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La
caccia alla particella di Dio riparte a Novembre 2009
E' stato salutato
come uno dei più importanti traguardi scientifici della storia
dell'uomo. E' stato addirittura paragonato al primo sbarco dell'uomo
sulla Luna. A un certo punto si è detto che si sarebbe mangiato
letteralmente la Terra con un enorme buco nero. Per un bel po' ha
lasciato l'intera comunità scientifica col fiato sospeso, fino a che
all'entusiasmo sono subentrati scetticismo e paura.
Paura che il Large Hadron Collider (Lhc), il più grande acceleratore di
particelle che l'uomo abbia mai costruito, possa fallire la sua
missione. Paura che quella mastodontica macchina realizzata al Cern di
Ginevra possa essere sconfitta da quella più piccola del FermiLab di
Chicago, il Teratron, che ancora oggi detiene il record di potenza tra
gli acceleratori.
Sarebbe davvero un brutto rospo da ingoiare se gli americani riuscissero
a trovare per primi la «particella di Dio», l'altro nome con cui è
conosciuto il «Bosone di Higgs». Quella particella che, secondo molti
scienziati, racchiuderebbe in sé il segreto della forza di gravità,
l'energia che tiene insieme tutto l'Universo e la materia così come la
conosciamo.
Dopo l'entusiasmante inaugurazione di settembre, l'acceleratore del Cern
è stato protagonista di una serie di inconvenienti e guasti costati
continui rimandi alla sua piena operatività. Una vera e propria
maledizione. A settembre una fuga d'elio, infatti, ha costretto gli
scienziati a rimandare l'avvio degli esperimenti. Si è trattato di
effettuare una serie di riparazioni che hanno in pratica spostato
l'avvio dell'Lhc a dopo l'estate, verso ottobre.
Ora un altro problema pare abbia ulteriormente posticipato di un altro
mese lo svolgimento degli esperimenti. «Il primo guasto - racconta
Umberto Dosselli, vicepresidente dell'Istituto nazionale di fisica
nucleare (Infn) - ha fatto perdere molto tempo. E per paura che un
inconveniente simile capiti di nuovo il management che si occupa
dell'acceleratore del Cern ha deciso di rimandare ulteriormente
l'esperimento a novembre cercando nel frattempo di sistemare alla
perfezione ogni dettaglio. Sono stati messi in campo tutta una serie di
sofisticatissimi strumenti con lo scopo di prevenire qualsiasi altro
inconveniente».
Non sarebbe stato quindi un altro guasto a bloccare l'Lhc, quanto
piuttosto un eccesso di zelo e prudenza. Per fare una metafora, possiamo
paragonare questa scelta a quella che fa un automobilista pignolo al
primo segnale di sofferenza della sua auto. Così come l'automobilista
fiscale sceglie di portare subito l'auto dal meccanico per evitare che
una piccola imperfezione possa compromettere l'intero motore, anche gli
scienziati del Cern vogliono assolutamente evitare che qualcosa possa
creare un danno maggiore alla loro creatura.
«E' una scelta - dice Dosselli - davvero molto difficile da prendere. E'
costato tempo e sforzi da parte dei fisici del Cern. Se questi rinvii
possono aver deluso qualcuno, figuriamoci come possono stare
psicologicamente gli scienziatiche stanno lavorando all'Lhc da circa 10
anni».
Ma questo eccesso di zelo potrebbe costare molto più che qualche mese di
rimandi o di lavoro. A rischio, infatti, c'è lo stesso successo
dell'esperimento. La preoccupazione è che gli americani possano batterci
sul tempo e raggiungere i risultati tanto agognati con un acceleratore
molto più piccolo e meno potente di quello di Ginevra. Oltre il danno la
beffa.
«Il FermiLab di Chicago - precisa Dosselli - potrebbe riuscire con
l'acceleratore Teratron a bruciarci sul tempo. E' una competizione
entusiasmante che serve da stimolo a tutti». Ma la posta in gioco è
davvero troppo alta. Gli scienziati del Fermilab, ottimizzando il
vecchio acceleratore a loro disposizione, possono essere in grado di
dimostrare l'esistenza del Bosone prima del Cern. Già nel 1995 due
gruppi separati di scienziati del Fermilab hanno trovato l'altra
particella mancante nel modello Standard della fisica subnucleare, il
«Top Quark» . E' un po' come aver trovato il fumo prima di arrivare
all'incendio vero e proprio, in questo caso la «particella di Dio». Ma
qualora il Cern ne uscisse sconfitto, per il nostro paese rimarrebbe
comunque un premio di consolazione.
«Ci sarebbe un pezzetto d'Italia - dice Dosselli - anche nell'eventuale
successo del FermiLab. Molti degli scienziati che lavorano
sull'acceleratore Tevatron sono italiani. Questo forse renderebbe la
sconfitta meno amara».
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