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Ufoonline
in collaborazione con Lunar Explorer Italia
presentano uno speciale curato dal Dott. Paolo C. Fienga

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I Transients
Nella categoria dei
Transients abbiamo individuato due macro-classi
di oggetti:
A)
Transients Orbitali e/o Transients
ripresi durante lo svolgimento di operazioni orbitali o
di crociera interplanetaria
(ref.: NASA – Missioni Apollo 10, 11,
12, 13, 14 e 15; NASA
– Missioni Voyager 1 e 2;
Ballistic Missile
Defense Organization
– Strategic Defense Initiative Organization and
NASA – Missione
Clementine
e quindi NASA-ESA-ASI – Missione Cassini/Huygens).
All’interno della
macro-classe A ricomprendiamo:
A1) oggetti di forma
sferica e di colorazione variabile (azzurra, bianca,
argentea, dorata e rossa) i quali, caratterizzati dal
fatto di essere “in movimento”, si sono avvicinati
sensibilmente alle Sonde Terrestri (abitate o solo
meccaniche) che li hanno ripresi;
A2) oggetti di forma
sferica e di colorazione bianca i quali, pure in
movimento, NON si sono – almeno a quanto sappiamo –
avvicinati alle predette Sonde Terrestri;
A3) oggetti di forma
irregolare e di colorazione indefinita (blu, bianca,
argentea) i quali sono stati meramente incrociati dalle
Sonde Terrestri durante il loro viaggio, e che non
mostravano alcun tipo di movimento;
A4) oggetti luminosi
puntiformi, certamente in movimento, ma posti ad una
distanza troppo elevata dall’Osservatore per poter
essere risolti (Star-Like Objects);
A5) emanazioni
luminose ed aloni di varia forma e colore (Flare-Like
Lights) le/i quali suggerivano la presenza, al loro
interno, di un oggetto di un qualche tipo.
B)
Transients Stazionari al suolo e/o
Transients ripresi durante lo svolgimento di operazioni
al suolo
(ref.: NASA – Missioni Apollo 11, 12,
14, 15, 16 e 17; NASA
– Missioni Viking Lander 1 e 2; NASA
– Missione Soujourner/Pathfinder; NASA –
Missioni MER Spirit ed Opportunity).
All’interno della
macro-classe B ricomprendiamo:
B1) oggetti di forma
sferica e di colorazione variabile (azzurra ed argentea)
i quali emettono luce propria o riflettono luce ed
appaiono poggiati al suolo (come “porzione
estranea/anomala” del suolo);
B2) oggetti di forma
irregolare non emananti luce propria i quali
(apparentemente) sorvolano l’area delle operazioni, ma
senza avvicinarsi ad uomini e mezzi;
B3) oggetti di forma
irregolare emananti luce propria i quali si comportano
come i corpi di cui sub B2);
B4) oggetti luminosi
puntiformi, certamente in movimento, ma posti ad una
distanza troppo elevata dall’Osservatore per poter
essere risolti (Star-Like Objects);
B5) emanazioni
luminose ed aloni di varia forma e colore (Flare-Like
Lights) le quali suggeriscono la presenza al loro
interno, quale sorgente della luce, di un oggetto di un
qualche tipo.
***
Molti Ricercatori e
Scienziati professionisti, sia operanti nelle Scienze
Classiche, sia attivi nelle Scienze di Confine, hanno
già tentato di spiegare gli oggetti che abbiamo dianzi
classificato e, in qualche caso, le spiegazioni da loro
fornite sono risultate convincenti o, al limite,
plausibili; purtroppo, però, in alcuni casi – peraltro
decisamente eclatanti – le risposte non ci sono state
affatto o, laddove abbozzate/tentate, si sono risolte in
dichiarazioni tanto inconsistenti (ed insostanziabili),
quanto insignificanti.
Il motivo
dell’inconsistenza, purtroppo (ed a nostro avviso) è
semplice: alcuni Ricercatori (che definiamo “scettici” o
“iper-pragmatici”) hanno costruito le loro teorie
esplicative dei Fenomeni Anomali sopra elencati
partendo dal presupposto secondo cui NON si trattava
certamente di Fenomeni Anomali né di
Singolarità meritevoli di analisi accurate bensì,
per esempio, di semplici e banalissimi errori di
ripresa, oppure di pellicole difettose le quali, in sede
di sviluppo, evidenziavano la formazione di artefatti
fotografici e così via, senza mai escludere (anzi,
spesso supportando) l’ipotesi secondo cui le
Singolarità in oggetto fossero dei veri e propri
falsi.
In antitesi a
costoro, però, altri Ricercatori (che definiamo
“visionari”) hanno costruito le loro teorie partendo
dall’idea – opposta rispetto alla precedente – secondo
cui i fenomeni ripresi erano CERTAMENTE delle
Anomalìe la cui matrice extra-terrestre (ed aliena)
era in nuce e cioè nell’evidenza stessa che – in teoria
operando serenamente e senza pregiudiziali – doveva
essere valutata: ossìa l’immagine controversa.
Inutile dire che, a
nostro parere, qualsiasi processo investigativo
(scettico o visionario che sia) il quale, partendo da
un’idea preconcetta (più simile ad un “Punto di Fede”
che ad un “Teorema da Dimostrare”), si snodi
interpretando solo le evidenze che la sposano ed ignori
o trascuri, nel contempo, tutte le evidenze dubbie o
contrarie, è un processo intrinsecamente viziato,
erroneo e destinato all’insuccesso.
Che cosa fare,
allora? Ebbene, il nostro tentativo di investigazione ed
analisi, che speriamo essere – se non altro – idoneo a
stimolare la curiosità ed attenzione dei Lettori, non
partirà da alcun presupposto.
Noi, insieme a Voi,
analizzeremo una serie di immagini controverse e
controvertibili (tutte relative alla Classe “A”e
cioè, lo ricordiamo: Transients Orbitali e/o
Transients ripresi durante lo svolgimento di operazioni
orbitali e/o di crociera interplanetaria)
cercando di vedere sino a che punto si tratta di
possibili Anomalìe o Singolarità e sino a
che punto, invece, ci troviamo davanti a vizi
dell’immagine, sviste o falsi.
Insomma: la nostra
intenzione è quella di non partire da un’idea/ipotesi di
partenza che intendiamo dimostrare e quindi addentrarci
nell’analisi (più o meno “faziosa”) dell’immagine.
Noi avvieremo e
svilupperemo l’indagine partendo dall’unico dato
incontrovertibile (in sé) che possediamo: il frame.
Saranno poi la
logica, l’esperienza, la Scienza e, certamente, anche la
sensibilità individuale a suggerire una possibile
spiegazione della possibile Anomalìa. Inutile dire che,
in questo campo, spesso (purtroppo) le risposte
mancheranno e, anche qualora le avessimo, resteranno
risposte controverse e controvertibili, ma una cosa è
certa: adottando questo processo di analisi – se non
altro – potremo sempre provare di non essere stati
guidati da opinioni preconcette, ma soltanto dai
risultati (questionabili, ma solo sino ad un certo
punto) dall’analisi dei dati disponibili.

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§§§
Transients Orbitali
e/o Transients ripresi durante lo svolgimento di
operazioni orbitali o di crociera interplanetaria: le
Fonti
Quali “Fonti” per
l’analisi dei Transients in oggetto, abbiamo pensato –
tanto per familiarizzare con la Materia – di effettuare
l’analisi dei seguenti frames:
Per la Serie “Apollo”
abbiamo scelto i frames:
Apollo 10 - AS
10-28-3988,
3989 e 3990;
Apollo
11 - AS 11-36-5319;
Apollo
12 - AS 12-51-7552
e 7553;
Apollo
13 - AS 13-60-8622;
AS 13-61-8830; AS 13-62-8898 ed AS
13-62-8905;
Apollo
14 - AS 14-70-9835,
9836 e 9837;
Apollo 15 -
AS 15-88-12009
e 12010 nonché AS 15-98-13305, 13306
e 13307.
Per la Serie “Clementine”
abbiamo scelto il frame:
Clem-LBA
0040 v
E per la Serie “Cassini-Huygens”,
infine (e per ora…) abbiamo scelto i frames:
N00008770
N00008771
Inutile dire che di immagini suscettibili (e meritevoli)
di analisi approfondite ne esistono centinaia (forse
migliaia…) ma questa piccola relazione non vuole essere
– né ambisce ad essere – l’anteprima di un Trattato
sulle Anomalìe Spaziali.
Diciamo che si tratta solo di una “chiacchierata” fra
Amici, a scopi informativi e divulgativi: un
aperitivo, insomma.
Il pranzo completo – se vorrete – potrete, nel
tempo, provare a prepararlo Voi stessi…
***
Apollo
Series – Apollo 10
Frames
AS 10-28-3988, 3989 e 3990

