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Non rispondono ma ci sono:
il punto sulle ricerche di vita aliena.

Per il momento gli scienziati non sono riusciti a scoprire i marziani nel raggio di 100 anni luce dalla Terra. Ma le ricerche proseguono.

Yurij Gnedin, vicedirettore dell'osservatorio astronomico "Pulkovo" di San Pietroburgo presso l'Accademia delle scienze russa, ha rilasciato un'inusuale ma allo stesso tempo assai importante dichiarazione. Secondo Gnedin, sebbene gli scienziati non siano tuttora riusciti ad ottenere la conferma dell'esistenza di civilta' extraterrestri sia nel Sistema solare che nelle sue prossimita', le ricerche proseguiranno.

Il programma di ricerca di civilta' extraterrestri (SETI), che unisce centinaia di ricercatori da tutto il mondo, si basa principalmente sui dati ottenuti dalle osservazioni radio. Gli scienziati infatti sono costantemente in attesa di qualche segnale di origine artificiale proveniente dal cielo da parte di una qualsiasi civilta' extraterrestre. E in quest'ottica la cosa piu' importante non e' comprenderne il significato, bensi' il fatto della ricezione del segnale in se'.

"La ricerca viene effettuata con fine specifico attorno alle stelle simili al nostro Sistema solare, - ha spiegato il rettore della cattedra di meccanica celeste dell'Istituto di astronomia di San Pietroburgo Konstantin Holshevnikov. - Se 11 anni fa siamo stati in grado di scoprire una sola stella di questo genere, attualmente il loro quantitativo ammonta gia' a circa duecento. Un pianeta abitato da una civilta' tecnologizzata deve essere per forza di cose dotato di una potente emissione radio e proprio la persistenza dei segnali emessi puo' rappresentare un segno della sua provenienza artificiale. Tuttavia, devo ammettere che sinora le nostre ricerche sono state vane".

La complessivita' delle ricerche viene ulteriormente complicata dal fatto che la vita degli extraterrestri puo' differenziarsi radicalmente dalla nostra e cio' sta a significare che di conseguenza anche i modi di trasmissione dei segnali possono essere completamente differenti dai nostri. Civilta' extraterrestri avanzate possono infatti emettere segnali sia grazie ad onde ultraviolette che a raggi GI. Inoltre va detto che la stessa natura dell'Universo funge da barriera per cio' che concerne le comunicazioni tra civilta' extraterrestri. Finora sono sconosciuti metodi di trasmissione di segnali superiori alla velocita' della luce. In quest'ottica, considerando il fatto che la luce impiega quasi cinque anni per raggiungere la stella a noi piu' vicina, la Proxima Centauri, e dai 9 ai 60 anni per raggiungere le altre dieci stelle piu' vicine alla Terra, la possibilita' di poter comunicare con altre civilta' puo' verificarsi tra un paio di secoli.

E tenendo presente inoltre il fatto che la luce impiega 35 milioni di anni a percorrere la totale superificie della nostra Galassia, e' assai possibile che la civilta' che ha inviato un qualche segnale nel frattempo si sia estinta. "In questo modo ricerchiamo l'evoluzione della galassia nell'arco di un milione di anni, proprio come uno storico alla ricerca della storia di una qualche popolazione da tempo estintasi", ha sottolineato Holshevnikov.

E' indicativo il fatto che "farsi sentire" inviando segnali ad altri mondi viene considerato dagli astronomi un qualcosa di quasi inutile, dal momento che se la civilta' extraterrestre a noi piu' vicina si trova nel raggio di 100 anni luce dal nostro pianeta, la risposta la riceveremo solamente fra 200 anni. Tuttavia, tentativi di entrare in contatto con altre civilta' vengono regolarmente intrapresi dagli astronomi e uno degli ultimi di questi tentativi risale al 2003, quando un trasmettitore di 70 metri installato all'interno dell'osservatorio di Evpatoria, in Crimea, invio' nel cosmo 90.000 lettere scritte da altrettanti abitanti di diverse nazioni.

In ogni caso va detto che sinora i risultati ottenuti sono assai poco confortanti. "Finora tutti i tentativi intrapresi sono andati a vuoto, - ammette Holschevnikov. - Ritengo che solo casualmente potremo scoprire qualcuno. Abbiamo compiuto una approfondita ricerca nel raggio di 100 anni luce e tuttavia siamo costretti a constatare che in questo raggio non siamo riusciti a scoprire nessun segno di altre vite. E' pero' possibile che prima o poi troveremo qualcosa in un diapason di 1000 anni luce".

"Eppure la possibile presenza di vita su altri pianeti che ricordano il nostro Sistema solare e' nonostante tutto abbastanza elevata, - ha raccontato il direttore della sezione elaborazione di osservazioni astrofisiche dell'Istituto di fisica intitolato a P.M. Lebedev, Serghej Lihaciov. - Nei prossimi 3-5 anni faranno la loro comparsa radiotelescopi ultrapotenti grazie all'aiuto dei quali sara' possibile una ricerca piu' accurata di pianeti e sistemi simili al nostro".

"Al momento per noi la cosa piu' importante non e' la scoperta di civilta' extraterrestri, bensi' la scoperta di un'altra forma di vita, - ha dichiarato il dottore di scienze fisico-matematiche dell'istituto di astronomia presso l'Accademia delle scienza russa, Viktor Barghov. - E' indispensabile scoprire se noi rappresentiamo gli elementi generici all'interno di un determinato sistema o se ognuno di questi elementi e' unico nel suo genere".

Ed e' proprio in questo che consiste lo scopo basilare del programma SETI: fuga dalla solitudine alla ricerca di amici e seguaci.




 FONTE: Pravda.ru


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