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Ufoonline in collaborazione con Lunar Explorer Italia
presentano uno speciale curato dal Dott. Paolo C. Fienga

............................

I Transients
 

Nella categoria dei Transients abbiamo individuato due macro-classi di oggetti:

A)   Transients Orbitali e/o Transients ripresi durante lo svolgimento di operazioni orbitali o di crociera interplanetaria (ref.: NASA – Missioni Apollo 10, 11, 12, 13, 14 e 15; NASAMissioni Voyager 1 e 2; Ballistic Missile Defense OrganizationStrategic Defense Initiative Organization and NASA – Missione Clementine e quindi NASA-ESA-ASI – Missione Cassini/Huygens).

All’interno della macro-classe A ricomprendiamo:

A1) oggetti di forma sferica e di colorazione variabile (azzurra, bianca, argentea, dorata e rossa) i quali, caratterizzati dal fatto di essere “in movimento”, si sono avvicinati sensibilmente alle Sonde Terrestri (abitate o solo meccaniche) che li hanno ripresi;

A2) oggetti di forma sferica e di colorazione bianca i quali, pure in movimento, NON si sono – almeno a quanto sappiamo – avvicinati alle predette Sonde Terrestri;

A3) oggetti di forma irregolare e di colorazione indefinita (blu, bianca, argentea) i quali sono stati meramente incrociati dalle Sonde Terrestri durante il loro viaggio, e che non mostravano alcun tipo di movimento;

A4) oggetti luminosi puntiformi, certamente in movimento, ma posti ad una distanza troppo elevata dall’Osservatore per poter essere risolti (Star-Like Objects);

A5) emanazioni luminose ed aloni di varia forma e colore (Flare-Like Lights) le/i quali suggerivano la presenza, al loro interno, di un oggetto di un qualche tipo.

 

B)   Transients Stazionari al suolo e/o Transients ripresi durante lo svolgimento di operazioni al suolo (ref.: NASA – Missioni Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17; NASA – Missioni Viking Lander 1 e 2; NASA – Missione Soujourner/Pathfinder; NASA – Missioni MER Spirit ed Opportunity).

All’interno della macro-classe B ricomprendiamo:

B1) oggetti di forma sferica e di colorazione variabile (azzurra ed argentea) i quali emettono luce propria o riflettono luce ed appaiono poggiati al suolo (come “porzione estranea/anomala” del suolo);

B2) oggetti di forma irregolare non emananti luce propria i quali (apparentemente) sorvolano l’area delle operazioni, ma senza avvicinarsi ad uomini e mezzi;

B3) oggetti di forma irregolare emananti luce propria i quali si comportano come i corpi di cui sub B2);

B4) oggetti luminosi puntiformi, certamente in movimento, ma posti ad una distanza troppo elevata dall’Osservatore per poter essere risolti (Star-Like Objects);

B5) emanazioni luminose ed aloni di varia forma e colore (Flare-Like Lights) le quali suggeriscono la presenza al loro interno, quale sorgente della luce, di un oggetto di un qualche tipo.

***

Molti Ricercatori e Scienziati professionisti, sia operanti nelle Scienze Classiche, sia attivi nelle Scienze di Confine, hanno già tentato di spiegare gli oggetti che abbiamo dianzi classificato e, in qualche caso, le spiegazioni da loro fornite sono risultate convincenti o, al limite, plausibili; purtroppo, però, in alcuni casi – peraltro decisamente eclatanti – le risposte non ci sono state affatto o, laddove abbozzate/tentate, si sono risolte in dichiarazioni tanto inconsistenti (ed insostanziabili), quanto insignificanti.

Il motivo dell’inconsistenza, purtroppo (ed a nostro avviso) è semplice: alcuni Ricercatori (che definiamo “scettici” o “iper-pragmatici”) hanno costruito le loro teorie esplicative dei Fenomeni Anomali sopra elencati partendo dal presupposto secondo cui NON si trattava certamente di Fenomeni Anomali né di Singolarità meritevoli di analisi accurate bensì, per esempio, di semplici e banalissimi errori di ripresa, oppure di pellicole difettose le quali, in sede di sviluppo, evidenziavano la formazione di artefatti fotografici e così via, senza mai escludere (anzi, spesso supportando) l’ipotesi secondo cui le Singolarità in oggetto fossero dei veri e propri falsi.

In antitesi a costoro, però, altri Ricercatori (che definiamo “visionari”) hanno costruito le loro teorie partendo dall’idea – opposta rispetto alla precedente – secondo cui i fenomeni ripresi erano CERTAMENTE delle Anomalìe la cui matrice extra-terrestre (ed aliena) era in nuce e cioè nell’evidenza stessa che – in teoria operando serenamente e senza pregiudiziali – doveva essere valutata: ossìa l’immagine controversa.

Inutile dire che, a nostro parere, qualsiasi processo investigativo (scettico o visionario che sia) il quale, partendo da un’idea preconcetta (più simile ad un “Punto di Fede” che ad un “Teorema da Dimostrare”), si snodi interpretando solo le evidenze che la sposano ed ignori o trascuri, nel contempo, tutte le evidenze dubbie o contrarie, è un processo intrinsecamente viziato, erroneo e destinato all’insuccesso.

Che cosa fare, allora? Ebbene, il nostro tentativo di investigazione ed analisi, che speriamo essere – se non altro – idoneo a stimolare la curiosità ed attenzione dei Lettori, non partirà da alcun presupposto.

Noi, insieme a Voi, analizzeremo una serie di immagini controverse e controvertibili (tutte relative alla Classe “A”e cioè, lo ricordiamo: Transients Orbitali e/o Transients ripresi durante lo svolgimento di operazioni orbitali e/o di crociera interplanetaria) cercando di vedere sino a che punto si tratta di possibili Anomalìe o Singolarità e sino a che punto, invece, ci troviamo davanti a vizi dell’immagine, sviste o falsi.

Insomma: la nostra intenzione è quella di non partire da un’idea/ipotesi di partenza che intendiamo dimostrare e quindi addentrarci nell’analisi (più o meno “faziosa”) dell’immagine.

Noi avvieremo e svilupperemo l’indagine partendo dall’unico dato incontrovertibile (in sé) che possediamo: il frame.

Saranno poi la logica, l’esperienza, la Scienza e, certamente, anche la sensibilità individuale a suggerire una possibile spiegazione della possibile Anomalìa. Inutile dire che, in questo campo, spesso (purtroppo) le risposte mancheranno e, anche qualora le avessimo, resteranno risposte controverse e controvertibili, ma una cosa è certa: adottando questo processo di analisi – se non altro – potremo sempre provare di non essere stati guidati da opinioni preconcette, ma soltanto dai risultati (questionabili, ma solo sino ad un certo punto) dall’analisi dei dati disponibili.


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§§§

Transients Orbitali e/o Transients ripresi durante lo svolgimento di operazioni orbitali o di crociera interplanetaria: le Fonti

 

Quali “Fonti” per l’analisi dei Transients in oggetto, abbiamo pensato – tanto per familiarizzare con la Materia – di effettuare l’analisi dei seguenti frames:

 

Per la Serie “Apollo” abbiamo scelto i frames:

Apollo 10 - AS 10-28-3988, 3989 e 3990;
Apollo 11 - AS 11-36-5319;
Apollo 12 - AS 12-51-7552 e 7553;
Apollo 13 - AS 13-60-8622; AS 13-61-8830; AS 13-62-8898 ed AS 13-62-8905;
Apollo 14 - AS 14-70-9835, 9836 e 9837;
Apollo 15 - AS 15-88-12009 e 12010 nonché AS 15-98-13305, 13306 e 13307.

Per la Serie “Clementine” abbiamo scelto il frame:

Clem-LBA 0040 v

E per la Serie “Cassini-Huygens”, infine (e per ora…) abbiamo scelto i frames:

N00008770
N00008771

Inutile dire che di immagini suscettibili (e meritevoli) di analisi approfondite ne esistono centinaia (forse migliaia…) ma questa piccola relazione non vuole essere – né ambisce ad essere – l’anteprima di un Trattato sulle Anomalìe Spaziali.

Diciamo che si tratta solo di una “chiacchierata” fra Amici, a scopi informativi e divulgativi: un aperitivo, insomma.

Il pranzo completo – se vorrete – potrete, nel tempo, provare a prepararlo Voi stessi…

 

***

Apollo Series – Apollo 10

Frames AS 10-28-3988, 3989 e 3990

   
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Questi tre frames consecutivi ritraggono un oggetto dalla forma davvero bizzarra ed irregolare che transita (anzi: diremmo che “rotola”) nello Spazio, passando accanto alla Navicella Spaziale Americana: di che cosa si tratta?

Ad un occhio un po’ disattento (ed osservando solo i frames NASA ultra-compressi ed a bassa definizione pubblicati nel – comunque bellissimo ed importantissimo – Apollo Image Atlas) potrebbe anche sembrare – come a molti è sembrato – un riflesso (?) o un difetto della pellicola (un cosiddetto “image” o “photo-artifact”), ma – a nostro parere – non è così.

L'oggetto luminoso (diremmo "di luce riflessa") a forma irregolare, che si staglia davanti alla fotocamera di uno degli Astronauti dell’Apollo 10 è, secondo noi, un oggetto assolutamente reale.

