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L'America lancia il suo programma spaziale del futuro

Una nuova sfida spaziale attende
gli Usa, che progettano misure inedite per
affrontarla. Tramonta un avversario storico, la Russia
e gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare un piccolo
gruppo di pretendenti al trono di Superpotenza dello
spazio. Il drappello è composto dai due campioni dei
Paesi emergenti: India e Cina. Soprattutto quest'ultima
impensierisce gli Stati Uniti, con i recenti successi
raggiunti da Pechino. Il programma spaziale cinese
prevede, dopo la passeggiata orbitale dello scorso
settembre, l'ambizioso obiettivo di arrivare sulla
Luna con un robot entro il 2012 e pochi anni dopo con
il primo essere umano a calpestare il suolo del nostro
satellite dall'ultima missione Apollo del 1972.
In realtà per gli Usa il campanello d'allarme era già
suonato nel 2007, quando in una esercitazione
missilistica Pechino aveva mostrato i suoi muscoli
tecnologici abbattendo un suo vecchio satellite
artificiale con un preciso lancio missilistico.
Soprattutto il Pentagono e il Dipartimento della
difesa avevano colto il significato implicito della
prova di forza cinese: la perdita del primato
tecnologico Usa in campo aerospaziale ha pesanti
ricadute non solo nell'industria civile ma anche in
quella militare. Come ha commentato Dean Chengm
analista per l'agenzia di sicurezza Cna, "Se la Cina
manda un uomo sulla Luna non è necessariamente un
pericolo per gli Usa. Ma questo suggerirebbe l'idea
che la Cina ha raggiunto un livello per le tecnologie
aerospaziali comparabile con quello americano".
Il problema è che il programma spaziale americano è in
ritardo e con una tabella dei prossimi sviluppi dotata
di una tempistica non eccezionale. Anzi: tra la fine
del programma dello Space Shuttle nel 2010 e l'avvio
del nuovo programma Orion (una navetta capace di
protare sei astronauti in orbita e, potenzialmente,
anche sulla Luna), passeranno almeno cinque anni. Solo
per poter portare nuovo personale e materiale sulla
Statione spaziale internazionale gli Stati Uniti sono
stati costretti a siglare un contratto con la Russia,
che utilizzerà i suoi vecchi vettori per dare un
passaggio agli astronauti Usa. E la situazione
economica disastrosa non permette di immaginare modi
semplici per dare più soldi al già ampio budget della
Nasa, l'agenzia spaziale americana, che gli
amministratori del governo federale americano
vorrebbero tagliare a favore di altre voci del
bilancio nazionale.
Si arriva all'idea, nata tra i collaboratori della
nuova amministrazione guidata dal presidente-eletto
Barack Obama che si insiedierà il prossimo 20 gennaio,
di provare una inedita sinergia tra due colossi
dell'amministrazione Usa. Unire, in pratica, alla Nasa
il programma spaziale del Pentagono, l'unico altro
soggetto capace di fornire razzi per la messa in
orbita di navicelle (come quelli già in corso di
approntamento Delta IV e Atlas V) e di avere le
risorse economiche per finanziare ulteriori ricerche.
Il budget 2008 per il programma spaziale militare del
Pentagono è stato di 22 miliardi di dollari, un terzo
in più della Nasa.
La mossa, che sta sollevando negli Usa un buon numero
di polemiche anche tra i contractor civili della Nasa,
che temono di veder diminuire in maniera radicale le
commesse, avrebbe però il vantaggio di ridare ossigeno
e quindi competitività al programma spaziale
"unificato" americano. L'obiettivo esplicito è quello
di dare conferma alla pubblica opinione mondiale che
il primato spaziale resta quello americano. Ma
servirebbe anche a ribadire, implicitamente, che i
muscoli americani sono più possenti di quelli di
qualsiasi Paese emergente: una valuta preziosa da
spendere durante la prossima amministrazione Usa su
molti tavoli internazionali, scientifici ma anche di
negoziato economico e politico.
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