenere.

Le simulazioni da noi effettuate sono qui di seguito riportate.

Abbiamo all’inizio ricostruito lo shape delle due macchie, avendo cura di ridisegnarne perfettamente i contorni:

 

Per ottenere questo risultato le due sfere debbono essere incastrate in un’altra struttura sferica più grande.

Tale struttura sferica più grande deve possedere un bordo, costruito in un ben preciso modo, che debba servire a riflettere la radiazione calorica (per noi luminosa) emanata dalle due sfere poste simmetricamente tra loro.

Se infatti le strutture che stiamo analizzando (in particolare la struttura sferica più grande), sono trasparenti ai fotoni (radiazione luminosa), per il semplice fatto che emettono calore, non sono invece (non devono essere N.d.A.) trasparenti alla radiazione calorica (altrimenti sarebbero invisibili alla telecamera ad infrarossi, impiegata per il monitoraggio quel giorno).

Dunque è logico attendersi che superfici, invisibili ad occhio nudo, di questi oggetti diventino visibili all’infrarosso se calde o perché radianti o perché riflettenti calore di un’altra fonte purché vicina.

Ecco come apparirebbe la nostra superficie con la ricostruzione anche delle due macchie che si presentano quasi come due quadratini luminosi, nella loro parte centrale.

Se rendiamo l’ipotetica superficie sferica che abbiamo immaginato, visibile anche ai nostri occhi e ne simuliamo un indice di rifrazione simile a quello di un vetro più o meno opaco, avremo il seguente risultato:

Questa struttura più complessa e costituita da un bordo più o meno ampio produrrebbe, anche nel visibile, fenomeni di

riflessione che darebbero origine a macchie quadrate o pressoché quadrate, chiaramente dovute alle emissioni caloriche dei due sferoidi bianchi.

Tali sferoidi sarebbero in realtà delle sfere perfette se si potessero vedere nella loro integrità ma, essendo in parte immerse nella sfera più grande, risultano parzialmente invisibili: questo sarebbe proprio il comportamento di un ipotetico corpo (lo sferoide grande) che assorbisse tutti i fotoni e dunque non ne emettesse nessuno, non facendo passare la radiazione luminosa dall’interno verso l’esterno.

Non si potrebbero “vedere” dunque i fotoni provenienti dalle regioni interne alla sfera più grande e tra questi, quelli appartenenti alle due sfere bianche che, per quella sezione di spazio, interno alla sfera più grande, sarebbero invisibili anche se più caldi.

Tale ricostruzione finale, dobbiamo notare, è in accordo con una posizione tra le due sfere bianche di 120 gradi e questo fatto potrebbe essere consistente con la presenza di una terza sfera, completamente invisibile ad occhio nudo ed invisibile anche alla telecamera a infrarossi, poiché posta dietro una struttura completamente opaca alla radiazione calorica e luminosa.

Tale ultima ricostruzione al computer mostrerebbe la vera struttura a forma campanulare dell’oggetto in questione come se fosse parzialmente trasparente, costruita con un vetro a indice di rifrazione variabile.

Per un oggetto del genere sarebbero prevedibili effetti di riflessione interna che produrrebbero immagini, riflesse all’interno e riproposte all’esterno, delle tre sfere bianche facendole virtualmente aumentare di numero. Tale fenomeno potrebbe, in linea di principio, essere ricollegabile al fenomeno di comparsa di una quarta sfera in uno dei due gruppi di tre sfere luminose prese in esame e visibili nel filmato alle 17:07.

Pur tuttavia dobbiamo escludere questo tipo di conclusione poiché, sulla base dei dati attualmente a nostra disposizione, una simulazione al computer, che si può vedere cliccando su questa parola, mostra che la sfera

riflesso, si sposterebbe da sinistra verso destra e non come accade nel filmato, al contrario. Inoltre, tale spostamento, sarebbe interno alla posizione delle tre sfere esistenti e non esterno come invece accade nel filmato originale da noi esaminato. Ed infine per ottenere il riflesso di una virtuale quarta sfera, bisognerebbe comunque far ruotare le tre sfere realmente esistenti, attorno ad un comune perno centrale.

Tutto ciò ci fa supporre che la quarta sfera luminosa che compare alle 7:07 sia un vero corpo caldo e non un riflesso di un altro corpo caldo posto nelle vicinanze.

