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Aspettano
un segnale
Come e
quando cercare la prova di una
civiltà extraterrestre via radio o in altri modi.

Cercare di captare un
segnale alieno è difficile e complicato allo stesso
tempo. Prima di tutto non esiste una branca
dell’astronomia che si occupi esclusivamente di
analizzare segnali alieni. E’ L’insieme delle conoscenze
astronomiche e tecnologiche che unite possono permetterci di decriptare
un eventuale messaggio non terrestre. A prima vista può
sembrare non troppo complicato tendere l’orecchio dei
radiotelescopi cercando di captare qualcosa. Ma si deve
tenere presente che non disponiamo al momento di
conoscenze in grado di dirci in che direzione puntare lo
sguardo o che cosa dobbiamo aspettarci di ricevere.
Non conosciamo
inoltre il tipo di segnale che dobbiamo analizzare. In
teoria potremmo già aver ricevuto segnali
tecnologicamente troppo avanzati per essere compresi. In
realtà esiste una corsia preferenziale sulla quale sono
orientati gli scienziati. E’ la frequenza di ascolto
1.420 MHz, cioè la frequenza della luce assorbita ed
emessa dagli atomi di idrogeno, l'elemento più
abbondante dell'Universo e quindi adatta a diventare uno
standard di comunicazione fra la civiltà terrestre ed
eventuali civiltà aliene. Quello che si deve cercare è
essenzialmente un suono non esistente in natura come per
esempio il fischio puro.
Esistono tuttavia dei
pericoli che sono quelli di confondere un segnale
naturale con uno artificiale, come hanno confermato
recenti studi in materia. Bisogna quindi riuscire a
mettere a punto un sistema di rilevazione che escluda la
provenienza terrestre del messaggio.
Una possibilità
ritenuta valida da molti è quella "dell'effetto Doppler".
Esso consiste in uno spostamento di frequenza che si
genera quando l'ascoltatore si muove rispetto alla
sorgente: ovvero, avvicinandosi alla sorgente il segnale
ha una frequenza più alta, allontanandosi si ottiene,
invece, l'effetto opposto.
Ma un segnale non
necessariamente deve arrivare via radio.
Alcuni ricercatori
hanno considerato la possibilità che civiltà aliene
possano ricorrere a potenti laser che operano alle
lunghezze d'onda della luce visibile per comunicare a
distanze interstellari. L'idea è stata esposta per la
prima volta sulla rivista britannica Nature nel
1961 e nel 1983 ripresa in modo dettagliato sulla
rivista statunitense Proceedings of the National
Academy of Sciences da Charles Townes, uno degli
inventori del laser.
Alcuni si sorprendono
che il Seti e gli altri programmi di ricerca non abbiano
dato risultati, ma è paradossale questo atteggiamento.
Purtroppo per ricevere un segnale interessante
potrebbero volerci centinaia di anni. Basta fare un
breve ragionamento: la nostra galassia ha più di 10
miliardi di anni. Durante tutto questo tempo molte forme
di vita intelligente e molte civiltà tecnologiche
possono essere nate e morte. Assumendo che una specie
intelligente possa sopravvivere dieci milioni di anni,
ciò significa che solo lo 0,1% di tutte le società che
si sono avvicendate nella storia della nostra galassia
esistono oggi. Di queste un parte potrebbe non avere la
tecnologia adatta per comunicare e un’altra parte una
tecnologia troppo avanzata perché possiamo comprenderla
e decifrarla.
Se in
futuro avremmo il privilegio di assistere alla ricezione
di un segnale alieno proveniente da qualche parte della
nostra galassia, questo non implicherebbe solo
l’esistenza di un’altra civiltà. Infatti sarebbe
l'abbattimento di una barriera esistenziale che ci fa
presupporre di essere soli nell'universo. Finalmente
potremmo discutere a ragion veduta dell'esistenza di molte
altre civiltà in altre galassie. Probabilmente sarebbe
un duro banco di prova per il genere umano sotto tutti i
punti di vista.
Nel caso
questo si verificasse e fossimo certi dell'esistenza di
civiltà extraterrestri e del loro invio di un segnale
cosmico, dovrebbe essere attuato un protocollo
concordato a livello ONU: 1)
avvisare tutti gli scienziati impegnati nella ricerca,
al fine di controllare l'attendibilità del segnale; 2)
informare l'Ufficio per lo Spazio esterno, che ha sede a
Vienna; 3) informare il segretario dell'ONU il quale, a
sua volta, darebbe l'annuncio al mondo intero; 4)
concordare una risposta fra tutta la comunità
internazionale.
Per ora i
radiotelescopi di tutto il mondo continuano ad
ascoltare.
Speriamo che il loro sentire non sia vano.
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