|
| Vai all' archivio |
Tages era un
extraterrestre?
di Antonio Marcianò
Con questo breve studio,
intendo provare a dimostrare che dietro Tages, il mitico
profeta che rivelò agli Etruschi conoscenze relative al
culto ed alla mantica, potrebbe nascondersi il ricordo
di una creatura extraterrestre o, per lo meno, ibrida
umano-aliena. Qualche studioso di paleoastronautica ha
congetturato che profeti e fondatori di religioni che,
con il loro insegnamento, impressero una svolta alla
storia dell’umanità, furono visitatori di altri mondi:
il caso estremo è quello del filologo russo Zaitsev che
ipotizzò, suscitando scalpore con un’idea dai più
ritenuta sacrilega, un’origine aliena per Gesù.
Un approccio di questo tipo, pur forse audace,
consentirebbe comunque di spiegare l’eccezionalità di
figure ritenute sovrumane. Attraverso un’analisi delle
fattezze di Tages e di altri elementi, è possibile
instaurare una correlazione tra il vate che erudì i
Tirreni e certe creature provenienti da lontanissimi
pianeti.
Tages (o
Tagete) è un personaggio leggendario cui la tradizione
attribuiva l’istituzione della disciplina etrusca, ossia
l’insieme di pratiche divinatorie e di venerande
credenze che improntavano di sé la religiosità dei
Tirreni. Cicerone, Ovidio ed altri autori narrano, anche
se con qualche variante, il prodigioso evento di cui fu
testimone un agricoltore di Tarquinia, intento ad arare:
di colpo, da un solco saltò fuori un essere dalle
singolari sembianze, fanciullo, ma saggio come un uomo
anziano. Al grido di spavento del contadino, tutta l’Etruria
si radunò per apprendere da Tagete i fondamenti della
disciplina. Secondo Festo, Tages aveva un’ascendenza
divina, in quanto figlio di Genius e nipote di Giove. È
stata rilevata dagli studiosi qualche affinità tra il
profeta degli Etruschi ed il re Numa Pompilio: è simile
la rappresentazione dell’aspetto puerile associata alla
sapienza senile, simile la funzione di iniziatori del
culto, assegnata ad entrambi i personaggi. Qualche
studioso ha pure messo in luce gli addentellati tra la
leggenda che ricorda di Numa consigliato dalla ninfa
Egeria e il collegamento, in realtà piuttosto
inconsistente, tra Tages e la ninfa Vegoia. Le fonti
antiche riferiscono a lui i Libri haruspicini,
concernenti i sacrifici e l’interpretazione della
volontà divina, attraverso l’esame delle viscere degli
animali immolati, oltre ai Sacra acheruntica,
attinenti all’oltretomba. Giovanni Lido, monaco
bizantino del VI secolo, ascrive a Tagete un libro sui
terremoti (Tà seismotropicà) ed uno sui tuoni,
cui forse attinse lo scrittore neopitagorico Nigidio
Figulo.
Nella
tarda antichità la figura di Tages fu annoverata tra i
più insigni vati e filosofi del mondo classico accanto
ad Orfeo, Pitagora, Platone, Socrate, mentre Lido
precisa che gli Elleni assimilavano Tages a Hermes
chtònios e che i suoi insegnamenti furono trasmessi
specialmente a Tarconte, fondatore di Tarquinia,
fratello o figlio di Tirreno.
Passiamo
in rassegna le fonti per considerare come è descritto
Tages nelle opere di Cicerone, Ovidio, Giovanni Lido,
Festo, Isidoro di Siviglia, lo scoliasta a Lucano.
Prendiamo in
considerazione come è nata l'aruspicina, così potremo
giudicare nel modo più facile quale autorità essa possa
avere. Si dice che, nel territorio di Tarquinia, mentre
si lavorava la terra e un solco veniva impresso più
profondamente, un certo Tagete balzò su all'improvviso e
rivolse la parola all'aratore. Questo Tagete, a quanto
si legge nei libri degli Etruschi, aveva l'aspetto di un
bambino, ma la sapienza di un vecchio. Poiché il
contadino, rimasto stupito da questa apparizione, levò
un alto grido di meraviglia, ci fu un accorrere in massa
e, in breve tempo, tutta l'Etruria convenne in quel
luogo). Allora Tagete parlò lungamente dinanzi alla
folla di coloro che lo ascoltavano. Questi stettero a
sentire attentamente ogni sua parola e la misero per
iscritto. Inoltre, l'intero discorso fu quello in cui
venne contenuta la scienza dell'aruspicina. Essa poi si
accrebbe con nuove conoscenze da ricondurre a quei
princìpi. Abbiamo appreso queste cose dagli stessi
Etruschi. Essi conservano questi scritti e li
considerano fonte della loro disciplina.