 

CONCLUSIONI

Se da un lato, i dati in nostro possesso, non ci permettono di individuare con certezza la causa degli spot registrati nel filmato in oggetto, ci permettono altresì di escludere che tali spot siano stati prodotti da aerei convenzionali, palloni sonda di qualsiasi tipo oggi conosciuti, fulmini globulari, fenomeni di riflessione e rifrazione in atmosfera.

Sosteniamo questo tenendo presenti le condizioni di registrazione del fenomeno (radar e radiazioni infrarosse ma non visuale), la velocità apparente degli spot, l’assenza di altri tipi di radiazione emessa al di fori di quella calorica, la disposizione nello spazio degli oggetti, la ricostruzione in ambiente cad di alcune probabili proprietà di tali oggetti che appaiono di natura tecnologica e la presenza probabile di superfici assorbenti la radiazione luminosa per la sua totalità.

 

Analisi del contesto in cui l’avvenimento è accaduto.

Innanzi tutto cosa dicono gli scienziati messicani?

 

Jaime Maussan
Investigador del Fenómeno OVNI
“La depredación del hombre contra la vida del planeta y el inicio de la conquista de Marte ha provocado el incremento de avistamientos de vida inteligente porque seguramente el ser humano ha violado algunos códigos”

“fue un meteorito fragmentado”
José de la Herrán

Astrónomo de la UNAM
“Mi argumento sobre la imposibilidad de que se hayan tratado de naves espaciales es que pudo ser un meteorito que se fragmentó al entrar a la atmósfera, y esto provocó que los pedazos se vieran estáticos y alineados”

“Debió ser basura espacial”
Rafael Navarro
Investigador de la UNAM
“Seguramente es basura espacial derivada de satélites que al cumplir su ciclo de vida caen en la atmósfera terrestre en fragmentos brillantes”

 

Come è possibile sostenere che si tratta di meteoriti o di scorie spaziali?

Sapendo che i signori intervistati sono eminenti scienziati non possono essersi bevuti il cervello lasciandosi dietro dichiarazioni come queste. Tutto ciò mette in evidenza che costoro sicuramente sono collusi con un potere che, in fondo, è quello di chi, da loro, governa. Ma la cosa interessante è che se c’è il bisogno di raccontare delle fesserie alla gente, questo vuol dire che sicuramente qualcosa che ha a che fare con oggetti volanti non identificati ci potrebbe veramente essere.

Allora c’è qualcosa che non va, perché da un lato l’aeronautica militare messicana dichiara l’esistenza di un filmato di cui non si sarebbe accorto nessuno; e dall’altro ci sono eminenti scienziati locali che minimizzano l’accaduto.

 

Gli uomini dell’equipaggio, dal canto loro, si sentono ridere e, con emozione dire, “no estamos solos”, non siamo soli, mentre assistono allo strano fenomeno. Possibile che tre membri dell’equipaggio ed altri due controllori di volo a terra, per un totale di cinque persone, non abbiano pensato di seguire per quasi trenta minuti, pezzi di meteoriti che geometricamente disposti nello spazio come dei piccioni viaggiatori in formazione, seguivano linee orizzontali e non oblique nel cadere sul pianeta?

Riportiamo qui di seguito la traduzione in lingua inglese effettuata dal MUFON (Mutual Ufo Network) dell’intero dialogo del personale militare che ha preso parte all’avvistamento

Qui il dr. Malanga aveva posto il testo in inglese  dei dialoghi di bordo che potete trovare tradotti in Italiano alla pagina  trascrizione dei dialoghi dei piloti
 

E’ assolutamente evidente, ascoltando il dialogo dei soggetti che hanno partecipato alla missione, che gli oggetti non erano visibili ad occhio nudo, ma apparivano la prima volta a circa 37 miglia dall’aereo utilizzato mentre erano visibili sul radar ed alla telecamera ad infrarossi, generando un certo stupore nell’equipaggio a causa di questo anomalo mostrarsi.

Alle ore 17.28.02 il fenomeno che era cominciato alle ore 16.45.33 termina. I piloti pensano di ingaggiare all’inizio un’azione con un aereo di probabili trafficanti di droga, ma solo dopo capiscono che di ben altro si tratta.

Quando la comunità ufologica mondiale ha acquisito la notizia che un UFO era stato filmato da un aereo messicano e le autorità militari del Paese avevano dato il via libera alle informazioni, ci siamo chiesti per quale motivo tutto ciò fosse avvenuto, sentendoci in dovere di tentare di collocare il fenomeno, di chiara marca ufologica, in un contesto più ampio, di tipo politico e geografico.