Come lo sappiamo? Molto semplicemente, abbiamo acquistato dalla NASA – fra le tante – anche una videocassetta contenente alcuni stralci della Missione Apollo 10 ed in essa abbiamo rinvenuto – con grande meraviglia… – una sequenza che mostra un oggetto molto simile (se non addirittura identico) a quello che viene ripreso nei frames in questione e che "transita", velocemente, nei pressi della Navicella Spaziale Statunitense.

Un oggetto che, pur avendo rivisto il filmato 1000 volte, continua a rimanere assolutamente indecifrabile.
A prima vista può addirittura sembrare un pezzo di carta stagnola accartocciata o una lamiera ricurva piuttosto sottile che, viaggiando, si rivolta su se stessa.

Guardando con più attenzione, poi, notiamo che esso può anche ricordare una sorta di “scheggia”, in parte rocciosa ed in parte metallica, in orbita attorno alla (o in caduta verso la) Luna.

Oppure, rallentando e/o bloccando il filmato e quindi osservando l’oggetto misterioso frame-by-frame, scopriamo che esso assomiglia molto – addirittura – ad un pezzo del rivestimento esterno della Navicella Americana (il CSM Command Space Module) o del LM (Lunar Module). Un pezzo che si è staccato (!) e che ora, prigioniero del suo spin iniziale, va a perdersi nel vuoto.

Poi, come qualche “scettico a tutti i costi” ci verrà a dire, potrà anche  darsi che nessuna delle nostre ipotesi/congetture sia quella corretta.

Può essere: ne siamo perfettamente consapevoli. Noi, dal canto nostro, possiamo solo descrivere le caratteristiche dell’Oggetto Anomalo e ragionarci sopra: sappiamo (perché lo vediamo) che esso è luminoso (argentato), di forma irregolare ed in movimento rapido (o così almeno ci appare dall’Original NASA-Apollo 10 footage).

Ciò detto, si potrebbe archiviare il filmato e le fotografie come un (ennesimo) esempio (irrisolto ed irrisolvibile) di "Anomalia Spaziale" (UFO, rottame o chissà cosa), se non fosse per un particolare evento che ci ha davvero sorpresi.
Quale? Il passare VICINISSIMO di questo Oggetto alla Navicella Spaziale.

Un passaggio ravvicinato fra due oggetti in movimento nello spazio è un evento davvero degno di rilievo, specie considerandosi gli effetti catastrofici che un "impatto" potrebbe determinare, anche quando l'urto avvenisse fra un corpo (relativamente) grande ed un corpo relativamente (ed anche molto) piccolo o piccolissimo.

Ma per fortuna l'impatto non c'è stato. Nel filmato NASA, l'impressione che si ricava è che l'oggetto vagante non abbia movimenti controllati (diremmo che viaggia alla deriva intorno alla Luna) e che l'Apollo 10 non faccia nulla per tentare di evitarlo (forse perchè non si accorge in tempo del suo arrivare o forse perchè l'oggetto proviene proprio dalla Navicella).

Questi sono i fatti e le ipotesi più plausibili.

E la NASA? Silenzio.

Tuttavia, usando un po’ di tempo e di pazienza, e grazie soprattutto alla versione originale e non compressa di uno dei tre tasselli del mosaico (si tratta del frame AS 10-28-3990 che abbiamo ottenuto dal Lunar and Planetary Institute) e ad uno splendido detail mgnf – operato dal nostro Amico e Socio, Fabio Italiano – siamo riusciti a capire o, almeno, ad immaginare qualcosa di più di questo "rottame spaziale" (o "space debris") che, rotolando nel vuoto, è sfrecciato a poche decine di metri dalla Navicella Spaziale Americana.

 


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I dettagli che emergono dall'altissima definizione del frame originale e non compresso, a ben guardare, ci parlano di una struttura non naturale e che pare avere origini addirittura (ed incredibilmente!) "traumatiche": essa, infatti, sembra proprio essere un frammento di qualcosa di più grande e di metallico (internamente), rivestito da un materiale forse anch'esso metallico, ma avente una tessitura più grossolana (la quale lo rende simile ad una sorta di pietra – attenzione: un qualcosa di molto simile riveste – oggi – gli Space Shuttles!).

Non si tratta, a nostro parere, di un asteroide e non è neppure il caso di ipotizzare che si tratti di una "probe" aliena in fase di perlustrazione.

I bordi frastagliati (o forse dovremmo dire “tranciati”?…), sottili e luccicanti dell'oggetto, ci fanno pensare, piuttosto – e ci rendiamo conto di quanto fantascientifica possa sembrare questa ipotesi – ad un frammento di qualcosa che è andata in pezzi.
Ciò che resta di una tubazione (o di una struttura interna di un qualche tipo), si intravede piuttosto bene sul margine superiore dell'oggetto, così come delle (sempre secondo noi) evidenti tracce di "trauma" (da impatto o da esplosione interna?) si possono dedurre dalle sfilacciature di lamiera (color argento brillante) che ben si vedono su tutto il lato Sx del corpo vagante.

Non siamo in condizione di effettuare una stima precisa delle dimensioni dell’Anomalìa ma, dopo aver visionato il filmato originale NASA (e sempre supponendo che l’oggetto dei tre frames consecutivi sia lo stesso del film), riteniamo che possa trattarsi di un qualcosa di piuttosto piccolo (pensate ad una scrivania di modeste dimensioni) e che non viaggia neppure troppo veloce (o forse è addirittura “fermo”), mentre è l’Apollo 10 a passargli – pericolosamente – accanto.
Inutile dire che, però ed in ogni caso, un eventuale impatto di questa "scrivania" con l'Apollo 10, avrebbe avuto conseguenze catastrofiche…

Conclusioni (ovviamente interlocutorie): che cosa è "andato in pezzi", a poca distanza dall'Apollo 10?
Chi c'era con loro?...
Un'altra Navicella Americana (magari senza equipaggio) che è stata colpita da qualcosa?

Una "sonda" lanciata – malamente – nello spazio circum-lunare dallo stesso Apollo 10? O magari un'astronave Sovietica che, all'insaputa del Mondo, era arrivata per prima nello spazio circum-lunare e poi – come purtroppo è accaduto altre volte – ha malfunzionato ed è infine esplosa?

L'Apollo 10 era una Missione di Prova Generale di allunaggio, o una Missione di "Soccorso Spaziale"?
E la NASA, che cosa sa realmente di questo frame?

Vedere, alle volte, non basta per capire e, anche se le nostre congetture ci sembrano logicamente accettabili (sebbene non necessariamente esatte), la verità è che nessuno ha mai saputo dire nulla di definitivo su questo primo – ed incredibile – Transient  incrociato dall’Apollo 10 quasi 37 anni fa…

 

Apollo Series – Apollo 11

Frame AS 11-36-5319


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Durante il viaggio verso la Luna gli Astronauti dell'Apollo 11, così come gli Astronauti di tutte le altre Missioni che sarebbero seguite, non persero mai l'occasione di scattare fotografie del "panorama" circostante le loro navicelle spaziali: un po’ in rigida ottemperanza a quanto statuito dalle Procedure Operative ed un po’, a nostro parere, perché “qualsiasi turista, dovunque vada, fotografa il paesaggio”…

Nell’immagine in questione si vede la nostra Terra e, accanto ad essa (Sn del Pianeta, Dx dell'Osservatore) una piccola "chiazza" di luce che, nella forma, potrebbe richiamare alla mente un "Cavalluccio Marino" (Sea Horse).

La forma indistinta dell'Anomalia non ci ha permesso, in prima battuta, la formulazione di ipotesi definitive (anche se eravamo orientati a qualificarla come un image-artifact) e la piccola chiazza di luce in cui essa si sostanzia – e che appare in AS 11-36-5319, nel frame successivo (come chiunque può verificare) era già sparita.

Che fare?

Ebbene, anche in questo caso abbiamo recuperato ed analizzato la versione originale e non compressa di AS 11-36-5319 e quindi, a differenza della prima impressione, abbiamo potuto constatare che l'Anomalia non sembrava proprio essere un difetto derivante dall'ipercompressione del file.

Nel frame 5319, insomma, si vede "qualcosa" di strano e che riteniamo essere reale, bene impressa sul film; nel frame 5320 quel "qualcosa" è scomparso senza lasciare traccia.

Le ipotesi – ad oggi – più credibili parlano di:

1)    plasma discharge (ne riparleremo);

2)    rilascio nello spazio di “qualcosa”, da parte dello stesso Apollo 11, che poi è stato fotografato dagli Astronauti (e qui qualcuno – un po’ irriverentemente – ha suggerito che si potesse trattare di una sacca contenente “residui biologici” degli Astronauti…) e/o, come già suggerivamo nell’ipotesi di partenza, un

3)    image (o photographic) artifact.

 

Apollo Series – Apollo 12

Frames AS 12-51-7552 e 7553;

 

 
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Qui si parla di due frames altamente controversi e che tanto hanno fatto parlare, in passato, la Comunità Ufologica (Italiana ed Internazionale).

Ma di che cosa si tratta realmente?

