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Il primo livello di Interferenza Aliena
Il
primo livello di interferenza aliena descrive
l’abduction come un fenomeno invasivo, nel quale alcuni esseri, di
solito piccoli e di colore grigio scuro o nero, qualche volta blu,
prelevano il soggetto e lo conducono in un ambiente tecnologico dove
viene sottoposto ad operazioni chirurgiche su di una specie di
tavolo operatorio; sia nei maschi che nelle femmine vengono
impiantati microchip di controllo. Questo è quanto ci era stato già
descritto dai diversi studiosi americani, ma vi è di più. Esistono,
infatti, almeno dodici razze aliene diverse che hanno a che fare con
l’umanità e, pur impiegando tecniche differenti, alla fine cercano
la stessa cosa.
Ognuna di queste razze ha a disposizione piccoli esseri, definiti
genericamente “grigi” od EBE (Entità Biologiche Extraterrestri), che
possono essere considerati “cyborg”, cioè veri e propri robot
biologici, ottenuti per clonazione.
Esistono diversi tipi di Grigi, i quali vengono descritti in modo
simile, ma possiedono differenti caratteristiche morfologiche, come,
ad esempio, il colore della pelle e l’altezza. esse vengono
descritte con precisione durante l’ipnosi e differiscono a seconda
della razza aliena con cui si ha a che fare.
Quattro, tra le dodici razze aliene di cui si parla, apparivano
presenti sul territorio con frequenza maggiore delle altre (sono
forse le quattro razze stanziali a cui faceva riferimento il
colonnello Philip Corso?).
In realtà secondo Malanga non si dovrebbe parlare di razze, ma, più
appropriatamente, di gruppi di potere.
Del primo gruppo di potere fanno parte esseri che sembrano mammiferi
(mammiferomorfi), alti circa 2,40 m, bianchi di carnagione, bianchi
di capelli, con sei dita nelle mani e con gli occhi chiari
(azzurrini) con pupilla verticale. Questi esseri sono solitamente
vestiti di bianco, portano, appeso al collo, un medaglione rotondo
con una specie di simbolo triangolare e sembrano provenire dal
sistema triplo di Sirio (definiti “siriani”). Non sono mai state
segnalate femmine “siriane”
Altri, anche loro di tipo mammiferomorfo, sono biondo-rossicci (i
cosiddetti “biondi”), alti circa 2 m, con pupilla ad andamento
decisamente verticale, cranio allungato, che si assottiglia
progressivamente sui lati partendo dalla fronte (come la prua di una
nave), pelle abbronzata, vestiti con tute blu scuro attillate, con
cinque dita nelle mani. La tuta è caratterizzata da uno stemma a
forma di due triangoli intrecciati, posto sul pettorale sinistro.
Anche questi sembrano provenire dal sistema di Sirio, vengono sempre
definiti “belli” ed hanno le femmine.
Esistono, poi, altri mammiferomorfi, diversi dai precedenti, alti
più degli esseri umani, ma non esageratamente, i quali hanno mani a
cinque dita, sono bianchi di carnagione, dotati di capelli lunghi e
bianchi e si vestono con una veste bianca non attillata. Vengono
sempre definiti “belli” ed hanno le femmine. Questi alieni sembrano
provenire dalla costellazione del Toro (pertanto li chiameremo “tauriani”)
e si differenziano dagli altri due poiché nei loro rapimenti essi
sono i soli ad interagire con gli addotti.
Negli altri casi, invece, dopo un primo intervento dei “biondi”,
subentrano altre entità .
È dunque evidente che alcuni gruppi lavorano in collaborazione,
mentre altri si fanno semplicemente gli affari loro.
I “tauriani” interagiscono con gli addotti sempre da soli, ma quando
si ha a che fare con il gruppo proveniente da Sirio, sembrano
intervenire sempre per primi quelli abbronzati a cinque dita (i
“biondi”), poi, nel corso della vita dell’addotto, subentrano gli
altri. Sembra, infatti, che i “biondi” dispongano della mappatura
genetica dell’umanità, o comunque sappiano distinguere gli esseri
umani adatti per i rapimenti da quelli che vanno scartati, perché
non possiedono quella “cosa” che a loro serve.