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Questi tre frames
consecutivi ritraggono un oggetto dalla forma davvero
bizzarra ed irregolare che transita (anzi: diremmo che
“rotola”) nello Spazio, passando accanto alla Navicella
Spaziale Americana: di che cosa si tratta?
Ad un occhio un po’
disattento (ed osservando solo i frames NASA
ultra-compressi ed a bassa definizione pubblicati nel –
comunque bellissimo ed importantissimo – Apollo
Image Atlas) potrebbe anche sembrare – come a
molti è sembrato – un riflesso (?) o un difetto della
pellicola (un cosiddetto “image” o “photo-artifact”), ma
– a nostro parere – non è così.
L'oggetto luminoso
(diremmo "di luce riflessa") a forma irregolare, che si
staglia davanti alla fotocamera di uno degli Astronauti
dell’Apollo 10 è, secondo noi, un oggetto
assolutamente reale.
Come lo sappiamo?
Molto semplicemente, abbiamo acquistato dalla NASA
– fra le tante – anche una videocassetta contenente
alcuni stralci della Missione Apollo 10 ed in
essa abbiamo rinvenuto – con grande meraviglia… – una
sequenza che mostra un oggetto molto simile (se non
addirittura identico) a quello che viene ripreso nei
frames in questione e che "transita", velocemente, nei
pressi della Navicella Spaziale Statunitense.
Un oggetto che, pur
avendo rivisto il filmato 1000 volte, continua a
rimanere assolutamente indecifrabile.
A prima vista può
addirittura sembrare un pezzo di carta stagnola
accartocciata o una lamiera ricurva piuttosto sottile
che, viaggiando, si rivolta su se stessa.
Guardando con più
attenzione, poi, notiamo che esso può anche ricordare
una sorta di “scheggia”, in parte rocciosa ed in parte
metallica, in orbita attorno alla (o in caduta verso la)
Luna.
Oppure, rallentando
e/o bloccando il filmato e quindi osservando l’oggetto
misterioso frame-by-frame, scopriamo che esso assomiglia
molto – addirittura – ad un pezzo del rivestimento
esterno della Navicella Americana (il CSM –
Command Space Module) o del LM (Lunar
Module). Un pezzo che si è staccato (!) e che ora,
prigioniero del suo spin iniziale, va a perdersi
nel vuoto.
Poi, come qualche
“scettico a tutti i costi” ci verrà a dire, potrà anche
darsi che nessuna delle nostre ipotesi/congetture sia
quella corretta.
Può essere: ne siamo
perfettamente consapevoli. Noi, dal canto nostro,
possiamo solo descrivere le caratteristiche dell’Oggetto
Anomalo e ragionarci sopra: sappiamo (perché lo vediamo)
che esso è luminoso (argentato), di forma irregolare ed
in movimento rapido (o così almeno ci appare dall’Original
NASA-Apollo 10 footage).
Ciò detto, si
potrebbe archiviare il filmato e le fotografie come un
(ennesimo) esempio (irrisolto ed irrisolvibile) di "Anomalia
Spaziale" (UFO, rottame o chissà cosa), se non
fosse per un particolare evento che ci ha davvero
sorpresi.
Quale? Il passare
VICINISSIMO di questo Oggetto alla Navicella Spaziale.
Un passaggio
ravvicinato fra due oggetti in movimento nello spazio è
un evento davvero degno di rilievo, specie
considerandosi gli effetti catastrofici che un "impatto"
potrebbe determinare, anche quando l'urto avvenisse fra
un corpo (relativamente) grande ed un corpo
relativamente (ed anche molto) piccolo o piccolissimo.
Ma per fortuna
l'impatto non c'è stato. Nel filmato NASA,
l'impressione che si ricava è che l'oggetto vagante non
abbia movimenti controllati (diremmo che viaggia alla
deriva intorno alla Luna) e che l'Apollo 10
non faccia nulla per tentare di evitarlo (forse perchè
non si accorge in tempo del suo arrivare o forse perchè
l'oggetto proviene proprio dalla Navicella).
Questi sono i fatti e
le ipotesi più plausibili.
E la NASA?
Silenzio.
Tuttavia, usando un
po’ di tempo e di pazienza, e grazie soprattutto alla
versione originale e non compressa di uno dei tre
tasselli del mosaico (si tratta del frame AS
10-28-3990 che abbiamo ottenuto dal Lunar and
Planetary Institute) e ad uno splendido detail mgnf
– operato dal nostro Amico e Socio, Fabio Italiano
– siamo riusciti a capire o, almeno, ad immaginare
qualcosa di più di questo "rottame spaziale" (o "space
debris") che, rotolando nel vuoto, è sfrecciato a
poche decine di metri dalla Navicella Spaziale
Americana.

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I dettagli che
emergono dall'altissima definizione del frame originale
e non compresso, a ben guardare, ci parlano di una
struttura non naturale e che pare avere origini
addirittura (ed incredibilmente!) "traumatiche": essa,
infatti, sembra proprio essere un frammento di qualcosa
di più grande e di metallico (internamente), rivestito
da un materiale forse anch'esso metallico, ma avente una
tessitura più grossolana (la quale lo rende simile ad
una sorta di pietra – attenzione: un qualcosa di molto
simile riveste – oggi – gli Space Shuttles!).
Non si tratta, a
nostro parere, di un asteroide e non è neppure il caso
di ipotizzare che si tratti di una "probe" aliena in
fase di perlustrazione.
I bordi frastagliati
(o forse dovremmo dire “tranciati”?…), sottili e
luccicanti dell'oggetto, ci fanno pensare, piuttosto – e
ci rendiamo conto di quanto fantascientifica possa
sembrare questa ipotesi – ad un frammento di qualcosa
che è andata in pezzi.
Ciò che resta di una
tubazione (o di una struttura interna di un qualche
tipo), si intravede piuttosto bene sul margine superiore
dell'oggetto, così come delle (sempre secondo noi)
evidenti tracce di "trauma" (da impatto o da esplosione
interna?) si possono dedurre dalle sfilacciature di
lamiera (color argento brillante) che ben si vedono su
tutto il lato Sx del corpo vagante.
Non siamo in
condizione di effettuare una stima precisa delle
dimensioni dell’Anomalìa ma, dopo aver
visionato il filmato originale NASA (e sempre
supponendo che l’oggetto dei tre frames consecutivi sia
lo stesso del film), riteniamo che possa trattarsi di un
qualcosa di piuttosto piccolo (pensate ad una scrivania
di modeste dimensioni) e che non viaggia neppure troppo
veloce (o forse è addirittura “fermo”), mentre è l’Apollo
10 a passargli – pericolosamente – accanto.
Inutile dire che, però ed in
ogni caso, un eventuale impatto di questa "scrivania"
con l'Apollo 10, avrebbe avuto conseguenze
catastrofiche…
Conclusioni (ovviamente
interlocutorie): che cosa è "andato in pezzi", a poca
distanza dall'Apollo 10?
Chi c'era con
loro?...
Un'altra Navicella Americana
(magari senza equipaggio) che è stata colpita da
qualcosa?
Una "sonda" lanciata
– malamente – nello spazio circum-lunare dallo stesso
Apollo 10? O magari un'astronave Sovietica che,
all'insaputa del Mondo, era arrivata per prima nello
spazio circum-lunare e poi – come purtroppo è accaduto
altre volte – ha malfunzionato ed è infine esplosa?
L'Apollo 10
era una Missione di Prova Generale di allunaggio, o una
Missione di "Soccorso Spaziale"?
E la NASA, che cosa
sa realmente di questo frame?
Vedere, alle volte,
non basta per capire e, anche se le nostre congetture ci
sembrano logicamente accettabili (sebbene non
necessariamente esatte), la verità è che nessuno ha mai
saputo dire nulla di definitivo su questo primo – ed
incredibile – Transient incrociato dall’Apollo
10 quasi 37 anni fa…
Apollo
Series – Apollo 11
Frame AS
11-36-5319

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Durante il viaggio
verso la Luna gli Astronauti dell'Apollo 11,
così come gli Astronauti di tutte le altre Missioni che
sarebbero seguite, non persero mai l'occasione di
scattare fotografie del "panorama" circostante le loro
navicelle spaziali: un po’ in rigida ottemperanza a
quanto statuito dalle Procedure Operative ed un po’, a
nostro parere, perché “qualsiasi turista, dovunque vada,
fotografa il paesaggio”…
Nell’immagine in
questione si vede la nostra Terra e, accanto ad essa (Sn
del Pianeta, Dx dell'Osservatore) una piccola "chiazza"
di luce che, nella forma, potrebbe richiamare alla mente
un "Cavalluccio Marino" (Sea Horse).
La forma indistinta
dell'Anomalia non ci ha permesso, in prima battuta, la
formulazione di ipotesi definitive (anche se eravamo
orientati a qualificarla come un image-artifact) e la
piccola chiazza di luce in cui essa si sostanzia – e che
appare in AS 11-36-5319, nel frame successivo
(come chiunque può verificare) era già sparita.
Che fare?
Ebbene, anche in
questo caso abbiamo recuperato ed analizzato la versione
originale e non compressa di AS 11-36-5319 e
quindi, a differenza della prima impressione, abbiamo
potuto constatare che l'Anomalia non sembrava proprio
essere un difetto derivante dall'ipercompressione del
file.
Nel frame 5319,
insomma, si vede "qualcosa" di strano e che riteniamo
essere reale, bene impressa sul film; nel frame 5320
quel "qualcosa" è scomparso senza lasciare traccia.
Le ipotesi – ad oggi
– più credibili parlano di:
1)
plasma discharge
(ne riparleremo);
2)
rilascio
nello spazio di “qualcosa”, da parte dello stesso
Apollo 11, che poi è stato fotografato dagli
Astronauti (e qui qualcuno – un po’ irriverentemente –
ha suggerito che si potesse trattare di una sacca
contenente “residui biologici” degli Astronauti…) e/o,
come già suggerivamo nell’ipotesi di partenza, un
3)
image (o photographic) artifact.
Apollo
Series – Apollo 12
Frames
AS 12-51-7552 e 7553;

