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Tra
i principali motivi che hanno finora impedito
all'ufologia di essere considerata una vera e propria
scienza è compresa senz'altro la
circostanza che il fenomeno UFO si presenta al
ricercatore in sostanza come una galleria di aneddoti e
racconti uno diverso dall'altro, con pochi elementi
comuni e soprattutto senza elementi indipendenti dal
resoconto dei testimoni.
L'astronomo ed ufologo Allan Hendry, nella sua
"Guida all'Ufologia" (1), nel 1979 dedicava
una rilevante sezione del ponderoso libro alla ricerca
di possibili strumenti che aiutassero il ricercatore a
recidere la dipendenza dal racconto testimoniale e lo
aiutassero ad impostare uno studio basato su qualche
parametro rilevabile, misurabile e magari analizzabile
in modo indipendente da quanto detto o riferito coloro
che sostengano di aver visto un UFO.
La scoperta di evidenze fisiche connesse alla
manifestazione di UFO sono una delle vie che secondo
Hendry (e certo non solo a suo avviso) in misura
maggiore libererebbero l'ufologia dal predominio della
figura del testimone e la aiuterebbero a trasformarsi in
una disciplina in grado di proporre analisi
quantitative, misure, verifiche strumentali e
previsioni.
Fra le tracce che sono state associate al fenomeno UFO
un posto di primo piano lo occupano i cosiddetti Capelli
d'Angelo.

Con
il nome di "Capelli d'Angelo" (traduzione
italiana del termine inglese "Angel Hair",
detti anche "Bambagia Silicea" in italiano,
"Fils de la Vierge" in francese, "Fibralvinas"
in portoghese, "Baba Satanica" in spagnolo)
s'intende riferirsi ad una sostanza filamentosa di
colore bianco o biancastro che sarebbe caduta dal cielo
o sarebbe in ogni modo apparsa sia in concomitanza di
presunti fenomeni UFO sia senza essere in qualche modo
associata ad essi.
In alcune occasioni essa è stata trovata al suolo senza
che ne fosse in precedenza osservata la caduta. A volte
la sostanza è svanita letteralmente nel nulla sotto gli
occhi dei testimoni, come se sublimasse - cioè come se
passasse dallo stato solido a quello aeriforme senza
attraversare la fase liquida - nel giro di alcune ore o
anche di pochi minuti (e in questi casi non è stato
possibile analizzarla). Altre volte invece i filamenti
non sono scomparsi e diverse volte sono stati esaminati
con strumenti più o meno complicati. I risultati delle
analisi differiscono fra di loro: se a volte i filamenti
erano in realtà resti di ragnatele, in altri casi il
materiale è stato (o sarebbe stato - non sempre le
nostre fonti sono completamente affidabili) identificato
come un "vetro boro-silicico", come a Firenze
il 27 ottobre del 1954 (2), oppure come una "fibra
vetrosa", a Gela, il 14 novembre dello stesso anno
(3), una sostanza organica al 95% e inorganica al 5%
contraddistinta dalla presenza massiccia di potassio,
silicio, calcio e fosforo a Sudbury, nel Massachusetts,
il 22 ottobre del 1973 (4), un composto formato dalla
combinazione di alcuni elementi con l'acido adipico a
Novara, nell'autunno del '94 (5), da tessuto di rayon a
Cincinnati (Ohio) il 25 settembre del 1956, o
addirittura da armi batteriologiche o espedienti
anti-contraerea, in Croazia fra il 1991 ed il 1992 (7).
Non
sempre è chiaro come si siano originate le parole con
le quali è definito il fenomeno: il termine italiano
"Bambagia silicea" nacque sui giornali
italiani che raccontavano la celebre caduta di filamenti
su Firenze e sulla Toscana del 27 ottobre 1954 (8); il
termine Capelli d'Angelo è di origine più incerta:
l'ufologo Renato Vesco (9) sosteneva che durante l'ancor
più celebre caduta di Capelli d'Angelo associata
all'avvistamento di UFO verificatasi a Oloron, in
Francia, il 17 ottobre del 1952, furono i bambini di
questa cittadina dei Bassi Pirenei a gridare
"Cadono i capelli degli angeli!…Ecco i capelli
degli angeli!…". Ma non si capisce se Vesco
attribuisca davvero a questi bimbi il fatto di aver
utilizzato per primi il termine Capelli d'Angelo.
Sempre Vesco (10) sostiene, stavolta con certezza, che
il termine "Fili della Vergine" (molto più
utilizzato nella versione francese "Fils de la
Vierge") è molto antico e proviene dal gergo dei
contadini.
Di Capelli d'Angelo, comunque, s'iniziò a parlare
nell'ambiente ufologico nell'autunno del 1952: fu
proprio in quell'anno, infatti, che si verificarono in
Francia i due eventi (entrambi associati a fenomeni UFO)
che costituiscono in pratica il "modello" a
cui in seguito furono paragonati, magari solo per
notarne le differenze, tutti gli altri episodi:
s'intende riferirsi ai casi di Oloron (17 ottobre) e di
Gaillac (27 ottobre).
In realtà nelle varie liste di "cadute"
presenti in molte fonti sono citati episodi più antichi
(11) - in certi casi risalenti ad alcuni secoli fa - e
quasi sempre alcuni eventi del XIX secolo sono comunque
citati dagli autori che hanno tentato di delineare una
"storia naturale" di questo fenomeno. Ma tutto
ciò non toglie che siano stati proprio i due casi
francesi a "consacrare" questo fenomeno tra
quelli compresi all'interno della casistica UFO.
Tratto
da: UFO - Rivista di informazione ufologica
© 2000, Centro Italiano Studi Ufologici
© 2003 UDN
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