Ancora più in alto, in una informale scala gerarchica, sembrerebbero
esistere esseri molto più antichi, molto alti, vestiti sovente con
abiti scuri attillati, che gli addotti dicono di non aver mai visto
direttamente, ma di aver percepito come se fossero dietro uno
schermo (è quindi difficile stabilirne l’altezza esatta, anche se,
da alcune considerazioni, si stima attorno ai 3 m).
Questi esseri hanno occhi tondi e quasi bianchi e possiedono una
appendice sotto il mento, che li fa assomigliare a uomini barbuti ed
è caratteristica solo dei maschi; le femmine sembrano non
possederla. Per di più sono dotati anche di due ossa scapolari molto
pronunciate che, a chi li vede di fronte, ricordano, erroneamente,
grandi ali ripiegate dietro la schiena. Talvolta è stata notata, al
centro della fronte, la presenza di quello che sembra il loro vero
occhio, molto luminoso (li chiameremo, pertanto, “monocoli”). Le
dita, tre più un dito opponibile, sono sottili ed arcuate come
quelle di un uccello. I “monocoli”, quando si spostano, sembrano
dotati di poteri telecinetici e non stanno qui, ma trasmettono i
loro messaggi agli altri alieni da lontano, con mezzi tecnologici.
Del secondo gruppo di potere fanno parte esseri di natura sauroide
(i “sauroidi”, erroneamente chiamati “rettiloidi” dall’ufologia
contemporanea).
Sembrano esistere due tipi di “sauroidi”.
Il primo e più invasivo tipo è alto circa 2,80 m, ha cinque dita
nelle mani e nei piedi, più, sull’avanbraccio, distante dalla mano,
un’unghia rostrata simile al dito che i gatti hanno sulle zampe
posteriori, ma dotato di una struttura chitinosa molto dura. La
pelle, che sembra sempre umidiccia e traslucida, è di colore
verde-marrone e, vista da vicino, appare dotata di scaglie, le
quali, se esaminate attentamente, si rivelano più morbide del
previsto.
La pelle diventa progressivamente rossa nella zona ventrale e nei
polpastrelli delle mani: in tali zone la pelle si fa più sottile e
si può veder scorrere una linfa rossa, soprattutto quando l’alieno
sembra comportarsi in modo disturbato.
Il cranio, sui lati destro e sinistro, è caratterizzato dalla
presenza di due superfici cornee, tondeggianti e poco sporgenti,
mentre al centro esiste una struttura più morbida, sotto la quale si
vede pulsare la linfa; questa struttura sembra una spina dorsale in
rilievo e percorre, bene in evidenza, tutta la lunghezza della
testa, del collo, del dorso e della grossa coda (pertanto chiameremo
questi alieni “draghi”). La grossa e tozza coda viene utilizzata
come terzo punto di appoggio quando il sauroide sta fermo sulle due
corte e tozze gambe. Le dita delle mani e dei piedi sono
abbondantemente palmate.
Disponiamo di pochi dati sulla lingua, che sembra, però, anch’essa
tozza e bifida.
Gli occhi sono dotati di una sotto-palpebra (membrana nittitante)
che scorre in diagonale, dal basso verso l’alto e dal naso verso
l’esterno. Le pupille sono verticali e le iridi cambiano di colore,
dal giallo verde al rosso vivo, a quanto pare secondo l’umore.
Disponiamo di rapporti su “draghi” di varie dimensioni e Malanga
ritiene che questa caratteristica dipenda dalla loro età e che essi
continuino a crescere sempre, senza un vero e proprio limite
massimo. L’aspetto generale viene descritto come quello di un drago
o, a volte, come quello di un “coccodrillo in piedi”, anche se il
viso (o muso?) è arrotondato come quello di un serpente, con labbra
sottili e narici poste in fondo al setto nasale, ma laterali,
piuttosto che frontali come le nostre.
