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16
Pianteti extrasolari !
Il
telescopio Spaziale "Hubble" continua a scoprire
sensazionali
oggetti cosmici nella nostra galassia, la Via Lattea.

Il telescopio
spaziale «Hubble» ha scoperto 16 pianeti
intorno a stelle che si trovano nel centro
della nostra galassia, la Via Lattea, a 26
mila anni luce da noi. O meglio, 16 “candidati
pianeti”, come dicono con più prudenza gli
astronomi, sempre alla ricerca di conferme
ulteriori, come dev’essere nella scienza
seria. L’annuncio è su “Nature” del 5 ottobre.
I 16 nuovi pianeti - i primi scoperti a così
grande distanza - si aggiungono ai circa 200
già noti nelle nostre vicinanze. Può sembrare
quindi una notizia di interesse molto
relativo: 16 più, 16 meno, cambia poco, tanto
più che si tratta di pianeti remotissimi, del
tutto inaccessibili e con dimensioni simili a
quelle di Giove.
Invece la scoperta compiuta da «Hubble» è di
grande interesse per le sue conseguenze
implicite. Intanto, prendendo per buono questo
campione, si può stimare il numero dei pianeti
di tipo gioviano esistenti nella nostra Via
Lattea: dovrebbero essere circa 6 miliardi.
Una cifra vicina a quella che gli astronomi
avevano calcolato per via teorica. In
sostanza, i pianeti sono una regola non
un’eccezione. Dove ci sono stelle, ci sono
pianeti. E quindi aumentano le probabilità che
alcuni abbiano le caratteristiche giuste per
ospitare la vita.
Un altro aspetto interessante della ricerca
compiuta con «Hubble» è che 5 dei 16 pianeti
extrasolari di fresca scoperta rappresentano
una nuova categoria, finora non individuata
nei nostri dintorni: hanno una velocità
orbitale intorno alla loro stella
eccezionalmente alta, il loro anno dura meno
di un giorno, e nel caso del più veloce solo
10 ore. La tecnica usata per la ricerca è
quella dei “transiti”: gli astronomi hanno
cercato di osservare una periodica lieve
diminuzione di luminosità delle stelle sotto
studio (che erano 180 mila, nella
costellazione del Sagittario, tutte comprese
in un spazio di cielo che è appena il 2 per
cento di quello occupato dalla Luna piena).
Questa diminuzione periodica si verifica
quando il pianeta, che non emette luce, passa
davanti alla stella, creando una piccola
eclisse. La riduzione di luminosità è appena
tra l’uno e il 10 per cento, ma sufficiente
per essere rilevata dal telescopio spaziale.
Bisogna inoltre ricordare che perché l’eclisse
avvenga, il piano orbitale del pianeta deve
coincidere con la nostra linea di vista, e
questo avviene statisticamente solo nel 10 per
cento dei casi. Per ognuno dei 16 nuovi
pianeti «Hubble» ha registrato da un minimo di
due a a un massimo di 15 transiti consecutivi.
Il caso più curioso è quello di SWEEPS-10, il
pianeta con un periodo orbitale di 10 ore. Si
trova ad appena 1,2 milioni di chilometri
dalla sua stella (meno di un centesimo della
distanza Terra-Sole e circa 3 volte la
distanza Terra-Luna). La sua superficie è
ovviamente caldissima: 1650 gradi, la massima
finora registrata su un pianeta. Potrebbe
essere allo stato liquido! La sua temperatura
sarebbe ancora più alta (e distruttiva) se la
stella intorno a cui orbita non fosse una nana
rossa, cioè una stella poco luminosa, più
piccola del Sole e con una superficie
relativamente “fredda” (sui 4000 gradi). Con
il VLT, Very Large Telescope, gigantesco
strumento formato da 4 specchi di 8 metri
ciascuno dell’Osservatorio Australe Europeo
(Cerro Paranal, sulle Ande del Cile), gli
astronomi hanno misurato la massa di alcuni
dei candidati pianeti: si va da 3,8 a 9,7
masse di Giove.
Queste scoperte hanno fatto crescere l’attesa
per il lancio di COROT, un satellite
dell’Agenzia spaziale Europea, previsto per il
prossimo dicembre: il suo scopo è trovare
pianeti extrasolari con la stessa tecnica
usata da «Hubble». Seguirà, nell’ottobre 2008,
una analoga missione della Nasa, con il
satellite “Kepler”.
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