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Dalla
proposta di aggiungere tre nuovi pianeti alla
«perdita»
di Plutone nel giro di una settimana. Come è accaduto
e perchè
PRAGA
–
Altro che allargamento del sistema solare da
9 a 12 pianeti. I 2500 astronomi riuniti a
Praga per la loro conferenza internazionale
hanno rigettato la proposta di ampliamento e
ne hanno approvato un’altra che va in una
direzione opposta: riduzione dei pianeti da
9 a 8. Plutone, fino a ieri il più lontano
pianeta, ha perso il suo rango ed è stato
declassato a planetoide. Con una battuta:
una mezza cartuccia.
Per chi volesse aprire il proprio libro di
testo scolastico e mettere le cose posto,
basta un tratto di penna sul nome del
piccolo, ghiacciato e remoto mondo
plutoniano, che dista mediamente 6 miliardi
di km dal Sole (noi terrestri siamo ben più
vicini, a 150 milioni di km).
Dunque, giusto per ricordarlo a chi ha la
memoria corta, l’elenco aggiornato dei
pianeti, a partire dal più vicino al Sole è:
Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove,
Saturno, Urano, Nettuno. Tutti gli altri
sono pianetini, pianetoidi o asteroidi che
dir si voglia.
DEFINIZIONE - La
rivoluzione planetaria si è consumata il 24
agosto, proprio nell’ultimo giorno della
conferenza di Praga, dopo una settimana di
acceso dibattito sulla proposta di
allargamento avanzata dal «Comitato di
definizione dei pianeti» dell’Unione
astronomica internazionale, con a capo Owen
Gingerich, professore emerito di astronomia
a Harvard. I fautori dell’ampliamento
partivano dalla considerazione che pianeta è
un oggetto di massa rilevante, tale che la
sua forza di gravità gli conferisce una
forma sferica. Se fosse passata questa
definizione, allora sarebbe stato necessario
includere fra i pianeti anche Cerere, un
corpo che orbita fra Marte e Giove, che è
stato invece considerato come il maggiore
fra tanti asteroidi che occupano questa
regione; poi anche Caronte, satellite di
Plutone; e ancora un altro corpo minore che
si trova ben oltre Plutone, scoperto l’anno
scorso e battezzato con la sigla provvisoria
di «2003 UB313».
«APRITI CIELO» - Ma, è
proprio il caso di dire, apriti cielo, la
proposta del Comitato ha suscitato un’ondata
di proteste fra gli astronomi dell’Unione,
la cui maggioranza si è espressa contro,
ricordando che ci saremmo in breve trovati
con un sistema solare affollato di decine di
pianeti, dato che si sarebbero aggiunti
nuovi corpi transplutoniani, simili a 2003
UB313, di cui si prevede la scoperta nei
prossimi anni grazie all’affinarsi delle
tecniche osservative. «Così abbiamo deciso
di avanzare una controproposta, chiedendo di
tenere conto, per la definizione di pianeta,
anche il concetto cosmogonico: cioè che si
tratta di un corpo di massa tale da spazzare
via dalla sua fascia orbitale i corpi
minori», spiega il professor Mario Di
Martino, astronomo dell’Osservatorio di
Torino, che si è schierato subito fra gli
oppositori dell’allargamento. Un pianeta,
insomma, deve essere un corpo non solo
sferico, ma anche dominante nella sua
regione di spazio. Ebbene, questa
definizione è passata a larga maggioranza,
ma con essa è passata anche la degradazione
sul campo di Plutone, che non è affatto
dominante. Un aspetto curioso di tutta la
vicenda è che con i fautori del sistema
solare ridotto si è schierato anche Michael
Brown, l’astronomo americano che ha scoperto
«2003 UB313». Egli avrebbe potuto aspirare a
occupare un ruolo storico di scopritore
planetario, invece ha preferito restare con
un pezzo di roccia cosmica in mano, pur di
rispettare il concetto cosmogonico di
pianeta.
DELUSIONE - Delusione
soprattutto nel mondo dell’astronomia degli
Stati Uniti: «Così facendo hanno svalutato
la scoperta di Plutone fatta nel 1930
dall’americano Clyde Tombaugh». E' vero: la
scienza americana resta senza scopritori di
pianeti, al contrario di quella tedesca e di
quella francese a cui si devono le scoperte
di Urano e Nettuno. Forse i sostenitori
dell'allargamento da 9 a 12 volevano evitare
proprio questa eventualità. Ma non ce
l'hanno fatta.
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