Si tratta di esseri anfibi, tra i quali non si nota la presenza di
sessi; sono sempre descritti insieme ad un’altra specie,
apparentemente loro sottoposta.
Quest’ultima specie è composta da “sauroidi” senza coda, alti circa
2 m, con pelle traslucida, occhi a palla che conferiscono rigidità
allo sguardo (definiti “rane”) e denti verticali, lunghi e sottili,
che ricordano la disposizione dei fanoni delle balene. Sulla testa
hanno come dei piccoli corni, che, da lontano, ricordano una
capigliatura a spazzola; si tratta, tuttavia, di molte escrescenze
cornee ravvicinate. Questi esseri sono talmente simili l’uno
all’altro da rendere impossibile identificarne le differenze, anche
se se ne vedono diversi contemporaneamente.
Anche tra di loro non si nota la presenza di sessi distinti.
Del terzo gruppo di potere fanno parte esseri di tipo insettoide,
simili alle nostre mantidi religiose (perciò li chiameremo
“mantidi”), di colore verdastro, con corpo chitinoso. che si muovono
quasi camminando sugli arti posteriori. Gli arti anteriori vengono
tenuti come se l’alieno stesse pregando, quasi con le mani unite;
queste hanno tre dita più un dito diverso (non si sa se è
opponibile). La bocca è piccolissima e la testa, dai grandi occhi
scuri, viene spesso tenuta piegata su di un lato. Non si sa con
sicurezza se hanno un altro paio di piccoli arti intermedi tra
quelli superiori e quelli inferiori.
Gli addotti dai “siriani” passano poi, nell’arco della loro vita,
nelle mani delle “mantidi” e quindi in quelle dei “sauroidi”.
Sembra che gli addotti dai “tauriani” non vengano, invece, toccati
da nessun altro.
Esiste un’altra razza di esseri mammiferomorfi, che risultano essere
non cloni, ma schiavi (così gli addotti sotto ipnosi di solito li
definiscono) dei “sauroidi” .
Si tratta di esseri piccoli (che chiameremo, appunto, “schiavi”),
con la pelle molto rugosa, il collo lungo con i muscoli che flettono
e ruotano la testa (gli equivalenti dei nostri muscoli
sternocleidomastoidei) molto in evidenza, la bocca piccola con
labbra di diverso spessore (il labbro superiore è vistosamente più
piccolo di quello inferiore) e gli occhi scuri ed umidi.
Le dita delle mani sembrano essere cinque (qualcuno, ad onor del
vero, dice che sono quattro,si ritiene più probabile che siano
cinque; in ogni caso non sono sei).
Il cranio a forma di cuore è tipico, infatti è sviluppato in modo
retroverso, ma presenta un avvallamento al centro della fronte, che
scompare gradualmente verso la parte posteriore del cranio stesso.
Le orecchie sono piccole ed un po’ appuntite in alto.
Questi alieni vestono con abiti non attillati e sono alti circa 1,50
m; sono stati più volte confusi con “grigi” o con altri esseri,
incappucciati, i quali prendono il nome di “Javas”.
Attorno agli alieni finora descritti fluttuano descrizioni di altri
esseri con i quali sembra che gli addotti abbiano meno a che fare.
Il posto d’onore spetta a quelli che l’ufologia americana chiama
“Esseri di Luce”.
fonte:www.omeonet.info/federazione
fonte:www.ufomachine.org
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Prima Parte - Le Abduction o
incontri del quarto tipo

“E’
qualcosa di complesso, ambiguo, ingannevole, inconsistente,
traumatico, fisico e metafisico senza uno scopo univoco e chiaro. Vi
sono schemi e possibilità diverse, ma nessuna controllabile con
sicurezza e chiarezza cosicché tutti concordino sui fatti, e tanto
meno sulla verità complessiva del programma dell’attività aliena”
(Karla Turner, con riferimento al fenomeno abduction)
Le abductions (o incontri ravvicinati del IV tipo, secondo la
classificazione dell’astrofisico Allen Hynek), presunti rapimenti di
esseri umani da parte di entità aliene, rappresentano uno dei più
interessanti e controversi aspetti della fenomenologia ufologica.