Premesso che noi – onestamente – non ne abbiamo idea, si può dire comunque che l'oggetto ripreso (se di oggetto si tratta realmente...) ricorda molto da vicino le "U" bianche ed azzurre che si vedono in una lunga serie di frames Apollo 15 (potete esaminare, volendo, i frames AS 15-88-12007 e seguenti) e, sebbene solo per pochi istanti, anche in un filmato NASAApollo 11 originale che mostra la superficie lunare scorrere al di sotto della Navicella Spaziale, poco prima che le operazioni di undocking fra CSM e LM avessero inizio.

In questo frangente, tuttavia, il colore, per entrambi i frames AS 12, ci sembra leggermente diverso rispetto a quanto riscontrato nei frames AS 15 e nel filmato Apollo 11: nei frames AS 12, infatti, la dominante cromatica è rinvenibile in una curiosa mistura di giallo, bianco e rosa pallido lungo la porzione più luminosa del corpo anomalo ed in un debole – ma intenso – azzurro nella sua parte più scura.

Certo: si tratta comunque di frames molto vecchi i quali potrebbero anche aver sofferto (come le versioni ultra-compresse hanno certamente sofferto di) un sensibile invecchiamento il quale ha prodotto un evidente "decadimento" dei colori originali.

 

Comunque sia (e colore dominante a parte), nelle due immagini sequenziali AS 12 la nostra impressione è quella che, non troppo distante dalla Navicella Americana – e quindi nello spazio circum-lunare – ci sia effettivamente un oggetto che ha la forma simile ad una "U", vista di sbieco.

 

Entrambi i frames – come detto – sono considerati da molti Studiosi (nonché da semplici Appassionati) di Ufologia, come fra i più importanti in materia di "avvistamento e ripresa ravvicinata di UFO” da parte degli Astronauti durante il Programma Apollo e la verità è che si tratta, senza ombra di dubbio, di due fotogrammi decisamente intriganti.

A noi, in tutta onestà, sembra molto difficile poter parlare di un semplice (ancorché anomalo) "riflesso" (come fanno la maggior parte dei Ricercatori Tradizionali e Scettici); tuttavia non siamo neppure in possesso di elementi validi e definitivi per sostanziare l'ipotesi secondo cui si potrebbe effettivamente trattare di un "oggetto reale esterno" alla Navicella.

 

Osservando entrambi i frames nella loro versione originale, HD ed uncompressed, infine, qualche Socio di Lunar Explorer Italia ha speculato che l’oggetto controverso delle due immagini potrebbe anche NON essere un singolo oggetto: si potrebbe trattare, infatti, di due corpi, apparentemente vicinissimi, o – forse – di un singolo corpo il quale potrebbe essere strutturato in/su 2 "stadi" (o "compartimenti") semi-sovrapposti.

 

Se questa congettura – un giorno – si rivelasse “autentica”, forse questo frame potrebbe entrare davvero nella Storia dell’Astronautica come il primo frame che ritrae un velivolo alieno in orbita attorno alla (o, comunque, in transito nei pressi della) Luna.

 

Apollo Series – Apollo 13

Frame AS 13-60-8622

 


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Apollo 13: sebbene essa sia catalogata e ricordata come la Missione più sfortunata della Saga Apollo – Apollo 1 a parte, poiché in quel frangente non si può parlare solo di sfortuna, ma di tragedia vera e propria – essa è anche la più ricca, a nostro parere, di “Incontri Ravvicinati” più o meno non convenzionali.

Ma andiamo per ordine: in questo primo frame, l'Apollo 13 (costituito dal Modulo di Comando – CSM Odyssey e dal Modulo Lunare – LM Aquarius), dopo aver compiuto un'orbita attorno alla Luna, si accinge a prendere la via del rientro a casa. Gli Astronauti, mostrando non solo una davvero encomiabile dedizione nel rispettare quanto dedotto nelle solite Procedure Operative, ma anche una (enorme) dose di sangue freddo (poiché sanno benissimo che la via del ritorno a casa sarà tutta in salita), scattano una lunga serie di istantanee della superficie Lunare.

In una di queste – il frame AS 60-8622 appunto – si può vedere distintamente (bene sia nella versione compressa, sia nella versione originale ed uncompressed) un oggetto sferico dal colore argentato (che noi abbiamo battezzato "Silver Sphere") il quale dà l'impressione di sfrecciare accanto all'astronave Americana (questa è almeno la sensazione che si ricava guardando l'immagine e studiandola nel dettaglio – l’oggetto sferico color argento mostra, infatti, la cosiddetta sfocatura da movimento).

Il tempo di un singolo fotogramma ed il corpo estraneo – perché, secondo noi, non si trattava certo un riflesso o di una componente esterna della Navicella Americana – scompare.

Parlando non solo di Transients, ma anche di UFO, dobbiamo dire che l'apparizione di "sfere argentee" di modeste – o "piccole" – dimensioni (da mezzo metro ad un metro e mezzo di diametro apparente), non è un fatto nuovo, anzi: svariati avvistamenti "da Terra" parlano o addirittura mostrano, sia attraverso fotografie, sia tramite filmati, delle "sfere" color alluminio o argento metallico e scintillante che si muovono nel cielo, ora da sole, ora in gruppi e che, talvolta, si affiancano e/o seguono per un certo tempo degli aerei in volo (un fenomeno – si racconta – tutt’altro che infrequente durante i combattimenti aerei o lo spostamento di ingenti formazioni di velivoli da combattimento durante la II Guerra Mondiale ed ora relativamente frequente in Centro America – Messico, soprattutto, e Nicaragua).

Esiste, parlando a proposito di "sfere argentee", anche uno storico filmato che mostra la ripresa, effettuata da un velivolo di supporto, di un "Concorde" in volo di collaudo al quale si affianca – all'altezza della cabina di pilotaggio – una di queste "sfere argentee" (sbucata dal nulla) che scorre lungo la fusoliera del Concorde stesso, compie qualche manovra – per noi "tecnicamente impossibile"... – e poi, repentinamente, sparisce risalendo a candela e perdendosi nel cielo ad una velocità impressionante.

La domanda è ovvia: da dove vengono questi velivoli?
Cosa sono ed a che cosa servono queste "sfere"?


Secondo noi le risposte sono abbastanza chiare: stiamo parlando di velivoli di origine sconosciuta (e rientranti nella classe delle "sonde esplorative" o “sonde telemetriche”, soggette a controllo remoto – ossìa guidate a distanza) i quali, molto probabilmente – se non addirittura sicuramente – hanno una origine non terrestre. Dovrebbe trattarsi, inoltre, di velivoli – a quanto ci è dato capire osservando le immagini che possediamo di essi – relativamente semplici e dotati di due sole caratteristiche fondamentali: la grande velocità e la straordinaria manovrabilità.


A che servono?

Noi crediamo che vengano usati – tutte le volte in cui si verifica qualcosa di nuovo e/o di interessante nel nostro Mondo Culturale e Tecnologico – per vedere meglio, in sicurezza e da vicino (ma senza contatto fisico diretto), quello che abbiamo fatto e ciò di cui siamo stati capaci.

Forse questa è pura fantascienza o forse è la semplicissima realtà, ma noi crediamo che l'interruzione repentina dello Human Space Program sia stata provocata, in qualche modo, anche dal timore di giungere totalmente impreparati (scientificamente, tecnologicamente, culturalmente ed umanamente) ad un "faccia a faccia" con Creature più evolute rispetto a noi di secoli, millenni o, forse, addirittura di milioni di anni (terrestri).

Le eccezioni che si potrebbero sollevare dicendo che lo Space Program (ancorché NON Human) è andato comunque avanti con il lancio di decine di sonde verso i Pianeti del nostro Sistema Solare (da Marte, a Giove e Saturno) e con il raggiungimento, talvolta, di grandi traguardi, non valgono comunque a demolire i nostri dubbi di partenza.

Certo, gli occhi artificiali di queste Sonde vedono bene, ma noi non crediamo che essi possano davvero vedere meglio degli occhi dell'Uomo.

Ci spieghiamo meglio: questi "occhi elettronici" vedono le cose in maniera diversa, sicuramente più precisa e dettagliata di quanto un occhio umano, per eccellente che sia, potrebbe mai riuscire a fare, ma essi "vedono" senza discernimento e noi, quando guardiamo le immagini che essi hanno "visto" e ripreso per noi, perdiamo un elemento fondamentale che si chiama "immediatezza della percezione". Insomma: attraverso gli occhi elettronici noi vediamo tutto "filtrato" ed in "play-back".
E' ovvio che vedere le cose in questo modo è vantaggioso da molti punti di vista (ed è anche "più sicuro"); ma il problema della Conquista dello Spazio in quanto "conquista di un livello più elevato di sviluppo" è proprio qui: l'evoluzione dell'Uomo, anche nel suo senso più puramente spirituale, che potremmo raggiungere attraversando il cosmo e raggiungendo obbiettivi, comunque, "vicini" (quali la Luna, Marte o i Satelliti di Giove e Saturno), "deve passare" attraverso "l'Esplorazione e l'Esperienza Umana".


Un'esperienza che, a nostro parere, non è possibile surrogare in alcun modo ed in nessun caso con l'impiego di semplici (ancorché strutturalmente perfetti) strumenti meccanici. Noi sappiamo bene che l'esplorazione umana dello Spazio (prossimo o profondo) costituisce un'impresa improba ed oltremodo pericolosa e che, dunque, occorre raccogliere quanti più dati ed informazioni sia possibile prima di lanciare degli Uomini nel vuoto, in balìa del vento solare, dei raggi cosmici, delle micrometeoriti e delle altre (per lo più ignote) insidie del cosmo.