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Qui si parla di due
frames altamente controversi e che tanto hanno fatto
parlare, in passato, la Comunità Ufologica (Italiana ed
Internazionale).
Ma di che cosa si
tratta realmente?
Premesso che noi –
onestamente – non ne abbiamo idea, si può dire comunque
che l'oggetto ripreso (se di oggetto si tratta
realmente...) ricorda molto da vicino le "U" bianche ed
azzurre che si vedono in una lunga serie di frames
Apollo 15 (potete esaminare, volendo, i frames AS
15-88-12007 e seguenti) e, sebbene solo per pochi
istanti, anche in un filmato NASA – Apollo 11
originale che mostra la superficie lunare scorrere al di
sotto della Navicella Spaziale, poco prima che le
operazioni di undocking fra CSM e LM
avessero inizio.
In questo frangente,
tuttavia, il colore, per entrambi i frames AS 12,
ci sembra leggermente diverso rispetto a quanto
riscontrato nei frames AS 15 e nel filmato
Apollo 11: nei frames AS 12, infatti, la
dominante cromatica è rinvenibile in una curiosa mistura
di giallo, bianco e rosa pallido lungo la porzione più
luminosa del corpo anomalo ed in un debole – ma intenso
– azzurro nella sua parte più scura.
Certo: si tratta
comunque di frames molto vecchi i quali potrebbero anche
aver sofferto (come le versioni ultra-compresse hanno
certamente sofferto di) un sensibile invecchiamento il
quale ha prodotto un evidente "decadimento" dei colori
originali.
Comunque sia (e
colore dominante a parte), nelle due immagini
sequenziali AS 12 la nostra impressione è quella
che, non troppo distante dalla Navicella Americana – e
quindi nello spazio circum-lunare – ci sia
effettivamente un oggetto che ha la forma simile ad una
"U", vista di sbieco.
Entrambi i frames –
come detto – sono considerati da molti Studiosi (nonché
da semplici Appassionati) di Ufologia, come fra i più
importanti in materia di "avvistamento e ripresa
ravvicinata di UFO” da parte degli Astronauti durante il
Programma Apollo e la verità è che si tratta,
senza ombra di dubbio, di due fotogrammi decisamente
intriganti.
A noi, in tutta
onestà, sembra molto difficile poter parlare di un
semplice (ancorché anomalo) "riflesso" (come fanno la
maggior parte dei Ricercatori Tradizionali e Scettici);
tuttavia non siamo neppure in possesso di elementi
validi e definitivi per sostanziare l'ipotesi secondo
cui si potrebbe effettivamente trattare di un "oggetto
reale esterno" alla Navicella.
Osservando entrambi i
frames nella loro versione originale, HD ed uncompressed,
infine, qualche Socio di Lunar Explorer Italia ha
speculato che l’oggetto controverso delle due immagini
potrebbe anche NON essere un singolo oggetto: si
potrebbe trattare, infatti, di due corpi, apparentemente
vicinissimi, o – forse – di un singolo corpo il
quale potrebbe essere strutturato in/su 2 "stadi" (o
"compartimenti") semi-sovrapposti.
Se questa congettura
– un giorno – si rivelasse “autentica”, forse questo
frame potrebbe entrare davvero nella Storia
dell’Astronautica come il primo frame che ritrae un
velivolo alieno in orbita attorno alla (o, comunque, in
transito nei pressi della) Luna.
Apollo
Series – Apollo 13
Frame AS
13-60-8622

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Apollo 13:
sebbene essa sia catalogata e ricordata come la Missione
più sfortunata della Saga Apollo – Apollo 1 a
parte, poiché in quel frangente non si può parlare solo
di sfortuna, ma di tragedia vera e propria – essa è
anche la più ricca, a nostro parere, di “Incontri
Ravvicinati” più o meno non convenzionali.
Ma andiamo per
ordine: in questo primo frame, l'Apollo 13
(costituito dal Modulo di Comando – CSM –
Odyssey e dal Modulo Lunare – LM –
Aquarius), dopo aver compiuto un'orbita attorno alla
Luna, si accinge a prendere la via del rientro a casa.
Gli Astronauti, mostrando non solo una davvero
encomiabile dedizione nel rispettare quanto dedotto
nelle solite Procedure Operative, ma anche una (enorme)
dose di sangue freddo (poiché sanno benissimo che la via
del ritorno a casa sarà tutta in salita), scattano una
lunga serie di istantanee della superficie Lunare.
In una di queste – il
frame AS 60-8622 appunto – si può vedere
distintamente (bene sia nella versione compressa, sia
nella versione originale ed uncompressed) un oggetto
sferico dal colore argentato (che noi abbiamo battezzato
"Silver Sphere") il quale dà l'impressione di
sfrecciare accanto all'astronave Americana (questa è
almeno la sensazione che si ricava guardando l'immagine
e studiandola nel dettaglio – l’oggetto sferico color
argento mostra, infatti, la cosiddetta sfocatura da
movimento).
Il tempo di un
singolo fotogramma ed il corpo estraneo – perché,
secondo noi, non si trattava certo un riflesso o di una
componente esterna della Navicella Americana – scompare.
Parlando non solo di
Transients, ma anche di UFO, dobbiamo dire che
l'apparizione di "sfere argentee" di modeste – o
"piccole" – dimensioni (da mezzo metro ad un metro e
mezzo di diametro apparente), non è un fatto nuovo,
anzi: svariati avvistamenti "da Terra" parlano o
addirittura mostrano, sia attraverso fotografie, sia
tramite filmati, delle "sfere" color alluminio o argento
metallico e scintillante che si muovono nel cielo, ora
da sole, ora in gruppi e che, talvolta, si affiancano
e/o seguono per un certo tempo degli aerei in volo (un
fenomeno – si racconta – tutt’altro che infrequente
durante i combattimenti aerei o lo spostamento di
ingenti formazioni di velivoli da combattimento durante
la II Guerra Mondiale ed ora relativamente frequente in
Centro America – Messico, soprattutto, e Nicaragua).
Esiste, parlando a
proposito di "sfere argentee", anche uno storico filmato
che mostra la ripresa, effettuata da un velivolo di
supporto, di un "Concorde" in volo di collaudo al quale
si affianca – all'altezza della cabina di pilotaggio –
una di queste "sfere argentee" (sbucata dal nulla) che
scorre lungo la fusoliera del Concorde stesso, compie
qualche manovra – per noi "tecnicamente impossibile"...
– e poi, repentinamente, sparisce risalendo a candela e
perdendosi nel cielo ad una velocità impressionante.
La domanda è ovvia:
da dove vengono questi velivoli?
Cosa sono ed a che cosa
servono queste "sfere"?
Secondo noi le risposte sono
abbastanza chiare: stiamo parlando di velivoli di
origine sconosciuta (e rientranti nella classe delle "sonde
esplorative" o “sonde telemetriche”, soggette
a controllo remoto – ossìa guidate a distanza) i quali,
molto probabilmente – se non addirittura sicuramente –
hanno una origine non terrestre. Dovrebbe trattarsi,
inoltre, di velivoli – a quanto ci è dato capire
osservando le immagini che possediamo di essi –
relativamente semplici e dotati di due sole
caratteristiche fondamentali: la grande velocità e la
straordinaria manovrabilità.
A che servono?
Noi crediamo che
vengano usati – tutte le volte in cui si verifica
qualcosa di nuovo e/o di interessante nel nostro Mondo
Culturale e Tecnologico – per vedere meglio, in
sicurezza e da vicino (ma senza contatto fisico
diretto), quello che abbiamo fatto e ciò di cui siamo
stati capaci.
Forse questa è pura
fantascienza o forse è la semplicissima realtà, ma noi
crediamo che l'interruzione repentina dello Human
Space Program sia stata provocata, in qualche
modo, anche dal timore di giungere totalmente
impreparati (scientificamente, tecnologicamente,
culturalmente ed umanamente) ad un "faccia a faccia" con
Creature più evolute rispetto a noi di secoli, millenni
o, forse, addirittura di milioni di anni (terrestri).
Le eccezioni che si
potrebbero sollevare dicendo che lo Space Program
(ancorché NON Human) è andato comunque
avanti con il lancio di decine di sonde verso i Pianeti
del nostro Sistema Solare (da Marte, a Giove e Saturno)
e con il raggiungimento, talvolta, di grandi traguardi,
non valgono comunque a demolire i nostri dubbi di
partenza.
Certo, gli occhi
artificiali di queste Sonde vedono bene, ma noi non
crediamo che essi possano davvero vedere meglio degli
occhi dell'Uomo.
Ci spieghiamo meglio:
questi "occhi elettronici" vedono le cose in maniera
diversa, sicuramente più precisa e dettagliata di quanto
un occhio umano, per eccellente che sia, potrebbe mai
riuscire a fare, ma essi "vedono" senza discernimento e
noi, quando guardiamo le immagini che essi hanno "visto"
e ripreso per noi, perdiamo un elemento fondamentale che
si chiama "immediatezza della percezione".
Insomma: attraverso gli occhi elettronici noi vediamo
tutto "filtrato" ed in "play-back".
E' ovvio che vedere le cose
in questo modo è vantaggioso da molti punti di vista (ed
è anche "più sicuro"); ma il problema della Conquista
dello Spazio in quanto "conquista di un livello più
elevato di sviluppo" è proprio qui: l'evoluzione
dell'Uomo, anche nel suo senso più puramente spirituale,
che potremmo raggiungere attraversando il cosmo e
raggiungendo obbiettivi, comunque, "vicini" (quali la
Luna, Marte o i Satelliti di Giove e Saturno), "deve
passare" attraverso "l'Esplorazione e l'Esperienza
Umana".
Un'esperienza che, a nostro
parere, non è possibile surrogare in alcun modo ed in
nessun caso con l'impiego di semplici (ancorché
strutturalmente perfetti) strumenti meccanici. Noi
sappiamo bene che l'esplorazione umana dello Spazio
(prossimo o profondo) costituisce un'impresa improba ed
oltremodo pericolosa e che, dunque, occorre raccogliere
quanti più dati ed informazioni sia possibile prima di
lanciare degli Uomini nel vuoto, in balìa del vento
solare, dei raggi cosmici, delle micrometeoriti e delle
altre (per lo più ignote) insidie del cosmo.
Ma la raccolta di dati ed
informazioni eseguita solamente con l'ausilio di mezzi
meccanici, per quanto grande, profonda ed accurata essa
possa essere, non potrà MAI sostituire l'esperienza
umana diretta (quella che suole definirsi "esperienza
sul campo") e su questo non crediamo che ci siano dubbi.
E non importa quali
obiettivi saremo capaci di raggiungere esplorando il
Cosmo impiegando solo mezzi meccanici robotizzati (tipo
i Mars Exploration Rovers); non importa neppure,
ai fini del concetto di "Conquista", quali distanze
potremmo essere capaci di riuscire a coprire ed in
quanto tempo: se l'Uomo non rimetterà se stesso in gioco
– rischiando anche la Vita, come è accaduto durante gli
Apollo Days – l’esplorazione, laddove prosegua e
dovunque arrivi, non riuscirà comunque MAI a produrre
quel "Balzo Evolutivo" del Genere Umano di cui ogni
tanto si parla.
Tutto ciò detto e premesso,
parlando – nel nostro piccolo – di semplici analisi di
frames effettuate “a tavolino”, dobbiamo quindi (e
comunque) precisare che nessuna immagine “from Space” è
"scontata" oppure "ovvia": mai.
Per definizione.

