|
A cura del Gruppo STARGATE TOSCANA
Analisi del fenomeno noto come "Messico 05-03-04"
Dr Corrado Malanga
Dipartimento di chimica industriale
Università di Pisa- Italia
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
 |
Principali fotogrammi in sequenza,
del filmato, sul quale abbiamo effettuato le
nostre considerazioni. |
Queste
sono in sequenza le immagini dello story board.
Le
immagini iniziano con le riprese in modo normale ed a
colori normali, di una zona che mostra uno spiazzo di
terreno scavato e lavorato: una pista all’interno della
vegetazione, forse una pista di atterraggio per aerei
leggeri in terra battuta.
Le
immagini terminano con due fotogrammi dedicati ad un
aereo a reazione in fase di decollo o di atterraggio,
ripreso dalla telecamera a infrarossi, a colori falsati.
Alcune note di carattere generale:
Come si
può notare, i differenti fotogrammi riportano in chiaro
i valori di latitudine e longitudine, elevazione ed
azimuth, così come l’ora e la data della ripresa.
L’operatore inoltre effettua dei cambiamenti di
obbiettivo che, a seconda degli ingrandimenti
disponibili, mettono in evidenza delle striature
verticali che non fanno parte dell’immagine reale, ma
che appaiono sul fondo dello schermo e che rimangono
fisse e senza movimento proprio, rispetto
all’obbiettivo.
Inoltre
l’operatore produce delle operazioni di zoom,
nell’evidente tentativo di delineare meglio i contorni
degli spot luminosi che compaiono sul suo schermo.
Purtroppo, così facendo, defocalizza le immagini ed i
reali contorni di alcune immagini in alcune sequenze.
Tale operazione di defocusing appare messa in evidenza,
dalla contemporanea diminuzione di intensità luminosa
dello spot inquadrato, corrispondentemente ad un aumento
della sua dimensione apparente.
Quelle che
si vedono nel filmato, sono alcune macchie luminose che
rappresentano differenti corpi in rapido spostamento
orizzontale, caratterizzati da una temperatura
differente e lievemente più alta dell’atmosfera che li
circonda.
L’operatore alla telecamera infrarossa si esprime in una
sequenza del “sonoro” con l’espressione: calidad
cinco (calore uguale a cinque). Per poter rilevare
il reale calore dello spot inquadrato però si deve
operare praticando una serie di misure di taratura
sull’oggetto che poi verrà monitorato e questo
ovviamente non è stato fatto. Tutto ciò per dire che
mentre si può asserire che gli spot luminosi abbiano
sicuramente un calore superiore all’aria che li
circonda, non è possibile stabilire un valore preciso
per la quantità di calore emesso, misurabile in termini
di temperatura.
Non
sembra comunque che la temperatura emessa dagli spot
luminosi debba essere considerata elevata e
“probabilmente” non supera che di poco i cinque gradi
centigradi. Va inoltre
tenuto presente come in linea ipotetica, un corpo
luminoso che sia visibile solo alla scala delle
temperature ma invisibile tra i 400 ed i 6000 cm-1
(cioè invisibile ad occhio umano) possa fornire una
risposta totalmente sfalsata anche alla scala termica.
Dunque
quello che sappiamo è che questi spot si sono resi
parzialmente “detectabili” e, da questa parziale
visibilità, dobbiamo partire per i nostri elaborati
elettronici.
Il target
finale della nostra indagine è stabilire se questi spot
siano da attribuirsi a fenomeni naturali, conosciuti o
sconosciuti, aerei non convenzionali endogeni alla
nostra cultura o fenomeni esogeni al pianeta.
Analisi della struttura interna degli
spot luminosi.
Abbiamo
focalizzato la nostra attenzione su quelle sequenze che
mostravano spot grandi e ben evidenziabili, rispetto ad
altri puntiformi, che si confondevano con il rumore di
fondo dell’immagine ripresa e dove quindi i pixel
dell’elaborazione elettronica non avrebbero potuto
condurre a conclusioni di alcun tipo.
L’idea di
partenza è che un corpo che emette calore è
caratterizzato da una superficie che emette tale calore.