 

Contesto geografico.

Ma quanti UFO sono stai visti in Messico quest’anno? Secondo gli archivi di Larry Hatch, un bel po’, come questa cartina dimostrerebbe (la città di Campeche, dove ha sede anche un’ importante Università, è segnalata con due frecce rosse.

   E’ stata inoltre rilasciata la seguente intervista ad una televisione locale da un meteorologo dell’Aeronautica Messicana che riportiamo per intero in  lingua inglese.

These are the statements made by Alberto Hernandez Unzon

yesterday, during an interview on television about the Mexican

Air Force UFO case.

 

Engineer in Geophysics Alberto Hernandez is sub-manager of the National Meteorological Services, Mexico's official

meteorological center. He is also a Member of the Scientific

Advisory Comitee of the National System for Civil Protection,

and Member of the Hurricane Committee of the Worldwide

Meteorological Association.

 

 

Question: Alberto, you made the National Meteorological Service's

complete study of the March 5, 2004 meteorological conditions

over the Campeche area. What are the results?

 

Answer: According to the satellite images, the conditions

registered in the observatories and the satellite RADAR images,

there were stable conditions in the entire Campeche zone. In the

specific area of interest in this issue, there were cloud

formations and some stratus clouds that are stable conditions for

this season.

There were no rains registered and the cloud type was very

stable as we can see in these satellite images and the Air Force

video.

 

Question: There have been some statements pointing that there

were flash-lightning conditions in the area at that time. What

were the conditions at that time?

 

Answer: Meteorologically speaking, a lightning flash is of a

short duration and short intensity. That's the basic definition.

We have all witnessed an electrical storm at sometime. Special conditions are required for an electrical storm - big, vertical clouds and a completely unstable atmosphere, ionization in the atmosphere and the meteorological systems that create that type of cloud.

 

Question: That means that the meteorological conditions were not suitable for lightning that day over Campeche and therefore

contradicts what the UNAM scientists claimed in their report?

 

Answer: Yes. On March 5, we were entering into the final stage

of the winter season. The meteorological conditions in this

season are of cold fronts but that day in particular there were

none present. What we had were the type of clouds that do not

cause the flash phenomena.

 

Question: Did the scientists from the UNAM approach the National

Meteorological Services to request the meteorological conditions over Campeche to support their theory?

 

Answer: No, they have never approached us at any time. If they

are talking about a meteorological phenomena at that location,

they should have met with us at the National Meteorological

Services to obtain the meteorological conditions just like your team, as well as journalists did.

 

There were no weather ballons sent up in that area.

 

Question: What's the duration of a flash of lightning.

 

Answer: A flash lasts microseconds. We cannot talk even of one or two seconds because it's just a single discharge. To say that these lights on the video are ball lighting or electrical sparks is nonsense.

 

I repeat, that day there were no meteorological conditions for

flash or ball lightning in the entire Campeche area. The clouds

must have been at approximately 7 kilometers high therefore what

we see are stable stratus cloud formations.

 

Question: What could we be seeing here in this video.

 

Answer: If this is an optical phenomenon it cannot be referred to Meteorology. It is not a photo meteor, it is not a litho meteor.

They are not ice crystals nor a St. Elmo's fire. Those are all

meteorological phenomena. And this is not a mirage phenomena.

 

In conclusion, we do not have an explanation to this phenomena.

There are satellites Aqua and Terra and we can request NASA to send us images of that day to continue this study and get more

information to try to find out what could have happened that day.

 

Dall’analisi di quanto sostenuto da Alberto Hernandez Unzon, le condizioni meteorologiche della zona avrebbero impedito qualsiasi fenomeno atmosferico che potesse solo lontanamente assomigliare alle cose filmate. In particolare: fulmini globulari e tempeste magnetiche vengono categoricamente esclusi. Inoltre l’esperto sostiene che nessuno dei due componenti della Libera Università del Messico e cioè José de la Herrán e Rafael Navarro si è informato, presso di loro, sulle condizioni meteo della zona, prima di rilasciare le pietose dichiarazioni su un’eventuale natura meteorica delle luci filmate.

Dunque qualcosa non va nello scollamento tra “scienziati di Stato” e forze armate, in quanto il Segretariato della Difesa Nazionale (SEDENA), nella persona del suo segretario generale Ricardo Clemente Vega Garcia, informa il giornalista esperto di UFO in Messico, Maussan dell’esistenza di questo filmato e lo autorizza a diffonderlo!