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Apollo 13 – Frame AS
13-61-8830

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Qualcosa appare dal
buio dello spazio esterno alla Navicella Spaziale: si
tratta di un corpo complesso, costituito – per quanto
riusciamo a vedere – da una serie di sfere di diverso
colore (e, forse, anche dimensioni), poste l’una accanto
all'altra.
Esaminando la
versione originale e non compressa del frame si può
notare molto bene che l'oggetto anomalo sembra librarsi
nell'oscurità, forse ad una distanza non particolarmente
elevata dall'astronave Americana, e certo non occorrono
occhi "speciali" o software per analisi avanzate delle
immagini, per capire che quello che si vede non è il
riflesso di qualcosa che si trova all'interno dell'Apollo
13, ma è (anzi: sembra proprio) un corpo vero e
reale (non un photo-artifact, né un riflesso o quant’altro)
che sta all'esterno della navicella spaziale terrestre.
E se si fosse trattato di un
qualcosa di simile a quello che viene chiamato – da
alcuni bravissimi Ricercatori di nuova generazione (si
veda quanto proposto dal Gruppo chiamato “Thunderbolts”)
– “plasma discharge”, ossìa una sorta di
“super-fulmine spaziale”, in parole povere?
Rispondere, per ora, è
ovviamente impossibile (anche se la nostra sensazione è
che, almeno in questo frangente, NON si può parlare di
plasma discharge), ma certo è ogni dettaglio in
più che riusciamo a cogliere e ad interpretare equivale
ad un passo (magari piccolo, ma sempre utile e
significativo) in avanti, verso la comprensione.
E sempre a proposito di "plasma
discharge": che dire se l'Apollo 13
fosse stato colpito da uno di questi "space
lightnings"?
O se l’incidente
fosse dipeso – per assurdo – proprio dall’impatto con un
Transient?
Chi ha mai potuto
esaminare realmente BENE e DA VICINO lo status del
CSM Odyssey una volta occorso il trauma?
Transient
o non Transient…Transeat!
Per concludere (e per
amor di chiarezza) produciamo qualche ulteriore dato:
per coloro che sostengono la tesi secondo cui queste
sfere luminose blu e bianche sono solo "riflessi" nel
finestrino di uno o più corpi luminosi interni
all'astronave Americana (una serie di led, di spie o
qualcosa di simile), evidenziamo questo dato:
frame 8829 --> non
appare nulla
frame 8830 --> appare
un gruppo di luci
frame 8831 --> non
appare nulla
Tutti e tre i frames sono
stati ripresi dallo stesso finestrino ed in serie (cioè
uno dopo l'altro), in un intervallo di tempo davvero
limitato e, molto probabilmente (e logicamente) dal
medesimo angolo visuale.
Ciò premesso, quello che
vediamo nel frame 8830 può realmente essere un
riflesso? Secondo noi, no.
Però, in piena
onestà, non siamo in condizione di poterlo escludere al
100%.

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Apollo 13 – Frame AS
13-62-8898

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Un'altra immagine
enigmatica e...unexplainable, come – ahinoi... – tante
altre.
Le domande che ci
poniamo allorché ci troviamo ad analizzare un frame di
questo tipo sono le solite (e qui ci possiamo anche
appoggiare alla "Scuola del Prof. Hoagland"): si
tratta di un riflesso?
E' un photo-artifact?
O è un oggetto
"reale" (ivi: una cosiddetta "Anomalia Orbitale")?
A nostro parere, analizzando
il frame compresso, la risposta poteva essere solo una:
questo frame rappresenta un'autentica Anomalia Orbitale
– e cioè, per i meno esperti, un "oggetto fisico (e
quindi non un riflesso o un photo-artifact) che si trova
all'esterno della Navicella USA e che "transita" o "si
libra" nelle sue prossimità".
Siamo stati forse
troppo ottimisti? Forse si, poiché le cose cambiano
allorché si vanno a sviluppare nuovi (e più efficienti)
strumenti di indagine: nel super-dettaglio del frame
realizzato ancora una volta da Fabio Italiano –
infatti – si vanno a cogliere nuovi ed ulteriori
particolari che possono essere di aiuto nella
comprensione del “che cosa” stiamo guardando e che
possono quindi concorrere nel confermare o nel confutare
la nostra sensazione iniziale.
Ma procediamo per
gradi.
Occorre ora
ricordare, infatti, che gli elementi i quali dovrebbero
– almeno in teoria – aiutarci a distinguere i meri
riflessi dagli oggetti reali (e tralasciamo i
photo-artifacts), nell’esame di fotografie anomale o
presunte tali sono, in accordo agli insegnamenti dei
nostri Esperti di fotografia spaziale:
1) la "diffusione"
del colore nell'oggetto ripreso (la quale deve essere
uniforme e definita);
2) la "densità cromatica"
dell'oggetto ripreso (un effetto di “trasparenza", in
genere, è indice di "riflesso" mentre la "corposità", al
contrario, è indice di "realtà fisica");
3) la possibile (o NON
possibile) riconduzione dell'oggetto ripreso ad una
feature interna alla Navicella Spaziale (per es.:
verificare l'esistenza di leds e/o light
switches nelle prossimità della finestrella da cui
la ripresa è stata effettuata) ed infine
4) l’elemento “personale”
(quest'ultimo iper-soggettivo per definizione ed
imponderabile per sua natura ma, secondo noi, tanto
decisivo quanto i – e se non più dei – primi 3, e cioè
la "sensibilità ed esperienza" dell'Analista.
Ebbene, tutto
ciò premesso, che cosa
stiamo guardando?

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Sicuramente la umana
ed innata voglia di “vedere oltre” e di cercare la
“chiave di volta” nell’interminabile disfida sul “siamo
o non siamo soli?” suggerirebbe di optare,
nell’interpretazione della feature anomala presente nel
fotogramma, per un ”oggetto alieno” il quale si trova
out there, da qualche parte nello spazio e ad una
distanza indeterminata – ma non grandissima – dalla
Navicella Americana.
Già, sarebbe una
bellissima ed affascinante interpretazione.
Ma la verità è che,
studiando il frame originale e non compresso e quindi
esaminando l’interno del LM (nel senso fisico del
termine, e quindi cercando di vedere se esistono
oggetti, al suo interno, i quali potrebbero creare un
effetto/riflesso simile a quello che appare in questo
frame), la nostra risposta – forse deludente, ma certo
onesta – è che questa luce (a differenza di quanto noi
stessi pensavamo all’inizio, subito dopo aver
individuato ed analizzato – seppur sommariamente – il
frame) potrebbe davvero essere solo un riflesso.
Un riflesso
affascinante e bizzarro finché si vuole, ma pur sempre
un riflesso: il riflesso di una serie di tre/cinque
tasti luminosi i quali, assieme a centinaia di altri,
indicano, in generale, l’operatività in condizioni di
normalità della Nave Spaziale e, in particolare, lo
status ottimale della pressurizzazione.
Apollo 13 – Frame AS
13-62-8905

