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 Abduction Aliene: una storia in cinque parti, dal punto di vista di Malanga
 

 Seconda Parte di Cinque 2/5      Prossima Pubblicazione 22 febbraio 2010
 

 

Il primo livello di Interferenza Aliena

Il primo livello di interferenza aliena descrive l’abduction come un fenomeno invasivo, nel quale alcuni esseri, di solito piccoli e di colore grigio scuro o nero, qualche volta blu, prelevano il soggetto e lo conducono in un ambiente tecnologico dove viene sottoposto ad operazioni chirurgiche su di una specie di tavolo operatorio; sia nei maschi che nelle femmine vengono impiantati microchip di controllo. Questo è quanto ci era stato già descritto dai diversi studiosi americani, ma vi è di più. Esistono, infatti, almeno dodici razze aliene diverse che hanno a che fare con l’umanità e, pur impiegando tecniche differenti, alla fine cercano la stessa cosa.
Ognuna di queste razze ha a disposizione piccoli esseri, definiti genericamente “grigi” od EBE (Entità Biologiche Extraterrestri), che possono essere considerati “cyborg”, cioè veri e propri robot biologici, ottenuti per clonazione.
Esistono diversi tipi di Grigi, i quali vengono descritti in modo simile, ma possiedono differenti caratteristiche morfologiche, come, ad esempio, il colore della pelle e l’altezza. esse vengono descritte con precisione durante l’ipnosi e differiscono a seconda della razza aliena con cui si ha a che fare.

Quattro, tra le dodici razze aliene di cui si parla, apparivano presenti sul territorio con frequenza maggiore delle altre (sono forse le quattro razze stanziali a cui faceva riferimento il colonnello Philip Corso?).
In realtà secondo Malanga non si dovrebbe parlare di razze, ma, più appropriatamente, di gruppi di potere.


Del primo gruppo di potere fanno parte esseri che sembrano mammiferi (mammiferomorfi), alti circa 2,40 m, bianchi di carnagione, bianchi di capelli, con sei dita nelle mani e con gli occhi chiari (azzurrini) con pupilla verticale. Questi esseri sono solitamente vestiti di bianco, portano, appeso al collo, un medaglione rotondo con una specie di simbolo triangolare e sembrano provenire dal sistema triplo di Sirio (definiti “siriani”). Non sono mai state segnalate femmine “siriane”
Altri, anche loro di tipo mammiferomorfo, sono biondo-rossicci (i cosiddetti “biondi”), alti circa 2 m, con pupilla ad andamento decisamente verticale, cranio allungato, che si assottiglia progressivamente sui lati partendo dalla fronte (come la prua di una nave), pelle abbronzata, vestiti con tute blu scuro attillate, con cinque dita nelle mani. La tuta è caratterizzata da uno stemma a forma di due triangoli intrecciati, posto sul pettorale sinistro. Anche questi sembrano provenire dal sistema di Sirio, vengono sempre definiti “belli” ed hanno le femmine.
Esistono, poi, altri mammiferomorfi, diversi dai precedenti, alti più degli esseri umani, ma non esageratamente, i quali hanno mani a cinque dita, sono bianchi di carnagione, dotati di capelli lunghi e bianchi e si vestono con una veste bianca non attillata. Vengono sempre definiti “belli” ed hanno le femmine. Questi alieni sembrano provenire dalla costellazione del Toro (pertanto li chiameremo “tauriani”) e si differenziano dagli altri due poiché nei loro rapimenti essi sono i soli ad interagire con gli addotti.

