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Chi c'è la fuori ?
Paura e
attrazione: l' uomo ha sempre guardato il cielo guidato
da queste due emozioni irresistibili. E tutto ciò che
avveniva lassù era terrificante e affascinante nello
stesso tempo. E dal cielo potevano arrivare tempeste,
meteoriti, catastrofi, ma anche astronavi e gente di
altri mondi. Esseri innocui o crudeli che hanno animato
la fantasia di scrittori e registi cinematografici, ma
anche ricercatori seri. Perché nulla si può escludere a
priori. Lo spazio è così vasto...
Sfrecciavano
nei cieli già migliaia di anni fa portando in visita sul
nostro Pianeta esseri alieni: gli Ufo (oggetti volanti
non identificati). Gli appassionati di misteri cercano
le tracce di questi contatti nei libri antichi, nelle
cronache medievali, nei quadri, nelle sculture. Una
ricerca che ha poco dell' obiettività scientifica e che
è l' esempio di come, al di là di una realtà oggettiva,
vi sia un' altra realtà filtrata dai nostri desideri:
chi sostiene di vedere un disco volante in un quadro di
centinaia di anni fa, dicono gli antropologi, esprime un
suo bisogno di "vedere" e di credere alla "sua" realtà.
L' idea che la Terra sia un "parco giochi" per
soddisfare la sete di conoscenza di entità aliene, non è
esclusiva della nostra epoca, nota Benson Taylor,
antropologo dell' Università Brandeis (Massachusetts):
"L' esistenza degli Ufo è il nostro mito moderno, ma la
suggestione spirituale di meraviglia e mistero che ne
deriva ricorda quella degli antichi Greci per i loro
déi. Erano potenti e possedevano strumenti meravigliosi.
Si pensi per esempio al mito di Prometeo, che rubò il
fuoco per donarlo ai mortali. Non ricorda l' archetipo
che gli alieni siano custodi di chissà quali meraviglie
tecnologiche ?". È il 24 giugno 1947 nello stato di
Washington (Usa) e Kenneth Arnold sta volando con il suo
aereo privato su Mount Rainier alla ricerca del relitto
di un aereo militare, scomparso sei mesi prima cercando
di guadagnarsi la ricompensa destinata a chi troverà
qualche traccia. Verso le tre del pomeriggio, a 2900
metri, Arnold vede altri nove velivoli dalla forma
strana, un disco tagliato a metà e "scavato" al centro,
simile a una mezzaluna, che schizzano a 1900 km/h.
Dischi volanti ? O, come dicono molti, uno stormo di
pellicani bianchi ? Oppure una pioggia di meteoriti ? La
forte velocita alla quale viaggiavano gli oggetti fece
pensare anche a una nuova e segreta tecnologia. All'
epoca, infatti, le innovazioni nell' aviazione
permettevano di annientare uno dopo l' altro i record di
velocità (il 14 ottobre 1947 Chuck Yeager è il primo
pilota a rompere il muro del suono). Al Primo Congresso
internazionale ufologico del 1977, Arnold raccontò di
aver visto oggetti che si muovevano in modo bizzarro,
"come quando si fanno saltellare dei piattini (saucers)
sulla superficie dell' acqua". Da quel momento i dischi
volanti (Flying Saucers) hanno cominciato a volare. Ma
la credibilità di Arnold subisce un duro colpo.
Contattato da Ray Palmer, editore della rivista di
fantascienza Amazing Stories per verificare la
veridicità degli avvistamenti, Arnold potrebbe diventare
l' antenato di Fox Mulder, il protagonista di X Files,
però cade in trappola. Inviato a Tacoma, prende per
buono il racconto di Fred Crisman e Harold Dahl che
dicono di aver visto volare oggetti a forma di
ciambella, del diametro di circa 30 metri, dalla cui
cavità fioccavano lastre di metallo, miste a un
materiale nerastro.
