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Non
possiamo più accontentarci di credere che semplici
aggregati chimici abbiano dato origine all'Uomo: sarebbe
uno sgarbo alla nostra intelligenza e alla nostra
spiritualità....
Fin
dai primi passi nel percorso verso la civiltà e il
progresso, il genere umano ha dovuto affrontare le
grandi sfide della natura e dello spirito. In molti casi
le risposte date furono conseguenza di atteggiamenti
adeguati e corretti, nonostante in talune circostanze la
creatività della nostra specie abbia generato nuovi
problemi e insensate situazioni che hanno trovato il
loro triste apice ai nostri giorni. A queste questioni e
alle loro implicazioni esistenziali non si è ancora
potuto fornire le risposte che l'uomo da sempre
considera fondamentali per comprendere il mistero della
vita: qual è la nostra origine? Esiste un Architetto
del mondo? Questa condizione di impotenza è dettata
dalla mancanza di strumenti idonei e spesso dalla
limitatezza della nostra Coscienza.
Le
diverse risposte date sono tutte condizionate
dall'approccio, dal presupposto di partenza e
dall'ambito da cui sono scaturite. La filosofia, seppur
nelle sue diverse forme e scuole di pensiero, ha fornito
interpretazioni metafisiche o di carattere esistenziale;
la scienza ha sostenuto l'ipotesi biologica e genetica
dell'evoluzionismo; la religione infine ha dato risposte
sulla base dei propri principi di fede e quindi con un
atteggiamento dogmaticamente "rivelato".
Tra queste diverse interpretazioni ed approcci di fronte
al mistero della Conoscenza, si sono via via consolidati
due percorsi di pensiero che contrappongono l'aspetto
scientifico all'aspetto spirituale. Nel primo caso si ha
la nascita e la diffusione della Teoria Evoluzionista
che vede in Charles Darwin il maggior esponente almeno a
livello storico; nel secondo caso si sostiene
l'interpretazione Creazionista che vede in Dio la Causa
Prima del mondo, dell'Universo e della vita.
L'Uomo
spettatore passivo?
In
realtà nel nostro secolo si è affiancata anche una
terza teoria che definiremo Organicista e che si pone in
posizione di sintesi nei confronti delle altre
interpretazioni fin qui date. Lo scopo di questa
discussione sarà in ogni caso quello di formulare una
critica al darwinismo e quindi all'approccio
evoluzionista, per sostenere poi un'ulteriore
interpretazione evolutivo-genetica basata sul possibile
intervento creatore o manipolatore "esterno"
all'uomo, di natura intelligente ed extraterrestre. Una
tale posizione parte dal presupposto (comune alle idee
dei creazionisti) che l'uomo non può essere stato
unicamente uno spettatore passivo del suo sviluppo e che
tale sviluppo sia stato determinato dal trascorrere del
tempo e dal mutare delle condizioni esistenziali
(climatiche, geologiche, ecosistemiche, alimentari e di
sopravvivenza). La sua "naturale evoluzione"
invece si dovrebbe considerare dettata, o quantomeno
veicolata, dall'intervento di forze o fattori esogeni
alla realtà materiale della vita sulla Terra.
Per
riassumere questo principio si potrebbe ricordare quanto
sostenevano alcuni filosofi della Tradizione: "Il
superiore non può nascere dall'inferiore;
l'intelligenza non può derivare dalle barbarie".
Come vedremo, la mancanza di questo principio
rappresenta il punto debole dell'interpretazione
darwiniana, che afferma che l'uomo con il suo carico di
intelligenza, coscienza, spiritualità e consistenza
fisica, è la naturale derivazione di un insieme di
organismi unicellulari ed invisibili costituiti da
qualche proteina e da alcune sostanze chimiche
misteriosamente aggregatesi per generare la futura vita
intelligente. È, in estrema sintesi, quello che la
Teoria Scientifica Evoluzionista ha sostenuto a
spiegazione della nascita dell'uomo e del cambiamento
genetico e comportamentale delle specie animali nel
corso dei secoli. Secondo gli evoluzionisti, quindi, la
Natura si sarebbe formata come conseguenza di un
processo di mutazione e di successiva selezione
ambientale dei soggetti più adatti alla sopravvivenza
semplicemente sfruttando ciò che "si aveva a
disposizione" fino al risultato ultimo, ossia la
comparsa della moderna civiltà.
