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Spirit & Opportunity,
attenti a quei due
Cronaca di un
successo non annunciato

Avrebbero dovuto vivere per 90
giorni e poi soccombere all'inverno marziano. A
distanza di 4 anni continuano invece a lavorare
instancabilmente. Sono i due rover della Nasa Spirit e
Opportunity, un vero successo della tecnologia dei
robot. In questi giorni stanno uscendo da una sorta di
letargo vissuto durante l'inverno marziano che ha
ridotto la capacità dei pannelli solari di catturare
l'energia solare e di conseguenza di caricare le
batterie di bordo. Opportunity ha trascorso gli ultimi
12 mesi al sicuro nel cratere Victoria, dove ha
studiato da vicino le rocce che affiorano sui bordi.
Spirit invece, che si trova a circa 10.000 chilometri
di distanza dal suo gemello, è intanto nel cratere
Gusev ed in particolare in prossimità di un'altura
denominata Home Plate, la quale possiede un diametro
di circa 80 metri. Spirit, come Opportunity ha la
strumentazione di bordo che funziona ancora
egregiamente, anche se a differenza del gemello una
ruota si è bloccata e quindi è costretto a trascinarla
durante gli spostamenti.
Opportunity è in piena forma
Tutte le ruote di Opportunity, invece, funzionano come
subito dopo l'atterraggio e per questo, ora che è
uscito dal cratere Victoria, si pensa di fargli
raggiungere un altro cratere, l'Endeavour, che si
trova a circa 12 chilometri, una distanza paragonabile
a quella percorsa da quando il rover atterrò su Marte
nel 2004 ad oggi. "Quel cratere, essendo profondo
circa 300 metri, potrebbe raccontarci molte cose della
geologia di Marte ed è davvero unico tra quelli
raggiungibili dal rover. Per i geologi questa meta è
un sogno diventato realtà. I livelli di roccia che si
intravedono, se riusciremo ad avvicinarli, ci
racconteranno nuove storie dell'ambiente che vi era su
Marte molto tempo fa. E' nostro desiderio infatti,
capire quanto durò il periodo "umido" del pianeta", ha
detto Steve Squyres della Cornell University,
responsabile degli strumenti scientifici del rover.
Di cratere in cratere
Prima di Victoria il rover aveva esplorato un altro
cratere, Eagle, all'interno del quale atterrò, e la
sterminata pianura tra i due, caratterizzata da
piccoli affossamenti e un'infinita distesa di "ripple"
sabbiosi, ossia collinette di sabbia non più alte di
pochi decimetri, prodotte dal vento. Durante il
tragitto il rover si è fermato più e più volte a
studiarli da vicino. Uno di essi lo ha persino
intrappolato per oltre 5 settimane. I problemi dunque,
non sono mancati, ma gli ingegneri della Nasa sono
sempre riusciti a superarli e a far si che il rover
sia ancora in ottime condizioni.
Ai confini dell'equatore
Spirit, si trova leggermente sotto l'equatore
(Opportunity si trova proprio sull'equatore) e per
alcuni mesi è stato fermato in un punto ben preciso,
scelto dai tecnici della Nasa dove ha trascorso il
gelido inverno marziano con il Sole basso
sull'orizzonte. L'area di riposo, tuttavia, permetteva
ai pannelli solari di raccogliere una quantità di
raggi solari sufficiente per alimentare le batterie
così da tenere "caldi" gli strumenti e il computer di
bordo e scattare immagini dell'area circostante.
Le scoperte dei rover
Ma cosa hanno scoperto questi rover in circa quattro
anni di esplorazione?
Inizialmente, il cratere di Gusev all'interno del
quale era atterrato Spirit non aveva entusiasmato i
geologi, perché dai primi dati sembrava essere solo
un'infinita distesa di rocce vulcaniche. Per questo
motivo si pensò di indirizzare Spirit verso le
Columbia Hills, una serie di colline che si
osservavano all'orizzonte rispetto al punto di
atterraggio. La scelta fu audace, perché non si sapeva
se il rover ce l'avrebbe fatta ad arrivarci, ma la
sfida fu vinta, tant'è che è salito fin sulla cima. Le
rocce esaminate lungo il percorso diedero modo di
scoprire i primi indizi della presenza di acqua
passata che interessò alcuni minerali delle rocce
esaminate. La prova decisiva della presenza di acqua
nel passato giunse però quando in una roccia dalla
forma insolita, chiamata Fot of Gola, che Spirit
incontrò ai piedi delle colline, mostrò la presenza
di ematite, un minerale che si può formare in presenza
d'acqua.
L'ombra dei batteri
Opportunity ha invece iniziato con una scoperta
notevole: un largo affioramento roccioso stratificato
bordato da una quantità innumerevole di sferule, dalle
dimensioni variabili da quelle di un granello di pepe
a quelle di un mirtillo. Non fu semplice capire come
si fossero formate, anche perché erano troppo piccole
per essere analizzate singolarmente dagli strumenti di
bordo. Dopo averle studiate in gruppo emerse che erano
agglomerati di ematite, che probabilmente, si erano
formati in presenza d'acqua salata e acida. Una
scoperta importante poiché simili concrezioni (anche
se di dimensioni maggiori) sulla Terra si formano
grazie all'azione dei batteri. Questo dimostra che su
Marte c'è stata vita? La risposta non è ancora certa.
Tracce di mare
Lasciato Eagle, Opportunity ha esplorato per 200
giorni il cratere Endurance, largo 160m. Qui ha
scoperto la jarosite, un minerale che si forma
anch'esso esclusivamente in presenza di acqua. Ma non
solo, quel sasso infatti, ha messo in luce la presenza
di evaporazioni cicliche di acqua marina. Insomma,
l'idea è che un tempo Meridiani Planum sia stato
coperto da un largo bacino d'acqua. Non va infine
dimenticato l'aspetto tecnologico di questi robot, che
sotto tutti i punti di vista si sono mostrati come
macchine davvero eccezionali e che saranno, dunque,
punto di partenza fondamentali per le prossimi
missioni robotizzate a Marte.
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