In
realtà, scrive nel 1956 il capitano Edward J. Ruppelt,
ex capo del USAF Project Investigating Flying Saucers, i
due "avvistatori" avevano beffato Arnold: i detriti
erano semplici lamiere di alluminio e il materiale
nerastro frammenti di lava. La guerra dei mostri si
combatte in Antartide Uno, Alien, è alto quasi due
metri, ha sangue acido, artigli e denti affilati. Da ben
quattro film cerca di sbarcare sulla Terra. Potrebbe
esistere un mostro così ? Secondo gli esobiologi, che
studiano come potrebbe essere la vita su altri pianeti,
il sangue acido di Alien si basa sulla chimica dello
zolfo, sostanza che si può trovare su Io, il piccolo
satellite di Giove. Uno suo ipotetico "gemello"
terrestre ? Il Thiobacillus, che si nutre di zolfo.
Predator, invece, la Terra l' ha già visitata migliaia
di anni fa, come "testimoniano" le piramidi di Maya e
Aztechi, che avrebbero venerato la specie come dèi. Alti
2,30 metri, capaci di mimetizzarsi al punto da risultare
invisibili, i Predator sono brutali cacciatori. Di umani
che vivono nella giungla (quella vera e quella urbana di
Los Angeles), e di alien, la cui uccisione rappresenta
un rito di passaggio per i giovani mostri. Terreno di
caccia, l' Antartide nelle cui profondità si nasconde
una piramide che reca le tracce di civiltà maya, azteca
e cambogiana. Come ha fatto Alien ad arrivare sul nostro
Pianeta e cosa succederà lo scoprirete in Alien Vs
Predator, ora disponibile in Dvd in due versioni (disco
singolo e doppio) ricchi di "dietro le quinte", commenti
e contributi extra. Èla base segreta più famosa del
mondo, nel cuore del deserto del Nevada e da oltre
cinquant' anni fa discutere: nei laboratori sotterranei
dell' Area 51 si studiano davvero gli E.T. ? Non appare
su nessuna cartina, ma ogni giorno chi ci lavora parte
da Las Vegas e fa circa 150 chilometri a bordo di un
aereo dai vetri oscurati per atterrare vicino a Groom
Lake, un lago ormai prosciugato. Secondo Robert Lazar,
un tecnico che vi lavorò per meno di un anno, laggiù gli
scienziati studiano il Dna estratto da cadaveri
extraterrestri e sperimentano tecnologie aliene, usando
materiali che non esistono sulla Terra. La pesante
coltre di mistero che circonda l' Area 51 si è infittita
dopo che il presidente George W. Bush ha rinnovato l'
immunità di cui gode. Ma cosa nasconde davvero l' Area
51 ? Nessun omino verde, non ufficialmente almeno: è
"solo" una base segretissima dove si sperimentano nuovi
velivoli militari. Fu l' allora presidente Bill Clinton
ad ammettere per la prima volta, nel 1995, l' esistenza
dell' Area 51, conferendole allo stesso tempo il massimo
livello di sicurezza. Questo significa che nessun ente o
autorità può obbligare i funzionari, i ricercatori o i
tecnici della base a presentare documentazione sulle
loro attività o a rilasciare dichiarazioni. Inoltre la
base può infrangere le leggi ambientali, eliminando
negli scarichi qualunque tipo di materiale. Per capire
il motivo di questa disposizione bisogna tornare al
1994, quando due operai che lavoravano vicino al Groom
Lake morirono a causa di esalazioni tossiche provenienti
dai materiali eliminati dalla base segreta. Da allora le
vedove chiedono giustizia e hanno ingaggiato una
battaglia legale contro il Governo, affidandosi all'
avvocato Jonathan Turley, che inutilmente ha preteso dal
Pentagono una dichiarazione di responsabilità per quelle
morti. Questa vicenda non ha fatto altro che alimentare
le già numerose leggende sulla base segreta "meno
segreta" degli Stati Uniti. Costruita all' inizio degli
anni ' 50 come zona di addestramento "duro" per i
soldati viste le condizioni ambientali, divenne subito
il centro di sperimentazione degli aerei spia U2 (il
prototipo arrivò alla base il 25 luglio del 1955). Ciò
che resta del Groom Lake, infatti, offre una superficie
ampia, liscia e molto resistente, ideale per il lancio
di velivoli, tanto che nell' Area 51 sono stati testati,