Ma la raccolta di dati ed informazioni eseguita solamente con l'ausilio di mezzi meccanici, per quanto grande, profonda ed accurata essa possa essere, non potrà MAI sostituire l'esperienza umana diretta (quella che suole definirsi "esperienza sul campo") e su questo non crediamo che ci siano dubbi.

E non importa quali obiettivi saremo capaci di raggiungere esplorando il Cosmo impiegando solo mezzi meccanici robotizzati (tipo i Mars Exploration Rovers); non importa neppure, ai fini del concetto di "Conquista", quali distanze potremmo essere capaci di riuscire a coprire ed in quanto tempo: se l'Uomo non rimetterà se stesso in gioco – rischiando anche la Vita, come è accaduto durante gli Apollo Days – l’esplorazione, laddove prosegua e dovunque arrivi, non riuscirà comunque MAI a produrre quel "Balzo Evolutivo" del Genere Umano di cui ogni tanto si parla.


Tutto ciò detto e premesso, parlando – nel nostro piccolo – di semplici analisi di frames effettuate “a tavolino”, dobbiamo quindi (e comunque) precisare che nessuna immagine “from Space” è "scontata" oppure "ovvia": mai.

Per definizione.


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Apollo 13 – Frame AS 13-61-8830


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Qualcosa appare dal buio dello spazio esterno alla Navicella Spaziale: si tratta di un corpo complesso, costituito – per quanto riusciamo a vedere – da una serie di sfere di diverso colore (e, forse, anche dimensioni), poste l’una accanto all'altra.

Esaminando la versione originale e non compressa del frame si può notare molto bene che l'oggetto anomalo sembra librarsi nell'oscurità, forse ad una distanza non particolarmente elevata dall'astronave Americana, e certo non occorrono occhi "speciali" o software per analisi avanzate delle immagini, per capire che quello che si vede non è il riflesso di qualcosa che si trova all'interno dell'Apollo 13, ma è (anzi: sembra proprio) un corpo vero e reale (non un photo-artifact, né un riflesso o quant’altro) che sta all'esterno della navicella spaziale terrestre.

E se si fosse trattato di un qualcosa di simile a quello che viene chiamato – da alcuni bravissimi Ricercatori di nuova generazione (si veda quanto proposto dal Gruppo chiamato “Thunderbolts”) – “plasma discharge”, ossìa una sorta di “super-fulmine spaziale”, in parole povere?
Rispondere, per ora, è ovviamente impossibile (anche se la nostra sensazione è che, almeno in questo frangente, NON si può parlare di plasma discharge), ma certo è ogni dettaglio in più che riusciamo a cogliere e ad interpretare equivale ad un passo (magari piccolo, ma sempre utile e significativo) in avanti, verso la comprensione.

E sempre a proposito di "plasma discharge": che dire se l'Apollo 13 fosse stato colpito da uno di questi "space lightnings"?

O se l’incidente fosse dipeso – per assurdo – proprio dall’impatto con un Transient?

Chi ha mai potuto esaminare realmente BENE e DA VICINO lo status del CSM Odyssey una volta occorso il trauma?

Transient o non Transient…Transeat!

Per concludere (e per amor di chiarezza) produciamo qualche ulteriore dato: per coloro che sostengono la tesi secondo cui queste sfere luminose blu e bianche sono solo "riflessi" nel finestrino di uno o più corpi luminosi interni all'astronave Americana (una serie di led, di spie o qualcosa di simile), evidenziamo questo dato:

frame 8829 --> non appare nulla
frame 8830 --> appare un gruppo di luci
frame 8831 --> non appare nulla

Tutti e tre i frames sono stati ripresi dallo stesso finestrino ed in serie (cioè uno dopo l'altro), in un intervallo di tempo davvero limitato e, molto probabilmente (e logicamente) dal medesimo angolo visuale.
Ciò premesso, quello che vediamo nel frame 8830 può realmente essere un riflesso? Secondo noi, no.

Però, in piena onestà, non siamo in condizione di poterlo escludere al 100%.

 


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Apollo 13 – Frame AS 13-62-8898


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Un'altra immagine enigmatica e...unexplainable, come – ahinoi... – tante altre.

Le domande che ci poniamo allorché ci troviamo ad analizzare un frame di questo tipo sono le solite (e qui ci possiamo anche appoggiare alla "Scuola del Prof. Hoagland"): si tratta di un riflesso?

E' un photo-artifact?

O è un oggetto "reale" (ivi: una cosiddetta "Anomalia Orbitale")?


A nostro parere, analizzando il frame compresso, la risposta poteva essere solo una: questo frame rappresenta un'autentica Anomalia Orbitale – e cioè, per i meno esperti, un "oggetto fisico (e quindi non un riflesso o un photo-artifact) che si trova all'esterno della Navicella USA e che "transita" o "si libra" nelle sue prossimità".

Siamo stati forse troppo ottimisti? Forse si, poiché le cose cambiano allorché si vanno a sviluppare nuovi (e più efficienti) strumenti di indagine: nel super-dettaglio del frame realizzato ancora una volta da Fabio Italiano – infatti – si vanno a cogliere nuovi ed ulteriori particolari che possono essere di aiuto nella comprensione del “che cosa” stiamo guardando e che possono quindi concorrere nel confermare o nel confutare la nostra sensazione iniziale.

Ma procediamo per gradi.
Occorre ora ricordare, infatti, che gli elementi i quali dovrebbero – almeno in teoria – aiutarci a distinguere i meri riflessi dagli oggetti reali (e tralasciamo i photo-artifacts), nell’esame di fotografie anomale o presunte tali sono, in accordo agli insegnamenti dei nostri Esperti di fotografia spaziale:


1) la "diffusione" del colore nell'oggetto ripreso (la quale deve essere uniforme e definita);
2) la "densità cromatica" dell'oggetto ripreso (un effetto di “trasparenza", in genere, è indice di "riflesso" mentre la "corposità", al contrario, è indice di "realtà fisica");
3) la possibile (o NON possibile) riconduzione dell'oggetto ripreso ad una feature interna alla Navicella Spaziale (per es.: verificare l'esistenza di leds e/o light switches nelle prossimità della finestrella da cui la ripresa è stata effettuata) ed infine
4) l’elemento “personale” (quest'ultimo iper-soggettivo per definizione ed imponderabile per sua natura ma, secondo noi, tanto decisivo quanto i – e se non più dei – primi 3, e cioè la "sensibilità ed esperienza" dell'Analista.

Ebbene, tutto ciò premesso, che cosa stiamo guardando?

 


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Sicuramente la umana ed innata voglia di “vedere oltre” e di cercare la “chiave di volta” nell’interminabile disfida sul “siamo o non siamo soli?” suggerirebbe di optare, nell’interpretazione della feature anomala presente nel fotogramma, per un ”oggetto alieno” il quale si trova out there, da qualche parte nello spazio e ad una distanza indeterminata – ma non grandissima – dalla Navicella Americana.

Già, sarebbe una bellissima ed affascinante interpretazione.

Ma la verità è che, studiando il frame originale e non compresso e quindi esaminando l’interno del LM (nel senso fisico del termine, e quindi cercando di vedere se esistono oggetti, al suo interno, i quali potrebbero creare un effetto/riflesso simile a quello che appare in questo frame), la nostra risposta – forse deludente, ma certo onesta – è che questa luce (a differenza di quanto noi stessi pensavamo all’inizio, subito dopo aver individuato ed analizzato – seppur sommariamente – il frame) potrebbe davvero essere solo un riflesso.

Un riflesso affascinante e bizzarro finché si vuole, ma pur sempre un riflesso: il riflesso di una serie di tre/cinque tasti luminosi i quali, assieme a centinaia di altri, indicano, in generale, l’operatività in condizioni di normalità della Nave Spaziale e, in particolare, lo status ottimale della pressurizzazione.

 

Apollo 13 – Frame AS 13-62-8905


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Qualcuno ha già definito questo frame come “il frame della Golden Sphere” ed infatti, guardando con attenzione l’immagine, possiamo subito vedere un nuovo "corpo anomalo esterno" il quale si affaccia, ben visibile, sull’estrema Dx dell’Osservatore ed a (circa) mezza altezza del quadro.

Di che si tratta? Noi diremmo che si potrebbe trattare di una versione diversa (qui vediamo chiaramente dei riflessi dorati ed una forma dell'oggetto leggermente ovoidale) delle sfere color argento di cui abbiamo già parlato in precedenza e che, spesso, si sono fatte vedere durante le Missioni Apollo (e non solo...).
Noi (e, pensiamo, anche Voi) possiamo dire solo una cosa: se si tratta di un oggetto reale ed esterno alla Navicella Spaziale Americana (come sembra effettivamente), allora stiamo guardando qualcosa che non appartiene al nostro Mondo.
Di che cosa si tratti, da dove venga ed a quali scopi questo oggetto possa mai servire, noi non lo sappiamo e, finchè ce ne staremo seduti qui, solo a guardare le stelle ed a "sognare ad occhi aperti", non lo sapremo – con ogni probabilità... - mai.
Una sola cosa crediamo sia certa: la Verità, qualunque essa sia, potrebbe anche far paura...

