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 NASCITA DELL'UFOLOGIA                                                                     

La data di nascita dell'Ufologia moderna si fa risalire al 24 giugno 1947, quando il pilota civile americano Kenneth Arnold, sorvolando i monti Rainier, vide nove oggetti volanti a forma di disco solcare il cielo ad una velocità impensabile per il livello tecnico raggiunto a quel tempo. Si stima, infatti, che gli oggetti volassero all'incirca verso i duemila chilometri orari. Tornato a terra, raccontò quanto aveva visto in una conferenza stampa. Uno dei giornalisti presenti nel suo resoconto coniò il termine "flying saucers" (traducibile con "piatti volanti"), che per diversi anni identificò analoghi avvistamenti. In Italia l'espressione venne tradotta con il termine "disco volante", ancora oggi di uso corrente.

La sigla U.F.O., di uso internazionale, significa nella traduzione italiana "Oggetto volante non identificato". Con "fenomeno U.F.O.", invece, si intende l'insieme delle testimonianze di persone che riferiscono di aver visto luci o oggetti che non sono riusciti ad identificare con qualcosa di noto. Sulla nascita e soprattutto la crescita del fenomeno U.F.O. si sono fatte varie congetture che si dividono in buona sostanza fra possibilisti e negazionisti. Senza nulla togliere alla plausibilità della vita su altri mondi, da più parti si è sempre sollevato il problema delle enormi distanze che separano i pianeti, distanze difficilmente superabili anche viaggiando alla velocità della luce (possibilità di per sé che andrebbe contro le leggi fisiche). Ammesso che abbia un senso superarle, queste distanze, visto che si parla in ogni caso di decenni. Da una parte, quindi, chi crede al fenomeno è convinto si tratti realmente, di volta in volta, di astronavi, viaggiatori del tempo, universi paralleli, fenomeni paranormali e così via. Sul piano scientifico, invece, o comunque sul piano delle ipotesi più accreditate, si è avanzata la supposizione dei velivoli sperimentali più o meno segreti (la cosiddetta "ipotesi terrestre"), che facili abbagli possono essere presi a causa di fenomeni atmosferici più o meno sconosciuti (l'"ipotesi naturale"); oppure, che gli interessati siano in qualche modo condizionati in quello che vedono dall'effetto di un pervasivo e suggestivo "mito ufologico". Interpretazione questa che ha dato vita alla cosiddetta "ipotesi sociopsicologica".

D'altro canto, secondo i "possibilisti", allo stato attuale delle conoscenze non esiste prova a favore di nessuna tesi sopra esposta. I dati che si sono potuti raccogliere, a loro parere, sono insufficienti per emettere un verdetto definitivo qualsiasi.

Ad ogni modo, il fenomeno U.F.O., sviluppatosi in pieno clima di guerra fredda, si trasformò in breve da semplice curiosità a tema legato alla sicurezza mondiale tanto che l'Aeronautica Militare americana (USAF), già a partire dal dicembre 1947, iniziò ad occuparsene con una serie di commissioni di studio. Lo scopo (e il segreto timore), era che questi "oggetti non identificati" non fossero altro che qualche arma segreta proveniente da oltre cortina.
La più celebre di queste commissioni fu la "Project Blue Book", uno studio iniziato nel 1951 e conclusosi nel 1969, senza che si fosse pervenuti a dei risultati conclusivi. Ad ogni buon conto, il Project Blue Book portò il primo coinvolgimento ufficiale dell'ambiente accademico nello studio degli U.F.O., passando per l'equipe dell'università del Colorado diretta dal fisico Edward Condon, incaricata dall'USAF di indagare sul fenomeno. Nel 1969, nella loro relazione, il gruppo di studiosi la giungevano alla conclusione che i fantomatici U.F.O. non costituivano una minaccia. Non solo, gli scienziati escludevano anche qualsiasi origine extraterrestre dei fenomeni osservati, concludendo che l'incaponirsi ad approfondire questo genere di cose sarebbe stato del tutto sterile per il progresso scientifico.

Una volta appurato che gli U.F.O. non rivestivano interesse per la Difesa, i militari cessarono di occuparsene e anzi si impegnarono a negare l'esistenza stessa del problema. Abbandonato dai militari e snobbato dagli scienziati, lo studio degli U.F.O. è quindi rimasto affidato esclusivamente agli ufologi: appassionati che si occupano dell'argomento nel loro tempo libero e che spesso si riuniscono in associazioni. Frutto di questo attivismo è l'immane raccolta sistematica dei dati relativi alle segnalazioni degli avvistamenti U.F.O. che avrebbero portato, con l'inizio degli anni 70, alla graduale introduzione di metodologie scientifiche nell'ufologia e il passaggio dalle sole attività di tavolino ad un intervento più attivo sul campo, allo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni sul caso e sviluppare, sulla base di quelle, delle indagini "rigorose".

L'ufologia, infatti non è ancora scienza ma aspira sicuramente a diventarlo.

Facendo un passo indietro e tornando alle testimonianze, bisogna dire che anche se testimonianze antiche e recenti non mancano. Da quel celebre 24 giugno, però, si sono moltiplicati gli avvistamenti in tutto il mondo, in una sequenza eterogenea di testimonianze che non comprendono i soli oggetti volanti. Ad esempio, per dare un'occhiata e limitarci solo al nostro Paese, tra il 1947 ed il 1993 si sono registrati circa trecento resoconti di persone che hanno sostenuto di aver avuto incontri ravvicinati del terzo tipo, ossia contatti diretti con extraterrestri. Si parla invece di incontri ravvicinati del secondo tipo quando si riscontrano effetti sulle persone o sull'ambiente, quali tracce al suolo, piante bruciate, disturbi di tipo elettromagnetico. Oggi come oggi, invece, se si parla di testimonianze generiche, la cifra corretta parla di oltre ventimila avvistamenti nella sola Italia


 


 


 


 

 



         

     
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