fra gli altri, i prototipi dei recentissimi droni D21
(velivoli privi di pilota) e il cacciabombardiere
invisibile F117,che nel 1977 ha compiuto i primi voli
proprio nei cieli del Nevada. La leggenda "aliena" che
circonda l' Area 51 prende vita il 14 giugno 1947,
quando un pallone sonda per rilevazioni meteorologiche
si schianta al suolo, presso la cittadina di Roswell
(New Mexico). I resti vengono notati da un contadino
della zona, un certo Brazel, che li ignora. Dopo soli
dieci giorni, però, il pilota statunitense Kenneth
Arnold racconta di aver visto dei dischi volanti (vedi
pagina 46) e da quel momento i giornali e la polizia
sono tempestati di telefonate: sembra che il cielo abbia
sostituito le nuvole con gli Ufo. Il 5 luglio Brazel
sente parlare per la prima volta di velivoli
extraterrestri e di una presunta ricompensa per chi ne
avesse trovato uno. Si ricorda improvvisamente dei
detriti trovati nel campo, li raccoglie e li mostra
euforico ai militari. Tocca al generale di brigata Roger
Ramey deludere Brazel: non si tratta di resti alieni.
Comuque dopo averli analizzati, il meteorologo sergente
maggiore Irving Newton conferma che si tratta di un
pallone sonda. Da quel momento Roswell esce di scena. Ma
tornerà alla ribalta nel 1978 quando il fisico Stanton
Friedman, acceso sostenitore dell' esistenza degli Ufo,
entra in contatto con Jesse Marcel, il maggiore ormai in
pensione che per primo ebbe fra le mani i resti del
presunto Ufo. Marcel è ancora convinto che si tratti di
un "manufatto" alieno e che le autorità abbiano messo a
tacere la stampa con la frottola della sonda. Il mito
torna a rifiorire: nel 1980 Friedman scrive The Roswell
Incident (L' avvenimento di Roswell), primo di una lunga
serie di libri dedicati alla vicenda. Gli ufologi non si
rassegnano e col tempo l' Area 51 diventa custode di un
intrigante mistero: nelle sue viscere, a metri e metri
di profondità, sarebbero custoditi i corpi esanimi degli
extraterrestri di Roswell. E poi c' è Robert Lazar, un
tecnico che ha lavorato alla base di Groom Lake nel 1988
89. In televisione racconta dell' esistenza di un
complesso sotterraneo, detto S4, in cui avvengono gli
esperimenti più incredibili: si usano apparecchi che
testano un sistema di propulsione antigravità e si
studia in modo sistematico l' anatomia extraterrestre
grazie ad autopsie effettuate su piccoli esseri grigi
provenienti dal sistema solare di Zeta Reticuli. Secondo
Lazar, in questi anni gli scienziati hanno sfruttato le
tecnologie aliene in cambio di non ben specificati
"favori" concessi agli E.T. Ora però i rapporti si
sarebbero guastati e gli alieni hanno abbandonato la
Terra. Di sicuro Lazar non ha mai fornito prove
attendibili di quanto sostiene. Quei piccoli omini grigi
D al 1978 in poi si iniziò a parlare insistentemente di
"testimonianze" di dischi volanti caduti nella zona e di
cadaveri di extraterrestri sequestrati dai militari.
Così il Ministero degli Affari generali e l' Aeronautica
americana fecero partire due inchieste. Saltò fuori
Charles Moore, uno scienziato che aveva partecipato al
"Progetto Mogul", una serie di esperimenti segreti in
cui venivano lanciate catene di sonde aerostatiche
dotate di rivelatori acustici per "ascoltare" le
attività nucleari sovietiche. Moore confermò che una di
queste catene di palloni, lanciata il 4 giugno, era
scomparsa dai radar a 30 miglia dalla fattoria dove
Brazel aveva trovato i rottami. Le due indagini,
concluse nel 1994 e 1995, sostenevano che non esisteva
alcuna registrazione di attività militari straordinarie
che potesse far pensare al ritrovamento di materiale o
creature di origine extraterrestre. Un' altra inchiesta
dell' Aeronautica, nel 1997, riguardava le testimonianze
di persone sui cadaveri di "piccole creature"
sorvegliati dai militari. Si scoprì che nel 1947 i
militari avevano fatto esperimenti per studiare l'
impatto di manichini fatti cadere da palloni in quota.