Ora, dato lo spazio necessario all’Immaginazione, cerchiamo di dire qualcosa in più.

In primo luogo, occorre precisare che un’analisi la quale sia degna di tale nome non si può certo fermare al sorgere delle prime difficoltà. Giusto.
Ma che fare allorché il lavoro interpretativo si rivelasse effettivamente troppo complesso o non perseguibile?

Che fare allorché quella che chiamiamo “Strada Principale” dell’investigazione – e cioè quella via che ci porta a dire, alla fine del cammino, “che cosa” un oggetto “è realmente” – risultasse impervia o, addirittura, semplicemente insuperabile? Ebbene, nessuna paura: esiste sempre e comunque una Strada Secondaria che può essere percorsa.

Questa è la strada che noi esprimiamo in una Regola d’esperienza la quale può essere di aiuto a chiunque volesse tentare di analizzare le immagini spaziali controverse e quindi provare ad interpretarle.

La Regola – che abbiamo chiamato Strada Secondaria – dice solo che “non essendo sempre possibile dire che cosa un Oggetto – apparentemente – Anomalo effettivamente è, può essere già un grande passo avanti ed un enorme risultato il fatto di riuscire a dire – con un minimo di sicurezza – che cosa un oggetto – apparentemente – Anomalo NON è”.

Che cosa NON stiamo guardando, quindi?

 


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Non stiamo guardando il mero riflesso di una componente interna dell'Astronave Americana; non stiamo guardando nè la Luna, nè la Terra; non stiamo neppure guardando un photo-artifact.
E allora? Può trattarsi di un UFO (ad esempio di un differente modello di Sonda Telemetrica in ricognizione), così come di una "Chimera" (l'oggetto appare talmente deformato da non permetterci di escludere la possibilità che si tratti di un corpo NON solido ed "in divenire").

O forse si potrebbe trattare di un oggetto nuovo, alieno per definizione, forse intravisto – qualche volta – sulla Terra (ed erroneamente scambiato per fulmine globulare o per "bolla di plasma"), ma che appare per la prima e, a quanto ne sappiamo, unica volta nello spazio circum-terrestre, in prossimità di una Navicella Spaziale abitata.

Qualche Lettore (un po’ “sfrontato”…) ha pure – recentissimamente – suggerito la possibile "natura biologica" della Golden Anomaly (un “frutto” – una mela, per l’esattezza – scaricata nello spazio e poi fotografata…).

Noi, pur rispettando al massimo le opinioni di tutti, respingiamo (per “n” ottimi motivi che non stiamo ad indagare in questa sede) l’opinione simpatica, ma – ancora una volta – “irriverente” sopra descritta e ci permettiamo di dare a tutti gli Appassionati di questa Disciplina un piccolo e modesto suggerimento: attenzione a "suggerire" ipotesi fortemente esotiche (come questa) allorché gli elementi di supporto sono pari a "0" (ZERO)!

In questa maniera – usata da parecchi personaggi molto vicini al CUN e ad altre Istituzioni (chiamiamole così) "Storiche" per lo studio del fenomeno UFO per esigenze di "cassetta" e di "visibilità" – si rischia di banalizzare tutta la Materia (che era e rimane serissima) e di passare – se va bene – per mitomani o veri e propri malati di mente.
E' evidente che, in certi casi, "TUTTO" può essere, data anche l'assenza di elementi certi (anzi: data l'assenza di elementi tout-court!), ma è pure evidente che gli Studiosi Seri del fenomeno UFO (che sono tanti), danno "fastidio" e quindi, non appena nasce l'occasione, si cerca subito di farli passare per "personaggi strani" (e cioè, spesso, per "stravaganti", mitomani appunto o, in certi casi, addirittura per persone mentalmente disturbate).
A volte, purtroppo, questo accade perchè si cerca di dare delle risposte anche quando dare risposte è, semplicemente, impossibile.

Come in questo caso.

Il nostro suggerimento? In casi del genere è meglio (SEMPRE!) parlare di UFO (o di OVNI) e basta. E’ meglio rimanere pragmatici (anche se la voglia di ipotizzare è forte): solo così, forse, si riuscirà – un giorno – a far uscire l'Ufologia dalla gabbia dell'esoterismo e delle discipline ad esso connesse e collegate ed a farla entrare a pieno titolo nel campo delle Scienze.

 

Apollo Series - Apollo 14

Frames AS 14-70-9835, 9836 e 9837

   
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In questo frangente abbiamo trovato l'intera sequenza (costituita da tre frames distinti) che testimonia, in maniera decisamente convincente, il passaggio, accanto all'Apollo 14 (mentre era in orbita intorno alla Luna) di un oggetto di forma allungata, capace di emanare una luminosità diffusa e che sembra avere delle "finestre" o degli "oblò" sul suo corpo principale (se si trattasse di un aereo convenzionale, diremmo sulla "fusoliera").

 

Come le regole dell’Anomaly Hunting ci insegnano, occorre partire dal frame che precede l'inizio dell'avvistamento e che, comunque, offre una bella visione della Luna.

Quello che seguirà, poi, farà parte della Storia...

Nel caso di specie – ed anche esaminando i frames controversi nella loro versione originale e non compressa – possiamo dire che il mistero non può  a nostro avviso essere risolto solo con l'ausilio di queste immagini le quali, più che spiegare, forniscono solo alcuni spunti per immaginare, se non la Verità, almeno qualche scenario plausibile: i frames contraddistinti dai numeri 9835, 9836 e 9837, infatti, si limitano a suggerire (se vogliamo essere molto cauti) o a confermare (se ci piace essere schietti e netti) – così come è accaduto per tanti altri frames incontrati durante il nostro viaggio attraverso gli Apollo Days – l’esistenza di una "presenza" (probabilmente) aliena in prossimità della Luna.

Comunque sia: l'oggetto luminoso che transita accanto all'Apollo 14 è, a nostro parere (e considerate le “regole essenziali” per operare una – almeno – plausibile differenziazione fra corpo reale, photo-artifact, riflesso e quant’altro), un oggetto reale.

Non è un riflesso, non è un difetto del film e non è un effetto prismatico.

Purtroppo, come ben sapete, noi non possediamo la Verità e non sappiamo con esattezza "che cosa" questo "corpo luminescente" effettivamente sia. Però sappiamo, a questo punto (ed anche Voi potete verificarlo, analizzando i frames in questione) che cosa esso "NON è" e questo risultato, secondo noi (come dicevamo anche in precedenza), è già un grande risultato.

Ora osservate i tre frames, analizzateli (se volete) e maturate le Vostre idee ricordando però sempre che quando l'attività interpretativa viene basata su prove deboli (quali sono, in fondo, le fotografie) i rischi di credibilità che si corrono sono immensi: a volte, magari, ci sia avvicina alla Verità ed altre volte si rischia di dire (o si dicono!) delle colossali stupidaggini.

Ma a volte, specie quando si scrivono quotidianamente (o quasi) articoli sulla Materia “Spazio e Fenomeni dello Spazio”, qualche rischio bisogna pur correrlo e quindi…Diremo qualcosa, ma attenzione: quello che scriveremo adesso è ciò che pensiamo, sia ben chiaro, ma è necessario precisare che la nostra è una semplice congettura (peraltro azzardatissima) la quale non ha nulla di scientifico (nel senso di “matematicamente dimostrabile”).

Ebbene – tutto ciò detto e premesso – secondo noi quella "macchia di luce" non è un difetto dell'immagine e non è un riflesso; e forse non è neppure un'entità corporea (cioè una Nave Spaziale Aliena). Secondo noi quel "disegno di luce" potrebbe essere qualcosa di simile ad una "proiezione": un'immagine tridimensionale generata da un corpo che non è inquadrato nel frame, ma che si trova (ancora una volta) “out there", e cioè “là fuori”, da qualche parte.

Secondo noi, inoltre, il frame 9835, fra i tre, è il più chiaro ed il più inequivocabile. Se prestate attenzione ed osservate la posizione della presunta Nave Spaziale Aliena in rapporto agli oggetti presenti sulla superficie della Luna (i quali ci fanno da preziosi punti di riferimento) e supponendo altresì che il moto dell'Apollo 14 sia sostanzialmente lineare (e crediamo che esso non potrebbe essere altrimenti), allora dovreste essere in grado di notare che l'Anomalia Orbitale, nel corso dei 3 frames, sembra spostare leggermente l'inclinazione del proprio asse, proprio come se stesse effettuando una sorta di "correzione di rotta" (o come se stesse “ruotando” su se stessa).

Fantasia?

Forse quest'ultima parte è maggiormente speculativa ma noi, a dire il vero, di effetti prismatici o photoartifacts che, nel tempo, “ruotano su loro stessi” non ne abbiamo mai visti e quindi il riconoscere a questo “corpo” lo status di Anomalia Orbitale a noi pare tutto sommato razionale e sostanziabile.

 

Apollo Series - Apollo 15

Frames AS 15-88-12009 e 12010

 

 
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Con questa stranissima serie di "riflessi" (?) bianchi ed azzurri apriamo una carrellata di 6 frames i quali, ancora una volta, ci offrono qualcosa di veramente difficile da spiegare.