Il problema venne all’attenzione degli studiosi all’inizio degli
anni 60 del ‘900, allorquando lo studioso statunitense John Fuller
diede alle stampe il volume “The interrupted Journey” (tradotto in
Italia con il titolo”Prigionieri di un UFO”, Armenia ed.) sull’ormai
famosa esperienza dei coniugi Barney e Betty Hill. Costoro,
sottoposti ad ipnosi regressiva dal noto psichiatra di Boston
Benjamin Simon, rievocarono un episodio di rapimento da parte di
piccoli umanoidi, che dopo averli condotti a bordo di un disco
volante li sottoposero ad una serie di “esami medici”.
Il compianto colonnello Philip Corso, alto ufficiale del pentagono e
componente del consiglio per la sicurezza nazionale USA all’epoca
del presidente Eisenhower, sostiene nel suo volume “il giorno dopo
Roswell” che il governo statunitense era a conoscenza dei rapimenti
alieni già negli anni ’50, ma vi sono fondati motivi per ritenere
che tale fenomeno risalga addirittura ai primordi della civiltà
umana.
La scienza ufficiale (come è solita fare quando si trova dinnanzi a
fenomeni che non riesce a interpretare diversamente!) ha tentato di
spiegare le abductions in maniera alquanto semplicistica
riconducendole ad una sorta di patologia mentale (sindrome
dissociativa o schizofrenia psicotica).
Gli studiosi che invece credono che il fenomeno sia ben reale e
riconducibile all’operato di entità esogene al pianeta Terra,
possono essere distinti in due precise categorie:
§ coloro che lo ritengono di matrice positiva (John Mack, Richard
Boylan, Whitley Strieber);
§ coloro che lo ritengono di matrice negativa ( Karla Turner, David
Jacobs, Budd Hopkins, Salvador Frexeido)
I propugnatori della teoria “positivista” credono che gli alieni
rapiscano i terrestri per “ampliarne” la coscienza e la
spiritualità, arrivando in alcuni casi anche a guarirne le malattie
fisiche.
Lo psichiatra John Mack, da poco tragicamente scomparso, riteneva
che gli alieni stanno preparando gli umani prescelti ad una sorta di
salto evolutivo che li aiuterà a sopravvivere in futuro sul nostro
pianeta ormai inevitabilmente avviato verso il degrado e la
catastrofe ambientale.
I “negativisti” invece ritengono che gli extraterrestri stiano
semplicemente sfruttando gli umani per i loro oscuri fini,
sottoponendoli ad umilianti procedure mediche (asportazione di
sperma ed ovuli, fecondazione artificiale di donne terrestri con
successiva asportazione del feto, creazione di ibridi umano/alieni,
inserimento di microimpianti etc.). Secondo il prof. David Jacobs,
uno storico della Temple University autore del volume “The Treat”,
gli alieni perseguono un piano ben preciso: la modifica biogenetica
dei terrestri allo scopo di una convivenza tra umani e alieni sulla
Terra. Tale progetto dovrebbe concludersi tra circa quattro
generazioni, quando ormai tutta la popolazione terrestre avrà subito
almeno un’esperienza di abduction. A questo punto le persone normali
diventeranno civili di seconda classe con diritti molto limitati
rispetto agli “ibridi”.
Jacobs individua i veri mandanti di tale sinistro piano nei “grandi
insettoidi” o “Mantidi Religiose” anziché nei “Grigi”.
L’invasione aliena è pertanto già in corso ed ormai vi è ben poco da
fare per contrastarla!
