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Acqua su Marte due anni fa ?

Lo sostiene il fisico Ron Levin che elabora le immagini inviate da Opportunity e Spirit
Non tutti alla Nasa accettano la sua tesi, c'è chi propone spiegazioni alternative

 

Solo per un caso le ruote del rover della Nasa Opportunity non si sono bagnate dell'acqua di Marte. Se fosse arrivato sul Pianeta Rosso un paio di anni prima, infatti, non avrebbe potuto solo raccogliere le testimonianze della presenza d'acqua in un tempo molto lontano, ma l'avrebbe potuta fotografare all'interno di un cratere nel quale il rover ha passato diversi mesi di studio. La scoperta l'ha fatta il fisico Ron Levin, che lavora presso la Lockheed Martin in Arizona ed elabora le immagini che giungono da Opportunity e dal suo gemello Spirit, dal 2004 in missione sulla superficie marziana. Ron è figlio di Gilber Levin, lo scienziato responsabile degli esprimenti a bordo del Viking, il robot della Nasa che scese su Marte nel 1976.

La scoperta, se confermata, potrebbe avere un'eco senza confronti, perché nessuno si aspettava che ai nostri giorni fosse possibile trovare delle "pozzanghere" d'acqua su Marte. Che il Pianeta Rosso abbia del ghiaccio sia sulla superficie (vicino ai Poli) che sotto di essa un po' ovunque è stato accertato da tempo. E si ha anche la certezza che esistono dei brevi torrenti (la Nasa li chiama gullies) lungo le pareti di alcuni crateri che sono stati prodotti negli ultimi anni dall'improvvisa fuoriuscita di acqua. Spesso i canali di deflusso sono all'inizio piuttosto larghi (qualche decina di metri) e tanto più profondi quanto maggiore è l'inclinazione del terreno, per poi stringersi fin quasi a scomparire: un chiaro indizio che a produrli è una quantità di acqua liquida inizialmente molto consistente - si parla, in media, di 2500 metri cubi per ogni sorgente - ma che, strada facendo, tende ad esaurirsi assai velocemente in seguito a congelamento o per evaporazione, nelle condizioni della debolissima pressione atmosferica esistente oggi sul pianeta.


Bisogna considerare infatti, che, all'attuale pressione dell'atmosfera di 6,1 millibar (sulla Terra è di circa 1.000 millibar) presente sulla superficie di Marte, può esistere acqua liquida solo in un campo di temperatura molto ristretto, tra 0 e 10°C. Quando la temperatura supera i 10°C, l'acqua liquida diventa instabile e si mette a bollire violentemente, perdendosi come vapore nell'atmosfera.

Ma l'aver trovato anche indizi di acqua stagnante la cui presenza non risalirebbe che a un paio d'anni fa, dà ragione a chi ipotizza che l'acqua liquida possa esistere anche oggi in piccole e particolari aree del pianeta. Ma come è giunto Levin a tale conclusione? Spiega il ricercatore: "Utilizzando le immagini riprese in 3 dimensioni dal rover è possibile osservare che tra alcuni affioramenti di rocce vi sono delle scanalature ove è presente della sabbia. La mia ipotesi deriva dal fatto che tali depositi non presentano alcuna increspatura. La superficie è incredibilmente liscia e si trova tutta alla medesima quota. Se quella sabbia fosse lì da molto tempo, il vento l'avrebbe perlomeno increspata. L'unica spiegazione per la formazione di quel deposito è la presenza di acqua che vi doveva essere in quel punto non più di un paio di anni fa".

Ma poteva rimanere in quel punto per un tempo sufficientemente lungo da "liscare" il deposito di sabbia? Secondo Michael Hecht del Jet Propulsion Laboratory, non è da escludere, perché si potrebbe essere formato un microambiente che ha permesso all'acqua di resistere a lungo.

Le affermazioni di Levin, ovviamente, non sono state accettate da tutti gli scienziati della Nasa. Al momento vengono proposte spiegazioni alternative a quanto osservato.

Levin comunque, propone di far "grattare" la superficie del pianeta con le ruote del rover, perché, anche se oggi si trova a diversi chilometri di distanza dal cratere Endurance (dove sono state trovate le probabili testimonianze dell'acqua), non è da escludere che il ghiaccio sia pochi centimetri sotto la superficie. E allora in particolari ore del giorno, durante l'estate marziana, non è da escludere che sia il ghiaccio a sciogliersi e venire a giorno. Se ciò dovesse essere confermato la scoperta darebbe maggiore respiro alle ipotesi che vogliono che alcuni forme di batteri vivano anche vicino alla superficie del pianeta

 


 


 


Crediti: Repubblica.it

 

 

 


 

 



         

     
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