Anche la famosa "autopsia dell' alieno" trasmessa da una
Tv americana nel 1995 (sotto, nelle immagini) si rivela
una bufala: mentre la Kodak si offriva di datare
scientificamente i fotogrammi della pellicola, il
filmato è stato ritenuto un falso, e nemmeno ben fatto,
da una quantità di esperti, inclusi tecnici del cinema e
medici legali. Nonostante ciò, come dimostra il grande
successo della serie Tv X Files, alieni e complotti
continuano ad affascinare. L' Area 51 è il luogo in cui
umani e alieni in passato si sono scambiati "favori".
Poi i rapporti sono peggiorati e gli E.T. hanno
abbandonato la Terra Nell' edificio sotterraneo S4 si
farebbero le autopsie di piccoli esseri grigi
provenienti dal sistema solare Zeta Reticuli. È stata la
sonda Viking 1 nel 1976 a rimandare sulla Terra una
sorprendente quanto insolita immagine di Marte: un volto
che sembra scolpito nella roccia. Questa formazione
rocciosa, situata nella regione Cydonia, è tale che
quando il Sole colpisce il Pianeta Rosso secondo una
particolare angolazione, le ombre sembrano mostrare un
volto umano. L' immagine suscitò enorme scalpore e ha
continuato a farlo per anni. In molti hanno accusato la
Nasa di voler nascondere altre prove dell' esistenza di
esseri intelligenti sul Pianeta Rosso; altri ancora
sostengono che l' enigmatico volto sarebbe la
dimostrazione dell' esistenza, in passato, di una
fiorente civiltà poi finita per estinguersi. L' enigma
si è mantenuto a lungo, finché nel 1988 un' altra sonda
americana, la Mars Global Surveyor, ha fotografato
nuovamente la zona sotto diverse condizioni di luce,
mostrando il vero "volto" del misterioso rilievo: una
formazione del tutto naturale. Ma le nuvole che
coprivano la zona non permisero di mettere a fuoco a
sufficienza i dettagli, tanto da spingere i sostenitori
dell' origine "artificiale" del rilievo ad accusare
nuovamente la Nasa di aver volutamente sfocato l'
immagine per evitare di far apparire altri elementi
dovuti a civiltà aliene. Nuovamente, nel 2001, la sonda
Mars Global Surveyor è passata sulla zona e con una
serie di vere e proprie contorsioni (rotazioni, cambi di
traiettoria) ordinatele dai tecnici della Nasa, è
riuscita a fotografare bene e in alta risoluzione l'
enigmatico sito. Ancora una volta questo si è rivelato
di origine naturale; inoltre, il dettaglio dell'
immagine, che permette di individuare particolari di un
metro e mezzo, fa escludere che attorno a essa vi siano
eventuali altre testimonianze di civiltà evolute, come
aerei, astronavi, edifici. Eppure nuovi "segnali" stanno
giungendo dal misterioso Pianeta Rosso. C' era una volta
la vita Una traccia fossile della vita tanto cercata:
questo nella primavera 2004 il famoso robot americano
Opportunity avrebbe trovato mentre stava svolgendo un
compito di routine: studiare la formazione rocciosa di
El Capitan. Gli occhi elettronici del robot sono
incappati in una forma insolita; purtroppo Opportunity,
addestrato solo a compiere indagini geologiche, ha
svolto il suo lavvoro macinando la roccia per poi
analizzarla con i suoi strumenti. Così quella
"stranezza" è andata distrutta. E sarebbe forse passata
inosservata se l' americano Richard Hoagland, ex
consulente della Nasa e promotore di un progetto
indipendente per la ricerca di vita extraterrestre, non
avesse trovato le foto del fatto tra le immagini messe
sul sito della Nasa. La somiglianza della formazione
marziana con alcuni fossili terrestri, sostiene Hoagland,
è sorprendente. Lo studioso ha paragonato la forma