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Qualcuno ha già
definito questo frame come “il frame della Golden
Sphere” ed infatti, guardando con attenzione
l’immagine, possiamo subito vedere un nuovo "corpo
anomalo esterno" il quale si affaccia, ben visibile,
sull’estrema Dx dell’Osservatore ed a (circa) mezza
altezza del quadro.
Di che si tratta? Noi
diremmo che si potrebbe trattare di una versione diversa
(qui vediamo chiaramente dei riflessi dorati ed una
forma dell'oggetto leggermente ovoidale) delle sfere
color argento di cui abbiamo già parlato in precedenza e
che, spesso, si sono fatte vedere durante le Missioni
Apollo (e non solo...).
Noi (e, pensiamo, anche Voi)
possiamo dire solo una cosa: se si tratta di un oggetto
reale ed esterno alla Navicella Spaziale Americana (come
sembra effettivamente), allora stiamo guardando qualcosa
che non appartiene al nostro Mondo.
Di che cosa si tratti, da
dove venga ed a quali scopi questo oggetto possa mai
servire, noi non lo sappiamo e, finchè ce ne staremo
seduti qui, solo a guardare le stelle ed a "sognare ad
occhi aperti", non lo sapremo – con ogni probabilità...
- mai.
Una sola cosa crediamo sia
certa: la Verità, qualunque essa sia, potrebbe anche far
paura...
Ora, dato lo spazio
necessario all’Immaginazione, cerchiamo di dire qualcosa
in più.
In primo luogo,
occorre precisare che un’analisi la quale sia degna di
tale nome non si può certo fermare al sorgere delle
prime difficoltà. Giusto.
Ma che fare allorché
il lavoro interpretativo si rivelasse effettivamente
troppo complesso o non perseguibile?
Che fare allorché
quella che chiamiamo “Strada Principale”
dell’investigazione – e cioè quella via che ci porta a
dire, alla fine del cammino, “che cosa” un oggetto “è
realmente” – risultasse impervia o, addirittura,
semplicemente insuperabile? Ebbene, nessuna
paura: esiste sempre e comunque una Strada Secondaria
che può essere percorsa.
Questa è la strada
che noi esprimiamo in una Regola d’esperienza la quale
può essere di aiuto a chiunque volesse tentare di
analizzare le immagini spaziali controverse e quindi
provare ad interpretarle.
La Regola – che
abbiamo chiamato Strada Secondaria – dice solo che “non
essendo sempre possibile dire che cosa un Oggetto –
apparentemente – Anomalo effettivamente è, può essere
già un grande passo avanti ed un enorme risultato il
fatto di riuscire a dire – con un minimo di sicurezza –
che cosa un oggetto – apparentemente – Anomalo NON è”.
Che cosa NON stiamo
guardando, quindi?

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Non stiamo guardando
il mero riflesso di una componente interna
dell'Astronave Americana; non stiamo guardando nè la
Luna, nè la Terra; non stiamo neppure guardando un
photo-artifact.
E allora? Può trattarsi di
un UFO (ad esempio di un differente modello di Sonda
Telemetrica in ricognizione), così come di una
"Chimera" (l'oggetto appare talmente deformato da non
permetterci di escludere la possibilità che si tratti di
un corpo NON solido ed "in divenire").
O forse si potrebbe
trattare di un oggetto
nuovo, alieno per definizione, forse intravisto –
qualche volta – sulla Terra (ed erroneamente scambiato
per fulmine globulare o per "bolla di plasma"), ma che
appare per la prima e, a quanto ne sappiamo, unica volta
nello spazio circum-terrestre, in prossimità di una
Navicella Spaziale abitata.
Qualche Lettore (un
po’ “sfrontato”…) ha pure – recentissimamente –
suggerito la possibile "natura biologica" della
Golden Anomaly (un “frutto” – una mela, per
l’esattezza – scaricata nello spazio e poi
fotografata…).
Noi, pur rispettando
al massimo le opinioni di tutti, respingiamo (per “n”
ottimi motivi che non stiamo ad indagare in questa sede)
l’opinione simpatica, ma – ancora una volta –
“irriverente” sopra descritta e ci permettiamo di dare a
tutti gli Appassionati di questa Disciplina un piccolo e
modesto suggerimento: attenzione a "suggerire" ipotesi
fortemente esotiche (come questa) allorché gli elementi
di supporto sono pari a "0" (ZERO)!
In questa maniera –
usata da parecchi personaggi molto vicini al CUN
e ad altre Istituzioni (chiamiamole così) "Storiche" per
lo studio del fenomeno UFO per esigenze di "cassetta" e
di "visibilità" – si rischia di banalizzare tutta la
Materia (che era e rimane serissima) e di passare – se
va bene – per mitomani o veri e propri malati di mente.
E' evidente che, in certi
casi, "TUTTO" può essere, data anche l'assenza di
elementi certi (anzi: data l'assenza di elementi
tout-court!), ma è pure evidente che gli Studiosi Seri
del fenomeno UFO (che sono tanti), danno "fastidio" e
quindi, non appena nasce l'occasione, si cerca subito di
farli passare per "personaggi strani" (e cioè, spesso,
per "stravaganti", mitomani appunto o, in certi casi,
addirittura per persone mentalmente disturbate).
A volte, purtroppo, questo
accade perchè si cerca di dare delle risposte anche
quando dare risposte è, semplicemente, impossibile.
Come in questo caso.
Il nostro suggerimento? In
casi del genere è meglio (SEMPRE!) parlare di UFO
(o di OVNI) e basta. E’ meglio rimanere
pragmatici (anche se la voglia di ipotizzare è forte):
solo così, forse, si riuscirà – un giorno – a far uscire
l'Ufologia dalla gabbia dell'esoterismo e delle
discipline ad esso connesse e collegate ed a farla
entrare a pieno titolo nel campo delle Scienze.
Apollo
Series - Apollo 14
Frames
AS 14-70-9835, 9836 e 9837

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In questo frangente
abbiamo trovato
l'intera sequenza (costituita da tre frames distinti)
che testimonia, in maniera decisamente convincente, il
passaggio, accanto all'Apollo 14 (mentre era in
orbita intorno alla Luna) di un oggetto di forma
allungata, capace di emanare una luminosità diffusa e
che sembra avere delle "finestre" o degli "oblò" sul suo
corpo principale (se si trattasse di un aereo
convenzionale, diremmo sulla "fusoliera").
Come le regole dell’Anomaly
Hunting ci insegnano, occorre partire dal frame
che precede l'inizio dell'avvistamento e che, comunque,
offre una bella visione della Luna.
Quello che seguirà,
poi, farà parte della Storia...
Nel caso di specie –
ed anche esaminando i frames controversi nella loro
versione originale e non compressa – possiamo dire che
il mistero non può a nostro avviso essere risolto solo
con l'ausilio di queste immagini le quali, più che
spiegare, forniscono solo alcuni spunti per immaginare,
se non la Verità, almeno qualche scenario plausibile: i
frames contraddistinti dai numeri 9835, 9836
e 9837, infatti, si limitano a suggerire (se
vogliamo essere molto cauti) o a confermare (se ci piace
essere schietti e netti) – così come è accaduto per
tanti altri frames incontrati durante il nostro viaggio
attraverso gli Apollo Days – l’esistenza di una
"presenza" (probabilmente) aliena in prossimità della
Luna.
Comunque sia:
l'oggetto luminoso che transita accanto all'Apollo
14 è, a nostro parere (e considerate le “regole
essenziali” per operare una – almeno – plausibile
differenziazione fra corpo reale, photo-artifact,
riflesso e quant’altro), un oggetto reale.
Non è un riflesso,
non è un difetto del film e non è un effetto prismatico.
Purtroppo, come ben
sapete, noi non possediamo la Verità e non sappiamo con
esattezza "che cosa" questo "corpo luminescente"
effettivamente sia. Però sappiamo, a questo punto (ed
anche Voi potete verificarlo, analizzando i frames in
questione) che cosa esso "NON è" e questo risultato,
secondo noi (come dicevamo anche in precedenza), è già
un grande risultato.
Ora osservate i tre
frames, analizzateli (se volete) e maturate le Vostre
idee ricordando però sempre che quando l'attività
interpretativa viene basata su prove deboli (quali sono,
in fondo, le fotografie) i rischi di credibilità che si
corrono sono immensi: a volte, magari, ci sia avvicina
alla Verità ed altre volte si rischia di dire (o si
dicono!) delle colossali stupidaggini.
Ma a volte, specie
quando si scrivono quotidianamente (o quasi) articoli
sulla Materia “Spazio e Fenomeni dello Spazio”, qualche
rischio bisogna pur correrlo e quindi…Diremo qualcosa,
ma attenzione: quello che scriveremo adesso è ciò che
pensiamo, sia ben chiaro, ma è necessario precisare che
la nostra è una semplice congettura (peraltro
azzardatissima) la quale non ha nulla di scientifico
(nel senso di “matematicamente dimostrabile”).
Ebbene – tutto ciò
detto e premesso – secondo noi quella "macchia di luce"
non è un difetto dell'immagine e non è un riflesso; e
forse non è neppure un'entità corporea (cioè una Nave
Spaziale Aliena). Secondo noi quel "disegno di luce"
potrebbe essere qualcosa di simile ad una "proiezione":
un'immagine tridimensionale generata da un corpo che non
è inquadrato nel frame, ma che si trova (ancora una
volta) “out there", e cioè “là fuori”, da qualche
parte.
Secondo noi, inoltre,
il frame 9835, fra i tre, è il più chiaro ed il
più inequivocabile. Se prestate attenzione ed osservate
la posizione della presunta Nave Spaziale Aliena in
rapporto agli oggetti presenti sulla superficie della
Luna (i quali ci fanno da preziosi punti di riferimento)
e supponendo altresì che il moto dell'Apollo
14 sia sostanzialmente lineare (e crediamo che esso
non potrebbe essere altrimenti), allora dovreste essere
in grado di notare che l'Anomalia Orbitale, nel corso
dei 3 frames, sembra spostare leggermente l'inclinazione
del proprio asse, proprio come se stesse effettuando una
sorta di "correzione di rotta" (o come se stesse
“ruotando” su se stessa).
Fantasia?
Forse quest'ultima
parte è maggiormente speculativa ma noi, a dire il vero,
di effetti prismatici o photoartifacts che, nel tempo,
“ruotano su loro stessi” non ne abbiamo mai visti e
quindi il riconoscere a questo “corpo” lo status di
Anomalia Orbitale a noi pare tutto sommato razionale e
sostanziabile.
Apollo
Series - Apollo 15
Frames
AS 15-88-12009 e 12010

