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Il radiotelescopio di Arecibo, posto
in una conca naturale..

Da oltre quattro anni i personal computer di milioni di persone stanno macinando dati per contribuire ad una delle più straordinarie ricerche scientifiche. Il progetto si chiama SETI@home e consiste nell'analizzare frammenti dei dati ottenuti col radiotelescopio di Arecibo, il più grande al mondo. Lo scopo è di trovare in quell'oceano di rumore una chiara impronta di origine extraterrestre.

L'idea di utilizzare radiotelescopi per tentare di cogliere messaggi alieni non è nuova. Il primo progetto risale al 1960 quando Frank Drake, un giovane astronomo americano, ascoltò per due mesi due stelle relativamente vicine e molto simili al Sole, Tau Ceti e Epsilon Eridani, distanti dalla Terra circa 11 anni luce. L'esperimento fu chiamato progetto OZMA dal nome della regina della immaginaria terra di Oz. Purtroppo non fu rivelato alcun segnale, ma i principi di tale ricerca sono rimasti validi fino ad oggi.

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Innanzitutto la frequenza su cui sintonizzarsi per la ricerca è quella di emissione dell'idrogeno. Infatti a priori non è dato sapere quale "canale" possono utilizzare gli alieni per inviare messaggi nello spazio. Una interessante indicazione ci viene dallo studio delle fonti di "rumore nell'universo". Come si vede nella figura a fianco, che illustra il livello di rumore elettromagnetico nell'Universo, vi è al centro una zona abbastanza tranquilla, compresa tra l'emissione dell'idrogeno (H) e dell'ossidrile (OH). Dato che queste due molecole formano l'acqua, questa gamma di frequenze ha preso il nome di "buco dell'acqua". Siccome l'idrogeno è l'elemento più diffuso nell'Universo, la sua frequenza di emissione costituisce una specie di "standard" di certo noto a tutte le civiltà intelligenti. Per questo motivo, fin dall'origine dei programmi di ricerca, ci si è concentrati su questo particolare intervallo di frequenze.

Dopo i primi pionieristici tentativi di individuare segnali alieni, sia l'Unione Sovietica che gli Stati Uniti si impegnarono nella ricerca, ma dopo diversi insuccessi, i fondi furono tagliati. alla fine degli anni '90 grazie a fondi privati la ricerca è ripresa fino a sfociare nel programma SETI@home che si appoggia sul radiotelescopio di Arecibo.

Questo enorme orecchio produce una tale quantità di registrazioni che è impensabile utilizzare un supercomputer per analizzarle. Di qui l'idea di coinvolgere i proprietari dei PC domestici che, grazie ad internet, possono diventare parte di un progetto grandioso. Ogni utente si registra, scarica dalla rete un pacchetto di dati che vengono elaborati quando il computer non ha nulla da fare. Dopo una decina di ore, terminata l'analisi alla ricerca di segnali extraterrestri, i risultati vengono spediti al computer centrale e si ricomincia da capo.

Questa ricerca del proverbiale "ago nel pagliaio" consiste nell'individuazione di segnali artificiali. Ad esempio una serie di impulsi, o "tripletti" o semplicemente un segnale continuo che tradisca una qualche volontà di trasmettere nel cosmo. Come verifica incrociata, vengono mandati gli stessi pacchetti di dati a utenti diversi, naturalmente ci si aspetta che i risultati siano gli stessi. Una prima setacciata ha prodotto oltre cinque miliardi di segnali interessanti! La maggior parte però è costituita da segnali di origine umana: disturbi elettromagnetici, interferenze con sistemi di comunicazione, radar, satelliti ecc.

Dal 18 al 20 marzo 2003 il radiotelescopio di Arecibo sarà completamente a disposizione del team di SETI@Home per mettere alla prova i 200 migliori candidati segnali extraterrestri. Arrivare alla fine di questa selezione è stato molto difficile. Occorreva imporre dei criteri abbastanza restrittivi da eliminare quasi tutti i 5 miliardi di segnali, ma allo stesso tempo era importante non escludere eventuali segnali alieni. La situazione è bizzarra perché occorre … imparare a pensare come degli alieni che vogliano mettersi in contatto con altre civiltà.

Di certo è necessario che il segnale si ripeta: già in passato è successo di ricevere segnali molto promettenti, ma dato che non si sono più ripetuti, non è possibile affermarne l'origine aliena.
In secondo luogo occorre tenere conto del moto relativo tra il pianeta ricevente (la Terra) e del pianeta trasmittente. Si pensi alla sirena di una ambulanza: man mano che si avvicina, il suono si fa più acuto, invece quando si allontana scende di tono. Allo stesso modo se i pianeti oscillano attorno alle loro stelle, il segnale radio subirà delle variazioni di frequenza di cui bisognerà tener conto. Inoltre si è deciso di considerare solo quei segnali che sembrano provenire da stelle simili al Sole, cioè non troppo potenti da non lasciare tempo a sufficienza per la formazione di una civiltà evoluta, né troppo piccole e fredde. Le stelle vicine hanno un credito extra poiché sarebbe molto più facile comunicare con le loro civiltà.
Particolare attenzione si è data a quelle stelle che - come si è scoperto recentemente - hanno attorno dei pianeti.

Passeranno ancora molte settimane prima che i risultati di queste osservazioni vengano resi noti, ma è fortissima l'emozione nel pensare al possibile risultato positivo di una ricerca del genere.
Osservare una stellina sperduta e - con un radiotelescopio - captare un segnale che può venire solo da una civiltà intelligente sarebbe qualcosa di meraviglioso.

Domanda: è mai stato captato un segnale di origine aliena?

Risposta: il 5 agosto 1977 l'Ohio State Radio Observatory rilevò un segnale che finora è il più promettente mai captato. Lo scienziato che era di guardia in quel momento rimase tanto sorpreso dall'intensità del segnale che scrisse "wow!" a margine del tabulato del computer. Ancora oggi lo si chiama "segnale wow!". Dall'analisi si è dedotto che la sorgente non era terrestre, ma dato che non si è più ripetuto, non è possibile affermare con certezza di cosa si trattasse.

Domanda: la nostra civiltà ha mai inviato messaggi radio nello spazio?

Risposta: si, il 16 novembre 1974 fu inviato un messaggio radio verso l'ammasso stellare M13, composto da oltre centomila stelle. Tale messaggio conteneva una breve descrizione della nostra posizione nel cosmo, della struttura del DNA e una rappresentazione stilizzata di un essere umano. Il messaggio arriverà a destinazione tra 23.000 anni!




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