|
| Vai all' archivio |
Marte:
nuovi indizi di possibile
vita batterica in superficie

La
sonda robotizzata "Spirit" ha effettuato solo per caso
una delle più importanti scoperte della sua missione
su Marte, che conferma la possibilità di residui
fossili di vita batterica: una ruota ormai logora ha
scavato un solco sulla superficie del Pianeta Rosso,
portando alla luce una zona di aspetto più brillante
del normale rivelatasi ricca di diossido di silicio.
Come spiega il quotidiano spagnolo El Mundo, la
presenza di silicio sulla Terra vien associata di
norma alla presenza di vita batterica, attraverso due
possibili meccanismi: i geyser o le fumarole. Secondo
gli esperti le prove indicherebbero queste ultime,
colonne di gas che emergono in superficie grazie a
delle fessure nella crosta; tuttavia si sa ancora poco
su come queste riescano a preservare tracce fossili,
al contrario dei depositi formati dalle sorgenti
termali.
Fermati nel luglio scorso a causa delle tempeste di
sabbia che rendevano difficile l'alimentazione delle
batterie solari, "Spirit" e il gemello "Opportunity"
rover hanno già dato più di una sorpresa: progettati
inizialmente per una vita operativa di sei mesi, sono
sul Pianeta Rosso da oltre tre anni e - condizioni
meteorologiche permettendo - non sembrano avere
intenzione di fermarsi.
e
missioni fin qui lanciate verso Marte hanno accertato
che l'ipotesi dei geologi, ovvero che il Pianeta Rosso
abbia in passato ospitato degli oceani, è corretta:
rimane da vedere se tale situazione sia durata
abbastanza a lungo da permettere lo sviluppo di forme
di vita unicellulari, che potrebbero avere lasciato
delle tracce fossili.
La
massa del pianeta è infatti troppo esigua per
trattenere un'atmosfera significativa, e temperatura e
pressione atmosferica sono dunque attualmente troppo
basse per permettere la formazione di H2O in forma
liquida alla superficie (il ghiaccio è possibile, ma
sublima direttamente in vapore di ghiaccio, rilevato
dalle sonde orbitanti). E' tuttavia possibile che
sotto la superficie, dove pressione e temperatura sono
maggiori, possano essere rimaste delle sacche di acqua
in grado di aver conservato anche forme di vita
elementari.
Il
progetto a lungo termine della Nasa, come delineato
dalla Casa Bianca, è quello dell'esplorazione umana di
Marte, con la possibilità di costruirvi una base
permanente: la conseguenza sarà il presumibile
abbandono delle missioni shuttle dopo il 2012 per
concentrare risorse (e quindi costi) sulla costruzione
di un Crew Exploration Vehicle (Cev), attualmente poco
più di una sigla.
Le
difficoltà tecnologiche sono infatti enormi: se per
arrivare sulla Luna occorrevano tre giorni, un viaggio
su Marte si traduce in mesi di viaggio, alle
accelerazioni permesse dalla fisiologia umana (il che
significa anche sottoporre un piccolo numero di esseri
umani a una convivenza di mesi in uno spazio piuttosto
ridotto); l'equipaggio sarebbe quindi esposto a
radiazioni cosmiche per un periodo molto più lungo del
normale, il che imporrebbe delle speciali protezioni
che non farebbero che aumentare il peso della
navicella, a scapito del carico utile.
|