Dunque tale superficie si rende visibile e la forma
della macchia luminosa altro non sarebbe se non la forma
della superficie che stiamo analizzando. Più il calore,
emesso dalla superficie, è costante in tutte le sue
parti, e più avremo una misura precisa della superficie
stessa. Se invece il calore, in alcuni punti, è emesso
mentre in altri non viene emesso, la superficie non
verrà detectata in modo corretto. Inoltre bisogna tenere
presente che il calore si comporta, su una superficie,
nello stesso modo in cui agisce una serie di fotoni. Se
si prendono dei fotoni e si fanno interagire con una
superficie riflettente, avremo dei fenomeni di
riflessione identici a quelli che avremo se un corpo
riflette il calore. Differenze verranno ovviamente
registrate nelle quantità di radiazione emessa ed
assorbita e dipenderanno
dall’indice di rifrazione e riflessione e dai
coefficienti di dissipazione dei materiali colpiti
dall’emissione luminosa o calorica.
Partendo
da questa idea abbiamo potuto ricostruire alcune
ipotetiche forme a partire dagli spot luminosi del
filmato trattando gli spot come superfici particolari,
emettenti ed assorbenti fotoni.
Analisi
dello spot 15-17-18
Nell’elenco delle immagini interessanti nello story
board da noi proposto, abbiamo analizzato le
immagini 15, 17 e 18.
In alto a
sinistra abbiamo posto il fotogramma originale dove
abbiamo operato diverse trasformazioni. In alto a
destra, abbiamo posto il primo tassello modificato dopo
avere effettuato un passaggio di banda ottenuto con
l’algoritmo di Corel Draw(c)
Filtro
Passaggio banda
Il filtro
Passaggio banda consente di regolare l'equilibrio delle
aree nitide e morbide dell'immagine. Il grafico
Frequenza mostra quali siano le aree nitide e quali
quelle morbide, distribuite rispettivamente verso i
bordi esterni del grafico e verso il centro. Regolando
il raggio ed i pesi delle bande, è possibile scartare
gli elementi indesiderati dell'immagine. Un peso basso
per il centro del grafico enfatizza il dettaglio
dell'immagine; un peso basso per l'esterno del grafico
lo riduce. Per eliminare un disturbo non desiderato, ne
isoliamo la frequenza entro la banda media e riduciamo
il suo peso a zero.
(c)
1992 - 1996 Corel Corporation.
Su quest’elaborato
abbiamo individuato delle strutture geometriche che
delineano alcuni bordi dello spot centrale
che
abbiamo evidenziato con linee rosse nei due elaborati
successivi.
Per meglio
evidenziarne il contorno abbiamo utilizzato l’algoritmo
di evidenzia contorno di Corel Draw(c) ed in basso a
sinistra ne abbiamo riportato il risultato.
Filtro
Individua contorno
Il filtro
Individua contorno, come quelli Traccia contorno e Trova
bordi, trova i bordi degli elementi nell'immagine e poi
li converte in linee su uno sfondo di un solo colore,
permettendo di aggiungere molteplici effetti contorno
all'immagine. Il dispositivo di scorrimento Sensibilità
determina la portata dell'evidenziazione del bordo. È
possibile usare il colore di grafica pittorica nero,
bianco o corrente per riempire le aree dell'immagine che
non fanno parte del contorno. I migliori risultati si
ottengono usando il filtro Individua contorno su
immagini ad alto contrasto.
(c)
1992 - 1996 Corel Corporation.
Sempre sul
tassello originale, collocato in alto a destra, dove già
era stato operato un passaggio di banda, abbiamo operato
un effetto di emboss con l’algoritmo di Corel Draw(c)
Filtro
Rilievo
Il filtro
Rilievo trasforma l'immagine in un altorilievo, perciò i
dettagli sembrano creste e fenditure su una superficie
piatta. Direzione indica la posizione della sorgente
luminosa rispetto all'immagine (al centro del cerchio
abbiamo usato 90 gradi). Come colore di rilievo abbiamo
impiegato il grigio. Il filtro Rilievo funziona meglio
sulle immagini con un contrasto medio-alto.
(c)
1992 - 1996 Corel Corporation.
