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E se un
giorno l'umanità scomparisse?
La Terra dimenticherebbe in fretta!
ROMA
- Abbiamo la capacità di viaggiare nello spazio, siamo
riusciti a colonizzare buona parte delle terre emerse,
possiamo fare cose che nessun'altra specie vivente,
almeno sul nostro pianeta, ha mai nemmeno immaginato.
Eppure, per quanto possa essere difficile accettarlo,
tutti le nostre opere sono effimere e potrebbero essere
distrutte con disarmante facilità. Perché la Natura è
più forte dell'uomo e, in un tempo relativamente breve,
potrebbe cancellare ogni sua traccia. E non finisce qui:
senza la nostra presenza, il mondo starebbe molto
meglio. Sono le amare conclusioni di uno studio
pubblicato dalla rivista New Scientist, che si è
posta una semplice domanda: cosa accadrebbe se
all'improvviso l'umanità scomparisse?
Senza voler pensare a catastrofi o pandemie, immaginiamo
dunque che gli oltre 6,5 miliardi di persone che
popolano la Terra se ne vadano, magari diretti in
un'altra galassia. Cosa accadrebbe al nostro pianeta?
Lasciata da sola, dicono gli autori della ricerca, la
Natura reclamerebbe immediatamente gli spazi che le
erano stati sottratti dall'uomo. E mentre i campi
ritornerebbero boschi e praterie, l'inquinamento
calerebbe e la biodiversità tornerebbe a crescere. "La
triste verità - dice il biologo americano John Orrock -
è che subito dopo la scomparsa degli uomini, l'ambiente
inizierebbe a stare molto meglio".
La
distruzione della civiltà umana. Già nelle prime 24
ore senza esseri umani, il volto della Terra cambierebbe
profondamente, soprattutto di notte. Senza manutenzione
e rifornimenti nelle centrali elettriche, inizierebbero
a verificarsi dei black out. Gli impianti di
illuminazione rimarrebbero spenti e tutti i macchinari
si fermerebbero. Il cambiamento sarebbe visibile anche
dallo spazio, con la scomparsa delle luci delle città.
Nel giro qualche anno, avrebbe inizio la distruzione
degli edifici e delle infrastrutture. Senza interventi e
riparazioni, ogni temporale, alluvione o notte di gelo
ne minerebbero la stabilità. Le prime a cedere sarebbero
le costruzioni di legno, seguite dai tetti di quelle in
muratura. Gradualmente il processo si estenderebbe e, in
pochi millenni, delle nostre città non rimarrebbe che
polvere.
Un buon esempio è fornito dalla città ucraina di Pripyat,
nei pressi di Chernobyl. Abbandonata venti anni fa dopo
l'incidente nella vicina centrale nucleare, si sta
rapidamente riducendo a un ammasso di rovine. A fare più
danni sono le piante, che insinuano le loro radici nei
muri e indeboliscono le strutture.
Il ritmo della distruzione varierebbe ovviamente in base
alle caratteristiche dell'ambiente. Nelle aree più calde
e umide, dove i processi dell'ecosistema sono più
veloci, le tracce della civiltà scomparirebbero prima
rispetto a quelle più fresche e aride.
Le conseguenze sugli animali e le piante. Le
razze di animali e piante domestici sparirebbero in
fretta. I loro discendenti evolverebbero probabilmente
verso forme meno specializzate, tornando in parte allo
stato precedente alla selezione effettuata dall'uomo.
Molte specie in via di estinzione, in difficoltà per la
riduzione del loro habitat naturale, si gioverebbero
della nostra assenza e tornerebbero a crescere. Alcune
altre, che sono ormai al di sotto della soglia di
sopravvivenza e non sono scomparse solamente grazie
all'impegno di alcuni esseri umani, sarebbero invece
condannate definitivamente a morte.
Nel complesso, comunque, la Terra sarebbe un posto più
sicuro per le specie in pericolo. "Le specie che
avrebbero dei benefici sarebbero significativamente di
più di quelle che soffrirebbero, almeno a livello
globale", dice il biologo David Wilcock, dell'università
di Princeton.
L'inquinamento. Senza gli inquinanti prodotti
dalle attività umane, lo stato di salute del pianeta
migliorerebbe gradualmente. Alcune sostanze, come gli
ossidi di nitrogeno e di zolfo e l'ozono, tornerebbero a
livelli normali nel giro di poche settimane. Altri
avrebbero bisogno di più tempo: il biossido di carbonio,
ad esempio, potrebbe continuare a influenzare il clima
per più di 1000 anni.
Il processo di riscaldamento globale, che è causato da
moltissimi fattori legati tra loro, potrebbe continuare
a lungo ed è difficile stimare quando la temperatura
globale potrebbe tornare a scendere. Secondo alcuni, gli
effetti dell'attività umana potrebbero farsi sentire
ancora per qualche migliaio di anni.
Visioni di un futuro lontano. In ogni caso, tra
qualche decina di migliaia di anni, della nostra
presenza sulla Terra rimarrebbe ben poco. Secondo New
Scientist, un alieno giunto sul pianeta 100mila anni
dopo la scomparsa dell'uomo non troverebbe tracce
evidenti dell'esistenza di una civiltà avanzata.
Qualcosa, in realtà, rimarrebbe ancora. Ad esempio, i
fossili testimonierebbero di un'estinzione di massa
avvenuta proprio in questo periodo. Nel sottosuolo si
potrebbero poi trovare delle altre concentrazioni di
resti di scimmie bipedi, con denti d'oro e gioielli
lasciati nelle loro tombe. Inoltre, rimarrebbero dei
frammenti di vetro e plastica. Infine, nelle profondità
del cosmo, continuerebbe a vagare un impulso radio lungo
un centinaio di anni che testimonierebbe la nostra
esistenza a chi avesse la capacità e la voglia di
ascoltarlo.
Rispetto ai sogni di gloria e
immortalità che da sempre attraversano la storia
dell'umanità, sarebbe comunque ben poco. "La verità -
conclude l'articolo - è che la Terra si dimenticherebbe
di noi molto rapidamente".
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