Guardate Voi stessi (e cercate di prestare una particolare attenzione a quelle due luci che potete vedere alla Vostra Sx, a circa mezza altezza del frame, entrambe aventi una forma ad "U", una bianca ed una azzurra).

Potrebbe trattarsi di meri "effetti prismatici" (che abbiamo visto tantissime volte nelle fotografie scattate in contro-luce – o “up-Sun” – oppure con una sorgente luminosa particolarmente intensa che si trova in posizione defilata rispetto al campo principale inquadrato dall'obbiettivo – e riguardate a tal proposito il frame AS 15-88-12006 per capire esattamente a che cosa ci stiamo riferendo) oppure dei riflessi di qualcosa (per esempio un display luminoso) che si trova all'interno della Navicella Spaziale USA. Quest’ultima ipotesi è la nostra preferita, ma il dubbio che si possa davvero trattare di un oggetto ESTERNO alla Navicella sussiste comunque, ma non siamo in grado di sostanziarlo.

Ciò che possiamo sostanziare, invece, con elevatissimi margini di sicurezza è che – dopo aver ricevuto i frames AS 88-12007, 12008 a 12009 in versione Originale ed Uncompressed – nel frame AS-12009 (e lo si vede molto bene!), alla Dx dell'Osservatore, la "Blue Flare" che tenne compagnia in svariati momenti agli Astronauti dell'Apollo 14 – si guardino a tal proposito gli storici frames AS 14 -66-9290; 9295 e 9301 – è tornata!

 


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C'è dunque una possibile connessione fra questa "Blue Flare" e le luci blu e bianche che circondano la Navicella?

La Blue Flare di questo frame è la stessa vista e ripresa dagli Astronauti dell’Apollo 14 (o, quantomeno, essa appartiene alla stessa Classe di Anomalìe di cui ai frames AS 14 sopra citati)?

Secondo noi questa è un’eventualità possibile, ma l'analisi particolareggiata dei frames ricevuti potrebbe anche richiedere anni e le sorprese, come sapete, non finiscono davvero mai...

 

Frames AS 15-98-13305, 13306 e 13307

 

   
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Un oggetto luminoso – che sembra costituito da due corpi ovali attaccati – si muove (rectius: “fluttua”) sulla superficie Lunare, ma ad una certa distanza da essa.
Forse (al pari degli svariati fotogrammi che seguono e che mostrano i movimenti della "luce") questa è una delle immagini più controverse – e meno conosciute – in tema di Anomalie Lunari relative alle Missioni Apollo.


Anomalie Lunari: oggetti di origine sconosciuta e dalle forme anomale; ombre inspiegabili; star-like objects e chissà che altro ancora che noi, pur guardando, non siamo riusciti a vedere.

Non mancherà di certo chi dirà che questa strana forma luminosa è soltanto il riflesso di qualcosa e, onestamente, questa è la prima eventualità che abbiamo considerato anche noi.

 Perché? Perché essa costituisce la soluzione più logica, semplice ed immediata alla quale si può fare riferimento una volta che si sia riscontrato un fenomeno simile.

Ma non basta. Non basta perchè esistono degli elementi che, se non escludono, quantomeno riducono fortemente le possibilità che si tratti di un riflesso.

Eccoli: in primo luogo questo "riflesso" si muove rispetto al suolo Lunare ed all'obbiettivo dell’Astronauta che riprende.

I riflessi “veri” (ed abbiamo innumerevoli frames che ne contengono e che lo dimostrano) non si muovono e, se lo fanno (e cioè nel caso in cui la loro configurazione “cambi”), è solo perchè l'Osservatore si è spostato.

Ora,  in una simile circostanza, in questa situazione, considerato il tipo di ripresa effettuata ed il relativo angolo, ci sentiamo di dire che l’Astronauta che stava riprendendo NON si è mosso: sono i corpi ripresi (e cioè la Luna e l’Anomalìa) ad essersi mossi.

In secondo luogo, dato che il "riflesso" si deve pur originare da qualcosa, noi non riusciamo proprio a capire (avendo avuto la fortuna – come detto – di visitare l’interno di un Command Space Module – CSM – della Classe Apollo) da che cosa questo "riflesso" si è originato.

Un terzo dato – molto importante – attiene la leggera sbiaditura (tipo "getto di gas" o di "altra materia") che si può vedere in "coda" al "riflesso" e che suggerisce all'Osservatore l'idea di una qualche sorta/forma di "spinta" a cui esso potrebbe essere soggetto e da cui esso potrebbe trarre il proprio movimento.
In ogni caso, la sensazione e l'impressione che globalmente ricaviamo dall'osservazione di questo fenomeno è che si tratti, effettivamente, di una "Anomalia" la cui origine, però, risulta difficile (se non impossibile) da spiegare anche se, lo ripetiamo, secondo noi NON si tratta certamente di un riflesso: la foto ritrae qualcosa di reale.

Potrebbe allora trattarsi, escludendo per il momento l'ipotesi dell'UFO, anche di un T.L.P. (un outgassing, nel caso di specie), ma se così fosse esso dovrebbe – come solitamente accade in questi frangenti – mutare rapidamente forma e luminosità e quindi dissolversi.

Un'onesta opinione al riguardo da parte degli Esperti della NASA sarebbe potuta risultare fondamentale per chiarire il mistero però, ahimè, le domande che abbiamo rivolto a chi di dovere non sono state seguite da alcuna risposta e quindi – come ormai è regola – ognuno può vedere e credere ciò che vuole.

 

***


Abbiamo parlato a lungo anche per questa volta e, per quanto attiene i maggiori (a nostro parere) Transients delle Missioni Apollo, ci sembra più che abbastanza.

Le immagini alle quali abbiamo fatto riferimento, secondo noi (e questo è un punto fermo della stessa filosofia di Lunar Explorer Italia) sono più che sufficientemente chiare, almeno nella maggior parte dei casi, sia da poter essere ragionevolmente interpretate da chiunque abbia una – anche solo discreta – conoscenza delle tematiche trattate; sia per poter essere ulteriormente e proficuamente analizzate da chi avesse interesse, mezzi ed attitudine.

Tutte le immagini proposte si adattano a questa definizione di “chiarezza” e quindi ora noi restiamo in silenzio e Vi invitiamo a guardare, riguardare, cercare e provare.

Alla fine, e di questo siamo certi, qualche idea/opinione nuova si farà strada e, forse (ed auspicabilmente), indicherà una direzione significativa verso la quale muovere ma…qualche considerazione conclusiva, per amor di verità ed oggettività, nonché per onestà intellettuale, dobbiamo ancora farla: come avrete potuto notare osservando i frames Apollo che abbiamo proposto sino ad ora, le immagini ottenute nello Spazio circum-lunare (anche quando vedono la Luna o parte della Luna nel loro quadro), sono di difficilissima interpretazione.

Di gran lunga più complesse, però, sono quelle immagini che vennero ottenute durante la crociera interplanetaria, o anche dall’orbita Lunare, ma senza inquadrare la Luna, “scattando verso lo spazio esterno” e che quindi NON offrono alcun punto di riferimento conosciuto (il quale è invece del tutto fondamentale per tentare di effettuare, anche se con difficoltà, una sia pure approssimativa valutazione delle distanze e delle dimensioni dei corpi ripresi).

Ci spieghiamo meglio: è di grande aiuto nella comprensione delle dimensioni effettive di quello che guardiamo, ad esempio, il fatto di sapere, osservando un frame orbitale il quale mostra un dettaglio “intrigante” della superficie della Luna, da quale altezza è stata ottenuta l’immagine.

La NASA, questo tipo di informazioni, sebbene occorre attendere – spesso – dei mesi prima di avere una risposta, le fornisce e, se si è abbastanza bravi e fortunati – nel senso che si è sufficientemente a proprio agio nel rovistare negli Archivi Pubblici dell’Ente Spaziale Americano – questo genere di informazioni possono essere sempre reperite. Quasi sempre, almeno.

Come tutti gli Appassionati di fotografia sapranno, è di grande aiuto il conoscere – ad esempio nell’analisi dei frames orbitali ottenuti dalle Sonde che stanno girando, ad altezze variabili, intorno al Pianeta Rosso – da quali distanze sono stati ottenuti i frames che tanto affascinano e sorprendono, allorché fanno vedere particolari tanto spettacolari quanto – ed almeno apparentemente – indecifrabili, della superficie Marziana.

Idem dicasi per i frames NASA ed ESA (Clementine o SMART-1, ad esempio) che riprendono la superficie Lunare dall’orbita, poiché – ne converrete – una cosa è sapere, all’atto di azzardare l’interpretazione di un rilievo superficiale, che il dettaglio osservato è stato ripreso da un’altezza, ad esempio, di 440 Km ed un’altra l’essere a conoscenza del fatto che la ripresa è invece avvenuta da un’altezza molto maggiore (7, 800 o anche 1000 Km ed oltre, ad esempio).

Molto importante è anche il riuscire a conoscere l’altezza del Sole rispetto al rilievo superficiale osservato dall’orbita.