I
risultati di queste elaborazioni portano a concludere
che la zona luminosa sembra provenire da una sorgente
che scaturisce da una fenditura rettangolare o quadrata,
ben visibile nelle elaborazioni, sopra la quale
esisterebbe una superficie semisferica meno calda ma
sufficientemente calda da essere in ogni modo visibile.
I toni di grigio infatti di questa parte dello spot si
rendono comunque visibilmente differenti dal resto del
fondo (cielo).
Differenti
frame di questo oggetto, mostrano la sua
luminosità variabile artificialmente. Si tratta di un
effetto dovuto all’“otturatore elettronico” della camera
ad infrarossi che cerca di equilibrare automaticamente
la quantità di luce entrante sul CCD. Dunque a seconda
del chiarore di fondo e della posizione dello spot
luminoso, rispetto al centro della inquadratura, si
modifica la luminosità ed il contrasto stesso dello
spot, che peraltro possiamo immaginare possedere sempre
una emissione calorica costante.
Analisi
dello spot 19.
Lo spot 19
è il primo di una serie di frame che mostrano molti
oggetti in movimento sincrono, paragonabile ad un moto
rettilineo uniforme, rapido da sinistra a destra della
telecamera.
La nostra
attenzione si è soffermata sulle figure luminose
centrali (sei luci) che essendo più luminose delle altre
ci potevano ottenere da questo tipo di filmato sono
legate all’emissione calorica degli spot analizzati
avrebbero permesso di ottenere qualche informazione
importante. Ricordiamo che le uniche informazioni che si
potevano ottenere da questo tipo di filmato sono legate
all’emissione calorica degli spot analizzati.
La prima
osservazione che si può ottenere guardando il frame
originale a sinistra è che le tre luci di destra
assomigliano molto a quelle di sinistra ed infatti,
creando un tassello sugli spot di destra e
sovrapponendolo alle tre luci di sinistra (vedi dopo),
se ne ha una conferma certa.
Nella
prossima immagine abbiamo cercato di dare un numero da
uno a tre alle forme luminose secondo la loro luminosità
apparente. Il numero uno corrisponde alla luminosità
massima mentre il tre a quella più bassa. Tale
operazione è stata condotta tenendo presenti differenti
frame dove le luci apparenti cambiano di luminosità per
effetto del solito CCD della camera ad infrarossi. In
realtà la luminosità anche di questi spot appare sempre
la stessa ed in accordo con la numerazione da noi
assegnata.
Se
ammettessimo per ipotesi che le differenti macchie
luminose a forma sferoide fossero tutte della stessa
dimensione, dovremmo dedurne che l’emissione di calore
potrebbe in linea del tutto ipotetica essere la stessa
nell’unità di tempo e conseguentemente, l’unica
differenza nell’emissione di calore registrato dalla
camera e nella grandezza apparente degli spot, potrebbe
essere interpretabile sulla base della distanza delle
sfere dall’osservatore. Così le sfere che hanno
numerazione tre sarebbero le più distanti al contrario
delle sfere con numerazione 1
Abbiamo
cercato di ricreare tale osservazione in ambiente
tridimensionale, simulando con tre sfere con superfici a
specchio i tre spot luminosi, come dovessero essere
poste in un ipotetico spazio se:
a)
fossero tutte eguali
b)
emettessero la stessa quantità di calore
Abbiamo
legato le tre sfere tra loro ad un ipotetico cristallo
triangolare di vetro per evidenziarne la posizione nello
spazio e per renderle “visibilmente” solidali nei
movimenti tra loro.
La
situazione di destra e quella di sinistra corrispondono
ai gruppi di spot rispettivi di destra e sinistra come
appaiono nei frame del filmato.
Mettendo
insieme le due ricostruzioni in uno spazio unico, per
ottenere lo stesso risultato visivo di apprezzamento di
dimensioni sulle sei luci, otteniamo il seguente
risultato:
Tale
risultato se visto dall’alto, è in grado di evidenziare
le posizioni relative dei due gruppi di spot come
apparirebbero se la scena fosse vista da altra
angolazione. Quest’approccio, pur basandosi sulle
ipotesi elencate prima, ci permetterebbe di apprezzare
alcune caratteristiche delle posizioni di queste luci
tra loro.