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Con questa
stranissima serie di "riflessi" (?) bianchi ed azzurri
apriamo una carrellata di 6 frames i quali, ancora una
volta, ci offrono qualcosa di veramente difficile da
spiegare.
Guardate Voi stessi (e
cercate di prestare una particolare attenzione a quelle
due luci che potete vedere alla Vostra Sx, a circa mezza
altezza del frame, entrambe aventi una forma ad "U", una
bianca ed una azzurra).
Potrebbe trattarsi di
meri "effetti prismatici" (che abbiamo visto tantissime
volte nelle fotografie scattate in contro-luce – o “up-Sun”
– oppure con una sorgente luminosa particolarmente
intensa che si trova in posizione defilata rispetto al
campo principale inquadrato dall'obbiettivo – e
riguardate a tal proposito il frame AS 15-88-12006
per capire esattamente a che cosa ci stiamo riferendo)
oppure dei riflessi di qualcosa (per esempio un display
luminoso) che si trova all'interno della Navicella
Spaziale USA. Quest’ultima ipotesi è la nostra
preferita, ma il dubbio che si possa davvero trattare di
un oggetto ESTERNO alla Navicella sussiste comunque, ma
non siamo in grado di sostanziarlo.
Ciò che possiamo
sostanziare, invece, con elevatissimi margini di
sicurezza è che – dopo aver ricevuto i frames AS
88-12007, 12008 a 12009 in versione
Originale ed Uncompressed – nel frame AS-12009 (e
lo si vede molto bene!), alla Dx dell'Osservatore, la "Blue
Flare" che tenne compagnia in svariati momenti agli
Astronauti dell'Apollo 14 – si guardino a
tal proposito gli storici frames AS 14 -66-9290;
9295 e 9301 – è tornata!

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C'è dunque una
possibile connessione fra questa "Blue Flare" e
le luci blu e bianche che circondano la Navicella?
La Blue Flare
di questo frame è la stessa vista e ripresa dagli
Astronauti dell’Apollo 14 (o, quantomeno, essa
appartiene alla stessa Classe di Anomalìe di cui ai
frames AS 14 sopra citati)?
Secondo noi questa è
un’eventualità possibile, ma l'analisi particolareggiata
dei frames ricevuti potrebbe anche richiedere anni e le
sorprese, come sapete, non finiscono davvero mai...
Frames
AS
15-98-13305, 13306 e 13307

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Un oggetto luminoso –
che sembra costituito da due corpi ovali attaccati – si
muove (rectius: “fluttua”) sulla superficie
Lunare, ma ad una certa distanza da essa.
Forse (al pari degli
svariati fotogrammi che seguono e che mostrano i
movimenti della "luce") questa è una delle immagini più
controverse – e meno conosciute – in tema di Anomalie
Lunari relative alle Missioni Apollo.
Anomalie Lunari: oggetti di
origine sconosciuta e dalle forme anomale; ombre
inspiegabili; star-like objects e chissà che
altro ancora che noi, pur guardando, non siamo riusciti
a vedere.
Non mancherà di certo
chi dirà che questa strana forma luminosa è soltanto il
riflesso di qualcosa e, onestamente, questa è la prima
eventualità che abbiamo considerato anche noi.
Perché? Perché essa
costituisce la soluzione più logica, semplice ed
immediata alla quale si può fare riferimento una volta
che si sia riscontrato un fenomeno simile.
Ma non basta. Non
basta perchè esistono degli elementi che, se non
escludono, quantomeno riducono fortemente le possibilità
che si tratti di un riflesso.
Eccoli: in primo
luogo questo "riflesso" si muove rispetto al suolo
Lunare ed all'obbiettivo dell’Astronauta che riprende.
I riflessi “veri” (ed
abbiamo innumerevoli frames che ne contengono e che lo
dimostrano) non si muovono e, se lo fanno (e cioè nel
caso in cui la loro configurazione “cambi”), è solo
perchè l'Osservatore si è spostato.
Ora, in una simile
circostanza, in questa situazione, considerato il tipo
di ripresa effettuata ed il relativo angolo, ci sentiamo
di dire che l’Astronauta che stava riprendendo NON si è
mosso: sono i corpi ripresi (e cioè la Luna e l’Anomalìa)
ad essersi mossi.
In secondo luogo,
dato che il "riflesso" si deve pur originare da
qualcosa, noi non riusciamo proprio a capire (avendo
avuto la fortuna – come detto – di visitare l’interno di
un Command Space Module – CSM – della Classe
Apollo) da che cosa questo "riflesso" si è
originato.
Un terzo dato – molto
importante – attiene la leggera sbiaditura (tipo "getto
di gas" o di "altra materia") che si può vedere in
"coda" al "riflesso" e che suggerisce all'Osservatore
l'idea di una qualche sorta/forma di "spinta" a cui esso
potrebbe essere soggetto e da cui esso potrebbe trarre
il proprio movimento.
In ogni caso, la sensazione
e l'impressione che globalmente ricaviamo
dall'osservazione di questo fenomeno è che si tratti,
effettivamente, di una "Anomalia" la cui origine, però,
risulta difficile (se non impossibile) da spiegare anche
se, lo ripetiamo, secondo noi NON si tratta certamente
di un riflesso: la foto ritrae qualcosa di reale.
Potrebbe allora
trattarsi, escludendo per il momento l'ipotesi dell'UFO,
anche di un T.L.P. (un outgassing, nel
caso di specie), ma se così fosse esso dovrebbe – come
solitamente accade in questi frangenti – mutare
rapidamente forma e luminosità e quindi dissolversi.
Un'onesta opinione al
riguardo da parte degli Esperti della NASA
sarebbe potuta risultare fondamentale per chiarire il
mistero però, ahimè, le domande che abbiamo rivolto a
chi di dovere non sono state seguite da alcuna risposta
e quindi – come ormai è regola – ognuno può vedere e
credere ciò che vuole.
***
Abbiamo parlato a lungo
anche per questa volta e, per quanto attiene i maggiori
(a nostro parere) Transients delle Missioni
Apollo, ci sembra più che abbastanza.
Le immagini alle
quali abbiamo fatto riferimento, secondo noi (e questo è
un punto fermo della stessa filosofia di Lunar
Explorer Italia) sono più che sufficientemente
chiare, almeno nella maggior parte dei casi, sia da
poter essere ragionevolmente interpretate da chiunque
abbia una – anche solo discreta – conoscenza delle
tematiche trattate; sia per poter essere ulteriormente e
proficuamente analizzate da chi avesse interesse, mezzi
ed attitudine.
Tutte le immagini
proposte si adattano a questa definizione di “chiarezza”
e quindi ora noi restiamo in silenzio e Vi invitiamo a
guardare, riguardare, cercare e provare.
Alla fine, e di
questo siamo certi, qualche idea/opinione nuova si farà
strada e, forse (ed auspicabilmente), indicherà una
direzione significativa verso la quale muovere
ma…qualche considerazione conclusiva, per amor di verità
ed oggettività, nonché per onestà intellettuale,
dobbiamo ancora farla: come
avrete potuto notare osservando i frames Apollo
che abbiamo proposto sino ad ora, le immagini ottenute
nello Spazio circum-lunare (anche quando vedono la Luna
o parte della Luna nel loro quadro), sono di
difficilissima interpretazione.
Di gran lunga più
complesse, però, sono quelle immagini che vennero
ottenute durante la crociera interplanetaria, o anche
dall’orbita Lunare, ma senza inquadrare la Luna,
“scattando verso lo spazio esterno” e che quindi NON
offrono alcun punto di riferimento conosciuto (il quale
è invece del tutto fondamentale per tentare di
effettuare, anche se con difficoltà, una sia pure
approssimativa valutazione delle distanze e delle
dimensioni dei corpi ripresi).
Ci spieghiamo meglio:
è di grande aiuto nella comprensione delle dimensioni
effettive di quello che guardiamo, ad esempio, il fatto
di sapere, osservando un frame orbitale il quale mostra
un dettaglio “intrigante” della superficie della Luna,
da quale altezza è stata ottenuta l’immagine.
La NASA,
questo tipo di informazioni, sebbene occorre attendere –
spesso – dei mesi prima di avere una risposta, le
fornisce e, se si è abbastanza bravi e fortunati – nel
senso che si è sufficientemente a proprio agio nel
rovistare negli Archivi Pubblici dell’Ente Spaziale
Americano – questo genere di informazioni possono essere
sempre reperite. Quasi sempre, almeno.
Come tutti gli
Appassionati di fotografia sapranno, è di grande aiuto
il conoscere – ad esempio nell’analisi dei frames
orbitali ottenuti dalle Sonde che stanno girando, ad
altezze variabili, intorno al Pianeta Rosso – da quali
distanze sono stati ottenuti i frames che tanto
affascinano e sorprendono, allorché fanno vedere
particolari tanto spettacolari quanto – ed almeno
apparentemente – indecifrabili, della superficie
Marziana.
Idem dicasi per i
frames NASA ed ESA (Clementine o
SMART-1, ad esempio) che riprendono la superficie
Lunare dall’orbita, poiché – ne converrete – una cosa è
sapere, all’atto di azzardare l’interpretazione di un
rilievo superficiale, che il dettaglio osservato è stato
ripreso da un’altezza, ad esempio, di 440 Km ed un’altra
l’essere a conoscenza del fatto che la ripresa è invece
avvenuta da un’altezza molto maggiore (7, 800 o anche
1000 Km ed oltre, ad esempio).
Molto importante è
anche il riuscire a conoscere l’altezza del Sole
rispetto al rilievo superficiale osservato dall’orbita.
Perché? Perchè
l’altezza del Sole sull’orizzonte del luogo ripreso,
determina la lunghezza delle ombre superficiali visibili
e pensiamo che sarete d’accordo con noi quando diciamo
che l’osservazione – ad esempio – di una catena
montuosa, come di una serie di crateri con bordi alti e
frastagliati o di crepacci che zig-zagano attraverso una
pianura allorché il Sole, rispetto all’orizzonte del
luogo sorvolato, è “basso” (il che produce un effetto di
illuminazione “radente”, con ombre nette e mediamente
lunghe o anche molto lunghe), produce effetti visivi
COMPLETAMENTE DIVERSI rispetto al caso in cui, pur
osservando la medesima regione superficiale, il Sole si
trova, sempre rispetto all’orizzonte del luogo ripreso
dall’orbita, in prossimità della culminazione o,
comunque, molto alto sull’orizzonte stesso.
Le ombre, come si
impara molto presto facendo il lavoro degli Analisti
delle immagini, condizionano/influiscono assai
pesantemente sulle percezioni dell’Analista e quindi
vanno valutate, misurate – se possibile – e comunque
considerate all’atto dell’interpretazione di un rilievo
superficiale “anomalo” o presunto tale.
Questa valutazione
analitica è fondamentale perché l’Anomalìa di Superficie
che si ritiene di avere individuato – e questo ce lo
insegna l’esperienza – se, qualche volta, emerge proprio
grazie all’aiuto fornitoci dalla presenza di un’ombra,
altre volte (anzi, dovremmo dire MOLTO spesso) essa è
proprio il prodotto dell’esistenza di un’ombra, in
questo caso certamente suggestiva, ma altrettanto
certamente ingannevole.
Ciò che i giochi di
luce e di ombra danno, in un frangente, lo tolgono in un
altro. Un caso emblematico su tutti: la Sfinge di
Cydonia.
La Sfinge
(ergo la presunta Anomalìa di Superficie più famosa al
Mondo) è realmente un’Anomalìa o è un semplice rilievo
superficiale bizzarro il quale, in determinate
condizioni di illuminazione – e quindi di ripresa –
sembra trasformarsi in qualcosa che NON è?
La Sfinge di
Cydonia è SEMPRE una “Sfinge”, o lo è soltanto
allorché essa viene ripresa in ben determinate
condizioni di luce (e cioè di altezza del Sole rispetto
al cosiddetto “orizzonte locale”), da una determinata
altezza (ad esempio da 440 e non da 780 Km) e, ultimo
dettaglio, ma non meno importante, da un determinato
“angolo” visuale e cioè, nel caso di specie, quell’angolo
descritto unendo i tre punti che congiungono la Sonda
orbitale che riprende, l’oggetto controverso e la
verticale della Sonda stessa?
Pensateci bene,
perché una cosa è fotografare, ad esempio, un rilievo
che si trova esattamente al di sotto della Sonda (e che
quindi è ripreso dalla sua verticale, senza deformazione
prospettica) ed un’altra è fotografare un rilievo che è,
si, sorvolato, ma che giace, sempre per esempio, a 220
Km di distanza (in qualsiasi direzione) rispetto al
punto sulla cui verticale la Sonda si trova al momento
dello scatto.
E che dire, poi,
delle “dimensioni” della regione superficiale ripresa?
Sapere, ad esempio,
che il cratere osservato e fotografato dall’orbita ha un
diametro – anche solo approssimativo – di “x” Km, è di
enorme aiuto a colui che interpreta l’immagine per
giungere ad una (almeno) accettabile definizione delle
dimensioni effettive dei dettagli promiscui rispetto al
cratere stesso e nella stima dimensionale dei dettagli
presenti nel quadro, ma più lontani.
Ecco: questi sono
solo alcuni elementi “pesanti” da considerarsi all’atto
di tentare l’interpretazione di un rilievo superficiale
ripreso da una Sonda che si trova in orbita attorno ad
un qualsiasi Corpo Celeste.
E’ per questo (e non
ce ne voglia il – pur grande – Prof. Richard Hoagland,
con tutta la sua Scuola, i suoi Adepti ed i suoi
Discepoli – tantissimi anche in Europa ed in Italia) che
le fantastiche interpretazioni poste in essere da alcuni
Ricercatori esercitano certamente un grandissimo fascino
ed un enorme impatto emotivo su chi le ascolta o le
legge (e di questo siamo i primi a renderci conto), ma
esse sono tuttavia – spesso: non sempre, ma MOLTO spesso
– anche delle interpretazioni completamente arbitrarie,
prive di supporto razionale, logico e scientifico e
tanto valide quanto lo sono le interpretazioni di coloro
che cercano di stabilire, guardando una nuvola, se
l’immagine che essa disegna è più vicina ad un “fiore” o
ad un “cavallo”…
Detto questo,
arriviamo al punto: è già (a questo punto possiamo dire
ovviamente) difficilissimo interpretare immagini
orbitali quando si hanno “punti di riferimento”.
Che dire, allora,
quando anche il piccolo aiuto costituito dall’esistenza
di questi “punti di riferimento” viene meno?
Quale autorevolezza
potrà mai avere un’interpretazione la quale non poggi
assolutamente su nulla, se non sull’esistenza di
“impressioni” legate a forme, colori, sensazioni di
movimento e sfocature?
Impressioni, sovente,
del tutto insostanziabili?
Tutto questo, si
badi, non lo diciamo per sminuire il lavoro di chi (come
noi e come tantissimi altri), comunque, prova ad
interpretare (rischiando la faccia ad ogni parola detta
o scritta), ma solo per aiutare chi legge a comprendere
le difficoltà (enormi ed oggettive) che caratterizzano
il lavoro dell’Anomaly Hunter e quindi per fornire
qualche “Linea Guida” a chi volesse non solo leggere il
lavoro di “Ricerca delle Anomalìe” svolto da altri, ma
che volesse anche provare a cimentarsi in proprio.
Le immagini che
abbiamo analizzato sino ad ora – con l’eccezione del
Transient inquadrato dall’Apollo 10 –
sono tutte immagini che difettavano di qualche elemento
circostanziale (e fondamentale) di supporto, ma che noi
abbiamo comunque provato a “leggere” ed “interpretare”.
Una lettura ed
interpretazione, dunque e comunque, effettuate nella
consapevolezza che l’errore poteva essere in qualsiasi
punto del processo di analisi del frame e, quindi, in
qualsiasi passaggio logico adottato durante l’attività
di sintesi dei dati posseduti prima e di interpretazione
finale poi.
Insomma: noi possiamo
sbagliare, Hoagland & C. possono sbagliare ed anche chi
legge, riflette e poi prova ad interpretare, può
sbagliare: questo non fa di colui che sbaglia uno
stupido. Diverso è invece il caso in cui l’errore (rectius:
Rischio di Errore) è conosciuto e calcolatissimo, ma
ignorato per esigenze, ancora una volta, di “visibilità”
e di “cassa”.
Ecco, questo tipo di
errore è, oltre che imperdonabile, anche piuttosto
squallido…
Clementine Mission
Frame
LBA 0040
v