Ma tutti sanno che il potere politico messicano è colluso fino alla gola con quello americano. Da quando è al potere il suo ultimo presidente Vincente Fox, non a caso ex dirigente della Coca Cola, il Messico, alleato storico di Cuba, ha proprio nel mese di marzo del 2004 quasi rotto le relazioni diplomatiche con Fidel Castro adducendo motivi di carattere umanitario. Secondo Fox, infatti, Castro non rispetterebbe i diritti umani internazionali sanciti dall’Aia a suo tempo.


Castro e Fox nel 2002

  Il Messico dunque si avvicina politicamente agli Usa almeno come potere politico, ma qualcosa non torna infatti leggiamo anche che.....

Messico

Una sconfitta per gli Usa.

Città del Messico, 31 marzo - Importante vittoria morale in materia di pena capitale: la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia ha sentenziato che gli Stati Uniti hanno violato i diritti di 51 messicani condannati a morte e ha ordinato la revisione dei loro processi. La Corte ha accettato il ricorso del governo di Città del Messico, secondo il quale le autorità Usa non avevano notificato agli imputati il loro diritto all'assistenza consolare, come sancito dalla Convenzione di Vienna del 1963 sottoscritta da entrambi i paesi. In molti casi la presenza della rappresentanza diplomatica può significare la differenza tra la vita e la morte, specie quando l'immigrato non conosce l'inglese o lo comprende a stento. Dei 52 casi denunciati dal Messico, solo uno è stato respinto, perché il detenuto aveva espressamente rifiutato l'aiuto del consolato. Parlamentari messicani e organismi internazionali per la difesa dei diritti umani hanno accolto con favore la sentenza dell'Aia, anche se si sono detti scettici sul fatto che venga osservata. In un caso analogo, avvenuto nel 1999 e che aveva come protagonisti due cittadini tedeschi, gli Usa ignorarono la decisione della Corte e i condannati furono giustiziati.

Si è intanto conclusa la vicenda degli speleologi inglesi, vicenda che la settimana scorsa aveva provocato una forte tensione diplomatica tra Città del Messico e Londra. Gli speleologi, 13 persone di cui 9 militari, erano entrati nel paese con un visto turistico, ma quando sei di loro erano rimasti intrappolati in una grotta nello Stato di Puebla si era scoperto che la loro attività presentava molti lati oscuri. Secondo l'ipotesi più accreditata, anche se smentita dal governo britannico, il gruppo era alla ricerca di minerali strategici, come l'uranio. Dopo il salvataggio dei sei che erano rimasti bloccati sottoterra, tutti e 13 sono stati espulsi per aver mentito alle autorità migratorie: non potranno rimettere piede in Messico per i prossimi due anni. (dal sito Latinoamerica-online.it).

Dunque si registrerebbero due azioni contrarie: quella politica pro Stati Uniti ed un’interna della magistratura di carattere nazionale, tesa a difendere i diritti dei cittadini messicani. E’ facile quindi sospettare che anche i militari locali non siano d’accordo nel gestire le politiche del territorio a favore di una politica americana, così laggiù come a casa nostra, i militari sarebbero decisi a non farsi mettere i piedi sulla testa dall’alleato Usa per quanto riguarda il problema degli UFO, come invece era accaduto in passato, dove il Messico veniva visto come una colonia di utilizzo dalla potenza statunitense.

Dunque da una parte il potere politico dello Stato e delle università (che storicamente sono collegate, attraverso i loro prestigiosi docenti, allo stesso potere politico che li ha promossi, mediante una serie di concorsi come sempre truccati, a controllori dell’informazione scientifica), e dall’altra parte i militari e forse la magistratura. Non dimentichiamo infatti che non è il Governo Messicano, ma la sua magistratura ad aver vinto la causa presso la Corte dell’Aia.

Dunque le relazioni tra Usa e Messico a livello politico e gestionale sarebbero molto strette ancora ora e gli Americani ogni tanto dovrebbero far finta di incassare un colpo.

Così, di volta in volta, non potendosi compromettere più di quel tanto, incaricherebbero i loro amici molto poco europei e tanto statunitensi, Inglesi, per fare qualche operazione scorretta. E ci riferiamo alla seconda parte di quella notizia che abbiamo racchiuso nel box in alto

Infatti proprio nello stesso periodo dell’avvistamento ufologico scopriamo che.....

