Inizierà'
nel 2028 la missione spaziale che porterà 7
astronauti su Marte. I dettagli della missione
sono stati divulgati ieri dalla Nasa in un
incontro del Lunar Exploration and Analysis
Group tenutosi a Houston. Tra vent'anni,
dunque, un razzo Ares V, che si sta mettendo a
punto per riportare l'uomo sulla Luna nel
2018, partirà alla volta del pianeta rosso,
seguito nel gennaio del 2029 da un altro
carico simile: complessivamente, porteranno su
Marte 400 tonnellate di materiale, compresa
una vera e propria casa marziana dotata di un
laboratorio e di un ambiente per la vita
quotidiana degli astronauti.
Se il tutto arriverà integro a destinazione,
nel febbraio del 2031 partiranno i sette
astronauti, probabilmente quattro uomini e tre
donne. Il viaggio richiederà dai 6 ai 7 mesi
di tempo. Da quel momento inizierà una lunga
permanenza che dovrebbe durare almeno 16 mesi,
poi il ritorno a casa. La missione, dunque,
terrà lontano dalla Terra i 7 astronauti per
circa 30 mesi.
La
nave spaziale per gli astronauti destinati a
Marte verrà assemblata attorno alla Terra
utilizzando 4 razzi Ares V, che, per
dimensioni e potenza, ricordano il Saturno V,
il razzo che servì agli astronauti delle
missioni Apollo per raggiungere la Luna.
All'interno della navicella gli astronauti
faranno crescere in una serra frutta e
verdura. Sarà un modo per tenerli impegnati
durante il lungo viaggio. Per l'acqua e l'aria
invece, si utilizzeranno sistemi per il loro
riciclo, così da limitare la quantità da
portare a bordo. Tutto semplice? "Non proprio.
Ancora molto deve essere fatto per assicurare
agli astronauti un viaggio sicuro", ha
spiegato Bret Drake, del Robotic and Human
Lunar Expeditions Strategic Roadmap Commitee.
Due sono ancora i punti
deboli della missione. Il primo riguarda la
protezione degli astronauti dalle radiazioni
cosmiche cui saranno sottoposti durante il
viaggio e la permanenza su Marte, il secondo è
il problema psicologico. Gli astronauti
dovranno vivere per mesi senza poter vedere la
Terra, e mano a mano che si allontaneranno dal
nostro pianeta le comunicazioni saranno sempre
più difficili perché la distanza tra Marte e
il nostro pianeta richiederà diversi minuti
prima che possa giungere la voce degli
astronauti.
Quindi in caso di emergenza non potranno fare
affidamento sulla Terra, ma dovranno decidere
per proprio conto. Gli astronauti, inoltre,
sapranno che sarà quasi impossibile abortire
la missione (come si fece ad esempio con
Apollo 13) e ancor più difficile sarà
immaginare una spedizione di soccorso nel caso
qualcosa vada male.
Ma una volta sulla superficie rossa del
pianeta gli astronauti avranno ben poco tempo
per pensare a tutto ciò. Dopo una fase che
servirà per dare vita alla base, che prevede
la messa a punto di una serra e di una piccola
centrale atomica da cui ottenere energia, gli
astronauti inizieranno una serie di
rilevamenti geologici e biologici per dare
risposta alle mille domande che ancora oggi ci
si pone su questo pianeta.
E da qui al 2031? Intanto i due rover, Spirit
e Opportunity, stanno continuando le loro
ricerche dopo quasi 4 anni dal loro
atterraggio, alcune sonde in orbita attorno
Marte lo stanno analizzando metodologicamente,
e l'anno prossimo scenderà in prossimità del
polo nord marziano la sonda Phoenix oggi in
viaggio. Poi sarà la volta, nel 2009 e nel
2013, di potenti rover della Nasa e dell'Esa
che saranno in grado di percorrere decine di
chilometri. Quindi una missione riporterà
sulla Terra campioni di rocce marziane. A quel
punto, sarà la volta dell'uomo.