conica che appare nelle immagini con un frammento di
quelli che sulla Terra chiamiamo crinoidi. I crinoidi
sono organismi invertebrati molto diffusi centinaia di
milioni di anni fa, durante il Paleozoico. Vivono
ancora, anche se sono leggermente diversi. Un robot
insensibile alle forme "bizzarre" ha davvero distrutto
la prova dell' esistenza di vita su Marte ? E se invece
fosse stata un' insolita ombra ? Ci sono altri fossili a
sostegno dell' ipotesi della vita o quel frammento era
un pezzo unico ? Opportunity e il suo gemello Spirit
dovevano cercare testimonianze dell' antica presenza di
acqua sul pianeta ed El Capitan è la prova scientifica
che laggiù c' è stata tanta acqua. Stephen Squyres,
direttore scientifico della missione americana su Marte
dice: "Minerali che precipitano dall' acqua (le rocce di
El Capitan sono proprio così) possono preservare segni
di vita". John Grotzinger, del Mas- sachusetts Institute
of Technology paragona questo tipo di minerali, pur
senza fare riferimento alle rocce di Marte, a "capsule
del tempo in grado di preservare la fauna del passato".
Ed è recente la notizia che con una tecnica biotech, è
stato tracciato il Dna di batteri in grado di
proliferare anche in presenza di concentrazioni estreme
di sodio. "Alcuni tipi di microbi anaerobici trovati in
antiche rocce nel Mediterraneo trattengono nanoparticel-
le di acqua sufficienti a sopravvivere", dice il
ricercatore olandese Paul Van der Wielen del Kiwa Water
research di Nieuwegein. "Significa che dovremo rivedere
il concetto di "potenzialità" di vita sugli altri
pianeti, visto che su Marte, per esempio, abbondano
vallate di rocce saline". Un tappeto di "mirtilli" Ma c'
è stato anche un altro avvistamento curioso: migliaia di
sferule, i cosiddetti blueberry (mirtilli), che
ammantano il suolo marziano esplorato dai rover,
compreso l' affioramento roccioso dove è stato
fotografato l' ipotetico crinoide. Anche se la natura
dei "mirtilli" rimane ignota, gli scienziati li hanno
interpretati come concrezioni saline, cioè il prodotto
della percolazione dell' acqua attraverso il reticolo
dei pori della roccia. E alcuni studiosi hanno rilevato
la somiglianza tra i "mirtilli" e la famiglia dei
blastoidi, organismi appartenenti allo stesso ceppo dei
crinoidi e vissuti (sulla Terra) nello stesso periodo.
Qual è la natura delle strane formazioni marziane ? Per
gli esperti non basta confrontare le immagini
provenienti dallo spazio con quelle dei fossili
terrestri, bisogna ampliare l' indagine all' ambiente
circostante. I più scettici osservano che nelle
condizioni attuali di Marte non sarà mai possibile
individuare in superficie tracce di vita presente o
passata. Eventuali ritrovamenti potranno esserci solo
quando si riuscirà a penetrare i primi strati di suolo
fino a trovare una nicchia ecologica più adeguata, ricca
di ghiaccio d' acqua (ne è già stata accertata la
presenza, almeno nei primi metri di profondità), con una
fonte di calore e protetta dalle radiazioni provenienti
dallo spazio. Altri scienziati affermano però che in
pas- sato le condizioni del pianeta non erano quelle
attuali e che, quindi, la vita sarebbe potuta sbocciare
in superficie, seppure in una forma primitiva, e
rimanere immortalata nelle rocce. Bob Craddock della
Smithsonian Institution americana e altri scienziati
dicono: un tempo su Marte esisteva un' atmosfera calda e
umida che probabilmente permise lo scorrimento di acqua
in superficie. Però, Marte fu "vivo" abbastanza a lungo
da permettere i lenti passi dell' evoluzione biologica ?
