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Hawking:
"Terra invivibile
tra 100 anni su un altro pianeta"
LONDRA
- Anno 2106, fuga dalla Terra. Non è il titolo di un
film di fantascienza, bensì la profezia di Stephen
Hawking, il grande astrofisico, autore del best-seller
"Dal big bang ai buchi neri" e di innumerevoli studi
sull'universo. Interpellato in una conferenza stampa
sulla data in cui gli esseri umani potrebbero risiedere
su un altro pianeta, lo scienziato britannico ha
risposto che "tra vent'anni potremmo avere una base
permanente sulla Luna e tra quaranta su Marte".
Ma poi ha osservato che, per svariate ragioni, la Luna e
Marte non sono adatti a ospitare qualcosa di più di
minuscoli avamposti di umani: "Non troveremo niente di
bello come la Terra, a meno che non andiamo a cercare in
un altro sistema solare. Del resto, se vogliamo
garantire la sopravvivenza della nostra specie, dovremo
allargare la conquista dello spazio. La vita sul nostro
pianeta è sempre più a rischio di estinguersi a causa di
disastri naturali, surriscaldamento globale, guerre
nucleari, virus geneticamente modificati o altri
pericoli".
Ce la faremmo a traslocare, in caso di bisogno, su un
altro pianeta? Secondo Hawking sì, a una condizione: "Se
riusciamo a evitare di sterminarci gli uni con gli altri
nei prossimi cent'anni".
In altre parole: nel giro di un secolo, avremo i primi
avamposti (Luna e Marte) e probabilmente anche la
tecnologia necessaria per erigere colonie spaziali su
larga scala. Per cui, se intorno al 2106 un disastro
minacciasse la sopravvivenza sulla terra, i terrestri
potrebbero fuggire altrove.
Già, ma dove esattamente? Il Guardian ha stilato
una lista, chiedendo ai suoi esperti di valutare i pro e
contro. La Luna, per esempio, ha il vantaggio di essere
a soli tre giorni di distanza dalla Terra e di offrire
una vista favolosa del nostro pianeta: ma ha un panorama
piuttosto deprimente, nel lungo termine la mancanza di
gravità distruggerebbe muscoli e ossa dei "coloni"
terrestri e comunque non è abbastanza grande da
ospitarli tutti. Marte è un po' meglio, ha il 40 per
cento di gravità della Terra, un qualche tipo di
atmosfera, acqua ghiacciata ai poli e probabilmente
sotto terra: ma non è facile atterrarvi e occorrono sei
mesi per raggiungerlo. Su Venere, per dirne una, fa
troppo caldo: a 450 gradi centigradi di temperatura si
scioglierebbe anche l'acciaio. Mercurio è troppo freddo
ai poli e troppo caldo sul lato che guarda il Sole. E
così via.
L'unica soluzione, come dice Hawking, sarebbe trovare
una replica della Terra in un altro sistema solare: un
pianeta grande circa come il nostro, quindi con una
simile forza di gravità e alla distanza giusta dalla
stella che lo riscalda. Un pianeta del genere potrebbe
certamente esistere, ma sulla Terra non abbiamo ancora
telescopi abbastanza potenti per localizzarlo. E, se
esiste, sorge un problema etico: se ha gravità, ossigeno
e la temperatura giusta, su quel pianeta si è
sicuramente sviluppata la vita. Potrebbe, insomma,
essere già abitato. Significa che, per salvarci,
dovremmo appropriarci del pianeta di un'altra specie o
chiedere ospitalità. In entrambi i casi, non sarebbe
semplice.
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