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Pubblichiamo la seconda parte di un articolo dell' Ing. Ennio Piccaluga apparso sul n.10  della rivista Area 51 e andato erroneamente in stampa senza immagini. Noi abbiamo rimediato grazie all'autore e vi proponiamo l'articolo con le figure.
I diritti rimangono dei relativi proprietari.

Le bugie della NASA
Monte Olimpo

FIG. 9
(clicca sull'immagine per ingrandirla )

         Nella fig. 9 si può ammirare, ruotata di 180°, una splendida immagine di fonte NASA scattata nel 2001  e presente anche sul sito dell’ESA , del Monte Olimpo. Con i suoi 27Km di altezza è considerato la più grande struttura orografica del sistema solare. Il fatto stesso che fosse, forse erroneamente, ritenuto un vulcano ancora in attività, ha impedito che questa imponente altura fosse studiata con motivazione diversa da quella del geologo. Un grave errore perché, come mostrato su Ossimoro Marte con dovizia di particolari, questa montagna è sede di alcuni delle più interessanti anomalie  con verosimili caratteristiche di matrice artificiale.

FIG. 10
(clicca sull'immagine per ingrandirla )

Nella Fig.10 è riportato, ingrandito, un particolare della zona inferiore. Si notano con evidenza due aperture rettangolari separate da un’intercapedine. Crateri rettangolari? Improbabile, considerato che si trovano, tra l’altro, sul fianco del monte e non sul fondo. Al centro, tra le due aperture, c’è un divisorio. Sul mio libro ho dimostrato con notevoli argomenti  che potrebbe trattarsi di una struttura per il trattamento di enormi quantità di aria  onde ricavarne, forse, l’ossigeno contenuto in minima quantità nell’atmosfera di quel pianeta.

 Ancora una volta avrei potuto essere in errore vedendo lucciole per lanterne ma, questa volta, ci hanno pensato i tecnici della NASA a confermare le mie ipotesi facendo sparire da tutti i siti americani la foto della fig. 9 e  mettendo in campo, sulle restanti immagini  reperibili del Monte Olimpo,  tutti i trucchi possibili per occultare quanto in questa sede osservato. Quello che segue è un piccolo trattato di come si può operare per snaturare le foto che  si vogliono rendere irriconoscibili.

FIG. 11
(clicca sull'immagine per ingrandirla )

Trucco numero uno: proporre immagini con risoluzione limitata, tanto quanto basta a rendere irriconoscibili i particolari critici. Osservare a tale scopo la Fig. 11 rappresentata in falsi colori per dare un’idea del livello altimetrico dei vari punti. La resa in falsi colori è tornata utile a far salire il numero di Kbytes dando così l’impressione di rappresentare una foto con alta risoluzione ma in cui, in effetti, sono spariti del tutto i particolari  in oggetto.

FIG. 12
(clicca sull'immagine per ingrandirla )

Trucco numero due: effetto gelato sciolto. E’ questo un trucco che, una volta scoperto, dovrebbe far arrossire di vergogna che l’ha attuato. La foto di Fig. 12 ottenuta con una MOC (Mars Orbital Camera) NASA rende bene l’idea: le due aperture rettangolari si sono unite in un antro buio, insignificante e senza particolari. Le interessanti evidenze presenti sulla destra della Fig. 10 diventano dei pezzi di formaggio fuso che non hanno alcuna senso. Ovviamente questi stratagemmi si possono operare su immagini dove i particolari critici siano già di per sé poco evidenti. Come operare in caso di immagine di elevata risoluzione? Nel modo più estremo ma anche il più efficace e sfrontato e cioè…

FIG. 13
(clicca sull'immagine per ingrandirla )

Trucco numero tre: avere l’estrema necessità di tracciare un perimetro sulla foto facendolo transitare, in modo opportuno, sulla zona incriminata, con una linea di spessore sufficiente allo scopo. La Fig. 13 rende bene l’idea: un perimetro tanto assurdo quanto inutile passa sulla foto centrando con estrema precisione le nostre due aperture ed occultandole di fatto ad eventuali occhi indiscreti. C’è un altro stratagemma per occultare i particolari compromettenti ed è il seguente….

Trucco numero quattro: ruotare la foto di 90 o 180° secondo la necessità. Su Ossimoro Marte mostro come è possibile, con questo semplice stratagemma, far sparire contemporaneamente una formazione antropomorfa ed una struttura artificiale in essa contenuta.

Trucco numero cinque: mostrare l’immagine a specchio con il risultato di confondere l’osservatore più sprovveduto che, frastornato, lascerà perdere.

Quanto esposto in merito al Monte Olimpo è senz’altro sconcertante. Devo comunque convenire che, pur trovandoci di fronte ad indizi pesantissimi non abbiamo, fino a questo punto, sufficienti elementi  per emettere un verdetto di condanna per falsificazione nei confronti della NASA . Anche se alquanto remota, c’è sempre la possibilità che quanto sinora osservato sia frutto della mente di chi vede complotti dappertutto e perciò nessuna delle circostanze osservate può assurgere a prova inconfutabile. Se l’elenco delle incongruenze finisse qui si potrebbe quindi archiviare il tutto ed assolvere l’imputato per insufficienza di prove. Ma purtroppo l’elenco delle discrasie fra la documentazione dei due enti spaziali è lungo, tanto da doverci fermare  e tralasciare altre immagini che, a differenza di quelle già viste costituiscono la prova evidente delle falsificazioni operate sulle foto che giungono dal Pianeta Rosso. L’elenco continua su Ossimoro Marte dove, con 240 pagine ed oltre 180 particolari fotografici, c’è spazio a sufficienza.

Nota: tutti i particolari fotografici  sono di provenienza NASA tranne i frame 7 ed 8 tratti da foto di fonte ESA. I particolari delle foto 2,3 e 10 sono inediti.


 


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