CITTA' DEL MESSICO - Intrigo internazionale in una grotta messicana di Puebla dove da otto giorni erano rimasti bloccati sei speleologi britannici. Le autorità militari messicane hanno dato notizia che i sei sono stati salvati ma parallelamente è scoppiato un caso visto che i sei, che avevano fatto solo un visto turistico, erano militari dei servizi segreti di Sua Maestà.
La task force inglese di salvataggio lavora intorno all'ingresso della grotta sotto l'occhio dei militari messicani.
Ora sono interrogati dalla polizia locale e la vicenda ha attratto l'attenzione dello stesso presidente Vicente Fox che ha chiesto spiegazioni a Londra. Per ora la Gran Bretagna ha tentato di disinnescare la mina, spiegando che la spedizione aveva scopi puramente scientifici. I salvati avrebbero descritto la loro operazione come «un training informale di tipo militare».

IL GIALLO - Che ci fosse qualcosa di strano le autorità messicane lo avevano sospettato già da qualche giorno, visto che i sei bloccati nella grotta avevano rifiutato di essere soccorsi da personale messicano e avevano detto di attendere una squadra di specialisti inglesi. Così, infatti, è avvenuto.
 L'ambasciata britannica a Città del Messico, dopo due giorni di imbarazzato silenzio, ha sostenuto che i sei militari intrappolati nella grotta «sono escursionisti che eseguivano per diletto rilevamenti cartografici» della rete di cunicoli sotterranei lunga quasi cento chilometri, una delle più grandi al mondo.
 

Il direttore della Protezione civile di Puebla, Josè Hernandez, ha detto che il gruppo dei britannici, prima di restare intrappolato, aveva svolto una serie di esplorazioni delle numerose grotte presenti nella zona. «Non hanno chiesto i necessari permessi né si sono registrati presso i nostri uffici», ha detto Hernandez.

La grotta dove si sono calati gli speleologi britannici è conosciuta dalla popolazione indigena locale come la Cueva de Amocuali, la Grotta del Diavolo e la zona dove si trova è nota per essere ricca di uranio.

Anche in questo caso sono intervenuti i militari messicani e non i politici, lasciando l’imbarazzatissimo ex dirigente della Coca Cola, Fox, a non saper cosa dire né ai Messicani né agli Inglesi, tanto meno ai suoi amici Americani.

Non è facile credere alla storiella degli Inglesi e nemmeno alla possibilità che cercassero l’uranio. Cosa se ne fanno dell’uranio se tanto è in territorio nemico e sicuramente non trasportabile?

No! la verità è sicuramente un’altra. Quella zona è nota in Messico per essere un corridoio di grotte di centinaia di chilometri, tutte collegate tra loro: la catena di grotte più lunga nel mondo.

Che anche questo episodio abbia a che fare con gli UFO?

La zona di Puebla, in passato, è stata teatro di grandi avvistamenti ufologici noti in tutto il mondo:

A Puebla, l’8 dicembre del 1992 a mezzogiorno, un passeggero di un veicolo da trasporto, che rimase anonimo, fotografò questo strano veicolo proprio durante il periodo di flap di quell’anno.

Senza contare i filmati del contattista Carlos Diaz che il 21 dicembre del 1994, durante l’eruzione del Popocatepetl, prese alcune foto autenticate da diversi esperti nel mondo.

Ed è appunto dalle grotte della zona che molti testimoni segnalerebbero in continuazione eventi di natura ufologica. Ricordiamo che tra Puebla e Campeche ci sono solo 809 chilometri, disposti praticamente in orizzontale (stesso parallelo).

 

Conclusione politico geografica.

La risposta alla domanda... come mai i Militari messicani abbiano, senza problema alcuno, rilasciato un filmato di UFO così importante, nonostante il sicuro divieto degli Americani... può essere la seguente:

All’interno del Governo Messicano è in atto un tentativo di destabilizzare il potere politico amico degli Usa, per modificare l’assetto politico del Paese e farlo ritornare nella sfera di amicizie di Cuba. Questa manovra sarebbe operata dai militari che avrebbero usato il filmato come arma di ricatto e di pressione sull’attuale presidente Fox, rappresentando l’ala nazionalista in contrapposizione ad un presidente filo statunitense.

 

  Crediti: Heramagazine.net

 

 
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