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L'Hacker
che cerco le prove degli Ufo
verrà estradato negli Stati Uniti

Gary McKinnon, l'hacker
britannico che e' riuscito a violare 97 computer
militari statunitensi e della Nasa, ha perso l'ultimo
appello presso la Corte europea dei diritti umani ed
entro due settimane potrebbe essere estradato negli
Stati Uniti. Lo riporta il sito web di Bbc news,
sottolineando che McKinnon, 42 anni, rischia
addirittura il carcere a vita. ''E' assolutamente
sconvolto da questa decisione'', ha detto il suo
avvocato Karen Todner.
SISTEMI VIOLATI - A Gary
McKinnon, oggi 42enne, le sue ripetute intrusioni nei
server di diversi apparati militari americani potrebbe
costargli il carcere a vita. Le accuse a suo carico
sono pesanti: non solo avrebbe violato i sistemi
informatici della Nasa, del Dipartimento della Difesa
Usa, dell'esercito e della Us Navy; ma avrebbe
addirittura manipolato il materiale scovato negli
archivi cancellando anche alcuni file. Con queste sue
scorribande, compiute tra il febbraio 2001 e il marzo
2002, avrebbe finito col creare gravi criticità nei
sistemi, esponendo gli Stati Uniti a gravi rischi.
A CACCIA DI UFO - Accuse,
quelle nei confronti dell'hacker britannico, rese
forse più pesanti dal fatto che le sue prodezze sono
state messe in atto subito prima e subito dopo gli
attacchi dell'11 settembre a Washington e New York.
Lui, tuttavia, respinge ogni addebito e spiega che il
suo obiettivo non era sabotare la superpotenza, bensì
raccogliere ulteriori informazioni sugli Ufo, magari
files non resi pubblici che si diceva convinto
esistere in qualche archivio governativo.
LA VICENDA PROCESSUALE -
L'uomo, che con la sua tastiera da un appartamento
londinese è riuscito a violare ben 97 computer di
strutture militari americane, era stato arrestato nel
2002 ma nei suoi confronti la Gran Bretagna non aveva
ritenuto di dover procedere. Era stato rilasciato, ma
in libertà condizionata e tra le limitazioni gli era
stato imposto il divieto di utilizzare computer
collegati al web. Sono però gli Usa che vogliono la
sua condanna, anche perché ritengono che le sue
incursioni rappresentino il più grande hackeraggio mai
compiuto ai danni di una struttura militare. E proprio
per la gravità di questa azione McKinnon, che ora è
disoccupato (in passato era stato un analista
informatico), rischia addirittura il carcere a vita.
Una sentenza esemplare, insomma, che gli States gli
potrebbero infliggere come monito per quanti
cercassero di seguirne in futuro le orme.
INCUBO GUANTANAMO - Il
suo timore di finire dietro le sbarre - e di passarci
un lunghissimo tempo - è tutt'altro che infondato: la
House of Lords inglese a fine luglio ha respinto un
suo appello contro l'estradizione negli Stati Uniti e
ora le sue speranze sono affidate alla Corte europea
dei diritti Umani a cui si è rivolto per chiedere
quanto meno la derubricazione dei reati di cui
potrebbe essere accusato. L'uomo, infatti, era stato
già messo in allerta dalle autorità che avevano
spiegato che senza la sua ammissione di responsabilità
e la collaborazione che poi ha effettivamente fornito
nello spiegare i dettagli delle sue azioni avrebbe
anche potuto essere considerato alla stregua di un
terrorista. Un rischio, questo, che McKinnon non si
sente comunque di correre e per questo ha chiesto di
rimanere in Gran Bretagna e di essere al limite
processato lì, essendo il reato avvenuto nel
territorio di Sua Maestà. Per il momento ha ottenuto
una sospensione fino al 28 agosto, in attesa del
pronunciamento della Corte. Ma qualora questo fosse
negativo, per lui si potrebbe anche aprire la
prospettiva peggiore di tutte: il carcere di
Guantanamo Bay, che dopo l'11 settembre è diventato il
centro di detenzione di tutte le persone sospettate di
terrorismo.
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