Negli altri casi, invece, dopo un primo intervento dei “biondi”, subentrano altre entità .
È dunque evidente che alcuni gruppi lavorano in collaborazione, mentre altri si fanno semplicemente gli affari loro.
I “tauriani” interagiscono con gli addotti sempre da soli, ma quando si ha a che fare con il gruppo proveniente da Sirio, sembrano intervenire sempre per primi quelli abbronzati a cinque dita (i “biondi”), poi, nel corso della vita dell’addotto, subentrano gli altri. Sembra, infatti, che i “biondi” dispongano della mappatura genetica dell’umanità, o comunque sappiano distinguere gli esseri umani adatti per i rapimenti da quelli che vanno scartati, perché non possiedono quella “cosa” che a loro serve.
Ancora più in alto, in una informale scala gerarchica, sembrerebbero esistere esseri molto più antichi, molto alti, vestiti sovente con abiti scuri attillati, che gli addotti dicono di non aver mai visto direttamente, ma di aver percepito come se fossero dietro uno schermo (è quindi difficile stabilirne l’altezza esatta, anche se, da alcune considerazioni, si stima attorno ai 3 m).
Questi esseri hanno occhi tondi e quasi bianchi e possiedono una appendice sotto il mento, che li fa assomigliare a uomini barbuti ed è caratteristica solo dei maschi; le femmine sembrano non possederla. Per di più sono dotati anche di due ossa scapolari molto pronunciate che, a chi li vede di fronte, ricordano, erroneamente, grandi ali ripiegate dietro la schiena. Talvolta è stata notata, al centro della fronte, la presenza di quello che sembra il loro vero occhio, molto luminoso (li chiameremo, pertanto, “monocoli”). Le dita, tre più un dito opponibile, sono sottili ed arcuate come quelle di un uccello. I “monocoli”, quando si spostano, sembrano dotati di poteri telecinetici e non stanno qui, ma trasmettono i loro messaggi agli altri alieni da lontano, con mezzi tecnologici.


Del secondo gruppo di potere fanno parte esseri di natura sauroide (i “sauroidi”, erroneamente chiamati “rettiloidi” dall’ufologia contemporanea).
Sembrano esistere due tipi di “sauroidi”.
Il primo e più invasivo tipo è alto circa 2,80 m, ha cinque dita nelle mani e nei piedi, più, sull’avanbraccio, distante dalla mano, un’unghia rostrata simile al dito che i gatti hanno sulle zampe posteriori, ma dotato di una struttura chitinosa molto dura. La pelle, che sembra sempre umidiccia e traslucida, è di colore verde-marrone e, vista da vicino, appare dotata di scaglie, le quali, se esaminate attentamente, si rivelano più morbide del previsto.
La pelle diventa progressivamente rossa nella zona ventrale e nei polpastrelli delle mani: in tali zone la pelle si fa più sottile e si può veder scorrere una linfa rossa, soprattutto quando l’alieno sembra comportarsi in modo disturbato.
Il cranio, sui lati destro e sinistro, è caratterizzato dalla presenza di due superfici cornee, tondeggianti e poco sporgenti, mentre al centro esiste una struttura più morbida, sotto la quale si vede pulsare la linfa; questa struttura sembra una spina dorsale in rilievo e percorre, bene in evidenza, tutta la lunghezza della testa, del collo, del dorso e della grossa coda (pertanto chiameremo questi alieni “draghi”). La grossa e tozza coda viene utilizzata come terzo punto di appoggio quando il sauroide sta fermo sulle due corte e tozze gambe. Le dita delle mani e dei piedi sono abbondantemente palmate.
Disponiamo di pochi dati sulla lingua, che sembra, però, anch’essa tozza e bifida.
Gli occhi sono dotati di una sotto-palpebra (membrana nittitante) che scorre in diagonale, dal basso verso l’alto e dal naso verso l’esterno. Le pupille sono verticali e le iridi cambiano di colore, dal giallo verde al rosso vivo, a quanto pare secondo l’umore.
Disponiamo di rapporti su “draghi” di varie dimensioni e Malanga ritiene che questa caratteristica dipenda dalla loro età e che essi continuino a crescere sempre, senza un vero e proprio limite massimo. L’aspetto generale viene descritto come quello di un drago o, a volte, come quello di un “coccodrillo in piedi”, anche se il viso (o muso?) è arrotondato come quello di un serpente, con labbra sottili e narici poste in fondo al setto nasale, ma laterali, piuttosto che frontali come le nostre.
Si tratta di esseri anfibi, tra i quali non si nota la presenza di sessi; sono sempre descritti insieme ad un’altra specie, apparentemente loro sottoposta.

