Roswell, la città degli Ufo? No dell'Oro.
di Emanuele Atzori
L’ufologia è voglia di conoscere, è cultura del mistero, è applicazione seria, ma talvolta diventa anche business e ricchezza. La storia che analizziamo oggi è quella del famoso incidente di Roswell, ma lo facciamo mettendo in risalto la parte commerciale del fenomeno, nato con il presunto crash di una navicella aliena nella terra del Nuovo Messico.
La
storia è presto detta: nel luglio del
1947, dopo una notte tempestosa, un
agricoltore trovò in uno dei suoi poderi i resti
di quella che sarebbe stata definita una
“navicella spaziale”. Incuriosito e spaventato
allo stesso tempo, annodò al trattore il
misterioso oggetto, lo trascinò fino alla casa
accanto e aiutato da amici e da vicini di casa,
cercò di capire di che si trattava e da dove
potesse provenire l’oggetto. Dopo qualche giorno
informò le autorità federali del ritrovamento.
Lo sceriffo, sequestrò i resti della carlinga e
tutti i rottami. Qualche tempo dopo venne
diramato un comunicato stampa, che informava
senza ombra di dubbio, che il disco volante
altro non era che un pallone meteorologico,
utilizzato per misurazioni di precisione, legate
alla direzione e la velocità dei venti in alta
quota. Il caso passo nel silenzio per un tempo
relativamente lungo, senza troppo clamore, salvo
poi invadere le cronache dei media di tutto il
mondo solo pochi anni dopo, e continuando a
legarsi al mistero fino ai giorni nostri.
Roswell oggi è una pigra cittadina che conta
50.000 anime e che ha un “prodotto pro capite
indotto” superiore in percentuale a Roma e
Milano. La rivista economica americana "Forbes"
ha messo Roswell tra le 10 maggiori fonti
economiche di ricchezza turistica degli Stati
Uniti, e ha stimato che in 50 anni i turisti
abbiamo versato nel circuito cittadino oltre 1
miliardo e 700 milioni di dollari! Eppure dopo
gli anni '60 la città fu colpita da una profonda
crisi economica, dovuta alla chiusura della
celebre base aeronautica, che forniva lavoro e
soldi all’economia locale. Il boom si è avuto
negli anni 80 quando due ufologi americani,
Stanton Friedman e William Moore, pubblicarono
il libro "The Roswell incident",
conosciuto nel mercato editoriale italiano con
il titolo "Accadde
a Roswell".
Il testo è il risultato di meticolose ricerche,
con interviste, dossier, fascicoli cifrati,
collegati allo strano caso del 1947. Da allora è
scoppiato il finimondo. La città non conosce
momenti di stasi. La situazione oggi è di una
media di 100.000 turisti e 6 milioni di dollari
racimolati ogni anno, tra strutture ricettive,
gadget alieni, libri, home video, berretti e
magliette, vasellame, riproduzioni della prima
pagina del quotidiano dell'epoca. Tutto questo
non basta, l’amministrazione comunale di Roswell
a cui tutto si può imputare, meno che il fiuto
per gli affari, ha aperto ben tre musei
ufologici, in almeno quattro diverse località,
nelle quali sarebbe precipitato l'oggetto
misterioso, ha venduto i diritti della propria
immagine alla Coca Cola , costruito una catena
di fast food che fa la felicità dei tesorieri
comunali , visto che a gestirla è proprio
l’amministrazione locale. Nell 'Annual UFO
Festival, ogni anno meta di curiosi, figli
delle stelle e scettici in vena di polemiche,
trovano il giusto spazio: musica new age,
l'elezione di Miss UFO, il concorso per il
costume più bello; il risultato è che
l'affluenza supera ogni volta le migliori
aspettative degli organizzatori, aumentando
sistematicamente anno dopo anno. Senza contare i
diritti di immagine e sfruttamento territoriale
che la città riceve ogni volta che viene girato
un film, uno spot o una serie televisiva che
faccia tappa nella cittadina. Per fare un
paragone, se consideriamo solo la parte di
sfruttamento del business Roswell supera come
ricavi generati Venezia.
Facendo un giro per Roswell si possono incontrare cartelli che indicano parcheggio per Ufo, lampioni con teste di Grigi in bella vista, cassette della posta a forma di disco volante. C'è perfino il ghiacciolo "verde alieno". Non c’è luogo che non sia contaminato dalla voglia di extraterrestre. I negozi di alimentari ed i piccoli venditori, hanno fatto fortuna modificando i loro esercizi commerciali in pseudo- mecche dell’ufologia. Intendiamoci tutto è fantastico, quasi paradossale, sta di fatto che il punto centrale della questione si è spostato cinicamente dalla veridicità degli eventi del luglio del 1947 allo sfruttamento indiscriminato della popolarità data dai fatti citati. Le lotte per accertare la verità, le inchieste giornalistiche, sono state sostituite da l’insabbiamento totale, mirato a far rimanere la città un microcosmo autoritario e sprezzante.
Se questi
soldi fossero investiti nella ricerca,
finanziassero organizzazioni per la ricerca di
vita extraterrestre, comitati scientifici, il
tutto potrebbe essere ben tollerato, ma
purtroppo i soldi finiscono nelle tasche degli
amministratori di quartiere, che dilapidano ogni
anno milioni di dollari, e che non hanno una
minima conoscenza di ufologia o scienza, ma
sanno far fruttare i soldi.
E intanto la città sembra sempre di più un
circo. Peccato davvero.
©
Ufoonline.altervista.org