Il
risultato ottenuto è il seguente:
Le
formazioni triangolari, effettivamente viste come si
sarebbero viste dall’alto, appaiono decisamente quasi
perfettamente allineate non solo sull’asse orizzontale
(equidistanti dalla telecamera) ma anche poste quasi
sullo stesso piano.
In realtà,
l’osservatore non è in grado di stabilire se le sfere
appartengano ad un’unica struttura solidale, a due o più
strutture (fino ad un massimo di sei ovviamente dove,
ogni sfera, sarebbe un oggetto a se stante e dove, le
sei sfere, si muoverebbero in formazione serrata) ma
l’idea che, comunque li si volesse considerare, se le
ipotesi di partenza fossero reali, questi oggetti, si
rapporterebbero tra loro occupando spazi non casuali.
Inoltre se
alle 17:06 gli spot luminosi di destra appaiono in
numero di tre, un secondo dopo e cioè alle 17:07 si nota
uno sdoppiamento apparente della sfera collocata più a
sinistra del gruppo analizzato di destra (come è
possibile facilmente analizzare dai frame
riportati prima).
Tale
oggetto non appare però muoversi in sincronia con il
gruppo di tre spot, rendendo improbabile il fatto che
possa considerarsi solidale e cioè appartenente ad una
stessa ipotetica struttura.
Analisi
degli spot 11-12.
In
un’altra sezione del filmato sono visibili due forti
spot luminosi che viaggiano sempre in un apparente moto
rettilineo uniforme, appaiati tra loro. Sono gli spot
più luminosi e di conseguenza nettamente più definiti.
In queste
immagini, cui è stato eliminato il rumore di fondo,
determinato dalle righe verticali presenti nello schermo
dove sono proiettate le immagini e dalle linee
orizzontali proprie della risoluzione elettronica della
telecamera stessa (prima e successive immagini), sono
stati applicati differenti filtri (filtro colore in alto
a destra, filtro emboss in basso a sinistra, filtro
personalizzato basato sulla matrice nove per nove in cui
tutti i valori sono eguali ad 1, in basso a destra).
Sono
quindi messi in evidenza alcuni importanti particolari.
·
Le luci sono circondate da
un alone ellissoidale che in realtà è dato dalla somma
di due aloni circolari dovuti semplicemente a riflessi
degli spot luminosi sull’ottica della telecamera stessa
(tali effetti sono ben visibili nelle ultime due foto
riportate).
·
Le due macchie luminose sono
della stessa forma sferoidale e tra loro in posizione
perfettamente speculare.
Ogni
macchia di forma ovoidale, è collegata ad un riflesso di
forma quadrata che appare piatto e collocato sotto le
macchie più grandi, come appare applicando il filtro di
emboss di Corel Draw (c).
Tali
elementi, introdotti in un programma di cad
tridimensionale, ci hanno permesso di postulare la forma
approssimativa di un unico oggetto cui questi spot
luminosi potrebbero appartenere.
Le
simulazioni da noi effettuate sono qui di seguito
riportate.
Abbiamo
all’inizio ricostruito lo shape delle due
macchie, avendo cura di ridisegnarne perfettamente i
contorni:
Per
ottenere questo risultato le due sfere debbono essere
incastrate in un’altra struttura sferica più grande.
Tale
struttura sferica più grande deve possedere un bordo,
costruito in un ben preciso modo, che debba servire a
riflettere la radiazione calorica (per noi luminosa)
emanata dalle due sfere poste simmetricamente tra loro.
Se infatti
le strutture che stiamo analizzando (in particolare la
struttura sferica più grande), sono trasparenti ai
fotoni (radiazione luminosa), per il semplice fatto che
emettono calore, non sono invece (non devono essere
N.d.A.) trasparenti alla radiazione calorica (altrimenti
sarebbero invisibili alla telecamera ad infrarossi,
impiegata per il monitoraggio quel giorno).
Dunque è
logico attendersi che superfici, invisibili ad occhio
nudo, di questi oggetti diventino visibili
all’infrarosso se calde o perché radianti o perché
riflettenti calore di un’altra fonte purché vicina.
Ecco come
apparirebbe la nostra superficie con la ricostruzione
anche delle due macchie che si presentano quasi come due
quadratini luminosi, nella loro parte centrale.