Quest’ultima specie è composta da “sauroidi” senza coda, alti circa 2 m, con pelle traslucida, occhi a palla che conferiscono rigidità allo sguardo (definiti “rane”) e denti verticali, lunghi e sottili, che ricordano la disposizione dei fanoni delle balene. Sulla testa hanno come dei piccoli corni, che, da lontano, ricordano una capigliatura a spazzola; si tratta, tuttavia, di molte escrescenze cornee ravvicinate. Questi esseri sono talmente simili l’uno all’altro da rendere impossibile identificarne le differenze, anche se se ne vedono diversi contemporaneamente.
Anche tra di loro non si nota la presenza di sessi distinti.

Del terzo gruppo di potere fanno parte esseri di tipo insettoide, simili alle nostre mantidi religiose (perciò li chiameremo “mantidi”), di colore verdastro, con corpo chitinoso. che si muovono quasi camminando sugli arti posteriori. Gli arti anteriori vengono tenuti come se l’alieno stesse pregando, quasi con le mani unite; queste hanno tre dita più un dito diverso (non si sa se è opponibile). La bocca è piccolissima e la testa, dai grandi occhi scuri, viene spesso tenuta piegata su di un lato. Non si sa con sicurezza se hanno un altro paio di piccoli arti intermedi tra quelli superiori e quelli inferiori.
Gli addotti dai “siriani” passano poi, nell’arco della loro vita, nelle mani delle “mantidi” e quindi in quelle dei “sauroidi”.
Sembra che gli addotti dai “tauriani” non vengano, invece, toccati da nessun altro.
Esiste un’altra razza di esseri mammiferomorfi, che risultano essere non cloni, ma schiavi (così gli addotti sotto ipnosi di solito li definiscono) dei “sauroidi” .
Si tratta di esseri piccoli (che chiameremo, appunto, “schiavi”), con la pelle molto rugosa, il collo lungo con i muscoli che flettono e ruotano la testa (gli equivalenti dei nostri muscoli sternocleidomastoidei) molto in evidenza, la bocca piccola con labbra di diverso spessore (il labbro superiore è vistosamente più piccolo di quello inferiore) e gli occhi scuri ed umidi.
Le dita delle mani sembrano essere cinque (qualcuno, ad onor del vero, dice che sono quattro,si ritiene più probabile che siano cinque; in ogni caso non sono sei).
Il cranio a forma di cuore è tipico, infatti è sviluppato in modo retroverso, ma presenta un avvallamento al centro della fronte, che scompare gradualmente verso la parte posteriore del cranio stesso.
Le orecchie sono piccole ed un po’ appuntite in alto.
Questi alieni vestono con abiti non attillati e sono alti circa 1,50 m; sono stati più volte confusi con “grigi” o con altri esseri, incappucciati, i quali prendono il nome di “Javas”.

Attorno agli alieni finora descritti fluttuano descrizioni di altri esseri con i quali sembra che gli addotti abbiano meno a che fare.
Il posto d’onore spetta a quelli che l’ufologia americana chiama “Esseri di Luce”.

fonte:www.omeonet.info/federazione
fonte:www.ufomachine.org

 

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Prima Parte -  Le Abduction o incontri del quarto tipo

“E’ qualcosa di complesso, ambiguo, ingannevole, inconsistente, traumatico, fisico e metafisico senza uno scopo univoco e chiaro. Vi sono schemi e possibilità diverse, ma nessuna controllabile con sicurezza e chiarezza cosicché tutti concordino sui fatti, e tanto meno sulla verità complessiva del programma dell’attività aliena”
(Karla Turner, con riferimento al fenomeno abduction)

