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Vaticano: credere agli alieni
non contrasta con la fede
Rivelazioni importanti del
direttore della
Specola Vaticana all'"Osservatore Romano"
Città
del Vaticano - “La possibilità che esistano altri
mondi e altre forme di vita non contrasta con la
nostra fede perchè non possiamo porre limiti alla
libertà creatrice di Dio”. Ad affermalo il direttore
della Specola Vaticana padre Josè Gabriel Funes, in
un’intervista all’"Osservatore Romano",
significativamente intitolata “L’extraterrestre è mio
fratello”.
“E’ possibile credere in Dio e fare scienza in modo
serio e rigoroso”, ha sottolineato il gesuita
argentino secondo cui “fede e ragione sono le due ali
con cui si eleva lo spirito umano. Non c’è
contraddizione tra quello che noi sappiamo attraverso
la fede e quello che apprendiamo attraverso la
scienza. Ci possono essere tensioni o
conflitti, ma non dobbiamo averne paura. La Chiesa non
deve temere la scienza e le sue scoperte”.
Secondo padre Funes “i progressi degli studi
astronomici non smentiscono le verità della fede” ed è
per questo che affronta con serenità anche la supposta
contraddizione tra la teoria del “Big bang" e la
creazione: “Da astronomo -confida il
gesuita argentino- io continuo a credere che Dio sia
il creatore dell’Universo e che noi non siamo il
prodotto della casualità ma i figli di un padre buono,
il quale ha per noi un progetto d’amore”. Ma, in
difesa della scienza, aggiunge: “la Bibbia
fondamentalmente non è un libro di scienza:
all’epoca, ovviamente, era del tutto estraneo un
concetto come quello del ‘Big bang’. Dunque, non si
può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica”.
“Allo stesso modo -ha continuato- noi non sappiamo se
in un futuro più o meno prossimo la teoria del
‘Big bang’ sarà superata da una spiegazione
più esauriente e completa dell’origine dell’universo.
Attualmente è la migliore e non è in
contraddizione con la fede. E’ ragionevole”.
Quanto alle teorie di Charles Darwin,
“dall’osservazione delle stelle e delle galassie
emerge -ha rilevato il direttore della Specola- un
chiaro processo evolutivo. Questo è
un dato scientifico. E anche qui io non vedo
contraddizione tra quello che noi possiamo imparare
dall'evoluzione -purchè non diventi un’ideologia
assoluta- e la nostra fede in Dio”. Un’integrazione
fra creazionismo ed evoluzionismo, dunque.
Riguardo a Galileo, infine, il
gesuita astronomo ritiene che sia “arrivato il momento
di voltare pagina e guardare piuttosto al futuro:
questa vicenda ha lasciato delle ferite, ci sono stati
malintesi. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i
suoi sbagli. Forse si poteva fare di meglio. Ma ora è
il momento di guarire queste ferite”.
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