Se
rendiamo l’ipotetica superficie sferica che abbiamo
immaginato, visibile anche ai nostri occhi e ne
simuliamo un indice di rifrazione simile a quello di un
vetro più o meno opaco, avremo il seguente risultato:
Questa
struttura più complessa e costituita da un bordo più o
meno ampio produrrebbe, anche nel visibile, fenomeni di
riflessione che darebbero origine a macchie quadrate o
pressoché quadrate, chiaramente dovute alle emissioni
caloriche dei due sferoidi bianchi.
Tali
sferoidi sarebbero in realtà delle sfere perfette se si
potessero vedere nella loro integrità ma, essendo in
parte immerse nella sfera più grande, risultano
parzialmente invisibili: questo sarebbe proprio il
comportamento di un ipotetico corpo (lo sferoide grande)
che assorbisse tutti i fotoni e dunque non ne emettesse
nessuno, non facendo passare la radiazione luminosa
dall’interno verso l’esterno.
Non si
potrebbero “vedere” dunque i fotoni provenienti dalle
regioni interne alla sfera più grande e tra questi,
quelli appartenenti alle due sfere bianche che, per
quella sezione di spazio, interno alla sfera più grande,
sarebbero invisibili anche se più caldi.
Tale
ricostruzione finale, dobbiamo notare, è in accordo con
una posizione tra le due sfere bianche di 120 gradi e
questo fatto potrebbe essere consistente con la presenza
di una terza sfera, completamente invisibile ad occhio
nudo ed invisibile anche alla telecamera a infrarossi,
poiché posta dietro una struttura completamente opaca
alla radiazione calorica e luminosa.
Tale
ultima ricostruzione al computer mostrerebbe la vera
struttura a forma campanulare dell’oggetto in questione
come se fosse parzialmente trasparente, costruita con un
vetro a indice di rifrazione variabile.
Per un
oggetto del genere sarebbero prevedibili effetti di
riflessione interna che produrrebbero immagini, riflesse
all’interno e riproposte all’esterno, delle tre sfere
bianche facendole virtualmente aumentare di numero. Tale
fenomeno potrebbe, in linea di principio, essere
ricollegabile al fenomeno di comparsa di una quarta
sfera in uno dei due gruppi di tre sfere luminose prese
in esame e visibili nel filmato alle 17:07.
Pur tuttavia dobbiamo escludere
questo tipo di conclusione poiché, sulla base dei dati
attualmente a nostra disposizione, una simulazione al
computer, che si può vedere cliccando su questa
parola,
mostra che la sfera
riflesso,
si sposterebbe da sinistra verso destra e non come
accade nel filmato, al contrario. Inoltre, tale
spostamento, sarebbe interno alla posizione delle tre
sfere esistenti e non esterno come invece accade nel
filmato originale da noi esaminato. Ed infine per
ottenere il riflesso di una virtuale quarta sfera,
bisognerebbe comunque far ruotare le tre sfere realmente
esistenti, attorno ad un comune perno centrale.
Tutto ciò
ci fa supporre che la quarta sfera luminosa che compare
alle 7:07 sia un vero corpo caldo e non un riflesso di
un altro corpo caldo posto nelle vicinanze.
CONCLUSIONI
Se da un
lato, i dati in nostro possesso, non ci permettono di
individuare con certezza la causa degli spot registrati
nel filmato in oggetto, ci permettono altresì di
escludere che tali spot siano stati prodotti da aerei
convenzionali, palloni sonda di qualsiasi tipo oggi
conosciuti, fulmini globulari, fenomeni di riflessione e
rifrazione in atmosfera.
Sosteniamo
questo tenendo presenti le condizioni di registrazione
del fenomeno (radar e radiazioni infrarosse ma non
visuale), la velocità apparente degli spot, l’assenza di
altri tipi di radiazione emessa al di fori di quella
calorica, la disposizione nello spazio degli oggetti, la
ricostruzione in ambiente cad di alcune probabili
proprietà di tali oggetti che appaiono di natura
tecnologica e la presenza probabile di superfici
assorbenti la radiazione luminosa per la sua totalità.
Analisi
del contesto in cui l’avvenimento è accaduto.
