|
| Vai all' archivio |
Extraterrestrial
ecco un gustoso
resoconto in esclusiva per voi.
Di
Emanuele Atzori e Serena Donvi ( team Ufoonline )
Per la prima volta
nella storia un team di scienziati della Nasa, del
Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence
Institute) e di altre prestigiose organizzazioni
internazionali hanno ricreato in maniera credibile e
scientifica due possibili habitat alieni. National
Geographic Channel ci guida verso viaggio nello spazio
cosmico servendosi di monumentali immagini 3D e computer grafica
digitale di primo livello, alla nascita virtuale di
due nuovi sistemi complessi che potrebbero ospitare la
vita innescando il processo evolutivo straordinario.

Finalmente
nulla di paranormale, aliemntato solo dalla
fantasia, nessun fiato sul collo del Cicap, che
finalmente tace di fronte a quello che la ricerca
scientifica servendosi di complessi metodi matematici
mette in opera, sviluppando un modello che ricrea quello
che potremmo trovate appena fuori la nostra galassia o
addirittura nel nostro stesso sistema
interstellare.

Gli scienziati hanno utilizzato sistemi climatici di
ipotetici pianeti orbitanti attorno ad una nana rossa,
una delle stelle più comuni nella nostra galassia che
vive in media 100 miliardi di anni, dieci volte di più
del nostro Sole per intenderci. Sono
stati quindi progettati due pianeti capaci, almeno
statisticamente, di ospitare forme di vita: il primo ad
essere analizzato è Aurelia, un pianeta popolato da creature
feroci e piante dalle straordinarie capacità, quindi è
la volta di Blue Moon, un mondo instabile e tetro. Aurelia a
causa della forza gravitazionale della massa solare è
statico e quindi un lato risulta permanentemente esposto alla luce stellare,
l' altro di contro vanta gelo e tenebre perenni. Niente
cambi di stagione, nessuna orbita sul proprio asse. Il
lato che può ospitare la vita è chiaramente quello
illuminato soggetto a temperature miti e condizioni
simili all'ambiente terrestre, ma esposto a forti
radiazioni ultraviolette.
Proprio in questo climi si sono sviluppate foreste dove vivono giganteschi predatori
carnivori simili ai Velociraptor, dotati di un sistema
osseo molto dinamico, sviluppata intelligenza e forte
senso olfattivo. Nelle lagune nuotano minuscole creature
che riescono a unirsi fino a diventare uno sciame mobile
capace di spostarsi anche sulla terraferma e che
diventa pericolosissimo quando riunito in branco
piomba sulle sue vittime, rilasciando una
tossina capace di liquefare i tessuti. Ma la specie vivente
che fa da pilastro al sistema biologico di Aurelia è
una creatura a metà
strada tra un armadillo e una rana. Questi animali sono
gli architetti del pianeta, costruttori instancabili di
dighe. Vivono in branchi e si spostano lentamnete.
Quindi è il turno di Blue Moon, una luna che orbita attorno a un
pianeta simile a Saturno, in un sistema solare doppio
molto comune nella nostra galassia. E proprio qui parte
la rivoluzionaria scoperta degli scienziati. Prima
si credeva che le forze dinamiche di due astri gemelli
non potesse far sviluppare la vita. Ma questi modelli
scientifici dimostrano il contrario. Sulla Luna Blu il
giorno dura
240 ore, mentre l’atmosfera è tre volte più densa di
quella terrestre. La concentrazione di ossigeno è per
il 30% maggiore di quelle del nostro pianeta. Ne derivano incendi
di immani dimensioni che innescano l'auto combustione
spontanea per lunghi periodi. Nel pianeta trova
spazio una sorta di oceano sospeso, che ospita forme di vita che fluttuano nel
cielo. Il
pianeta è caratterizzato da una foresta di giganteschi
alberi, sulla cui sommità una depressione permette
l’accumulo di grandi quantità di acqua: ogni albero
può così crescere fino a 700 metri di altezza. Tra gli
abitanti di Blue Moon ci sono giganteschi carnivori
dotati di tentacoli usati come lenze per pescare e
creature simili alle balene, dotate di ali la cui
apertura arriva a quasi 10 metri.
Le strane balene aliene si nutrono delle nubi di vegetali fluttuanti.
Se si abbassano troppo di quota vengono attaccate da
creature volanti simili a calabroni ma grandi come
aquile, dotate di vista a 360 gradi e di becchi affilati
come rasoi. Ecco quello che ci potremmo trovare davanti
agli occhi, infatti un gran numero di scienziati è
convinto che, procedendo nella ricerca, potremmo scoprire pianeti
molto simili a questi entro i prossimi 10 anni e che nel
prossimo secolo si potrebbe stabilire un contatto con
civiltà dotate di quoziente intellettivo.
Alla
fine del documentario resta la sensazione di aver
comunque assistito ad un piacevole viaggio nel mondo
alieno che potremmo trovarci di fronte. Quel mondo che
gli scienziati hanno cercato di ricreare come mai prima
nessuno aveva fatto. Si credeva che un sistema non
terrestre potesse prescindere dal carbonio come molecola
principale e mattone della vita. Ma si è visto che un
mondo alieno non sarebbe poi così dissimile dal nostro
in molti punti chiave.
La biologia ha dimostrato che la formazione della vita
non è un processo slegato da regole, ma segue una
dinamica universale che senza ombra di dubbio si è
riprodotta su altri pianeti.
Non
ci sono grigi, ne umanoidi, nessuna navicella. Non li
troviamo perché non ci siamo spinti così avanti
nell'evoluzione. Ma è un primo passo. Il riconoscimento
che quella ipotesi che gli scettici bollano come
fantascienza ignorando il fatto che la statistica gli da
torto marcio. Giocano con i numeri solo quando conviene
a loro. Ora non possono dir nulla. Spettacolare avventura,
e perché no...futura realtà nelle nostre scoperte
scientifiche. Speriamo di arrivarci.
Prima o poi.
©Team UfoonLine
|