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Dopo 30 anni, bocciati gli
esperimenti delle sonde Viking
Esperimenti ripetuti oggi hanno accertato che i loro
strumenti non potevano rilevare eventuali forme di vita,
non essendo in grado di scoprire microorganismi di cui
pullulano i deserti terrestri
Se
i marziani avessero mandato sonde come le Viking a fare
esperimenti nel deserto della Libia, probabilmente
avrebbero concluso che sulla Terra non c'è vita. A
trent'anni dall'arrivo su Marte dei primi robot della
Nasa che esplorarono il pianeta rosso, una serie di
esperimenti mettono in dubbio le conclusioni
scientifiche della doppia missione degli anni Settanta.
Scienziati messicani hanno ripetuto i test eseguiti da
Viking 1 e Viking 2, con gli stessi strumenti,
portandoli stavolta in alcuni dei luoghi più desolati
del nostro pianeta con caratteristiche non molto diverse
dal suolo marziano: deserti in Cile e Libia e valli
secche in Antartide. I risultati, pubblicati sulla
rivista dell'Accademia nazionale delle Scienze
americana, secondo gli studiosi dimostrano che se c'è
vita su Marte, gli strumenti dei Viking non potevano
rilevarla, perchè non sono stati in grado di scoprire le
microscopiche forme viventi di cui pullulano i deserti
terrestri.
Il programma Viking è considerato uno dei più grandi
successi nell'esplorazione spaziale. Le sonde furono
lanciate nell'agosto e nel settembre del 1975 e i loro "lander"
scesero sul pianeta rosso circa un anno dopo. Viking 1
toccò il suolo marziano il 20 luglio 1976, mentre il
secondo robot arrivò il 3 settembre successivo. Entrambi
continuarono per anni a inviare dati e l'intero
programma fu considerato concluso solo nel 1983. Una
grande eccitazione accompagnò trent'anni fa i primi
esami del suolo marziano da parte delle Viking, ma i
test presto conclusero che non c'erano tracce di vita:
conclusioni peraltro confermate dalle successive
missioni e dalle esplorazioni ancora in corso da parte
dei rover Spirit e Opportunity.
Uno dei test degli anni '70 prevedeva di vaporizzare
campioni di suolo marziano prelevati dal braccio
robotizzato dei Viking per esaminare poi i gas, alla
ricerca di molecole organiche. Un altro esperimento
puntava a individuare segni della presenza di carbonio
radioattivo, considerato un altro indicatore di forme di
vita.
Secondo Rafael Navarro-Gonzalez, uno degli autori dello
studio, gli strumenti del programma Viking ''potevano
essere stati ciechi di fronte a bassi livelli di
presenza organica su Marte''. Questo non significa
ovviamente che sul pianeta rosso ci sia vita, ma è
l'ennesimo segnale che emerge negli ultimi tempi sulla
difficoltà di scoprirla. Una ricerca resa pubblica
giorni fa, ha dimostrato che esistono batteri capaci di
vivere in condizioni ritenute fino a ora proibitive a
diversi chilometri sottoterra. Colonie di microrganismi
sono state trovate in pozze d'acqua sotterranee rimaste
isolate per milioni di anni dalla superficie e ora
individuate in una miniera d'oro in Sudafrica.
Condizioni simili, secondo gli scienziati, potrebbero
esistere anche su Marte o su altri pianeti e
difficilmente le sonde spaziali possono riuscire a
individuarle.
FONTE:
Newton
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