Le abductions (o incontri ravvicinati del IV tipo, secondo la classificazione dell’astrofisico Allen Hynek), presunti rapimenti di esseri umani da parte di entità aliene, rappresentano uno dei più interessanti e controversi aspetti della fenomenologia ufologica.
Il problema venne all’attenzione degli studiosi all’inizio degli anni 60 del ‘900, allorquando lo studioso statunitense John Fuller diede alle stampe il volume “The interrupted Journey” (tradotto in Italia con il titolo”Prigionieri di un UFO”, Armenia ed.) sull’ormai famosa esperienza dei coniugi Barney e Betty Hill. Costoro, sottoposti ad ipnosi regressiva dal noto psichiatra di Boston Benjamin Simon, rievocarono un episodio di rapimento da parte di piccoli umanoidi, che dopo averli condotti a bordo di un disco volante li sottoposero ad una serie di “esami medici”.
Il compianto colonnello Philip Corso, alto ufficiale del pentagono e componente del consiglio per la sicurezza nazionale USA all’epoca del presidente Eisenhower, sostiene nel suo volume “il giorno dopo Roswell” che il governo statunitense era a conoscenza dei rapimenti alieni già negli anni ’50, ma vi sono fondati motivi per ritenere che tale fenomeno risalga addirittura ai primordi della civiltà umana.


La scienza ufficiale (come è solita fare quando si trova dinnanzi a fenomeni che non riesce a interpretare diversamente!) ha tentato di spiegare le abductions in maniera alquanto semplicistica riconducendole ad una sorta di patologia mentale (sindrome dissociativa o schizofrenia psicotica).
Gli studiosi che invece credono che il fenomeno sia ben reale e riconducibile all’operato di entità esogene al pianeta Terra, possono essere distinti in due precise categorie:
§ coloro che lo ritengono di matrice positiva (John Mack, Richard Boylan, Whitley Strieber);
§ coloro che lo ritengono di matrice negativa ( Karla Turner, David Jacobs, Budd Hopkins, Salvador Frexeido)
I propugnatori della teoria “positivista” credono che gli alieni rapiscano i terrestri per “ampliarne” la coscienza e la spiritualità, arrivando in alcuni casi anche a guarirne le malattie fisiche.
Lo psichiatra John Mack, da poco tragicamente scomparso, riteneva che gli alieni stanno preparando gli umani prescelti ad una sorta di salto evolutivo che li aiuterà a sopravvivere in futuro sul nostro pianeta ormai inevitabilmente avviato verso il degrado e la catastrofe ambientale.