Materia
e Informazione
I
creazionisti di contro attribuiscono a Dio o comunque ad
un'entità sovrannaturale e onnipotente la responsabilità
della Creazione. Dal "nulla" quindi nascono il
mondo e la vita: il principio della Causa Prima è forse
contraddittoriamente applicato dal momento che l'uomo,
secondo questa visione delle cose, deve avere una causa
e che questa causa non ha origine. La critica
fondamentale mossa dagli evoluzionisti a tali teorie sta
nel giudizio fondamentalmente antropomorfico che avrebbe
la posizione creazionista. Dio, proiezione dell'uomo,
forma la realtà fisica stando al di fuori della Natura
per poi trasferire tutto al mondo biologico, lasciando
così sul campo filosofico-interpretativo molte
questioni aperte. A tali teorie si è affiancato
recentemente il paradigma organicista, interpretazione
che tende ad affermare l'estrema complessità della
realtà fisica, non più solo materia ma
fortemente caratterizzata anche dalla forma,
ossia dall'informazione correlata all'insieme massa-energia.
La complementarietà dei due elementi crea un insieme
singolo e coerente, fortemente stabile e armonico [ ].
Rimane comunque da appurare con certezza quale sia
l'origine della materia e quella dell'informazione e le
ragioni che nel tempo hanno determinato i processi
evolutivi fino al moderno e attuale stato della Natura.
Organicismo
ed Evoluzionismo
La
scienza non ha avuto grossi ostacoli nell'imporre la
propria visione meccanicistica del mondo, respingendo
tesi e posizioni "alternative" che, con più
coerenza e potenzialità esplicativa, tentano di dare
spiegazioni complete che mettano al giusto posto ogni
tassello del mosaico. È altresì da ricordare come i
critici del darwinismo abbiano ormai dimostrato
l'inadeguatezza della Teoria Evoluzionista. Infatti alla
base di questa interpretazione c'è l'idea di un
naturale processo di trasformazione che, in un tempo di
diversi milioni di anni, avrebbe consentito la mutazione
di forme unicellulari semplici in forme pluricellulari
complesse per arrivare poi ai mammiferi e infine
all'homo sapiens. Il tutto sarebbe sostenuto dalla
paleontologia e dai ritrovamenti fossili a testimonianza
della validità dei processi evolutivi. Come fa notare
un autorevole studioso come Roberto Fondi nel suo
"Organicismo ed Evoluzionismo", è necessario
considerare che la realizzazione effettiva di ciò che
sostengono i darwinisti avrebbe dovuto veder verificate
alcune condizioni:
-
un
lunghissimo periodo iniziale sulla Terra in totale
assenza di vita, caratterizzato unicamente da una
fase di "evoluzione chimica" nelle acque
primordiali,
-
la
presenza di una successione continua di rocce
sedimentarie con un notevole numero di organismi
unicellulari fossilizzati,
-
il
passaggio omogeneo dai primi aggregati cellulari ai
primi rudimentali organismi pluricellulari,
-
il
passaggio di questi composti pluricellulari
inizialmente semplici per arrivare a strutture via
via più complesse fino ai primi artropodi (insetti,
ragni, etc.) e poi ai vertebrati e quindi all'uomo.
L'anello
di congiunzione
Purtroppo
l'evidenza delle cose non mostra il verificarsi in toto
di queste fasi omogeneamente legate e consequenziali tra
loro. In particolare il ritrovamento in Groenlandia di
rocce sedimentarie contenenti microorganismi di quattro
miliardi di anni fa (quindi comparsi immediatamente dopo
il consolidamento e raffreddamento della crosta
terrestre), denota che i presupposti evoluzionisti sono
sostanzialmente errati, poiché si può dedurre che già
quattro miliardi di anni fa la vita apparve sulla Terra
in forme relativamente evolute.
Volendo
poi addentrarci ulteriormente nei meriti delle
interpretazioni darwiniste, è necessario considerare
anche un altro elemento: il cosiddetto "anello di
congiunzione". O sarebbe più corretto dire: la
mancanza dell'anello di congiunzione. I biologi e i
paleantropologi si sono affannati alla sua ricerca
arrivando a risultati quanto meno discutibili. Quando
furono rinvenuti i resti fossili di un ominide a
Piltdown nel 1912, caratterizzato da cranio umanoide e
mandibola da scimmia con molari e canini umani, si pensò
di aver trovato una volta per tutte l'anello di
congiunzione uomo-scimmia.
