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Sulla Terra, in millenni di storia umana, abbiamo imparato a usare e interpretare segnali che potessero rivelare la presenza di un possibile nemico anche a "grandi" distanze. Il fuoco prima e, più in generale, la luce ci hanno "mostrato" la strada e si è capito presto che, per cercare farsi cercare da alieni- nemici o amici che siano- poteva essere alquanto conveniente liberarsi del mezzo meccanico, della "busta" e della "carta da lettera" come i costosi Pioneer per inviare invece semplici messaggi contenuti in una emissione elettromagnetica. Il paragone tra la storia della comunicazione tra noi umani e la storia del tentativo di codificare un metodo e un linguaggio per dialogare con gli alieni continua a essere incredibilmente calzante. Il grande matematico F. Gauss aveva infatti ipotizzato di segnalare ai presunti abitanti della Luna la presenza di un'intelligenza terrestre mediante dei falò che disegnassero il teorema di Pitagora. Si potrebbe allora considerare questo tentativo come coincidente con l'"era del fuoco" della comunicazione con gli alieni.

Tornando ai giorni nostri, uno dei problemi da risolvere è come sperare di farsi capire o semplicemente di farsi dare confidenza da qualche altro abitante della nostra galassia usando essenzialmente luce se tutto attorno a noi la Natura ha distribuito centinaia di miliardi di punti-luce estremamente potenti? Quale banda dello spettro elettromagnetico usare per farsi vedere? Le onde gravitazionali, previste dalla teoria, non sono ancora state rilevate e quindi sono, al momento, da escludere. Nel visibile, oltre a dovere competere con l'incredibile quantità di luce prodotta dai corpi celesti che ci circondano, temiamo fortemente di non essere visti a causa degli assorbimenti da parte di nubi o di altri oggetti che popolano lo spazio attorno e che in alcune direzioni possono letteralmente mettere in ombra un nostro messaggio. Il dominio delle radiofrequenze per molti versi appare il migliore permettendoci di non temere l'assorbimento di molte particelle che la radiazione di questa banda incontra lungo il suo cammino. Se siamo in un Universo popolato da una o più civiltà a un livello tecnologico-scientifico se non superiore, almeno come il nostro, possiamo confidare nella scoperta che queste avranno sicuramente fatto dell'incredibile diffusione dell'idrogeno come componente chimico essenziale del nostro condominio universale.L'idrogeno neutro emette in una banda di frequenze tipica compresa tra i 1400 e i 1800 Megahertz e a questa emissione spontanea gli corrisponde una lunghezza d'onda di circa 21 centimetri che, data la diffusione di questo elemento, ci si aspetta venga usata come "filo" sul quale fare scorrere i messaggi.

Il paragone con un filo forse ci può realmente aiutare a capire cosa succede effettivamente. Se teniamo in mano uno dei due capi di un filo e l'altro lo diamo a un nostro amico, possiamo comunicare con lui usando un linguaggio fatto di scossoni, tensioni, oscillazioni del filo stesso indotte dal nostro agitare la mano. Se il filo è molto teso, riuscirà a oscillare poco, ma la sua tensione potrà facilitarci trasmissioni brevi come "si" o "no". Se lo facciamo oscillare molto, l'onda impressagli viaggerà fino all'altro capo e sarà visualizzabile come una serie di gobbe e avvallamenti intorno alla posizione che il filo ha quando viene lasciato penzolare senza imprimergli nessun movimento. Se immaginiamo che le onde elettromagnetiche siano proprio come onde che si muovono come queste perturbazioni del filo viaggiando nello spazio alla velocità della luce, possiamo capire la loro utilità per le comunicazioni terrestri o interstellari. Uno scossone impresso al mezzo- che non sarà più il filo ma i campo elettrico e magnetico- viaggerà percorrendo in ogni secondo trecentomila chilometri. Lo spazio interstellare è pieno di queste "comunicazioni involontarie" compiute da tutti i corpi che lo popolano, ognuno che emette alla sua lunghezza d'onda particolare. Abbiamo imparato a riconoscere le comunicazioni inconsapevoli dei vari oggetti in Natura e questo comporta che sapremmo benissimo identificare un segnale "innaturale" se solo sapessimo dove cercarlo.

Al momento possiamo solo fare delle ipotesi sforzandoci di metterci nei panni di chi vuole inviare un messaggio in giro per lo spazio per comunicare la propria presenza. E' per questo che la grande diffusione dell'elemento idrogeno ci ha indotto a pensare che- dato che ovunque si guardi lo si vede- lungo questo "filo" dovrebbe essere più facile comunicare. Un messaggio possibile potrebbe essere semplicemente qualcosa che, presentandosi come emesso a una frequenza lasciata libera dal "palinsesto naturale", anche senza comunicare niente, già per il solo fatto di esistere segnala la presenza di un mittente. Provate a immaginare cosa pensereste ricevendo un sms vuoto da un numero sconosciuto: l'unico dato certo sarebbe che sicuramente qualcuno, con un numero diverso da quelli a voi noti, l' ha mandato.

Volendo inserire un messaggio, anche un solo, semplice "ciao", dovremmo lavorare sulla frequenza. Qui gli esempi si sprecano: se si tratta di inviare un messaggio strutturato lungo un filo si deve dare una serie di strattoni intervallati in qualche modo particolare o forse basterebbe imprimergli delle oscillazioni strane che siano così innaturali da far chiedere a chi sta dall'altra parte: "cosa vuol dire?". Se si tratta di una lettera o del display del vostro telefonino, al bianco del foglio o al piano vuoto di cristalli liquidi bisognerebbe aggiungere qualcosa che faccia delle variazioni sul tema: dei segni a matita, dei colori, dei caratteri alfanumerici…Queste variazioni sul tema di solito vengono indicate come "modulazioni": sono lavorazioni attorno a una frequenza usata per veicolare il messaggio. Muovendosi attorno a questa frequenza, le modulazioni esigono una banda entro la quale muoversi, una banda centrata sulla frequenza principale. Più la banda è stretta e più il messaggio è definito e riconoscibile. Più la banda è larga e più il messaggio è disperso e rischia di essere confuso trovandosi a competere con altri fenomeni che entrano in quella banda lì. Ma una banda larga è anche tale per cui entrano in essa così tante "oscillazioni del filo" da permetterci di comunicare molta più informazione come immagini, musiche, testi rispetto a una più stretta.

Ecco allora che la nostra strategia di comunicazione deve soddisfare tutte queste esigenze apparentemente non conciliabili. La banda radio dell'idrogeno si suppone essere quella che più si presta a soddisfare il maggior numero di queste esigenze. Più che un filo, essa sembra un lenzuolo che si muove in tutto lo spazio galattico lasciandosi scorrere sopra la fitta comunicazione dei fenomeni naturali. Gli scienziati sperano che possa quindi essere quella nella quale trasmettono anche gli alieni e alla quale guardano con la nostra stessa speranza di cogliere qualcosa di anomalo, un qualcosa di innaturale se così si può definire la tendenza a cercare qualcuno in ascolto. Forse, se la Natura- con la sua netta maggioranza di voti nel parlamento galattico- non ha preso proprio tutte le emittenti lasciando libera qualche banda anche alla minoranza rappresentata dalle civiltà intelligenti, c'è da ritenere che la comunicazione tra queste ultime sia un fenomeno previsto dalla Natura stessa. Qualcosa non in conflitto con la sua struttura, ma bensì qualcosa che ha a che fare con i suoi stessi interessi.

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