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Il paradosso di Fermi è un
paradosso proposto dal fisico Enrico Fermi nel contesto
della probabilità di contattare forme di vita
intelligenti extraterrestri.
Il paradosso si riassume solitamente nella domanda
"Dove sono? Se ci sono così tante civiltà
evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di
vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio,
sonde o navi spaziali?".
In sostanza, la questione è se noi esseri umani siamo la
sola civiltà tecnologicamente avanzata
dell'Universo.
Il problema è stato posto per contrastare le stime più
ottimistiche dell'equazione di Drake, che
propongono un universo ricco di pianeti con civiltà
avanzate, in grado di stabilire comunicazioni radio,
inviare sonde o colonizzare altri mondi. Noi terrestri
siamo agli inizi da questo punto di vista, ma altre
civiltà potrebbero avere lanciato i loro messaggi da un
tempo sufficiente perché siano già giunti a noi.
La situazione paradossale è dovuta al contrasto tra
l'opinione diffusa che noi non siamo soli nell'universo
e il fatto che i dati osservativi contrastino con questa
affermazione. Ne deriva che la nostra osservazione o
comprensione dei dati deve essere errata o incompleta.
POSSIBILI SOLUZIONI
I parametri che figurano nell'equazione di Drake sono
tutt'altro che definiti e questo non permette di
risolvere oggettivamente in alcun senso il paradosso. Di
seguito sono elencate diverse possibili soluzioni del
paradosso di Fermi, dall'estremo più pessimistico verso
quello più ottimistico.
SIAMO SOLI
Una spiegazione potrebbe semplicemente essere che la
probabilità che la vita si evolva spontaneamente
nell'universo e si evolva fino a produrre una civiltà
evoluta sia estremamente bassa.
Molti sono gli elementi contemporaneamente necessari
perché la vita come la intendiamo noi, basata sul
carbonio, possa evolversi. La posizione all'interno
della galassia è importante, perché una zona in
rapida evoluzione stellare sarebbe ricca di radiazione
nociva per la vita biologica. L'orbita che il
pianeta percorre intorno alla sua stella centrale è
importante. Se troppo stretta o troppo ampia le
temperature non consentirebbero la presenza costante di
acqua liquida, che è elemento imprescindibile della
vita biologica. Anche l'ellitticità e l'inclinazione
dell'orbita sono importanti, così come la natura stessa
del sole e la presenza di lune intorno al pianeta. Gli
studi sul nostro sistema solare sembrano confermare
l'eccezionalità della vita sulla Terra.
Sono in corso inoltre studi per individuare e studiare
pianeti extrasolari.
Questa tesi può essere contrastata sostenendo che la
vita non debba necessariamente essere come la osserviamo
sulla Terra, ma possa evolversi in condizioni differenti
e non necessariamente debba basarsi sul carbonio.
Recenti studi sulle sorgenti calde nelle profondità
marine, sui ghiacci profondi in Antartide e sul
satellite di Saturno, Titano, stanno cercando di
comprendere più a fondo la natura e la diffusione della
vita.
L'ipotesi della panspermia sostiene inoltre che
la vita possa diffondersi facilmente nell'universo o
addirittura, nella forma sostenuta da Francis Crick,
essere deliberatamente diffusa da civiltà
tecnologicamente evolute.
Molti parametri dell'equazione di Drake definiscono le
probabilità di sviluppo della vita e la sua evoluzione
fino a civiltà intelligente.
Da un punto di vista più filosofico l'esclusività
della vita sulla terra è dibattuta dal principio
antropico, che nella sua formulazione più forte
ipotizza un universo totalmente a misura d'uomo.
ESISTONO
MA NON COMUNICANO
Ancora più complesso è ipotizzare quale sia la
probabilità che una prima forma di vita biologica possa
evolversi fino a creare una specie autocosciente e
desiderosa di comunicare. È possibile che nell'universo
esistano molti corpi celesti ospitanti una forma di
vita, ma su pochissimi questa si sia evoluta in una
civiltà tecnologica. Anche da questo punto di vista
sono utili le esplorazioni planetarie. Ma se una civiltà
sviluppa i mezzi adatti, avrà l'idea o il desiderio di
cercare di comunicare con altri mondi?
LE CIVILTÀ EVOLUTE HANNO BREVE DURATA
Un parametro dell'equazione di Drake è la durata media
delle civiltà tecnologicamente evolute e in grado di
comunicare con noi. Al tempo di Drake si stimò una
durata di dieci anni, poiché l'unica civiltà nota, la
nostra, trasmetteva onde radio nel cosmo all'incirca da
questo periodo. Attualmente per lo stesso motivo si può
portare questo parametro a cinquanta anni. Il problema
è che il campione studiato è ovviamente poco
significativo.
Una possibile causa scomparsa di una civiltà è l'autodistruzione.