Perché? Perchè l’altezza del Sole sull’orizzonte del luogo ripreso, determina la lunghezza delle ombre superficiali visibili e pensiamo che sarete d’accordo con noi quando diciamo che l’osservazione – ad esempio – di una catena montuosa, come di una serie di crateri con bordi alti e frastagliati o di crepacci che zig-zagano attraverso una pianura allorché il Sole, rispetto all’orizzonte del luogo sorvolato, è “basso” (il che produce un effetto di illuminazione “radente”, con ombre nette e mediamente lunghe o anche molto lunghe), produce effetti visivi COMPLETAMENTE DIVERSI rispetto al caso in cui, pur osservando la medesima regione superficiale, il Sole si trova, sempre rispetto all’orizzonte del luogo ripreso dall’orbita, in prossimità della culminazione o, comunque, molto alto sull’orizzonte stesso.

Le ombre, come si impara molto presto facendo il lavoro degli Analisti delle immagini, condizionano/influiscono assai pesantemente sulle percezioni dell’Analista e quindi vanno valutate, misurate – se possibile – e comunque considerate all’atto dell’interpretazione di un rilievo superficiale “anomalo” o presunto tale.

Questa valutazione analitica è fondamentale perché l’Anomalìa di Superficie che si ritiene di avere individuato – e questo ce lo insegna l’esperienza – se, qualche volta, emerge proprio grazie all’aiuto fornitoci dalla presenza di un’ombra, altre volte (anzi, dovremmo dire MOLTO spesso) essa è proprio il prodotto dell’esistenza di un’ombra, in questo caso certamente suggestiva, ma altrettanto certamente ingannevole.

Ciò che i giochi di luce e di ombra danno, in un frangente, lo tolgono in un altro. Un caso emblematico su tutti: la Sfinge di Cydonia.

La Sfinge (ergo la presunta Anomalìa di Superficie più famosa al Mondo) è realmente un’Anomalìa o è un semplice rilievo superficiale bizzarro il quale, in determinate condizioni di illuminazione – e quindi di ripresa – sembra trasformarsi in qualcosa che NON è?

La Sfinge di Cydonia è SEMPRE una “Sfinge”, o lo è soltanto allorché essa viene ripresa in ben determinate condizioni di luce (e cioè di altezza del Sole rispetto al cosiddetto “orizzonte locale”), da una determinata altezza (ad esempio da 440 e non da 780 Km) e, ultimo dettaglio, ma non meno importante, da un determinato “angolo” visuale e cioè, nel caso di specie, quell’angolo descritto unendo i tre punti che congiungono la Sonda orbitale che riprende, l’oggetto controverso e la verticale della Sonda stessa?

Pensateci bene, perché una cosa è fotografare, ad esempio, un rilievo che si trova esattamente al di sotto della Sonda (e che quindi è ripreso dalla sua verticale, senza deformazione prospettica) ed un’altra è fotografare un rilievo che è, si, sorvolato, ma che giace, sempre per esempio, a 220 Km di distanza (in qualsiasi direzione) rispetto al punto sulla cui verticale la Sonda si trova al momento dello scatto.

E che dire, poi, delle “dimensioni” della regione superficiale ripresa?

Sapere, ad esempio, che il cratere osservato e fotografato dall’orbita ha un diametro – anche solo approssimativo – di “x” Km, è di enorme aiuto a colui che interpreta l’immagine per giungere ad una (almeno) accettabile definizione delle dimensioni effettive dei dettagli promiscui rispetto al cratere stesso e nella stima dimensionale dei dettagli presenti nel quadro, ma più lontani.

Ecco: questi sono solo alcuni elementi “pesanti” da considerarsi all’atto di tentare l’interpretazione di un rilievo superficiale ripreso da una Sonda che si trova in orbita attorno ad un qualsiasi Corpo Celeste.

E’ per questo (e non ce ne voglia il – pur grande – Prof. Richard Hoagland, con tutta la sua Scuola, i suoi Adepti ed i suoi Discepoli – tantissimi anche in Europa ed in Italia) che le fantastiche interpretazioni poste in essere da alcuni Ricercatori esercitano certamente un grandissimo fascino ed un enorme impatto emotivo su chi le ascolta o le legge (e di questo siamo i primi a renderci conto), ma esse sono tuttavia – spesso: non sempre, ma MOLTO spesso – anche delle interpretazioni completamente arbitrarie, prive di supporto razionale, logico e scientifico e tanto valide quanto lo sono le interpretazioni di coloro che cercano di stabilire, guardando una nuvola, se l’immagine che essa disegna è più vicina ad un “fiore” o ad un “cavallo”…

Detto questo, arriviamo al punto: è già (a questo punto possiamo dire ovviamente) difficilissimo interpretare immagini orbitali quando si hanno “punti di riferimento”.

Che dire, allora, quando anche il piccolo aiuto costituito dall’esistenza di questi “punti di riferimento” viene meno?

Quale autorevolezza potrà mai avere un’interpretazione la quale non poggi assolutamente su nulla, se non sull’esistenza di “impressioni” legate a forme, colori, sensazioni di movimento e sfocature?

Impressioni, sovente, del tutto insostanziabili?

Tutto questo, si badi, non lo diciamo per sminuire il lavoro di chi (come noi e come tantissimi altri), comunque, prova ad interpretare (rischiando la faccia ad ogni parola detta o scritta), ma solo per aiutare chi legge a comprendere le difficoltà (enormi ed oggettive) che caratterizzano il lavoro dell’Anomaly Hunter e quindi per fornire qualche “Linea Guida” a chi volesse non solo leggere il lavoro di “Ricerca delle Anomalìe” svolto da altri, ma che volesse anche provare a cimentarsi in proprio.

Le immagini che abbiamo analizzato sino ad ora – con l’eccezione del Transient  inquadrato dall’Apollo 10 – sono tutte immagini che difettavano di qualche elemento circostanziale (e fondamentale) di supporto, ma che noi abbiamo comunque provato a “leggere” ed “interpretare”.

Una lettura ed interpretazione, dunque e comunque, effettuate nella consapevolezza che l’errore poteva essere in qualsiasi punto del processo di analisi del frame e, quindi, in qualsiasi passaggio logico adottato durante l’attività di sintesi dei dati posseduti prima e di interpretazione finale poi.

Insomma: noi possiamo sbagliare, Hoagland & C. possono sbagliare ed anche chi legge, riflette e poi prova ad interpretare, può sbagliare: questo non fa di colui che sbaglia uno stupido. Diverso è invece il caso in cui l’errore (rectius: Rischio di Errore) è conosciuto e calcolatissimo, ma ignorato per esigenze, ancora una volta, di “visibilità” e di “cassa”.

Ecco, questo tipo di errore è, oltre che imperdonabile, anche piuttosto squallido…

 

Clementine Mission

Frame LBA 0040 v

  
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Che cosa sta “viaggiando”, a velocità imprecisata (o l’oggetto è fermo?), intorno alla Luna?

Che cosa la Sonda Clementine ha (casualmente) “cristallizzato” in questo frame?

La migliore interpretazione (rectius: la più autorevole ed affidabile) di questo frame storico (e semi-sconosciuto al Pubblico) arriva dall’A.L.P.O.: un’Associazione di Ricerca estremamente valida e razionale e quindi ci sembra giusto proporvela: “… The streak is 8 pixels long counting the gray leading and trailing pixels. Assuming the white pixels are the "main Body" they are contiguous 2 down, left 1, down 3. A total of 5 down 1 left.

Are the gray pixels significant?

Why the different shades of gray? (6 by my count) This could not be an imaging artifact because of the discontinuity between the "objects" and the various shades of gray.

The objects should be in a lower orbit that Clem. If the objects were headed toward the top or the left edge, at long range then there might be time for them to exit the frame before the next image. Is this orbiting debris from some earlier lunar excursion? I presently refer to these as Unidentified Moving Objects (U.M.O.s) 1, 2, and 3. Here is the evidence that something else was in lunar orbit with Clementine.

The Clementine orbiter was in orbit 140 and took a series of Star Track B shots of the Moon in Earth shine. The image LBA0040v.140 was different because of the objects. This image was exposed for 199.9 milliseconds, which makes it quite dark. (…)

The significance of the accidental imaging of these artifacts is that there are wonderful mysteries yet to be solved, over and on the Moon.

The Moon’s microgravity variations is very hard on orbiting objects. In fact, there was a report that indicated that even under the best of circumstances objects tend to "de-orbit" rather quickly, but in any case they last no more than a year. That fact alone makes them anomalous.

The current conventional premise is that Clem caught a comet in the act of a near miss or a impact. This would be the conventional explanation of the objects, more unconventional explanations will be left to the readers imagination”.

Non male come spiegazione, non credete? Siamo davanti ad un fenomeno – sostanzialmente – analogo a quello che occorse durante la Missione Apollo 10: c’è qualcosa, nello spazio circum-lunare, che passa accanto alla Sonda Clementine. Qualcosa che la “sfiora amichevolmente”, senza toccarla, ma rimanendo impresso in un’immagine.

La NASA, pur non disconoscendo la genuinità del frame in oggetto, non ha mai speso neppure una parola per interpretare questo (vogliamo dire storico?) “incontro ravvicinato”.

Ma un “incontro ravvicinato” con che cosa? Si tratta forse di un “rottame” spaziale (o space debris) di nessuna importanza?