L'analisi chimica (effettuata diversi anni dopo il
ritrovamento) dimostrò invece che:
-
il
cranio apparteneva ad una scimmia
-
la
mandibola risultò invecchiata artificialmente
colorandola di scuro
-
i
denti furono limati per renderli più simili a
quelli umani
-
i
condili della mandibola furono danneggiati per
nascondere la non combaciabilità con le cavità
articolari del cranio
-
il
canino (ritenuto il vero elemento di congiunzione)
in realtà proveniva dalle colonie francesi.
Una
burla insomma. La stessa situazione si verificò nel
caso del Pitecantropo di Giava e dell'Uomo di Pechino.
Nel primo caso il ritrovamento di un cranio di gibbone
posto nelle vicinanze di un femore umano fece esultare
gli scienziati. Chi, come Rudolf Wirchow, protestò
sostenendo l'infondatezza della "scoperta"
venne subito tacciato e da allora si continua a credere
all'esistenza di questo ominide nonostante in punto di
morte il suo "scopritore" (Eugene Dubois)
ammise trattarsi di un clamoroso falso. Malgrado tale
confessione, non risulta esservi nessun riferimento nei
testi evoluzionisti a conferma del reale andamento della
vicenda.
Un
caso analogo avvenne per l'Uomo di Pechino. Lo stesso
autore della truffa di Piltdown si fece dare
l'esorbitante cifra di 20.000 dollari (siamo nel 1927)
per condurre scavi a Chu-Cu-Tien (Cina) alla ricerca del
famigerato "anello di congiunzione". Ebbene
rinvenne un pozzo profondo sette metri pieno di crani di
scimmia e alcune amigdale. Nessuna traccia di altre ossa
sebbene femori, omeri e vertebre si conservino meglio e
più a lungo dei crani. Nessuna prova, nessun indizio,
solo una costruzione a tavolino che l'establishment
scientifico trasformò in certezza assoluta.
La
truffa dell'Archaeopteryx
Per
finire la carrellata di amenità sostenute dagli
evoluzionisti in quello che potremmo definire uno
splendido esempio di cover-up, potremmo citare il caso
dell'Archaeopteryx: il famoso "uccello coi
denti" o "rettile volante". Il
ritrovamento (presunto) dei resti avvenne nel 1861 ad
opera di un certo Haberlein. Fu chiaro da subito a quasi
tutti i paleontologi (ma il debunking e l'insabbiamento
ebbero subito la meglio) che un animale di tale
morfologia non avrebbe mai potuto volare, nonostante la
presenza di alcune piume ritrovate nel fossile. Eppure
l'Archaeopteryx venne sempre considerato l'ideale anello
di congiunzione tra i rettili e gli uccelli. Negli anni
'80 però Hoyle e Wickramasinge analizzarono i reperti e
ne stabilirono la falsità. Secondo i due fisici (accesi
sostenitori della matrice extraterrestre della vita,
posizioni riassunte nel libro "La nuvola della
vita") Haberlein avrebbe sostituito con della
resina a base di cemento, uno strato calcareo intorno
allo scheletro. Avrebbe poi premuto delle piume di pollo
sul cemento per lasciarne l'impronta.
A sostegno di queste affermazioni ci sono le analisi
condotte dai due fisici che denotarono:
-
la
presenza di bolle d'aria nella pasta calcarea
aggiunta, l'evidenza di una penna premuta due volte
(come se l'autore avesse dovuto ripetere il
procedimento),
-
una
grana più fine del calcare al di sotto delle penne,
-
la
non combaciabilità delle due metà del calco aperto
[ ].
Siamo
quindi di fronte all'ennesimo tentativo di far passare
per vera una tesi faziosa ed artefatta che già da
subito tende ad imporsi (malgrado l'evidenza) soffocando
ogni critica o ipotesi alternativa.
