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Soli per
sempre?
Dott. Franco Libagiotti
per Ufoonline
Il Prof.
Libagiotti Docente di Biologia scrive a Ufoonline
una riflessione sul tema ufo e la nascita della vita che
pubblichiamo volentieri
Il
nostro pianeta è uno straordinario scenario cosmico che
possiede una caratteristica che lo rende esclusivo in
tutto il sistema solare e forse nell’intera galassia: la
Terra accoglie forme di vita. Ma non basta, addirittura
ospita una civiltà intelligente che si riproduce a ritmi
vertiginosi e che per la prima volta mette la natura al
suo servizio, cercando di piegare e modificare il ciclo
naturale della specie. La vita ha occupato ogni spazio
ambientale fruibile adattandosi sia ai climi glaciali
del polo sia ai climi caldi e umidi dell’equatore, ed
arrivando in ogni luogo più remoto della Terra,
profondità oceaniche e cime montuose comprese. Le teorie
su come la vita ha avuto inizio sono molteplici.
Alcuni studiosi presumono che la vita abbia avuto
un’origine extraterrestre trasportata da comete o
meteoriti, altri scienziati ( la maggioranza ) pensano
che la vita si sia sviluppata sul nostro pianeta in
maniera del tutto naturale.
L’enigma non è
risolvibile in maniera certa: è infatti impossibile
ripetere la nascita della vita come se fosse un
esperimento in laboratorio.
Ora provate a pensare
questo: se non siamo certi di come abbia avuto inizio il
processo biologico e molecolare che ha portato la vita
sulla Terra, come possiamo cercare di indagare a fondo
sulla vita teoricamente presente su altri pianeti? Non
solo. Ci sono moltissimi dubbi anche sul fatto che
l’universalità della vita costituisca un modello su cui
fare affidamento.
Nel
1953 S.L.Miller e H.C.Hurey fecero un importante
esperimento in cui ricostruendo in laboratorio
l’ambiente primordiale della terra, con solo molecole
inorganiche, videro che dopo qualche tempo si formarono
molte semplici molecole organiche (principalmente
amino-acidi), il così detto “brodo primordiale”.
Le
sostanze usate per creare l’ambiente primordiale furono:
- acqua
(che era presente sulle nubi e negli oceani)
-
idrogeno, ammoniaca, metano (presenti nell’atmosfera)
-
scariche elettriche (per simulare l’energia proveniente
dai fulmini e dalle radiazioni dello spazio che
arrivavano fino a terra, non essendo a quel tempo
presente lo strato di ozono)
Noi
oggi sappiamo che il carbonio riveste un ruolo
essenziale per la nascita della vita, infatti, per le
sue caratteristiche fisiche risulta essere l'unico
elemento capace di formare le migliaia di molecole
complesse ma stabili indispensabili per la
sopravvivenza.
Tuttavia
non è affatto scontato che questo principio sia
applicabile automaticamente anche sulla vita fuori dal
contesto terrestre. E’ pensabile che su altri pianeti
anziché sul carbonio la vita sia basata sul silicio.
Esistono importanti tappe che dobbiamo seguire se
vogliamo cercare di vedere veramente oltre il nostro
limitato sistema solare, alla ricerca di probabili mondi
che possano ospitare la vita. E dobbiamo capire che non
è affatto scontato che la vita si sia sviluppata nella
maniera in cui tutti la pensiamo. Come scienziato penso
che esistano forme di vita aliene su altre galassie, e
molto probabilmente queste stesse forme di vita hanno
sviluppato peculiarità interessanti con l’evoluzione, ma
ciò non vuol dire che ci sarà un contatto. Potrebbero
esistere moltissime forme di comunicazione che la nostra
tecnologia non riesce a captare, e la distanza tra noi e
loro potrebbe risultare incolmabile anche con il passare
dei millenni.
Dobbiamo dunque rassegnarci a rimanere teoricamente
soli nella nostra parte della galassia, o peggio ancora
dobbiamo continuare a considerarci l'unica società
tecnologica e progredita nell'universo?
Probabilmente si. Esistono tuttavia delle variabili. Noi
possediamo radiotelescopi e tecnologie di una certa
rilevanza solo da poche decine di anni. Le forme di
divulgazione di segnali più complesse ci sono oscure.
Se un
giorno scoprissimo forme di ricezione di occulti segnali
spaziali, siano essi laser o di altro genere forse
potremmo cercare di ricostruire da dove provengono e
cercare di trarre una conclusione ragionevole. Si parla
però di segnali non di interazione tra la nostra civiltà
ed un’altra ipotetica.
In
mancanza di prove concrete di questo genere, la dottrina
scientifica deve saggiamente respingere tutte le teorie
di oggetti non identificati che sorvolano la terra di
origine non terrestre.
Questo non deve tuttavia farci smettere di cercare con
iniziative lodevoli e di alto valore scientifico come il
SETI. Ma non sarà certo questa o la prossima generazione
a raccoglierne i frutti. Passeranno secoli.
©Ufoonline.altervista.org
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