Innanzi
tutto cosa dicono gli scienziati messicani?
Jaime Maussan
Investigador del Fenómeno OVNI
“La depredación del hombre contra la vida del planeta y
el inicio de la conquista de Marte ha provocado el
incremento de avistamientos de vida inteligente porque
seguramente el ser humano ha violado algunos códigos”
“fue un meteorito fragmentado”
José de la Herrán
Astrónomo
de la UNAM
“Mi argumento sobre la imposibilidad de que se hayan
tratado de naves espaciales es que pudo ser un meteorito
que se fragmentó al entrar a la atmósfera, y esto
provocó que los pedazos se vieran estáticos y alineados”
“Debió ser basura espacial”
Rafael Navarro
Investigador de la UNAM
“Seguramente es basura espacial derivada de satélites
que al cumplir su ciclo de vida caen en la atmósfera
terrestre en fragmentos brillantes”
Come è
possibile sostenere che si tratta di meteoriti o di
scorie spaziali?
Sapendo
che i signori intervistati sono eminenti scienziati non
possono essersi bevuti il cervello lasciandosi dietro
dichiarazioni come queste. Tutto ciò mette in evidenza
che costoro sicuramente sono collusi con un potere che,
in fondo, è quello di chi, da loro, governa. Ma la cosa
interessante è che se c’è il bisogno di raccontare delle
fesserie alla gente, questo vuol dire che sicuramente
qualcosa che ha a che fare con oggetti volanti non
identificati ci potrebbe veramente essere.
Allora c’è
qualcosa che non va, perché da un lato l’aeronautica
militare messicana dichiara l’esistenza di un filmato di
cui non si sarebbe accorto nessuno; e dall’altro ci sono
eminenti scienziati locali che minimizzano l’accaduto.
Gli uomini
dell’equipaggio, dal canto loro, si sentono ridere e,
con emozione dire, “no estamos solos”, non siamo soli,
mentre assistono allo strano fenomeno. Possibile che tre
membri dell’equipaggio ed altri due controllori di volo
a terra, per un totale di cinque persone, non abbiano
pensato di seguire per quasi trenta minuti, pezzi di
meteoriti che geometricamente disposti nello spazio come
dei piccioni viaggiatori in formazione, seguivano linee
orizzontali e non oblique nel cadere sul pianeta?
Riportiamo
qui di seguito la traduzione in lingua inglese
effettuata dal MUFON (Mutual Ufo Network) dell’intero
dialogo del personale militare che ha preso parte
all’avvistamento
Qui il dr. Malanga aveva posto
il testo in inglese dei dialoghi di bordo che potete
trovare tradotti in Italiano alla pagina
trascrizione dei dialoghi dei
piloti
E’
assolutamente evidente, ascoltando il dialogo dei
soggetti che hanno partecipato alla missione, che gli
oggetti non erano visibili ad occhio nudo, ma apparivano
la prima volta a circa 37 miglia dall’aereo utilizzato
mentre erano visibili sul radar ed alla telecamera ad
infrarossi, generando un certo stupore nell’equipaggio a
causa di questo anomalo mostrarsi.
Alle ore
17.28.02 il fenomeno che era cominciato alle ore
16.45.33 termina. I piloti pensano di ingaggiare
all’inizio un’azione con un aereo di probabili
trafficanti di droga, ma solo dopo capiscono che di ben
altro si tratta.
Quando la
comunità ufologica mondiale ha acquisito la notizia che
un UFO era stato filmato da un aereo messicano e le
autorità militari del Paese avevano dato il via libera
alle informazioni, ci siamo chiesti per quale motivo
tutto ciò fosse avvenuto, sentendoci in dovere di
tentare di collocare il fenomeno, di chiara marca
ufologica, in un contesto più ampio, di tipo politico e
geografico.
Contesto
geografico.
Ma quanti
UFO sono stai visti in Messico quest’anno? Secondo gli
archivi di Larry Hatch, un bel po’, come questa cartina
dimostrerebbe (la città di Campeche, dove ha sede anche
un’ importante Università, è segnalata con due frecce
rosse.