Se una civiltà tende naturalmente ad annientarsi, è
solo questione di tempo perché inventi i mezzi
necessari. L'unico dato osservativo disponibile è che
la nostra civiltà dispone da decenni dei mezzi
necessari, ma per ora è sopravvissuta. Anche in questo
caso è difficile dire quanto l'aggressività sia
prerogativa della specie umana o sia una costante
universale intrinsecamente legata all'evoluzione
dell'essere intelligente. Si consideri che non è
necessaria una distruzione totale della specie,
ma è sufficiente una involuzione a livelli primitivi
dei sopravvissuti per sottrarre la civiltà alla lista
di quelle in grado di comunicare.
Un altro pericolo per un pianeta è il possibile impatto
di un asteroide. Sappiamo che la terra è stata
più volte bersaglio di impatti catastrofici, che hanno
causato diverse estinzioni di massa (la più nota
nell'opinione pubblica è quella dei dinosauri). Un
evento di questo tipo sarebbe ben prevedibile da una
civiltà anche più arretrata della nostra, ma
difficilmente prevenibile.
Altri rischi naturali o indotti sono legati
all'alterazione del clima, che può arrivare ad
annientare una civiltà a causa dell'impoverimento
dell'agricoltura.
NON SIAMO IN GRADO DI RICEVERE LE LORO COMUNICAZIONI
Tutti i nostri attuali tentativi di inviare o ricevere
comunicazioni con altri mondi si sono basati
sull'utilizzo di onde elettromagnetiche. Così come
prima dell'epoca di Guglielmo Marconi non avremmo
neppure immaginato di usare questo mezzo, così potremmo
non essere neppure in grado di immaginare le
tecniche usate da civiltà più evolute di noi. Alcune
tecnologie teorizzate potrebbero essere basate sui
neutrini, le onde gravitazionali o l'entanglement
quantistico. Attualmente non saremmo in grado di
ricevere alcun messaggio trasmesso con questi sistemi.
Si può comunque ipotizzare che una civiltà attraversi
diverse fasi di evoluzione tecnologica, passando anche
per le relativamente facili onde elettromagnetiche. È
ragionevole ritenere che scienziati di questa civiltà
siano in grado comunque di ricevere e decodificare
segnali radio, anche se per loro ormai obsoleti.
Rimanendo nel campo delle onde radio dobbiamo tenere in
considerazione il problema delle velocità della luce.
Le microonde (unica banda in grado di uscire
dall'atmosfera) da noi emesse da quando si è sviluppata
la televisione, si stanno ancora allontanando da noi
alla velocità della luce in tutte le direzioni. La
sfera entro la quale queste informazioni sono ricevibili
è detta sfera di Marconi, e il suo raggio in
anni luce coincide con il periodo in anni dal quale le
trasmissioni sono iniziate. Nel caso della Terra questo
valore è di circa 50 anni luce. Ogni civiltà
all'esterno di essa non è ancora in grado di
individuarci. Inoltre si ha la tendenza ad ottimizzare
le trasmissioni focalizzandole in fasci di bassa energia
a microonde o laser, in modo simile a quello che sta
avvenendo sulla Terra con i ponti radio ed i telefoni
cellulari di ultima generazione.
Da molti anni è in corso un progetto che cerca
sistematicamente di individuare possibili trasmissioni
intelligenti provenienti dal cosmo: il progetto SETI.
I segnali radio vengono ricevuti dal radiotelescopio di Arecibo
in Portorico (nella foto) e analizzati. Fino ad ora
nessun segnale è stato rilevato da questo progetto e da
tutti i precedenti tentativi.
Recentemente è però stato fatto notare, relativamente
alla possibile ricezione di segnali dal cosmo, che una
modulazione particolarmente evoluta diventa sempre più
difficile da riconoscere come portatrice di informazione
e quasi indistinguibile dal rumore di fondo se non se ne
conosce la chiave di codifica. In sostanza i segnali
potrebbero essere arrivati ma non li abbiamo
riconosciuti.
SONO TRA NOI
Molte persone sostengono di avere contattato esseri
alieni giunti sulla terra. Ogni anno si accumulano
centinaia di documenti fotografici su oggetti volanti
non identificati (UFO). Secondo alcune tesi esseri
alieni ci avrebbero già contattato e sarebbero
addirittura tra noi.
Questi argomenti difficilmente possono essere
considerati seriamente, i pochi casi che non siano
evidentemente riconducibili ad una origine terrestre
sono comunque molto dubbi.
Ritrovamenti di antichi oggetti (OOPART - Out Of Place
Artifacts, ossia artefatti fuori posto), secondo alcuni
documenterebbero l'arrivo di civiltà evolute sulla
Terra in epoche passate. Si è sostenuto che oggetti
come la pila di Baghdad o presunte sagome di
aeroplani ritrovati in antichi edifici sudamericani,
possano essere frutto, secondo alcuni, dell'esperienza
di contatto di queste antiche civiltà con esseri
evoluti di provenienza extraterrestre. Anche queste
ipotesi, se non frutto addirittura di interesse
speculativo, difficilmente trovano un riscontro
scientifico.
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