A questo atteggiamento scientifico o pseudo-scientifico
siamo purtroppo abituati da tempo visto come la scienza
ufficiale in molti casi si erge a cane da guardia del
potere costituito. Si fa credere ciò che è più
conveniente e si stroncano (deridendo o insabbiando)
interpretazioni, ipotesi e idee che esplorano percorsi
diversi, magari più coraggiosi e rivoluzionari e che
mostrano realtà diverse e più complesse. In
quest'ottica è evidente che l'ipotesi aliena, vista
come protagonista del processo evolutivo sulla Terra,
non sia nemmeno considerata se non in ambito
bioastronomico e microbiologico. Secondo tale
interpretazione la vita avrebbe un'origine esogena al
nostro pianeta: 4 miliardi di anni fa (quindi ben prima
dei 3.8 milioni di anni attualmente considerati come
"data" ufficiale della comparsa della vita sul
nostro pianeta) comete o meteore avrebbero portato sulla
Terra tracce di vita organica che poi si sarebbero
evolute secondo i dettami della teoria darwinista.
Di
questa affermazione si sono fatti sostenitori per primi
Francis Crick (vincitore del Nobel nel 1962 per i suoi
studi sulla struttura e funzioni del DNA) nel suo libro
"Life Itself", Chandra Wickramasinge e Fred
Hoyle. Questa interpretazione ripresa dalla moderna
bioastronomia ha però gli stessi limiti della Teoria
Evoluzionista di darwiniana memoria. È stato calcolato
che la probabilità che una proteina abbia potuto
formarsi casualmente per evoluzioni successive sia di 1
contro 10161 (1 seguito da 161 zeri) avendo a
disposizione 10243 anni [ ].
Praticamente impossibile. La conclusione che si deve
trarre da queste considerazioni è che la semplice
evoluzione naturale nel tempo non è in grado di
spiegare la nascita della vita o la graduale mutazione
di una o più molecole fino ad arrivare a vertebrati e
mammiferi. Si deve necessariamente considerare
l'intervento di una "forza esterna". Volendo
ricondurre il tutto ad una visione teologica o religiosa
del mondo è chiaro che Dio è l'architetto della Vita e
dell'Universo, lasciando così ai creazionisti la
certezza di una risposta. Purtroppo questa risposta è
valida soltanto partendo da un punto di vista spirituale
e di fede.
Una
Forza Esterna
Ma
se volessimo andare oltre? Dovremmo considerare anche
gli elementi e gli indizi che la paleoastronautica ci
fornisce. Contatti con entità extraterrestri evolute
che si susseguono da secoli; esseri visti come dèi e in
grado di alterare o condizionare la storia e la vita del
genere umano. Non potrebbero quindi essere quella
"forza esterna" che ha determinato o pilotato
il nostro processo evolutivo che la sola Natura non
avrebbe mai potuto stabilire? Se ammettiamo la necessità
di un intervento extraumano, intelligente, evoluto e
magari scientificamente e tecnologicamente avanzato
quale responsabile della nostra esistenza, non esistono
altre spiegazioni: o Dio o esseri extraterrestri. Nella
storia dell'uomo molto spesso questi due concetti si
sono sovrapposti fino ad identificarsi nella Singolarità
Creatrice. I miti degli Angeli Caduti o dei Viaggiatori
delle Stelle sono ricorrenti e comuni a tantissime
civiltà del passato. Troppo comuni per liquidarli con
la semplice superstizione o con una concezione
estremamente folcloristica del mondo.
Quello
che quotidianamente viviamo in termini di ingegneria
genetica, clonazione, bioingegneria, potrebbe essere
stato usato da esseri alieni miliardi di anni fa con
conoscenze più progredite delle nostre attuali. Da qui
la nascita di un essere vivente (l'Uomo)
morfologicamente adatto alla vita su un pianeta come il
nostro e, in linea di principio, simile ai Creatori:
bipede, due occhi per una visione stereoscopica, arti
superiori prensili, etc.
Non possiamo più accontentarci di credere che alcuni
semplici aggregati chimici abbiano dato origine
all'Uomo: sarebbe uno sgarbo alla nostra intelligenza e
alla nostra spiritualità. È necessario esplorare
percorsi diversi, tralasciando la nostra visione
antropocentrica per aprirci a nuove tematiche che basano
la propria essenza sulla realtà di un Contatto avvenuto
già millenni fa e che ha portato l'uomo dell'epoca a
divinizzare le entità venute dal cielo e considerarle
dispensatrici di vita. Solo entrando nell'ottica di un
intervento extraumano potremo comprendere il nostro
cammino evolutivo. L'ufologia, la paleoastronautica, la
clipeologia, la bioastronomia devono avere anche questo
compito, ossia darci i giusti strumenti e le giuste
intuizioni per consentirci di conoscere il nostro
passato e le nostre origini.
di
Alessandro Torinesi
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