E’ stata
inoltre rilasciata la seguente intervista ad una
televisione locale da un meteorologo dell’Aeronautica
Messicana che riportiamo per intero in lingua inglese.
|
These
are the statements made by Alberto Hernandez Unzon
yesterday, during an interview on television about
the Mexican
Air
Force UFO case.
Engineer in Geophysics Alberto Hernandez is
sub-manager of the National Meteorological Services,
Mexico's official
meteorological center. He is also a Member of the
Scientific
Advisory Comitee of the National System for Civil
Protection,
and
Member of the Hurricane Committee of the Worldwide
Meteorological Association.
Question: Alberto, you made the National
Meteorological Service's
complete study of the March 5, 2004 meteorological
conditions
over
the Campeche area. What are the results?
Answer: According to the satellite images, the
conditions
registered in the observatories and the satellite
RADAR images,
there
were stable conditions in the entire Campeche zone.
In the
specific area of interest in this issue, there were
cloud
formations and some stratus clouds that are stable
conditions for
this
season.
There
were no rains registered and the cloud type was very
stable
as we can see in these satellite images and the Air
Force
video.
Question: There have been some statements pointing
that there
were
flash-lightning conditions in the area at that time.
What
were
the conditions at that time?
Answer: Meteorologically speaking, a lightning flash
is of a
short
duration and short intensity. That's the basic
definition.
We
have all witnessed an electrical storm at sometime.
Special conditions are required for an electrical
storm - big, vertical clouds and a completely
unstable atmosphere, ionization in the atmosphere
and the meteorological systems that create that type
of cloud.
Question: That means that the meteorological
conditions were not suitable for lightning that day
over Campeche and therefore
contradicts what the UNAM scientists claimed in
their report?
Answer: Yes. On March 5, we were entering into the
final stage
of the
winter season. The meteorological conditions in this
season
are of cold fronts but that day in particular there
were
none
present. What we had were the type of clouds that do
not
cause
the flash phenomena.
Question: Did the scientists from the UNAM approach
the National
Meteorological Services to request the
meteorological conditions over Campeche to support
their theory?
Answer: No, they have never approached us at any
time. If they
are
talking about a meteorological phenomena at that
location,
they
should have met with us at the National
Meteorological
Services to obtain the meteorological conditions
just like your team, as well as journalists did.
There
were no weather ballons sent up in that area.
Question: What's the duration of a flash of
lightning.
Answer: A flash lasts microseconds. We cannot talk
even of one or two seconds because it's just a
single discharge. To say that these lights on the
video are ball lighting or electrical sparks is
nonsense.
I
repeat, that day there were no meteorological
conditions for
flash
or ball lightning in the entire Campeche area. The
clouds
must
have been at approximately 7 kilometers high
therefore what
we see
are stable stratus cloud formations.
Question: What could we be seeing here in this
video.
Answer: If this is an optical phenomenon it cannot
be referred to Meteorology. It is not a photo
meteor, it is not a litho meteor.
They
are not ice crystals nor a St. Elmo's fire. Those
are all
meteorological phenomena. And this is not a mirage
phenomena.
In
conclusion, we do not have an explanation to this
phenomena.
There
are satellites Aqua and Terra and we can request
NASA to send us images of that day to continue this
study and get more
information to try
to find out what could have happened that
day.
|
Dall’analisi di quanto sostenuto da Alberto Hernandez
Unzon, le condizioni meteorologiche della zona avrebbero
impedito qualsiasi fenomeno atmosferico che potesse solo
lontanamente assomigliare alle cose filmate. In
particolare: fulmini globulari e tempeste magnetiche
vengono categoricamente esclusi. Inoltre l’esperto
sostiene che nessuno dei due componenti della Libera
Università del Messico e cioè José de la Herrán e Rafael
Navarro si è informato, presso di loro, sulle condizioni
meteo della zona, prima di rilasciare le pietose
dichiarazioni su un’eventuale natura meteorica delle
luci filmate.
Dunque
qualcosa non va nello scollamento tra “scienziati di
Stato” e forze armate, in quanto il Segretariato della
Difesa Nazionale (SEDENA), nella persona del suo
segretario generale Ricardo Clemente Vega Garcia,
informa il giornalista esperto di UFO in Messico,
Maussan dell’esistenza di questo filmato e lo autorizza
a diffonderlo!
|