Sulla Terra sono stati necessari circa due miliardi di
anni tra la comparsa della prima cellula e lo sviluppo
dei primi microrganismi. Ma la storia del Pianeta Rosso
è molto diversa: essendo grande circa la metà della
Terra, Marte ha perso la sua atmosfera molto prima, cosa
che ha impedito all' acqua di continuare a scorrere
sulla superficie; si è anche raffreddato presto, fatto
che ha bloccato la sua attività geologica (terremoti,
eruzioni) ovvero quell' efficiente macchina termica che
permette la distribuzione degli elementi chimici
indispensabili alla vita secondo un ciclo che coinvolge
l' intero Pianeta. Ma nonostante le differenze con la
Terra, Chris Mc Kay, geologo della Nasa, dice che la
caratteristica geologia di Marte po- trebbe anche aver
giocato a favore della vita. Le prime forme di vita
complesse terrestri, spiega lo studioso, non ebbero
subito a disposizione molto dell' ossigeno prodotto
dagli organismi fotosintetici, perché esso era assorbito
nel ciclo geologico del Pianeta. Al contrario su Marte,
non essendoci tale ciclo o comunque essendo molto
ridotto, gli organismi ne avrebbero potuto avere a
disposizione subito una grande quantità. Ciò avrebbe
permesso uno sviluppo più rapido di eventuali forme di
vita. In realtà l' evoluzione non è stata un processo
lineare avvenuto in condizioni ambientali piuttosto
costanti. E nulla vieta che su altri corpi celesti la
vita si sia potuta sviluppare in forme e in ambienti
completamente diversi dai nostri. Stiamo andando in giro
per il sistema solare a cercare tracce di esistenza
simili a quella terrestre. E non è detto che in futuro
non le troveremo. Magari molto diverse da quelle che
stavamo cercando. I "marziani" sono tra noi ? I crinoidi
sono organismi invertebrati marini, tuttora viventi, che
comparvero per la prima volta sulla Terra a metà del
Paleozoico, nel Cambriano (circa 500 milioni di anni
fa). Vivevano in gruppi numerosi in mari poco profondi
(vedi disegno sotto) e si diffusero rapidamente, tanto
da costituire vasti spessori fossili nelle rocce
calcaree, materiale, quest' ultimo, che costituisce il
loro scheletro. I crinoidi appartengono al ceppo degli
echinodermi (come i ricci di mare), e se ne conoscono
due varietà: i gigli di mare e i "feather star", in
italiano "stella piumata" (nella foto qui in alto a
destra). I gigli di mare ebbero la loro massima
diffusione nell' Ordoviciano, circa 470 milioni di anni
fa, e si estinsero quasi alla fine del Paleozoico (circa
240 milioni di anni fa). Vivevano attaccati sul fondo
del mare tramite uno stelo costituito da placche
calcaree, lungo da pochi centimetri fino a 21 metri.
Questo stelo culminava in un calice che conteneva la
parte molle dell' animale. Da questa si dipartivano i
bracci che, tramite piccole pinnule, filtravano le
sostanze nutritive dall' acqua. Subito dopo la morte l'
intero scheletro si disintegrava, scomponendosi nelle
placche calcaree originarie. L' unica zona che rimaneva
abbastanza compatta era quella del calice, che è anche
l' unica ancora riconoscibile nei fossili terrestri. I "feather
star", presenti tutt' oggi in abbondanza e nelle forme
più diverse, apparvero nel Mesozoico, circa 200 milioni
di anni fa. Non sono ancorati a nulla, nuotano nell'
acqua o strisciano sul fondo oceanico in cerca di
nutrimento. Spesso usano rocce, coralli o spugne per
elevarsi dal fondo durante la notte in cerca di cibo, e
si nascondono in anfratti durante il giorno. Vivono in
acque superficiali, profonde e nelle barriere coralline.
Su altri corpi celesti la vita potrebbe essersi
sviluppata in forme e ambienti completamente diversi dai
nostri. E forse un giorno la troveremo
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