Il bifolco etrusco
vide in mezzo ai campi una zolla fatale che si muoveva
spontaneamente senza che alcuno la sollevasse e perdere
l’aspetto di terra e subito assumere quello di uomo.
Notò che schiudeva la bocca. recentemente formatasi, per
predire gli eventi futuri: gli indigeni lo chiamarono
Tagete ed egli fu il primo a svelare al popolo etrusco
il modo di prevedere l’avvenire.
Dice, dunque, Tarconte in
questo scritto (che alcuni pensano sia di Tagete, poiché
lì, come in una specie di dialogo, Tarconte domanda e
Tagete risponde ...), che un tempo, mentre lavorava la
terra, gli capitò un fatto meraviglioso, tale che non
aveva mai udito che fosse accaduto a nessuno in nessun
tempo. Dal solco uscì un bambino che sembrava neonato,
non privo, però, di denti e di altri segni dell'età
matura. Questo bambino dunque era Tagete, che presso i
Greci è anche Hermes ctonio, come in un luogo afferma
anche Proclo Diadoco… Tarconte, dunque, il più antico,
poiché vi fu anche il recente che guerreggiò ai tempi di
Enea, sollevato il bambino e collocatolo nei luoghi
sacri, pensò di imparare da lui qualcosa sulle cose
segrete. Ottenuto poi ciò che aveva chiesto, compose un
libro delle cose trattate, nel quale Tarconte interroga
nella lingua comune degli Itali e Tagete risponde
attenendosi alle lettere antiche e poco comprensibili a
noi.
Si chiama
Tagete il figlio di Genio e nipote di Giove. Si dice che
da fanciullo diede l'insegnamento dell'aruspicina ai
dodici popoli dell’Etruria.
Dicono che nel territorio
di Tarquinia, mentre si arava, sia stato tratto fuori
dalla terra un fanciullo divino di nome Tagete il quale
cantò la disciplina aruspicina che i lucumoni regnanti
allora in Etruria scrissero accuratamente.
Dicono
che l'arte dell'aruspicina sia stata tramandata agli
Etruschi da un certo Tagete. Questi dettò anche l'aruspicina...
e poi non apparve più .... Poiché si dice favolosamente
che mentre un contadino arava, subito costui saltò fuori
dalle zolle, dettò l'aruspicina e nello stesso giorno
morì. I Romani tradussero questi libri dalla lingua
tusca nella loro propria.
Tages, in lingua etrusca
vuol dire "voce mandata fuori dalla terra". Si dice che
questo Tagete nacque all'improvviso mentre si lavorava
la terra. Egli scrisse i libri delle profezie. Tagete.
Dicono che la scienza dell'aruspicina fu proclamata in
Etruria. Si dice che Tarquinio, il flamine Diale
(sacerdote di Giove), mentre arava per fare la semina,
scavò il figlio di Genio e nipote di Giove. Egli dettò
la scienza dell'aruspicina ai dodici figli dei principi
e poi non comparve più. Poiché nacque dalla terra fu
chiamato Tagete (Tages), “apò tès gès” che in etrusco
vale "voce mandata fuori dalla terra”.
Dalle
fonti riportate, si evince che Tages aveva una
fisionomia fanciullesca cui, però, era associata la
sapienza peculiare di un uomo attempato: purtroppo le
descrizioni sono piuttosto scarne e non si soffermano
sul colore dei capelli e della pelle, tratti somatici
che sarebbero stati utili per provare a dimostrare
l’assunto, secondo il quale il misterioso fanciullo
potrebbe adombrare la figura di un extraterrestre.
Tuttavia altre testimonianze letterarie ci soccorrono:
si ricordi, in primo luogo, che in Giovanni Lido Tages è
collegato a Tarconte, il mitico fondatore di Tarquinia,
raffigurato dal geografo Strabone nel modo seguente:
“Un
uomo nato
con i capelli bianchi, tanta era la saggezza che aveva
posseduto fin da bambino”.
Secondo A. Palmucci, i
due personaggi sono, almeno in una certa misura,
sovrapponibili, come d’altronde si deduce dagli analoghi
nomi: Tages e Tarchon.
In
particolar modo, in uno specchio reperito a Tuscania, si
trova forse l’effigie dell’eroe, che la didascalia
identifica come Avle tarchunus, Aulo di Tarchon. Nel
manufatto Tarconte è raffigurato come aruspice che
coadiuva il giovinetto Pavatarchies (Tagete),
mentre scruta le interiora di una pecora sacrificata.
Le
coincidenze tuttavia non finiscono qui. Nel Libro di
Enoch si legge:
“Dopo un
certo tempo mio figlio Matusalemme prese una donna per
suo figlio Lamec; ella concepì e generò un figlio la cui
carne era bianca come la neve e rossa come una rosa, i
suoi capelli erano bianchi come la lana, i suoi occhi
erano così belli che, quando li apriva, illuminava tutta
la casa rendendola splendente… Suo padre Lamec ebbe
timore davanti a lui, fuggì ed andò da suo padre
Matusalemme e gli disse: “Ho messo al mondo un bambino
diverso dagli altri: non è come gli uomini, ma
rassomiglia ad un figlio degli angeli del cielo. La sua
natura è diversa e non è come noi”.