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Che cosa sta
“viaggiando”, a velocità imprecisata (o l’oggetto è
fermo?), intorno alla Luna?
Che cosa la Sonda
Clementine ha (casualmente) “cristallizzato” in
questo frame?
La migliore
interpretazione (rectius: la più autorevole ed
affidabile) di questo frame storico (e semi-sconosciuto
al Pubblico) arriva dall’A.L.P.O.:
un’Associazione di Ricerca estremamente valida e
razionale e quindi ci sembra giusto proporvela: “…
The
streak is 8 pixels long counting the gray leading and
trailing pixels. Assuming the white pixels are the "main
Body" they are contiguous 2 down, left 1, down 3. A
total of 5 down 1 left.
Are the
gray pixels significant?
Why the
different shades of gray? (6 by my count) This could not
be an imaging artifact because of the discontinuity
between the "objects" and the various shades of gray.
The
objects should be in a lower orbit that Clem. If the
objects were headed toward the top or the left edge, at
long range then there might be time for them to exit the
frame before the next image. Is this orbiting debris
from some earlier lunar excursion? I presently refer to
these as Unidentified Moving Objects (U.M.O.s) 1, 2, and
3. Here is the evidence that something else was in lunar
orbit with Clementine.
The
Clementine orbiter was in orbit 140 and took a series of
Star Track B shots of the Moon in Earth shine. The image
LBA0040v.140 was different because of the
objects. This image was exposed for 199.9 milliseconds,
which makes it quite dark. (…)
The
significance of the accidental imaging of these
artifacts is that there are wonderful mysteries yet to
be solved, over and on the Moon.
The
Moon’s microgravity variations is very hard on orbiting
objects. In fact, there was a report that indicated that
even under the best of circumstances objects tend to
"de-orbit" rather quickly, but in any case they last no
more than a year. That fact alone makes them anomalous.
The
current conventional premise is that Clem caught a comet
in the act of a near miss or a impact. This would be the
conventional explanation of the objects, more
unconventional explanations will be left to the readers
imagination”.
Non male come
spiegazione, non credete? Siamo davanti ad un fenomeno –
sostanzialmente – analogo a quello che occorse durante
la Missione Apollo 10: c’è qualcosa, nello spazio
circum-lunare, che passa accanto alla Sonda Clementine.
Qualcosa che la “sfiora amichevolmente”, senza toccarla,
ma rimanendo impresso in un’immagine.
La NASA, pur
non disconoscendo la genuinità del frame in oggetto, non
ha mai speso neppure una parola per interpretare questo
(vogliamo dire storico?) “incontro ravvicinato”.
Ma un “incontro
ravvicinato” con che cosa? Si tratta forse di un
“rottame” spaziale (o space debris) di nessuna
importanza?
Noi crediamo di no e
di questa risposta siamo convinti poiché, dato e
premesso che la micro-gravità lunare NON è in condizione
di mantenere (se non per un ristrettissimo intervallo di
tempo – le simulazioni effettuate al riguardo parlano al
massimo di 10/12 mesi, ma la realtà, tenutosi conto
delle “spinte mareali” esercitate dalla Terra, è che
questo lasso di tempo potrebbe essere di gran lunga
inferiore: settimane, e non di più!) alcun corpo in
un’orbita stabile – non dimenticate che le Sonde
Clementine e SMART-1, al fine di farle
restare in orbita attorno alla Luna per un considerevole
arco di tempo, sono state dotate di micro-razzi
propulsori (simili a quelli che caratterizzavano i LM’s
della Serie Apollo) per l’effettuazione delle
indispensabili (e frequenti) correzioni di rotta,
velocità ed altitudine – quante possibilità ci sono
(realisticamente) che due sonde terrestri vadano ad
incontrare e fotografare, a distanza di oltre trent’anni
l’una dall’altra e mentre sono in rapido transito
attorno alla Luna, due oggetti dalla natura
indeterminata i quali stanno “casualmente” e solo per
“brevissimo tempo” incrociando le loro orbite?
Pensateci bene.
Incontrare e fotografare, per due volte, un oggetto “in
orbita instabile” attorno alla Luna o, addirittura, “in
caduta libera” verso la Luna, a noi pare una circostanza
che supera la logica della casualità e giunge a
rasentare l’impossibile. A meno che…
A meno che (e questo
approccio ci pare molto più “scientifico”, ragionevole e
plausibile), attorno alla Luna, non ci sia
effettivamente e stabilmente “qualcosa” che staziona
nei suoi pressi – o che le “ruota attorno”, se preferite
– e che questo “qualcosa” (proprio perché costantemente
in situ), di quando in quando, viene incrociato
dalle nostre Sonde.
Ecco: a nostro
parere, pur non assurgendo al rango di teoria
esplicativa, questa “ipotesi” appare accettabile. Certo,
sul “chi” abbia fatto questo “qualcosa” (se mai ci fosse
e/od esistesse un “chi”) che “gira/staziona” nello
spazio circum-lunare e sul “quale scopo” detto
“qualcosa” vada a servire, il mistero, a nostro parere,
resterà tale ancora molto a lungo…
Cassini-Huygens
Mission
Frames
N00008770 e N00008771

