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A
differenza di quanto si potrebbe pensare, la Terra non
è l'unico posto nel nostro Sistema Solare a possedere
acqua in forma liquida o un'atmosfera. Titano satellite
di SAturno e Tritone, luna di Nettuno, presentano entrambi un'atmosfera a
base di azoto, cosa che in qualche modo li rende lontani
parenti del nostro pianeta. Inoltre ben due lune delle
sedici di Giove presentano caratteristiche tali da far
avanzare l'ipotesi che la vita lì possa aver attecchito. In
particolare Europa, definita dal planetologo André
Brahic nel suo libro "Figli del tempo e delle
stelle" "la più bella sfera da biliardo
osservata nell'Universo", è interamente ricoperto
da un mantello ghiacciato che lascia ben sperare di
trovare un oceano "europeo" nascosto al di
sotto di questa superficie. Essa presenta piccoli
rilievi ghiacciati alti al più poche centinaia di
metri. Questo pianeta, blandamente riscaldato dal Sole
ormai molto lontano, fa registrare una temperatura
superficiale di -270 °F e appare ovunque solcato da
strisce paragonabili ad autostrade lunghissime che si
incrociano molte volte, riconosciute come crepe aperte
nel mantello ghiacciato.
Il
passato di questa luna di Giove sembra essere stato
molto simile a quello della Terra, ricoperta com'era da
un oceano e da una atmosfera molto probabilmente
composta dagli stessi elementi presenti nelle fasi
iniziali della vita del nostro pianeta. Nelle prime fasi
della sua formazione, questa luna ha goduto dell'apporto
di energia fornito da Giove, stella mancata di bassa
sequenza principale che- data la massa insufficiente per
innescare le reazioni di fusione nucleare all'interno
del suo nucleo centrale- "ha perso l'appalto per
l'erogazione della luce nel sistema solare",
appalto vinto come si sa dal Sole. Il fatto stesso che
il pianeta più grande del sistema solare esibisca un
corteo di ben sedici lune fa capire come, se le cose
fossero andate diversamente, ora probabilmente
parleremmo della stella Giove circondata dai suoi
(almeno) sedici pianeti. Ciò che ha inibito il
prosieguo del lento cammino che avrebbe potuto portare
Europa a essere un gemello della Terra, pare sia stata
proprio la grande distanza dal Sole, quasi abbia dovuto
pagare per essersi schierato con il suo concorrente, il
perdente Giove.
Ciò
che si spera è che "covi la vendetta"
nascondendo sotto la sua crosta ghiacciata alla vista
dell'odiato Sole una o più forme di vita primitiva. La
sua vicinanza al gigantesco pianeta Giove fa teorizzare
agli studiosi che il nucleo roccioso posto al di sotto
della crosta ghiacciata subisca delle forti deformazioni
dovute alle influenze mareali causate dalla variazione
della distanza di Europa dal pianeta. La sua orbita
infatti è leggermente ellittica come quella degli altri
satelliti più importanti osservati per la prima volta
da Galileo e da lui chiamati Medicei. Ed è proprio
l'attenta osservazione anche di questi altri e in
particolare della superficie del tormentato Io, che si
vede come le forze mareali possano indurre fratture
superficiali e fenomeni vulcanici dati dal riscaldamento
per frizione degli strati mobili del sottosuolo. Cose
del genere lasciano ben sperare che al di sotto dello
strato di ghiaccio possa sussistere un oceano reso
liquido dall'alta temperatura dello strato roccioso.
Questo potrebbe fornire un notevole apporto di sostanze
essenziali per lo sviluppo della vita nell'ambiente
acquoso che ne favorisce lo sviluppo.
L'osservazione
di "fumaioli" sottomarini, piccole formazioni
vulcaniche dette smoker, sui fondali oceanici può
fornire un utile esempio di quello che ci si aspetta
stia accadendo sotto la superficie ghiacciata di Europa:
infatti, a stimolare ancora di più la ricerca della
vita su questo satellite, concorre la recente scoperta
di forme di vita estremofile, ovvero che riescono a
vivere proprio nei pressi di questi smoker in condizioni
assolutamente difficili e insospettabili sulla base
delle caratteristiche manifestate dalle forme di vita
esistenti in superficie. La NASA sta progettando di
andare a verificare in situ quale sia la reale
estensione dello strato di ghiaccio. La missione sembra
essere già in preparazione e dovrebbe partire nel 2008.
Verrà inviata una sonda robot che effettuerà una
misurazione del tempo impiegato per la riflessione sul
nucleo roccioso presente al centro del pianeta di onde
sonore partite dalla superficie, un metodo elaborato dai
sismologi per studiare proprietà del manto terrestre.
In
seguito si tenterà un "carotaggio" della
superficie per effettuare un prelievo del materiale europeo
e, se dovesse essere confermata la presenza di un oceano
nascosto dai ghiacci, verrà inviato un sottomarino
robot, il "Cryobot" da poco messo a punto
dalla NASA stessa e già testato nell'Artico, con il
compito di andare a esplorare il fondale e trasmetterci
le immagini.
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