I “negativisti” invece ritengono che gli extraterrestri stiano semplicemente sfruttando gli umani per i loro oscuri fini, sottoponendoli ad umilianti procedure mediche (asportazione di sperma ed ovuli, fecondazione artificiale di donne terrestri con successiva asportazione del feto, creazione di ibridi umano/alieni, inserimento di microimpianti etc.). Secondo il prof. David Jacobs, uno storico della Temple University autore del volume “The Treat”, gli alieni perseguono un piano ben preciso: la modifica biogenetica dei terrestri allo scopo di una convivenza tra umani e alieni sulla Terra. Tale progetto dovrebbe concludersi tra circa quattro generazioni, quando ormai tutta la popolazione terrestre avrà subito almeno un’esperienza di abduction. A questo punto le persone normali diventeranno civili di seconda classe con diritti molto limitati rispetto agli “ibridi”.
Jacobs individua i veri mandanti di tale sinistro piano nei “grandi insettoidi” o “Mantidi Religiose” anziché nei “Grigi”.
L’invasione aliena è pertanto già in corso ed ormai vi è ben poco da fare per contrastarla!
Karla Turner, compianta autrice del pionieristico “Taken” (ed ella stessa addotta), manifesta un punto di vista molto pessimistico non solo sui rapitori alieni, ma anche sul ruolo occulto rivestito dai militari. Le sue convinzioni sono confermate da altri addotti/investigatori come Lea Haley e Katharina Wilson.Come già accaduto alla stessa Turner, esse hanno notato un’apparente sorveglianza militare, come l’apparizione di elicotteri neri senza insegne prima o subito dopo le abductions, quasi fosse in atto un tentativo di monitorarle. Ma anche il ricordo, in molti casi, di essere state portate in basi sotterranee da team militari, dove talvolta i militari sembravano lavorare assieme agli alieni.
Altri autori, fra cui spicca lo scienziato austriaco Helmut Lammer, riconducono le abductions nell’ambito di un programma di controllo mentale illegale ed esperimenti biologici puramente umani camuffati da rapimenti UFO che hanno denominato MILAB (Military Abductions of Alleged UFO Abductees ovvero Abductions militari di presunti addotti UFO).
Più cauto appare il punto di vista di Budd Hopkins, forse il pioniere indiscusso dello studio delle abductions. Nel suo bollettino dell’Intruders Foundation dell’ottobre 1997, alla domanda “gli alieni sono buoni o cattivi?” fornisce la seguente risposta:” Non ho visto prove che gli alieni siano cattivi, ossia malevoli nemici decisi a conquistare. […] Ma d’altra parte non ho visto prove che gli occupanti degli UFO siano buoni: esseri benevoli venuti ad insegnarci come amarci l’un l’altro e prenderci cura di quello che ci circonda. Il loro scopo recondito sembra essere quello di portare a termine un complesso esperimento di incroci, in cui essi sembrano lavorare alla creazione di una specie ibrida, un misto di caratteristiche umane e aliene”.


Il dato certo, semmai, è che, dopo oltre tre decenni di studi e nonostante le diverse ipotesi avanzate dai ricercatori, i veri motivi delle abduction restano ancora imperscrutabili. Ma forse dobbiamo dire fino a oggi…
In Italia il primo ad approfondire seriamente le abductions è stato il prof. Corrado Malanga, ricercatore del dipartimento di chimica dell’Università di Pisa.


Il primo caso preso in esame da Malanga fu quello di Valerio Lonzi, un ragazzo di Genova che fu addotto una notte mentre partecipava ad un campeggio a Reppia, sui monti del capoluogo ligure.
All’epoca fu il CUN (Centro Ufologico Nazionale) ad incaricare Malanga di studiare il caso Lonzi (sul quale fu pubblicato dalla Bompiani il best seller “Gli UFO nella mente” scritto da Malanga stesso). In tale frangente, Malanga ebbe modo di apprendere le tecniche ipnotiche descritte dagli autori americani e, con l’aiuto del dott. Moretti di Genova, le migliorò avvalendosi anche della PNL (Programmazione Neuro-Linguistica: tale metodologia insegna a capire il comportamento dell'altro attraverso il suo modo di esprimersi).
Inspiegabilmente il CUN, all’indomani della pubblicazione dello studio di Malanga, sembrò prendere le distanze da questi, ritenendo forse le conclusioni cui era pervenuto troppo… “eterodosse”.
Ciò indusse il chimico pisano, dopo 25 anni di militanza in qualità di dirigente e consulente scientifico, ad uscire dalle fila del CUN, la cui politica rimaneva ancorata ad un modo anacronistico di “fare” ufologia, ed a organizzare un nuovo gruppo di collaboratori con cui proseguire le sue ricerche. Nasceva così lo Stargate Toscana, tuttora in piena attività.
Le ricerche di Malanga, proseguite ininterrottamente per circa 15 anni, hanno condotto a scoperte sconcertanti: esistono cinque livelli di interferenza aliena.



fonte:www.omeonet.ifo/federazione
fonte:www.ufomachine.org

   
   

 

    Crediti: Ufoonline.it

 

 
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