Noi crediamo di no e di questa risposta siamo convinti poiché, dato e premesso che la micro-gravità lunare NON è in condizione di mantenere (se non per un ristrettissimo intervallo di tempo – le simulazioni effettuate al riguardo parlano al massimo di 10/12 mesi, ma la realtà, tenutosi conto delle “spinte mareali” esercitate dalla Terra, è che questo lasso di tempo potrebbe essere di gran lunga inferiore: settimane, e non di più!) alcun corpo in un’orbita stabile – non dimenticate che le Sonde Clementine e SMART-1, al fine di farle restare in orbita attorno alla Luna per un considerevole arco di tempo, sono state dotate di micro-razzi propulsori (simili a quelli che caratterizzavano i LM’s della Serie Apollo) per l’effettuazione delle indispensabili (e frequenti) correzioni di rotta, velocità ed altitudine – quante possibilità ci sono (realisticamente) che due sonde terrestri vadano ad incontrare e fotografare, a distanza di oltre trent’anni l’una dall’altra e mentre sono in rapido transito attorno alla Luna, due oggetti dalla natura indeterminata i quali stanno “casualmente” e solo per “brevissimo tempo” incrociando le loro orbite?

Pensateci bene. Incontrare e fotografare, per due volte, un oggetto “in orbita instabile” attorno alla Luna o, addirittura, “in caduta libera” verso la Luna, a noi pare una circostanza che supera la logica della casualità e giunge a rasentare l’impossibile. A meno che…

A meno che (e questo approccio ci pare molto più “scientifico”, ragionevole e plausibile), attorno alla Luna, non ci sia effettivamente e stabilmente “qualcosa” che staziona nei suoi pressi – o che le “ruota attorno”, se preferite – e che questo “qualcosa” (proprio perché costantemente in situ), di quando in quando, viene incrociato dalle nostre Sonde.

Ecco: a nostro parere, pur non assurgendo al rango di teoria esplicativa, questa “ipotesi” appare accettabile. Certo, sul “chi” abbia fatto questo “qualcosa” (se mai ci fosse e/od esistesse un “chi”) che “gira/staziona” nello spazio circum-lunare e sul “quale scopo” detto “qualcosa” vada a servire, il mistero, a nostro parere, resterà tale ancora molto a lungo…

Cassini-Huygens Mission

Frames N00008770 e N00008771


Clicca sulle immagini per ingrandirle

Due – a nostro avviso – straordinarie immagini catturate dalla Sonda Cassini/Huygens mentre era impegnata a riprendere scorci dello Spazio di Saturno il giorno 4 Agosto 2004, ad una distanza di poco più di 8 milioni di km (MKM) dal Pianeta Anellato.

Un oggetto luminoso (molto luminoso!) ed in movimento, passa davanti all'obbiettivo della Sonda: gli altri corpi celesti che si vedono sullo sfondo dell'immagine (presumiamo stelle, qualche image-artifact e qualche raggio cosmico) sono tutti puntiformi.

Ed è proprio a giudicare dal quantitativo di stelle visibili sullo sfondo (che sono – relativamente – poche) riteniamo che immagini come queste due abbiano richiesto un'esposizione decisamente breve.

In ogni caso, preso atto della circostanza per cui è rimasta impressa una striscia di luce mentre le stelle sullo sfondo sono rimaste puntiformi, possiamo ragionevolmente ritenere che l'oggetto luminoso inquadrato ERA IN MOVIMENTO rispetto allo sfondo stellato il quale invece è – dal punto di vista di Cassini-Huygens e per definizione – FISSO.
Questa striscia è peraltro identica a quella lasciata da un altro corpo luminoso in movimento individuato dal Mars Exploration Rover (MER) Spirit nel Cielo di Marte (ne parleremo in un’altra circostanza) e sulla cui natura anche la NASA, ufficialmente, ha detto “…non sappiamo di che cosa si possa realmente trattare…”.

Certo, fra le ipotesi esplicative adottate – sempre ufficialmente – per spiegare la “striscia” nel cielo mattutino di Marte, la NASA ha scritto che si sarebbe anche potuto trattare della Sonda USA Viking 2 (o di qualche altra vecchia Sonda Americana o Sovietica – Phobos-2, guarda caso…) che, dopo essere entrata in un’inevitabile “crisi orbitale”, stava precipitando, dopo oltre vent'anni di servizio, incendiandosi nell'atmosfera di Marte e dunque configurandosi e brillando come un normale bolide o "stella cadente" (attenzione, questa situazione non configura – neppure per Marte – alcunché di speciale: la Crisi Orbitale interviene per tutte le sonde le quali, dopo essere state artificialmente inserite in orbita attorno ad un Corpo Celeste qualsiasi, non vengano sottoposte a – più o meno frequenti – correzioni di rotta, velocità ed altitudine. Ciò che distingue le varie situazioni è solo il tempo necessario affinché la “crisi orbitale” occorra: per la Luna, in caso di inerzia nelle correzioni, la Crisi Orbitale interviene in pochissimo tempo; per Marte, invece, richiede più tempo, ma i principi fisici che stanno a causa dell’evento finale sono esattamente e sempre gli stessi).

Comunque sia, tralasciando la Luna e Marte, adesso che ci troviamo nello Spazio Esterno, che non c'è nessuna atmosfera di sorta da chiamare in causa e non ci sono neppure vecchie Sonde che possono precipitare ed alle quali si potrebbe "dare la colpa" per la presenza di "strisce di luce nel cielo", che cosa dobbiamo – letteralmente – inventarci per spiegare razionalmente questo evento?

Qualcuno ha – per giunta logicamente – suggerito che si potesse trattare di una delle innumerevoli lune di Saturno la quale, posta ad una distanza di qualche milione di chilometri da Cassini-Huygens (e dunque da essa visibile come un piccolo e brillante disco luminoso), è rimasta “strisciata” a causa del fatto che la Sonda terrestre, mentre riprendeva, continuava a muoversi e quindi finiva generando nulla di più che una fotografia “mossa”.

Ottima obiezione, da un punto di vista logico, ma intrinsecamente debole: in realtà l’effetto “mosso” – se di questo si tratta – avrebbe dovuto coinvolgere anche gli altri “oggetti” presenti nel frame (le stelle in primis).

Come mai le stelle sono rimaste puntiformi?

 


Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

Perché non si tratta di stelle, è stato obbiettato: sono solo image-artifacts (o photo-artifacts).

Va bene, anche questa opinione ha una sua sostanza.

Tuttavia, ci domandiamo, per quale motivo quando in un’immagine dello spazio, ottenuta da una qualsiasi Sonda, non c’è nulla di curioso o di intrigante si accetta tranquillamente l’ipotesi secondo cui “i puntini luminosi visibili sullo sfondo sono stelle”?

Forse perché è carina e perché rende la fotografia più “esteticamente” bella? Ma allora perché si è sempre pronti a rigettare l’eventualità summenzionata allorché dette “stelle” diventano degli scomodi (e, come in questo caso, affidabilissimi!) testimoni dell’occorrere di un evento difficilmente spiegabile?

Certo, può darsi che i “punti luminosi” che cogliamo sullo sfondo di ambedue questi frames controversi non siano, effettivamente, delle stelle e può anche darsi che la traccia luminosa intensa e rettilinea che li caratterizza entrambi sia solo, effettivamente, l’evidenza oggettiva di una delle Lune Saturniane che, catturata mentre Cassini-Huygens compiva – ad esempio – una “capriola su se stessa”, mentre correggeva la propria posizione e la propria orbita, è venuta fuori “mossa”, perché no?!?

Però…

Però, se proprio vogliamo essere onesti sino in fondo, è pur vero che disponiamo di innumerevoli immagini (e non serve certo produrle in questa sede: qualsiasi Lettore interessato può recarsi sul Sito NASA dedicato alla Sonda Cassini-Huygens, cercare la Sezione dedicata ai frames “raw” e quindi – ad uno ad uno – verificarli) le quali ritraggono Lune Saturniane “colte” in una versione  “mossa” (come la stessa NASA ha statuito!) ed è altrettanto vero che – guardate per credere! – NESSUNA delle “strisce di luce” impresse in quelle immagini (e risultante da questa “cattiva ripresa”) assomiglia a quanto abbiamo visto in questi due frames.

E allora, una volta detto tutto questo, che cosa possiamo ragionevolmente concludere?
Che cosa la Sonda Cassini-Huygens ha “fermato” nell’immagine che ha poi inviato a Terra?

Ma la risposta, tutto sommato,  a noi pare davvero semplicissima: Cassini-Huygens ha ripreso un Oggetto Volante Non Identificato. Tutto qua. Non serve – sempre e necessariamente – parlare di Alieni, o di Sonde Spia, o di tante cose che, magari anche vere, “spaventano” Scienziati e Ricercatori non Ufologi e “terrorizzano” – letteralmente – le Agenzie Spaziali.

A volte, anzi – a nostro parere – il fatto di non forzare l’interpretazione e quindi restare, solo un “pizzico”, nell’alveo del (grigio, sicuramente) pragmatismo, può essere di grande aiuto non solo per farsi ascoltare ingenerando nel Pubblico una migliore disposizione mentale verso la Scienze di Confine, ma anche (probabilmente), per “suggerire” – a bassa voce, ma con argomenti difficilmente contestabili - l’eventualità che la Scienza Positiva e Consolidata non ha sempre una risposta a tutto e per tutto…

 

 

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