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Le piste di Nazca
Analisi sulle linee che guardano verso il cielo

Di Emanuele Atzori


Spesso si pensa all’ufologia solo nell’ambito importante ma limitato, degli oggetti non identificati. Esiste invece un altro aspetto altrettanto interessante che riguarda la paleontologia e l’archeologia, e che si lega in maniera forte con la logica della ricerca di vita extraterrestre. Un esempio è costituito della civiltà di Nazca, sviluppatasi in maniera importante tra il III e il X secolo d.C,  esempio di una raffinata ed evoluta società dell’America precolombiana. A questa civiltà si legano i grandi disegni  sul terreno, opere talmente imponenti da far dubitare che la loro origine sia legata alla mano umana. Le rappresentazioni sono conosciute con il nome di “piste”, e si trovano nell’altopiano di Palpa. Le piste raffigurano animali, piante, spirali complesse e si prolungano per svariati chilometri, tanto che la loro bellezza può essere osservata al meglio solo dall’alto. Se vogliamo,  possono essere considerati gli antenati dei crops circles, tanto in voga nell’ultimo decennio. La scoperta di tali disegni è merito dell’archeologo indigeno Julio Tello che nel 1926 si accorse per puro caso,  di alcune linee che si distinguevano in maniera netta nell’altopiano peruviano. L’impressione che se ne aveva era di grossi solchi, ricavati rimuovendo le pietre dalla superficie e lasciando esposta la ghiaia sottostante, che avendo un colore che andava tra il giallo e l’ambra, creava un contrasto cromatico di grande impatto visivo. Inoltre nella zona le precipitazioni erano assai scarse e le piste potevano rimanere intatte per molto tempo.

Fin qui nulla di strano, seppur sorpresi di fronte a tanto ingegno, non pare esserci nessun dubbio sull’autenticità di tali opere. Eppur a guardar bene alcune domande sono dovute. Per prima cosa sappiamo che in quel periodo non esisteva la possibilità di volare, e quelle piste visibili solo dall’alto sono illogiche se non avevano un’utilità, ne visiva ne pratica. Inoltre la precisione con la quale sono realizzate fa impressione se si pensa ai limitati strumenti tecnici che queste civiltà avevano a loro disposizione. Ed ecco che vengono avanzate molte ipotesi, una fra le altre è quella degli Ufo. Se si fa una ricerca si scopre che confrontando gli allineamenti di Nazca con le carte celesti è presente una corrispondenza perfetta tra le linee dei disegni e la posizione delle Pleiadi nell’anno 610 d.C. Altri ricercatori avanzano ipotesi di tipo religioso, fatto questo che spiegherebbe perché le piste siano rivolte verso l’alto e non siano visibili da terra. Questo sistema di linee è tuttavia ambiguo, perché presente anche in altri territori come la Bolivia, in maniera completamente identica. Molti ufologi di fama sono concordi nell’affermare che si tratti di opere realizzate per accogliere civiltà aliene già atterrate precedentemente sul nostro pianeta, che avevano portato conoscenze tecniche molto avanzate che ci hanno aiutato nella nostra evoluzione. A questa interpretazione si legano anche i misteri sulle tecnologie troppo sofisticate rinvenute nel passato e incompatibili con il grado di evoluzione delle popolazioni presenti, come le Pile di Baghdad, batterie a secco costruite secondo lo schema di Volta e che funzionano ancora oggi, oppure il computer di Antikythera, un calcolatore di tipo meccanico incredibilmente complesso. Non ci è dato sapere ancora nulla su questi misteri, solo la scienza e il tempo daranno le risposte. La certezza è che non sempre le soluzioni proposte e comunemente accettate sono le più logiche. Spesso dietro c’è molto altro.

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