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Due – a nostro avviso
– straordinarie immagini catturate dalla Sonda
Cassini/Huygens mentre era impegnata a riprendere
scorci dello Spazio di Saturno il giorno 4 Agosto 2004,
ad una distanza di poco più di 8 milioni di km (MKM) dal
Pianeta Anellato.
Un oggetto luminoso
(molto luminoso!) ed in movimento, passa davanti
all'obbiettivo della Sonda: gli altri corpi celesti che
si vedono sullo sfondo dell'immagine (presumiamo stelle,
qualche image-artifact e qualche raggio cosmico) sono
tutti puntiformi.
Ed è proprio a
giudicare dal quantitativo di stelle visibili sullo
sfondo (che sono – relativamente – poche) riteniamo che
immagini come queste due abbiano richiesto
un'esposizione decisamente breve.
In ogni caso, preso
atto della circostanza per cui è rimasta impressa una
striscia di luce mentre le stelle sullo sfondo sono
rimaste puntiformi, possiamo ragionevolmente ritenere
che l'oggetto luminoso inquadrato ERA IN MOVIMENTO
rispetto allo sfondo stellato il quale invece è – dal
punto di vista di Cassini-Huygens e per
definizione – FISSO.
Questa striscia è peraltro
identica a quella lasciata da un altro corpo luminoso in
movimento
individuato dal Mars Exploration Rover (MER) Spirit
nel Cielo di Marte (ne parleremo in un’altra
circostanza) e sulla cui natura anche la NASA,
ufficialmente, ha detto “…non sappiamo di che cosa si
possa realmente trattare…”.
Certo, fra le ipotesi
esplicative adottate – sempre ufficialmente – per
spiegare la “striscia” nel cielo mattutino di Marte, la
NASA ha scritto che si sarebbe anche potuto
trattare della Sonda USA Viking 2 (o di qualche
altra vecchia Sonda Americana o Sovietica – Phobos-2,
guarda caso…) che, dopo essere entrata in un’inevitabile
“crisi orbitale”, stava precipitando, dopo oltre vent'anni
di servizio, incendiandosi nell'atmosfera di Marte e
dunque configurandosi e brillando come un normale bolide
o "stella cadente" (attenzione, questa situazione non
configura – neppure per Marte – alcunché di speciale: la
Crisi Orbitale interviene per tutte le sonde le quali,
dopo essere state artificialmente inserite in orbita
attorno ad un Corpo Celeste qualsiasi, non vengano
sottoposte a – più o meno frequenti – correzioni di
rotta, velocità ed altitudine. Ciò che distingue le
varie situazioni è solo il tempo necessario affinché la
“crisi orbitale” occorra: per la Luna, in caso di
inerzia nelle correzioni, la Crisi Orbitale interviene
in pochissimo tempo; per Marte, invece, richiede più
tempo, ma i principi fisici che stanno a causa
dell’evento finale sono esattamente e sempre gli
stessi).
Comunque sia,
tralasciando la Luna e Marte, adesso che ci troviamo
nello Spazio Esterno, che non c'è nessuna atmosfera di
sorta da chiamare in causa e non ci sono neppure vecchie
Sonde che possono precipitare ed alle quali si potrebbe
"dare la colpa" per la presenza di "strisce di luce nel
cielo", che cosa dobbiamo – letteralmente – inventarci
per spiegare razionalmente questo evento?
Qualcuno ha – per
giunta logicamente – suggerito che si potesse trattare
di una delle innumerevoli lune di Saturno la quale,
posta ad una distanza di qualche milione di chilometri
da Cassini-Huygens (e dunque da essa visibile
come un piccolo e brillante disco luminoso), è rimasta
“strisciata” a causa del fatto che la Sonda terrestre,
mentre riprendeva, continuava a muoversi e quindi finiva
generando nulla di più che una fotografia “mossa”.
Ottima obiezione, da
un punto di vista logico, ma intrinsecamente debole: in
realtà l’effetto “mosso” – se di questo si tratta –
avrebbe dovuto coinvolgere anche gli altri “oggetti”
presenti nel frame (le stelle in primis).
Come mai le stelle
sono rimaste puntiformi?

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Perché non si tratta
di stelle, è stato obbiettato: sono solo image-artifacts
(o photo-artifacts).
Va bene, anche questa
opinione ha una sua sostanza.
Tuttavia, ci
domandiamo, per quale motivo quando in un’immagine dello
spazio, ottenuta da una qualsiasi Sonda, non c’è nulla
di curioso o di intrigante si accetta tranquillamente
l’ipotesi secondo cui “i puntini luminosi visibili sullo
sfondo sono stelle”?
Forse perché è carina
e perché rende la fotografia più “esteticamente” bella?
Ma allora perché si è sempre pronti a rigettare
l’eventualità summenzionata allorché dette “stelle”
diventano degli scomodi (e, come in questo caso,
affidabilissimi!) testimoni dell’occorrere di un evento
difficilmente spiegabile?
Certo, può darsi che
i “punti luminosi” che cogliamo sullo sfondo di ambedue
questi frames controversi non siano, effettivamente,
delle stelle e può anche darsi che la traccia luminosa
intensa e rettilinea che li caratterizza entrambi sia
solo, effettivamente, l’evidenza oggettiva di una delle
Lune Saturniane che, catturata mentre Cassini-Huygens
compiva – ad esempio – una “capriola su se stessa”,
mentre correggeva la propria posizione e la propria
orbita, è venuta fuori “mossa”, perché no?!?
Però…
Però, se proprio
vogliamo essere onesti sino in fondo, è pur vero che
disponiamo di innumerevoli immagini (e non serve certo
produrle in questa sede: qualsiasi Lettore interessato
può recarsi sul Sito NASA dedicato alla Sonda
Cassini-Huygens, cercare la Sezione dedicata ai
frames “raw” e quindi – ad uno ad uno –
verificarli) le quali ritraggono Lune Saturniane “colte”
in una versione “mossa” (come la stessa NASA ha
statuito!) ed è altrettanto vero che – guardate per
credere! – NESSUNA delle “strisce di luce” impresse in
quelle immagini (e risultante da questa “cattiva
ripresa”) assomiglia a quanto abbiamo visto in questi
due frames.
E allora, una volta
detto tutto questo, che cosa possiamo ragionevolmente
concludere?
Che cosa la Sonda Cassini-Huygens ha “fermato”
nell’immagine che ha poi inviato a Terra?
Ma la risposta, tutto
sommato, a noi pare davvero semplicissima:
Cassini-Huygens ha ripreso un Oggetto Volante Non
Identificato. Tutto qua. Non serve – sempre e
necessariamente – parlare di Alieni, o di Sonde Spia, o
di tante cose che, magari anche vere, “spaventano”
Scienziati e Ricercatori non Ufologi e “terrorizzano” –
letteralmente – le Agenzie Spaziali.
A volte, anzi – a
nostro parere – il fatto di non forzare
l’interpretazione e quindi restare, solo un “pizzico”,
nell’alveo del (grigio, sicuramente) pragmatismo, può
essere di grande aiuto non solo per farsi ascoltare
ingenerando nel Pubblico una migliore disposizione
mentale verso la Scienze di Confine, ma anche
(probabilmente), per “suggerire” – a bassa voce, ma con
argomenti difficilmente contestabili - l’eventualità che
la Scienza Positiva e Consolidata non ha sempre una
risposta a tutto e per tutto…
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