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a Indice Scienza
Si ferma la Macchina del CERN:
Acceleratore KO
Incidente
al Cern, almeno due mesi di stop per l’acceleratore di protoni LHC, il
più grande del mondo, inaugurato a Ginevra il 10 settembre davanti a
cinquecento giornalisti. E’ successo venerdì poco dopo mezzogiorno, ma
la notizia è stata diffusa solo sabato pomeriggio. Una connessione
elettrica tra due magneti superconduttori è andata in cortocircuito e il
calore che si è prodotto ha «bucato» il circuito dell’elio liquido che
serve a raffreddare i magneti a 271 gradi centigradi sotto zero. L’elio
liquido si è così riversato in grande quantità nel tunnel a cento metri
di profondità al confine tra Francia e Svizzera. Nessun danno alle
persone, non è certo la «fine del mondo» neppure in senso figurato. Sono
malfunzionamenti piuttosto comuni in queste tecnologie estreme.
Però è un contrattempo sgradevole per vari motivi. Perché ci sarà un
ritardo nell’avvio degli esperimenti. Perché la spesa per la riparazione
non sarà lieve, anche se irrisoria rispetto agli otto miliardi del costo
complessivo di LHC. Perché il 21 ottobre, quando è prevista
l’inaugurazione «politica» di LHC con l’intervento di decine di capi di
Stato, la gigantesca macchina non potrà funzionare. E infine anche per
un motivo psicologico. Il 10 settembre aveva trovato ascolto la tesi di
una sparuta minoranza di scienziati, secondo i quali LHC avrebbe potuto
produrre minibuchi neri capaci di inghiottire la Terra intera.
Ovviamente non è successo e non succederà niente del genere, ma su
Internet già dilagano migliaia di blog che rilanciano paure e grida di
allarme. LHC, Large Hadron Collider, è una pista circolare lunga 27
chilometri nella quale corrono in direzioni opposte fasci di protoni, le
particelle che con i neutroni costituiscono i nuclei atomici.
I due fasci si scontrano in quattro aree sperimentali. E’ lì che i
fisici sperano di trovare il «bosone di Higgs», detto anche «la
particella di Dio» perché spiegherebbe l’esistenza di tutte le altre e
quindi dell’universo stesso. Perché i protoni formino fasci sottili come
un capello occorrono potenti magneti. Altri magneti servono a curvarne
la traiettoria in modo che seguano la circonferenza del tunnel. I
magneti che svolgono questo compito sono l’oggetto più freddo
dell’universo: 1,9 Kelvin sopra lo zero assoluto, mentre lo spazio
cosmico è a 2,7. Il raffreddamento, che serve a limitare il consumo di
energia elettrica, si ottiene con elio liquido. E’ facile capire che una
struttura formata da 1700 magneti distribuiti lungo 27 km, con parti
ultrafredde e altre a temperatura ambiente, subisce forti stress per la
diversa dilatazione dei materiali.
Nell’incidente di venerdì il cortocircuito ha causato uno sbalzo termico
ben più violento, e il sistema di contenimento dell’elio ha ceduto. La
riparazione sarà lunga perché il settore 3-4 della «pista» per protoni
che ha subito il danno dovrà essere riportato a una temperatura normale,
e dopo la riparazione occorrono parecchie settimane per ridiscendere a
meno 271°C. Un problema simile aveva già ritardato quasi di un anno
l’inaugurazione. «Quando è avvenuto l’incidente - fa notare James
Gillies, portavoce del Cern - il fascio di protoni non era acceso e i
tecnici al lavoro non hanno corso nessun rischio: le misure di sicurezza
hanno funzionato alla perfezione». Ma basterà a far tacere gli epigoni
di Nostradamus?
Fonte
LaStampa.it
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