Karla Turner, compianta autrice del pionieristico “Taken” (ed ella
stessa addotta), manifesta un punto di vista molto pessimistico non
solo sui rapitori alieni, ma anche sul ruolo occulto rivestito dai
militari. Le sue convinzioni sono confermate da altri
addotti/investigatori come Lea Haley e Katharina Wilson.Come già
accaduto alla stessa Turner, esse hanno notato un’apparente
sorveglianza militare, come l’apparizione di elicotteri neri senza
insegne prima o subito dopo le abductions, quasi fosse in atto un
tentativo di monitorarle. Ma anche il ricordo, in molti casi, di
essere state portate in basi sotterranee da team militari, dove
talvolta i militari sembravano lavorare assieme agli alieni.
Altri autori, fra cui spicca lo scienziato austriaco Helmut Lammer,
riconducono le abductions nell’ambito di un programma di controllo
mentale illegale ed esperimenti biologici puramente umani camuffati
da rapimenti UFO che hanno denominato MILAB (Military Abductions of
Alleged UFO Abductees ovvero Abductions militari di presunti addotti
UFO).
Più cauto appare il punto di vista di Budd Hopkins, forse il
pioniere indiscusso dello studio delle abductions. Nel suo
bollettino dell’Intruders Foundation dell’ottobre 1997, alla domanda
“gli alieni sono buoni o cattivi?” fornisce la seguente risposta:”
Non ho visto prove che gli alieni siano cattivi, ossia malevoli
nemici decisi a conquistare. […] Ma d’altra parte non ho visto prove
che gli occupanti degli UFO siano buoni: esseri benevoli venuti ad
insegnarci come amarci l’un l’altro e prenderci cura di quello che
ci circonda. Il loro scopo recondito sembra essere quello di portare
a termine un complesso esperimento di incroci, in cui essi sembrano
lavorare alla creazione di una specie ibrida, un misto di
caratteristiche umane e aliene”.
Il dato certo, semmai, è che, dopo oltre tre decenni di studi e
nonostante le diverse ipotesi avanzate dai ricercatori, i veri
motivi delle abduction restano ancora imperscrutabili. Ma forse
dobbiamo dire fino a oggi…
In Italia il primo ad approfondire seriamente le abductions è stato
il prof. Corrado Malanga, ricercatore del dipartimento di chimica
dell’Università di Pisa.
Il primo caso preso in esame da Malanga fu quello di Valerio Lonzi,
un ragazzo di Genova che fu addotto una notte mentre partecipava ad
un campeggio a Reppia, sui monti del capoluogo ligure.
All’epoca fu il CUN (Centro Ufologico Nazionale) ad incaricare
Malanga di studiare il caso Lonzi (sul quale fu pubblicato dalla
Bompiani il best seller “Gli UFO nella mente” scritto da Malanga
stesso). In tale frangente, Malanga ebbe modo di apprendere le
tecniche ipnotiche descritte dagli autori americani e, con l’aiuto
del dott. Moretti di Genova, le migliorò avvalendosi anche della PNL
(Programmazione Neuro-Linguistica: tale metodologia insegna a capire
il comportamento dell'altro attraverso il suo modo di esprimersi).
Inspiegabilmente il CUN, all’indomani della pubblicazione dello
studio di Malanga, sembrò prendere le distanze da questi, ritenendo
forse le conclusioni cui era pervenuto troppo… “eterodosse”.
Ciò indusse il chimico pisano, dopo 25 anni di militanza in qualità
di dirigente e consulente scientifico, ad uscire dalle fila del CUN,
la cui politica rimaneva ancorata ad un modo anacronistico di “fare”
ufologia, ed a organizzare un nuovo gruppo di collaboratori con cui
proseguire le sue ricerche. Nasceva così lo Stargate Toscana,
tuttora in piena attività.
Le ricerche di Malanga, proseguite ininterrottamente per circa 15
anni, hanno condotto a scoperte sconcertanti: esistono cinque
livelli di interferenza aliena.
fonte:www.omeonet.ifo/federazione
fonte:www.ufomachine.org |
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