Nel
Libro dei re, la storia leggendaria della Persia
ultimata nel 1010 dal poeta epico neo-persiano Firdausi
(Tus, Khorasan, 940 ca.- 1020 ca), è raccontata la
nascita di un bimbo di nome Zal, figlio del re Sam.
Anche in questo caso il genitore è esterrefatto dinanzi
all’aspetto anomalo del neonato che ha un corpo enorme,
“lucido come l’argento”, i capelli canuti come un
vecchio, “simili a neve” e un viso paragonabile
al sole. Sam lo definisce figlio dei
deva.
Queste caratterizzazioni
evocano alcuni resoconti inerenti ad entità aliene o,
forse, ibride dall’incarnato chiaro, gli occhi
bellissimi, espressivi, spesso azzurri, la chioma bianca
o di un biondo cinereo. È noto il caso di Antonio Villas
Boas, l’agricoltore brasiliano di San Francisco de Sales,
nello stato di Minas Gerais, vittima di un rapimento ad
opera di ufonauti alti circa un metro e mezzo, fasciati
in una tuta e muniti di scafandro. Villas Boas fu
costretto ad un rapporto con “una giovane donna
completamente nuda, di una bellezza quasi perfetta,
artificiale. Stando alla descrizione resa dall’uomo, la
sua carnagione era bianchissima; i capelli altrettanto
bianchi; gli occhi azzurri, a mandorla; le labbra
alquanto sottili; il corpo era ben modellato nel suo
complesso; una vera e propria versione adulta del
neonato descritto nel Libro di Enoch”.
In molte occasioni sono
stati ricordati esseri di bassa statura, con grandi
occhi; in altre circostanze, sono state rievocate figure
longilinee, slanciate dalla chioma falba molto chiara,
gli occhi azzurri e che sembravano irradiare luce. Da
rammentare, infine, qualche testimonianza circa gli
alieni provenienti dalla costellazione della Lyra,
esili, alte e spettrali creature dalla pelle
chiarissima, i grandi occhi blu, i capelli sottili e
quasi argentei. Sembrerebbe una razza che, essendo
afflitta da problemi genetici, tenta di risolverli con
incroci del suo corredo cromosomico con quello umano.
Alla luce delle analogie
evidenziate, si potrebbe supporre che, dietro il
personaggio di Tages si celi la reminiscenza di
un’entità non terrestre, qualificata come un fanciullo
dalla saggezza senile, forse perché di bassa statura e
dai grandi occhi, tipici tratti infantili ma anche
peculiari di certe specie aliene. Si pensi specialmente
ai famosi Grigi, alti un metro, un metro e venti circa,
e macrocefali.
Tale
essere sorprese gli antichi abitanti dell’Etruria per le
sue profonde conoscenze ed il senno, caratteristiche
notoriamente associate all’età avanzata. Non di meno, il
sapere dispensato dagli dei o da personaggi semidivini,
richiama il nesso tra conoscenza ed incontri del quarto
tipo: non pochi testimoni hanno, infatti, sottolineato
come il loro contatto con presunti cosmonauti abbia
allargato il loro bagaglio di cognizioni scientifiche e
filosofiche. Infine, bisogna sottolineare un particolare
che ricorre in quasi tutte le testimonianze latine,
ossia l’improvviso balzare dell’oracolo dalla terra,
come se Tages fosse una creatura ctonia. È noto che sia
tradizioni esoteriche sia alcune recenti ipotesi
ufologiche o paraufologiche fanno riferimento alla
possibile esistenza di specie sia terrestri sia aliene
all’interno della litosfera.
Cicerone, De divinatione, II, 23. Riporto il
testo in lingua latina dell’Arpinate che,
presumibilmente, è la fonte dei riferimenti
posteriori.
Ortum videamus haruspicinae; sic
facillime quid habeat auctoritatis iudicabimus.
Tages quidam
dicitur in agro Tarquininiensi, cum terra araretur
et sulcus altius esset impressus, extitisse repente
et eum affatus esse qui arabat. Is autem Tages, ut
in libris est Etruscorum, puerili specie dicitur
visus, sed senili fuisse prudentia. Eius aspectu cum
obstupuisset bubulcus clamoremque maiorem cum
admiratione edidisset, concursum esse factum
totamque bervi tempore in eum locum Etruriam
convenisse ; tum illum plura locutum multis
audientibus qui omnia verba eius exceperint
litterisque mandarint ; onmem autem orationem fuisse
eam qua haruspicinae disciplina continerentur ; eam
postea crevisse rebus cognoscendis et ad eadem illa
principia referendis.
|